Normal Topic Intervista a RICCARDO RISALITI (Read 15653 times)
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Intervista a RICCARDO RISALITI
31. May 2007 at 21:07
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Come è nata la sua passione per la musica?

Primo ricordo. Nella notte dei tempi! Ritorno nella casa di La Spezia, a cinque anni. La casa salvata miracolosamente dagli eventi bellici (qualche intonaco caduto), un pianoforte  (verticale, Mola di Cremona) troneggia nel salotto. Mi avvento sulla tastiera e suono - mi dissero poi - tutto il pomeriggio! Che cosa? Boh! La sensazione che ancora ricordo è di una specie di Terzo di Rachmaninov a Carnegie Hall. Strano, perché nella mia vita le uniche improvvisazioni erano quelle sull’organo della cattedrale quando suonavo le funzioni religiose. Oggi non saprei più fare neanche quelle! Poi al bambino che si dimostra così (dotato? No, per carità) appassionato (meglio!) fanno studiare il piano (il forte non c’è ancora!): Lui molto di malavoglia. Così fino al “quinto”. Poi succede qualcosa. Come un innamoramento. Complici alcuni film (“galeotto fu il film e chi lo fece”!): “Carnegie Hall”, ovviamente (lo conoscete? Impagabile!), poi “Fantasia” di Disney, poco più tardi “Rapsodia” (Liz Taylor e Vittorio Gassman), etc. etc. Insomma, inizia il cosidetto “corso medio” e il ginnasio. Difficile coabitazione! Quasi asino a scuola (qui la passione per la cultura arriva tardi!) e un po’ meno asino al piano (qui già “pianoforte”). Maturità classica, trasferimento a Firenze, conservatorio. Comincia l’amore per la musica, non so ancora se corrisposto!

Lei oggi è considerato un punto di riferimento per molti pianisti per le sue numerose attività sia come critico, come studioso, revisore e anche come docente di giovani pianisti di talento, quali Vacatello, Maltempo .... tanto per citarne solo alcuni. Ma quali sono, o sono stati, i punti di riferimento di Riccardo Risaliti?

Non credo di essere un punto di riferimento, a dispetto di chi vorrebbe  “digitalizzarmi”  o addirittura  “santificarmi” (vedi pianoforum)! Mi auguro che per qualcuno sia stato - e sia - almeno un “motore di ricerca”. I miei furono vari: cose, persone e avvenimenti che captavo con le antenne dritte che un giovane dovrebbe avere. I miei maestri, ovviamente. Poi le personalità avvicinate: tante, e illustri, facilitato dal fatto che per alcuni anni, ancor molto giovanili, svolsi funzioni di critico musicale per il giornale fiorentino. Incontri preziosi con pianisti (Michelangeli, Gilels, Richter, Rubinstein, Serkin, Gulda, Ciccolini, Zecchi, Magaloff, etc.), direttori e strumentisti, e lunghe meditazioni su quanto via via apprendevo. E poi, naturalmente, gli ascolti e lo studio delle varie interpretazioni, facilitato qui dall’attività di critico discografico, cominciata in tenera età ( ai nostri tempi i vent’anni o giù di lì). Se come “punti di riferimento” si possono considerare anche quelli dati dall’attività professionale, devo riconoscere che ho imparato molto dai giovani: ascoltare i giovani e insegnare ti fa pensare e ti arricchisce. Diffidare da chi crede di sapere già tutto!


  
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Re: Intervista a RICCARDO RISALITI
Reply #1 - 31. May 2007 at 21:09
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Lei è  frequentemente invitato a partecipare alle giurie di concorsi importanti ed ha una panoramica senza dubbio ampia di quella che è la situazione musicale in Italia e non solo. Pianoforum è frequentato da molti giovani di diverse età, giovani che ancora stanno studiando in conservatorio e altri che già stanno cercando di affacciarsi al mondo del lavoro, alla tanto sognata carriera pianistica.

Non li invidio, qualora essi intendano idealisticamente di fare il “concertista”, mestiere tanto difficile oggi quanto forse inattuale, in un mondo in cui succedono tante cose per cui passare tante ore al pianoforte ti fa sentire spesso inutile alla società. Chi disse che prima di essere un buon strumentista bisogna essere prima un musicista, prima ancora un artista (quanto pochi oggi), ancor prima una persona di cultura e, cosa fondamentale, una persona tout court? Ragionissima!

Quale percorso pensa che sia necessario per il giovane neo-diplomato che vuole continuare i propri studi seguendo il percorso del "perfezionamento"?

Certo, il diploma è un punto di partenza e non di arrivo. Oggi molti si diplomano e vanno subito a farsi il frac (indumento inattuale come la professione che riveste) e i biglietti da visita con la scritta “pianista”; magari anche “concertista” (!). E certo il “perfezionamento” è un logico coronamento del diploma. Ma con chi? Spesso vedo che i giovani sbagliano clamorosamente indirizzo, portati più dal nome famoso, da collezionare per metterlo sul curriculum. Non parliamo poi da come vengono scritti quasi tutti i primi curricula!

  
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Re: Intervista a RICCARDO RISALITI
Reply #2 - 31. May 2007 at 21:10
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Spesso si ha la sensazione che molti giovani vadano alla ricerca più del nome famoso nell' Accademia famosa, in grado (secondo loro) di garantirgli il giusto appoggio più che pensare a cercare un docente valido che sappia loro dare tutte le armi necessarie, pianisticamente e culturalmente parlando, per potere pensare di poter diventare "pianisti". Ma quando si diventa "pianisti"? E come lo si diventa?

E’ quello che ho appena detto. Quando si diventa pianisti? Difficile dirlo. Busoni parlava di una “soglia di eseguibilità” al di sotto della quale non si ha il diritto di suonare in pubblico. Il pubblico vuole professionisti, ma soprattutto artisti. Solo le zie, e gli amici, accettano tutto! Il mercato odierno, spesso creato da agenti e da case discografiche (molti i casi constatabili anche da noi in Italia), dimostra che i veri artisti sono pochi. E non mi chiedere come si fa a diventare artisti. E’ come chiedere a Leonardo da Vinci come fa a dipingere la “Gioconda”!

Parlando dei concorsi, che in Italia sono numerosissimi, di tutti i livelli e anche di tutte le finalità, a volte organizzati serenamente e ottimi momenti di crescita e di confronto altre volte lasciati al caso, con premi e concerti promessi e non dati, giurie non sempre qualificate, ai quali i giovani partecipano andando incontro a volte anche a grosse delusioni. Cosa ne pensa della partecipazione ai concorsi? Crede che ci debba essere uno studio finalizzato alla partecipazione al concorso? E come scegliere il concorso a cui partecipare? E quando partecipare al concorso?

Una volta i concorsi non c’erano e i veri artisti si affermavano lo stesso. Oggi c’è questo aiuto, che è diventato per un giovane quasi insostituibile. I concorsi vanno fatti, e vanno fatti con spirito sportivo. E bisogna sceglierli bene. Quelli buoni ci sono ancora, utili e meno utili. Sono comunque utili perché spingono allo studio e alla ricerca di una perfezione. Ci sono concorsi “truccati”, si dice. Personalmente, in più di trent’anni di frequentazione di concorsi, come spettatore o come giurato, pochissime volte ho avuto l’impressione che il risultato fosse pilotato. Ovviamente bisogna fare i conti con la qualità delle giurie e con i gusti di ogni singolo giudice. Ma gli elementi migliori prima o poi affiorano. Spesso il livello, anche se alto, non rivela elementi che si staccano dal “gruppo”, e qui ogni risultato è possibile. Se bisogna prepararsi in modo più “finalizzato” per un concorso? Non direi. Bisogna prepararsi bene, è logico, sia tecnicamente che musicalmente (stile, artisticità, etc.), ma non credo - ad esempio - che si debba andare a un concorso con programmi ritenuti, spesso erroneamente, “da concorso”. Si può vincere con un’esecuzione eccezionale di una sonata di Mozart o una mazurka di Chopin. Purtroppo in mancanza di spiccate doti musicali si crede di salvarsi con una eccezionale prestazione tecnica (che non sempre poi risulta così eccezionale)
  
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Re: Intervista a RICCARDO RISALITI
Reply #3 - 31. May 2007 at 21:11
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Parlando di cultura musicale:  ai concerti il pubblico è prevalentemente anziano, i teatri delle grandi stagioni non sempre sono pieni. Anche lei ha la sensazione che le cose non vadano molto bene?

Qui il problema va risolto alla radice. Il pubblico si crea quando si riesce a creare nel singolo individuo l’esigenza, direi il bisogno della musica. Come in tutte le arti. Non si può pretendere che un pubblico impreparato, che va al concerto solo perché gli dicono che è un “evento”, vada poi ad un concerto che non lo è. La scuola, che avrebbe potuto fare molto, ha fallito anche in questo. L’aumento, favorito dall’elettronica (ipod, youtube, emule, etc.), dell’ascolto musicale forse aiuterà a fare qualche passo in avanti, ma è presto per dirlo.

Fare il pianista oggi è più difficile rispetto a diversi anni fa? Molti pianisti con ottime capacità difficilmente riescono a suonare e per molti è la filosofia dello "scambio" che permette a molti di esibirsi, molti giovani vincitori di concorsi importanti scappano dall' Italia perché una volta finite le occasioni date dai concerti premio vinti non riescono a fare attività concertistica con una certa continuità.
Questo succede perché ci sono troppi pianisti o perché effettivamente ci sono delle chiusure? E quali sono le cause secondo lei?


A questa domanda credo di aver già risposto. Bisogna vedere cosa si intende per “ottime capacità”. La filosofia dello “scambio”, praticata furbescamente da interpreti in potere (spesso piccolo e ristretto) di farlo non porta gente al concerto: è utile solo ai soggetti coinvolti e in genere tali soggetti sono - direbbe Busoni - al di sotto della “soglia di eseguibilità”. Anche se in alcuni paesi si fa molto di più per la musica rispetto a noi, non generalizzerei. Certo, io consiglio ai giovani pianisti di tentare anche questa esperienza, ma più che altro per allargare i propri orizzonti culturali. Che possono, in certi casi, diventare anche nuovi orizzonti di lavoro. Mariangela Vacatello ha fatto bene a decidere di passare almeno un anno a Londra.

Come ultima raccomandazione - non rispondo ad alcuna domanda qui - inviterei i giovani a diffidare di maestri, agenti, impresari, consiglieri, etc. che troppo smaccatamente dimostrino di voler fare la loro professione in maniera troppo “redditizia”. E’ logico che ogni professione va pagata ma quando si ha a che fare con un giovane che si affida a te non puoi pensare solo in termini economici. C’era un bellissimo documentario di Leonard Bernstein, credo si intitolasse “The time of sharing” (più o meno: “Il tempo della condivisione”) in cui egli, prima di iniziare una prova con un’orchestra di giovani, faceva un discorsetto: “Tutti si aspetterebbero da me che alla mia età - era a un passo dalla morte purtroppo - mi rimettessi a suonare o a dirigere di nuovo tutto il mio repertorio. L’ho già fatto a suo tempo. Fra poco non ci sarò più, e tutto quello che so, tutto quello che ho imparato dai miei maestri andrà nella tomba, inutilizzato. E’ tempo ora, e mi dispiace di farlo solo ora, di “condividere” con i giovani tutto quello che so, il più possibile, per poter lasciare qualcosa a qualcuno. E la mia vita non sarà stata inutile se posso dare ad altri quello che a suo tempo ho ricevuto”.
Molti dovrebbero meditarlo.
  
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Re: Intervista a RICCARDO RISALITI
Reply #4 - 31. May 2007 at 21:12
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Riccardo Risaliti


Personalità di rilievo  nel mondo pianistico italiano, Riccardo Risaliti svolge da anni una molteplice attività, come esecutore, come docente, come studioso dell’interpretazione e della storia del pianoforte, come critico, come operatore musicale.
Nato in Toscana, ha terminato gli studi al Conservatorio di Firenze nelle classi di Paolo Rio Nardi (alunno di Ernesto Consolo e Ferruccio Busoni) e di Luigi Dallapiccola. Ha iniziato la carriera concertistica in seguito alla vittoria di alcuni premi internazionali (concorso “Viotti”, Vercelli; concorso “Pozzoli”, Seregno; etc.). Ha suonato in sale, teatri e festival prestigiosi (Scala di Milano, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Regio di Parma,  Festival di Brescia e Bergamo, Victoria Hall di Ginevra, etc.). Ha effettuato tournées in vari paesi europei, con un repertorio costruito sulla trisecolare tradizione pianistica, con predilezione della letteratura romantica. Ha registrato su disco trascrizioni di Liszt e di Sgambati. Si è anche interessato alla musica del nostro tempo, interpretando in prima esecuzione lavori di compositori contemporanei. Molto vasto è anche il suo repertorio cameristico, e numerose le sue collaborazioni con illustri strumentisti, cantanti e complessi da camera.
La passione per il suo strumento lo ha portato a studiarne e approfondirne la storia, la letteratura e la prassi interpretativa. Attivo come critico musicale e pubblicista, collaboratore di giornali e riviste musicali, ha anche curato edizioni di musica pianistica (edizioni Ricordi, Curci, Carisch).
Titolare di una cattedra prima al Conservatorio di Pesaro, poi dal 1973 al “G. Verdi” di Milano, è inoltre docente  all’Accademia Internazionale Pianistica di Imola fin dalla sua fondazione. Ha tenuto corsi e seminari di interpretazione: tra l’altro alla Sommerakademie del Mozarteum di Salisburgo, al Festival delle Nazioni di Città di Castello (Perugia),  a Villa Ca’ Zenobio di Treviso, e in alcuni conservatori italiani. E’ spesso invitato nella giuria di concorsi pianistici internazionali.


  
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