Normal Topic Intervista a DANIEL RIVERA (Read 8963 times)
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10568
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Intervista a DANIEL RIVERA
09. Sep 2007 at 13:23
Print Post Print Post  

(da Corno di bassetto)
"Maestro, Lei che musica ascolta? suonata da chi? o la musica preferisce farla Lei stesso? o Non le piace ascoltare registrazioni? Va ai concerti?


Principalmente musica classica, sinfonica e cameristica, meglio ancora pianistica, e meglio ancora se suonata bene  Smiley
Suonata da chi? Diciamo che ascolto più versioni possibili di una stessa opera, per capire i differenti punti di vista che si possono avere.
Spesso parte del tempo libero è dedicato proprio all’ascolto, e non solo, a guardare video, dvd, o programmi su Classicatv e anche su youtube mi piace molto guardare video di pianisti, anche se il risultato sonoro è quello che è…
Vado ai concerti quando posso, e soprattutto quando c’è qualcuno, o qualche programma interessante.
Vado molto volentieri ai concerti dei miei amici, mi fa piacere esserci e condividere con loro questo momento, vivere la musica dal vivo.
Passo anche molto tempo in macchina, ascolto ogni tipo di musica, nei viaggi lunghi veramente di tutto.
Faccio zapping alla radio e questo mi permette di ascoltare tutto ciò che viene proposto, anche quello che non mi piace, ma ritengo che ci sia da imparare anche da quello. Quando ascoltiamo insieme cantautori o gruppi chiedo sempre a lei chi siano.  Qui in toscana abbiamo “Radio Toscana classica” e mi diverto, quando le esecuzioni sono già iniziate, a cercare di indovinare il pianista o il direttore. E’ divertente,qualche volta ci riesco, altre invece, ho delle belle sorprese  Cheesy


(da Prok3)
Maestro, lei viene considerato da tutti un grande virtuoso, per l'enorme quantità di difficilissimo repertorio che suona. Quanto sente che questa espressione le si confaccia? E' il virtuosismo la caratteristica del suo pianismo che lei metterebbe al primo posto?  
La ragione di questa domanda è perchè io, dalla mia, attraverso molti dei suoi video, sono rimasta sì notevolmente impressionata dai brani ad altissima densità di note, ma profondamente toccata da una poesia di cui non avevo sentito parlare tanto quanto del suo virtuosismo, cosa che in realtà ritengo molto più rara. Se lei dovesse descriversi come pianista, brevemente, come si descriverebbe?


Ci sarebbe da parlarne tanto.
Purtroppo si tende a dare delle etichette alle persone.
Io ho questa, il “virtuoso” o il “lisztiano”.
Molti dicono che l’essere virtuosi, o proporre programmi virtuosistici voglia dire muovere solo le dita velocemente (luogo comune).
Secondo me il termine viene spesso frainteso.
Per me il virtuosismo è un mezzo per entrare nella profondità di un’opera e in simbiosi con il compositore che l’ha creata.
Posso dire che ho facilità in un certo tipo di repertorio, l’ho sempre avuta, mi piace, lo suono volentieri ed è anche quello che generalmente viene chiesto quando mi chiamano a suonare.
Come mi descrivo come pianista?
Mi sento un pianista libero, nonostante consideri che il rigore sia una delle condizioni essenziali, mi sento rigoroso e, anzi, voglio esserlo.
Qualcuno mi dice che lo faccio fin troppo.
Questo non deve togliere freschezza all’interpretazione.
Il pianista interprete, non deve porsi al di sopra del compositore e questo cerco sempre di farlo.

Domande di Radu Agnellu

Lei è stato uno dei pionieri delle sfide pianistiche impossibili. Oggi molti giovani suonano correntemente il repertorio che alcuni anni fa era riservato a pochissimi virtuosi: quanto e come è cambiata la tecnica pianistica negli ultimi anni?

Non sono d’accordo sul fatto di considerarmi un pioniere delle sfide pianistiche impossibili.
Nel passato si facevano programmi che oggi ci farebbero impallidire. Mio padre eseguiva programmi composti addirittura di tre parti come al cinema un tempo vedevamo due o tre film in una sessione.
E’ vero però che mi sono confrontato con me stesso, e sfidandomi, affrontando opere del repertorio che ritenevo essere sfide interessanti.
Ma qui forse potrebbe dire meglio di me mio cugino psichiatra  Smiley sul perché sento così la necessità di sfidarmi in continuazione…

Per la seconda domanda ritengo che la tecnica sia cambiata.
Oggi ci sono più informazioni e possibilità di spostarsi rispetto a prima, e non c’è più una sola scuola, aggiungo per fortuna. Esiste, si potrebbe dire, “la scuola delle scuole”. Questa mescolanza d’idee ed esperienze didattiche multiformi, ha portato sicuramente un giovamento dal punto di vista tecnico, anche se dal punto di vista artistico, forse forse, manca molto.


Qual'è il difetto pianistico più diffuso che si sente?

Credo che la cosa sia soggettiva, per cui mi limito a parlare di quello che considero io un difetto.
Troppa bizzarria, troppa stravaganza, troppe forzature, una certa superficialità e la poca cura del suono e uso del pedale. (o troppo, o poco o messo male).
Ci vorrebbe un orecchio più attento.
E un aspetto che secondo me manca tantissimo, per cui lo considero un difetto, è il coinvolgimento, l’emozione, il rischio.



  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10568
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Intervista a DANIEL RIVERA
Reply #1 - 09. Sep 2007 at 13:24
Print Post Print Post  
Molti pensano che Lei sia il vincitore morale di alcuni concorsi in cui è arrivato secondo: come giudica la  prassi obbligata di dover passare per forza dai concorsi? Come ha vissuto lei i concorsi?


Sono lusingato che esistano delle persone che così la pensano. Sarebbe del tutto inutile nascondere che l’ho pensato anch’io.

Delle volte penso di essere stato fortunatissimo e allo stesso tempo sfigatissimo. Mi chiamano delle volte “l’eterno secondo”. Secondo al Busoni, secondo al Ciani e nemmeno un concerto non è molto facile da digerire, senza nessun piangersi addosso, per carità.
Questo solo e semplicemente potrebbe spiegare come funzionano certi grossi concorsi. Primo premio (molte volte discusso) piglia tutto ed il secondo che fa la figura del fesso.

Ho vissuto, come tutti, tanti momenti di crisi, ho sofferto molto per alcuni concorsi perchè da ragazzi un concorso non andato come si spera può portare a dei momenti di grande dolore e delusione. A me i concorsi hanno fatto crescere, aldilà della “giustizia” o no del risultato stesso. L’istinto e la tenacia ti fanno andare avanti, comunque, e qualunque cosa succeda. Poi sono del segno del Toro, quindi, duro e testardo come tutti mi dicono di essere.
Io devo proprio ad un concorso (lo Scaramuzza, preparato durante le vacanze nel lavoro che facevo allora –tutt’altro che nel campo musicale-) il fatto di essere oggi in Italia, di aver potuto studiare qui e di poter vivere con e per la Musica nel bene e nel male. E questa è la mia parte fortunata, e non è certamente poco… 
Rispondendo alla domanda non vedo molte altre strade oltre a quella dei concorsi. E’ un momento di misurazione delle nostre capacità e preparazione.
Alcuni non mi sono serviti proprio a nulla –vedi Busoni o Ciani- ma in definitiva i concorsi mi hanno fatto studiare tanto.
Credo però che non ci sia peggiore sconfitta che nel credere di essere sconfitti.
Non ritengo vero che perdere o semmai non vincere un concorso sia una sconfitta, la si vive come tale solo per un po’ di tempo, ma quale maggior sconfitta ci può essere nella vincita di un premio non meritato?
Durante i miei concorsi ho cercato di dare tanto, di avere una buona preparazione. Un periodo di duro lavoro, tante ore di studio e dedizione. Ma è il destino ( io credo nel destino) … che decide.   

  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10568
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Intervista a DANIEL RIVERA
Reply #2 - 09. Sep 2007 at 13:26
Print Post Print Post  
Ascoltando le tracce audio del Suo sito web sembra davvero impossibile che Lei non sia coperto di scritture. Ma allora cosa si vuole oggi da un concertista secondo Lei?


Le scritture non dipendono da come si suona.
Oggi da un concertista si vogliono un po’ troppe cose, ma non necessariamente quelle che potrebbero caratterizzare indubbiamente un vero professionista o artista (se consideriamo l’interprete come tale). Sopratutto si vuole che diverta, che trasmetta, che non sbagli, che sia attore, che sia originale, insomma tanto; stiamo tornando all’epoca in cui il musicista era un intrattenitore o giullare e oggi come alcuni personaggi del pianoforte lo confermano, contano più certi aspetti non necessariamente legati all’interpretazione, ma alla spettacolarità. E’ un peccato che la scelta dei programmi sia molto spesso dettata da un pubblico da evangelizzare visti i momenti di sale da concerto deserte o semivuote, che non da una proposta dello stesso pianista, che in tanti casi, pur di suonare accetta programmi di facile ascolto.

Perché non sono coperto di scritture? Molto semplice, non mi so vendere e non l’ho mai saputo fare e non so se ho voglia d’imparare a farlo. Forse mi accontento così. Lo so che può sembrare assurdo e sciocco, ma non credo molto nelle carriere di personaggi che salgono sulla cresta dell’onda e poi si bruciano come una lampadina. Credo come tante volte ho detto che la Musica sia la cosa più importante, il successo è un'altra cosa e gli affari sono ancora qualcos’altro.
Certo non si vive d’aria o di solo note né tanto meno di solo spirito. (anche se a volte un whiskey, una grappa…o una sigaretta aiutano ?). Essere musicista è anche un lavoro, (di grande privilegio) che in tante situazioni (tranne alcuni casi) è mal remunerato. Chi ha la capacità di farsi una strada ha tutta la mia ammirazione e rispetto. Succede spesso però che per fare ciò ci si dimentichi del buon gusto e talvolta della Musica stessa.  Non voglio giudicare nessuno, ma il successo oggi ha superato di gran lunga i veri valori musicali dell’individuo.
Probabilmente –anzi, levo del tutto il probabile- mi reputo colpevole di aver perso diversi “treni” nella mia vita. Ma tutto sommato non sono molto pentito di ciò. Qualsiasi scelta detta altre scelte e di conseguenza ciascuno le fa in base alla propria personalità, e sensibilità, e si spera con una logica e coerenza con se stessi.
Di fatto non mi sono mai sentito un pianista promotore e immerso totalmente nel mondo dello spettacolo. E’ talmente faticoso…
Il successo va e viene e può avere la durata di una vita intera o la durata di un respiro, ma per avere grandi successi, di quelli duraturi bisogna crederci tantissimo, talvolta, essere meno pianisti e più uomini d’affari. E’ la legge del mercato.
Io non ne sono assolutamente capace e in realtà sfuggo costantemente da tutti questi aspetti, aspetti che non tutti dipendono da noi. Non credo di poter parlare solo di una scelta personale, dico che è capitato così, quasi senza volerlo, in maniera naturale, quindi ecco la risposta ai miei pochi concerti.
Non li cerco, e, come dicono di me a Milano “non sono più nel giro”.
A quanto pare essere, o rimanere nel giro, fa la differenza.
Sono fermamente convinto che un musicista ha un compito, tutt’altro che narcisistico e/o affaristico, possiede secondo me un dono e una missione alla quale non si può sottrarre. Non si può andare contro natura e non si può negare qualcosa che come un privilegio gli è stato concesso.

Maestro, Lei incute timore a molti, ma chi La conosce bene parla di una persona semplice, affettuosa ed estremamente umile. Dov'è la verità?

Questo mi viene detto spesso.
Me l’hanno detto in tanti e non l’ho mai capito. Mi dispiace che mi si veda così.
Può darsi che la mia propensione a non scendere a compromessi abbia favorito questa idea sul mio conto.
Sono abbastanza intransigente, questo lo ammetto, e credo che questo possa allontanare.
Forse incuto paura perché sono pignolo fino alla noia, ne parlo spesso anche con i miei allievi.
E’ difficile che io dica “bravissimo”, perché voglio sempre il massimo, non mi accontento mai, nemmeno di me stesso, e non voglio che nemmeno i miei allievi si accontentino, anche se questo a volte può far soffrire e non tutti prendono questo come uno stimolo, non vedendo la sofferenza come qualcosa che formerà parte della nostra interpretazione. Secondo me invece questo stimolo serve a continuare una ricerca che durerà per tutta la vita, perchè l’accontentarsi crea una situazione di fermo, di stallo e non di crescita.
Sono molto esigente, forse troppo e forse è questo che mi fa apparire un po’ burbero.

In realtà mi credo una persona semplice, affettuosa, ma non voglio qui stare a dire che sono solo questo, perché veramente mi sa d’intervista fatta su misura oppure dobbiamo farci belli davanti agli altri. Sono anche molto istintivo e passionale, caratteristiche che mi portano alla facile arrabbiatura e a star male spesso.

L’umiltà è secondo me è una caratteristica assolutamente necessaria soprattutto in un musicista vero, ma non solo, nella vita in genere. Il caso Arrau ne è un esempio lampante. Quando ascoltai le sue dichiarazioni ne rimasi molto colpito e ho cercato d’imparare da lui, tante cose. Ma essere umili non significa non riconoscere il proprio valore. Credo di sapere più o meno chi sono. Conosco i miei difetti e le mie virtù, dentro i miei naturali limiti e fin dove posso arrivare a capire.



  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10568
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Intervista a DANIEL RIVERA
Reply #3 - 09. Sep 2007 at 13:26
Print Post Print Post  
Chi sono i Suoi amici, e chi invece non può esserlo?

Beethoven è mio amico  Cheesy  E il pianoforte è credo l’amico di più vecchia data, considerando che io e lui siamo insieme da 50 anni per l’esattezza.
I miei gatti e cani sono miei amici.
Certo la parola amicizia è un parolone e i veri amici si contano sempre con una mano.
I miei amici sono anche le persone con cui sto bene, e che magari vedo poco, sono alcuni colleghi, sono alcuni miei allievi con i quali esco spesso, perché poi si creano comunque dei legami affettivi e fa piacere anche stare insieme fuori dall’ambito scolastico, sono ex allievi, generalmente sono tutti musicisti, anche se il mio amico fraterno è un architetto argentino, che però suona anche lui (per diletto) ed è appassionato di musica.


Di solito è l’istinto, e una certa naturale affinità che guida in questo senso. Non ho nemici, almeno non credo di averli, nel senso che non ho persone che non ritengo amiche, anche perché le persone che non mi piacciono non le frequento proprio. Non mi sento obbligato a stare con le persone con le quali non sento un’armonia. Come dicevo anche prima il fatto di non aver cercato a tutti i costi di rimanere nell’ “ambiente”, mi ha dato questa grandissima opportunità, cioè di stare veramente con chi mi piace.
Se devo dire chi non mi piace, senza fare nomi ovvio, posso dire che non mi piacciono gli opportunisti, le persone ambigue che non sai mai in realtà cosa pensano, gli affaristi e gli invidiosi.
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10568
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Intervista a DANIEL RIVERA
Reply #4 - 09. Sep 2007 at 13:28
Print Post Print Post  
I Suoi progetti futuri?

E chi lo sa….  Cheesy
Qualche concerto entro la fine dell'anno c'è, ci sono dei corsi per i ragazzi, c'è un progetto di tornare a vivere in Argentina... vedremo, non lo so davvero. Quello che sarà sarà...

Cosa pensa di Pianoforum?

Sinceramente non capivo perché mia moglie ci tenesse così tanto; all’inizio pensavo fosse un’altra delle sue trovate, dato che è un “gemelli” puro, è sempre in continuo movimento e mi stupisco sempre di come sia capace di fare mille cose insieme. Io non ci riesco.
Poi devo dire che pian piano mi ha coinvolto, e ho visto l’evoluzione di questo forum, la sua crescita e mi sono ricreduto.
Il forum ha dato anche a me la possibilità di conoscere diverse persone, e devo dire che ho ricevuto anche degli stimoli importanti.
Credo che tutto ciò sia molto positivo se usato nella giusta misura.

  
Back to top
 
IP Logged