Page Index Toggle Pages: [1] 2 3 4 Send Topic Send Topic Print Print
Very Hot Topic (More than 25 Replies) Solfeggio per i bambini: si, no come? (Read 46674 times)
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Solfeggio per i bambini: si, no come?
21. Sep 2007 at 13:13
Print Post Print Post  


Secondo voi con i bambini piccoli cosa è meglio fare, il solfeggio tradizionale, la ritmica, il canto? Tutte le cose, e come?
C'è qualcuno di voi che ha a che fare anche con questo aspetto dell'educazione musicale o anche se no ha delle idee ben precise in proposito?
Cosa ne pensate, siete d'accordo con il far solfeggiare?
Come affrontate la lettura delle note, e soprattutto ritenete utile il solfeggio?
Come affrontate la ritmica? Avete problemi di bambini che hanno poco senso ritmico? Come cercate di aiutarli o come li aiutereste?
Usate dei testi particolari, vi inventate le cose, seguite dei vostri percorsi...

Insomma.... vi va di scambiare qualche pensiero su queste tematiche?

  
Back to top
 
IP Logged
 
Frà
Ex Member


Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #1 - 21. Sep 2007 at 13:22
Print Post Print Post  
Io sono due anni che insegno ai bambini.. Tu cmq ti riferisci ai più piccoli di sette anni? In questo caso io non li faccio solfeggiare.. ai bambini di, per esempio, 4 o 5 anni, insegno la ritmica con disegni e simboli (note piene o vuote), con il battere delle mani. Le note le imparano non subito sul pentagramma, ma prima con la numerica.. Ad esempio le cinque note dal do al sol con le cinque dita. Dopo di che piano piano le cinque note le inizio ad inserire sul pentagramma, in modo che riescono a memorizzare il loro posto. Nel frattempo si esercitano ad individuare le note sul pentagramma in base ad un colore per ogni nota. Ovviamente i bambini imparano in fretta, ma sta a noi non correre e avere molta pazienza (se così si può dire, visto che è stimolante lavorare e giocare con i più piccoli). Dai sette anni in su, invece, penso vadano bene i metodi tradizionali..solfeggio, ritmica e canto.
Forse sono stata un po' confusionaria, ma spero che possa serviti questo piccolo consiglio.. Wink
  
Back to top
 
IP Logged
 
Legato86
Ex Member


Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #2 - 21. Sep 2007 at 13:56
Print Post Print Post  
Tutto quello che posso dare come contributo è riportare la mia esperienza.
Avevo tre anni e volevo suonare. Mio nonno, insegnante di educazione musicale alle medie, mi fece cominciare con il pentagramma, le note sui righi e sugli spazi, e poi con le figure e le loro durate, senza farmi nemmeno mettere un dito sul pianoforte. Ragion per cui lasciai perdere e mi reinteressai solo verso i dieci anni, sentendo questo tipo di studio una costrizione finché non sono capitato in mani migliori. Ecco un buon metodo da NON seguire per accostare i bambini alla musica.
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #3 - 21. Sep 2007 at 14:29
Print Post Print Post  

Mi riferisco a bambini in età scolare, non prescolare.
Con i piccoli non ci penso nemmeno lontanamente a metterli a fare la lettura delle note nel pentagramma, personalmente parto sempre dalla ritmica (tantissima) e dall'orecchio, e cantano e ballano.
Invece parlo dei bambini che iniziano e che hanno un età in cui vanno già a scuola, che possono capire le suddivisioni ritmiche e che hanno comunque bisogno di una lettura "seria" delle note per poter progredire nel loro percorso.
Nella scuola dove insegno fanno un corso a parte, dove "dovrebbero" curare questo aspetto, ma mi rendo conto che molto spesso, per quanto riguarda il solfeggio parlato, non riescono a rapportare quello che fanno teoricamente sul pianoforte.
Ho come la sensazione che non siano assolutamente consapevoli, e che non leghino l'aspetto teorico a quello pratico.
A parte il poco esercizio (sicuramente non studiano molto), trovo che spesso fanno fatica con la ritmica.
Se contano ( u-no, du-e) tanto per fare un esempio, non velocizzano, e la cosa rimane tutta meccanica, e si perde la musicalità del discorso.
Spesso se solfeggiano ritmicamente (io lo preferisco ma così rimangono indietro con la lettura delle note) sembra che capiscano subito, poi sul pianoforte quando trovano le stesse configurazioni non si trovano.
Paradossalmente è più facile con i piccini in fase di propedeutica, almeno per me, o forse è proprio il fatto di dividere le due cose che non li aiuta.
Insomma mi chiedevo quale fosse un metodo appropriato o più adatto di quello tradizionale (se c'è) per aiutarli a fare meno confusione possibile, se queste cose succedono solo a me o se invece anche voi trovate qualche difficoltà, non dico sempre, ma a volte con i bambini su questi aspetti.


Legato, credo che dal quel metodo li ci siamo passati un pò tutti, prima era la prassi, diciamo che c'è anche chi lo fa oggi, purtroppo  Cheesy
Oggi, per fortuna, si tende a metterli subito sullo strumento, dando più importanza alla scoperta del suono e del ritmo che della lettura delle note che avverrà in seguito.
Ed è appunto di questo seguito che volevo parlare.

Per esempio i metodi di solfeggio per i bambini, cosa usate?
Io vedo che i miei usano il Solfeggio a fumetti, non mi piace molto, lo trovo molto carino visivamente, ma spesso io con il pianoforte sono avanti, sia ritmicamente che come lettura delle note, rispetto a quello che fanno nel corso. Per non parlare della lettura della chiave di basso che non affrontano mai, se non a fine anno scolastico. Per cui mi trovo a fare l'uno e l'altro.
E' carino anche l'Enigmistica musicale, sempre della Maria Vacca, possono disegnare e colorare, però boh, forse serve più come libro secondario, non come metodo vero e proprio.


  
Back to top
 
IP Logged
 
Irene Veneziano
God Member
*****
Offline


MA CIAAAO!!

Posts: 876
Location: Sesto Calende
Joined: 29. Nov 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #4 - 21. Sep 2007 at 14:48
Print Post Print Post  
Sul topic del ritmo Cristina aveva accennato qualcosa.....

CRISTINA, perchè non ce ne parli? Cheesy
  
Back to top
IP Logged
 
Urania
Ex Member


Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #5 - 21. Sep 2007 at 14:58
Print Post Print Post  
io ho sperimentato l'insegnamento del solfeggio a bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, ma mi sono resa conto di cose di cui ho poi trovato conferma in alcuni articoli pubblicati su internet (uno per tutti:  http://www.edumus.com/download/index.php?act=view&id=252 )... volendo estremizzare si potrebbe dire che il solfeggio sia una pratica totalmente inutile...
  
Back to top
 
IP Logged
 
Kreisleriana
Full Member
***
Offline


W questo FORUM!!!

Posts: 148
Joined: 05. Jun 2006
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #6 - 21. Sep 2007 at 15:43
Print Post Print Post  
Mi è capitato di seguire dei seminari su metodi incentrati proprio sull' approccio ritmico ( Dalcroze, Kodaly, Laura Bassi...)

Senza voler togliere nulla all'efficacia di questi metodi, io propenderei sempre per un metodo piuttosto tradizionale, edulcorato e rivisitato ad hoc.
Credo che sia compito dell' educatore  magari servirsi di qualche mezzo un po' empirico per facilitare la comprensione di concetti ostici.
Mia madre per spiegare le frazioni, i valori ritmici etc. era solita tagliare torte. Si partiva dall'intero per arrivare gradualmente ai valori più piccoli tagliando progressivamente la torta in 2, 4, 8...fette. Forse atipico, ma molto funzionale.
L' ho sperimentato io a 5 anni!
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #7 - 21. Sep 2007 at 16:05
Print Post Print Post  
Io penso che quei metodi vanno conosciuti, sperimentati, seguiti, che sia utile partecipare a seminari vari, per poi trarne spunti che ci permettano di trovare un nostro metodo funzionale a quello che dobbiamo fare, e anche ai bambini con cui ci troviamo.
Però credo che il metodo tradizionale, quello delle note nei righi e negli spazi, del solfeggiare con la mano sia un pò superato, e non sia così utile come ci facevano credere.
Ecco perchè mi oriento più sul solfeggio ritmico, però mi rendo conto che cercare di far imparare a leggere le note in maniera veloce è indispensabile, per cui in mancanza di alternative ancora sono con le note nei righi e negli spazi, e con il cercare di far vedere il movimento delle note sul pentagramma (salgono, scendono, saltano ecc..)
  
Back to top
 
IP Logged
 
Cristina
God Member
*****
Offline


W questo FORUM!!!

Posts: 1330
Joined: 01. Jun 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #8 - 25. Sep 2007 at 10:15
Print Post Print Post  
Quote:
io ho sperimentato l'insegnamento del solfeggio a bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, ma mi sono resa conto di cose di cui ho poi trovato conferma in alcuni articoli pubblicati su internet (uno per tutti:  http://www.edumus.com/download/index.php?act=view&id=252 )... volendo estremizzare si potrebbe dire che il solfeggio sia una pratica totalmente inutile...

Ho letto lo scritto di Delfrati un pò velocemente, forse..) molto interessante, anche per il quadro storico che fa della pratica "solfeggistica". Concordo pienamente con il principio "la pratica prima della grammatica" e sulla necessità di una "robusta" educazione dell'orecchio. Non credo però che il solfeggio in se sia una pratica inutile...

Parto da qui:
Delfrati scrive: "Rendiamo l'orecchio protagonista di qualunque esperimento con i suoni. Arriviamo a controllare, discriminare, individuare, catalogare, organizzare.. gli eventi sonori, dai più semplici ai più complessi esclusivamente per forza di sensibilità uditiva, a prescindere dal sussidio della notazione, quasi come se questo sussidio - naturalmente prezioso - nemmeno esistesse."
Questo è il punto principale, secondo me. Quando mi arriva un allievo nuovo, di qualunque età, la prima cosa che “sperimento” è proprio la sua capacità per così dire “uditiva” per vedere da dove partire per colmare eventuali lacune e per costruire un percorso adatto. Ovviamente cambia moltissimo in base all’età, all’indole e alle esperienze musicali precedenti (se ascoltano musica a casa, se cantano abitualmente, se a scuola – materna, elementare ecc.ecc. abbiano fatto qualche attività musicale ecc..).
Tante attività che faccio spesso a lezione con i bambini principianti, la cosiddetta “propedeutica” (non parlo solo dei bambini in età prescolare) sarebbero molto più adatte in un contesto di gruppo scolastico.. Il mio sogno sarebbe questo: che la musica, l’educazione dell’orecchio, la ritmica, fossero materie scolastiche fin dalle scuole materne (e scusate se esco dal tema del topic “solfeggio si o no”) e che a studiare strumento arrivassero bimbi con le orecchie già “sveglie”!!
Spesso a lezione di pianoforte – o di solfeggio – ci si trova invece costretti a “mettere una pezza” e a “recuperare orecchie”, invece che a svilupparle…
Allora ci si lamenta che il bambino non è portato per la musica, che non ha talento, non ha senso ritmico.. invece a volte sono solo mancate le esperienze per far emergere le doti, che in misura ovviamente diversa, ognuno possiede alla nascita.

Rientro in topic con le domande iniziali di Pepe (altrimenti divago troppo..)
Pepe wrote on 21. Sep 2007 at 13:13:
Secondo voi con i bambini piccoli cosa è meglio fare, il solfeggio tradizionale, la ritmica, il canto?

Tutto, a partire da ritmica e canto, lettura sul pentagramma e solfeggio.
Pepe wrote on 21. Sep 2007 at 13:13:
Come affrontate la ritmica? Avete problemi di bambini che hanno poco senso ritmico? Come cercate di aiutarli o come li aiutereste?
Usate dei testi particolari, vi inventate le cose, seguite dei vostri percorsi...


Parto da attività varie con strumentini, ma anche lo stesso pianoforte; ho un tamburo jembè che uso moltissimo con tutti i bambini che iniziano, grandi e piccoli. Prima ripetizioni, invenzioni, riconoscimenti di ritmi solo ascoltati, poi uso notazioni non convenzionali per collegare suono/segno, e poi alla notazione tradizionale e alla lettura ritmica. Uso molto un bel libro della Curci “Divertiamoci col ritmo” di Antonella Aloigi Hayes, ma in commercio, volendo c’è una marea di materiale di ogni tipo; oltre a tutto quello che ci si può inventare (insegnanti e bimbi). All’inizio evito di far contare, né a voce alta né mentalmente, mi affido piuttosto a parole ritmiche, che uso fino a che vedo che l’allievo è sciolto e veloce ad eseguire i vari ritmi. Anche quando faccio solo ripetere ritmi, mi sono accorta che molti bambini spesso d’istinto, invece che ascoltare il ritmo in se, come un tutto unico, tendono a contare i singoli battiti, e questo spesso danneggia la fluidità dell’esecuzione.
Come se per cantare parole s e p a r a s s e r o ogni singola lettera..!!
Quando c’è un po’ di esperienza “viva” del ritmo, e quando conoscono già le prime figure musicali, allora passo a spiegare i rapporti di durata, quando sono in grado di capirmi, con frazioni e tutto il resto. Mi è capitato anche di spiegare le frazioni a bimbi molto piccoli (1° o 2° elementare) ben prima che le affrontassero a scuola… ovviamente ho usato qualche trucchetto, qualche supporto visivo, esempi “culinari” tipo le classiche torte di compleanno…

segue...
  

...ciascuno cresce solo se sognato.  (Danilo Dolci)&&...non più veloce, più alto, più forte; ma più piano, più profondo, più dolce... (Alexander Langer)
Back to top
 
IP Logged
 
Cristina
God Member
*****
Offline


W questo FORUM!!!

Posts: 1330
Joined: 01. Jun 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #9 - 25. Sep 2007 at 10:17
Print Post Print Post  
..continua..

Pepe wrote on 21. Sep 2007 at 13:13:
Come affrontate la lettura delle note,


Parto prima possibile con la lettura, a differenza di alcuni anni fa, in alcune occasioni ho aspettato troppo, ho lasciato correre, e magari proprio con allievi con orecchie molto sveglie e ne ho pagato le conseguenze (con arrabbiature infinite quando si trattava di leggere con precisione e scioltezza..).
Sono influenzata dal metodo Willems (che trovo fantastico per moltissimi aspetti, ma che uso non in maniera sistematica, ma prendendo quello che mi serve – lo conosco per un anno di corso per insegnanti frequentato parecchi anni fa e per i vari libri che ho letto..) e parto dal movimento delle note sul pentagramma senza fissare la chiave – una sorta di do mobile – fino a che i bambini capiscono l’andamento della melodia (ovviamente – e non è sempre scontato, a volte nemmeno con bambini delle elementari, devono avere coscienza della scala e delle successioni di note) .
In questo il metodo Willems è fantastico, con l’attenzione che dà alle canzoni, prima con parole poi con i nomi delle note, che aiutano moltissimo ad interiorizzare la scala e i rapporti tra i suoni. Ad un seminario ho ascoltato un gruppo di bambini e ragazzi cantare improvvisando con i nomi delle note sulla base di armonie che il maestro eseguiva al piano…

Pepe wrote on 21. Sep 2007 at 13:13:
e soprattutto ritenete utile il solfeggio?

Assolutamente si, anche il tanto bistrattato solfeggio parlato… che, per la mia esperienza e fino ad ora – sono sempre pronta a cambiare idea! – ha aiutato i miei allievi a velocizzare e a rendere sicura la lettura.
Come testi uso un po’ di tutto a seconda dell’età: Il Solfeggio a Fumetti anche se non mi fa impazzire perché affronta troppo tardi la chiave di basso; “Do re mi”  di Zani – Fornari (edizioni Eufonia) che è stampato in due versioni, uno solo violino e uno con il doppio pentagramma (e uso quest’ultimo), il caro vecchio Pozzoli, negli ultimi anni solo il primo volume, poi passo ai vari volumi del Fulgoni che sono fatti molto bene, sono manoscritti fin dall’inizio, sono progressivi, divisi a capitoli e ben ordinati ad argomenti.
Ho una libreria piena di testi di solfeggio, ma negli ultimi anni, con gli allievi che preparo alla licenza, alla fine uso solo il Fulgoni.
Per i più piccoli ho trovato anche un testo di Maria Cristina Rigoni “A spasso con le note” del Gruppo Editoriale Eridania di Mantova, di cui posso dire poco perché sono in “fase di sperimentazione” con un gruppetto di giovanissime ... ehm..“cavie” Cheesy.

Ultimo e mi fermo (LO PROMETTO! Grin).
Per i cantati all’inizio uso il Rossi 200 canti (non ce l’ho sotto mano e non ricordo il titolo preciso, mi pare sia della Ricordi o Curci…) che mi piace molto per come affronta progressivamente tutti gli intervalli, le varie scale, alterazioni e ritmi particolari partendo esclusivamente da canti (non ci mette le parole) tratti da uno svariato repertorio: canti popolari ma anche temi del repertorio strumentale di svariate epoche.

...fine
Smiley
  

...ciascuno cresce solo se sognato.  (Danilo Dolci)&&...non più veloce, più alto, più forte; ma più piano, più profondo, più dolce... (Alexander Langer)
Back to top
 
IP Logged
 
Urania
Ex Member


Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #10 - 25. Sep 2007 at 11:01
Print Post Print Post  
chiaramente se sono arrivata a ritenere il solfeggio una pratica inutile è per esperienza... ho visto persone arrivare a 15 anni, superare l'esame di solfeggio brillantemente e non avere la benchè minima percezione del funzionamento del sistema tonale...
secondo Cristina inoltre la pratica del solfeggio velocizza la lettura: se intendi la lettura sullo strumento, la mia esperienza ti può dimostrare l'esatto opposto: ho iniziato a studiare pianoforte a 7 anni e fin dall'inizio ho avuto una lettura molto agevole a prima vista; il primo approccio al solfeggio l'ho avuto all'età di 11 anni. Ecco perchè considero il solfeggio in sè solo un inutile scioglilingua!!
  
Back to top
 
IP Logged
 
Cristina
God Member
*****
Offline


W questo FORUM!!!

Posts: 1330
Joined: 01. Jun 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #11 - 25. Sep 2007 at 18:52
Print Post Print Post  
Quote:
secondo Cristina inoltre la pratica del solfeggio velocizza la lettura: se intendi la lettura sullo strumento, la mia esperienza ti può dimostrare l'esatto opposto: ho iniziato a studiare pianoforte a 7 anni e fin dall'inizio ho avuto una lettura molto agevole a prima vista; il primo approccio al solfeggio l'ho avuto all'età di 11 anni. Ecco perchè considero il solfeggio in sè solo un inutile scioglilingua!!

intendo la lettura in generale, poi applicata allo strumento. Nella lettura allo strumento metti in gioco moltissimi altri fattori, oltre che il semplice riconoscimento di note su righi e spazi; sono dell'idea che sia importantissimo esercitare costantemente la lettura a prima vista: alcuni, come te, la sviluppano da subito con gran facilità, altri ci mettono più tempo, per alcuni è un vero e proprio ostacolo!
Quello che volevo dire è che il solfeggio parlato in molti casi ha aiutato nella lettura i miei allievi, e la mia esperienza è senza dubbio positiva. Mi sono capitati allievi con orecchio e memoria molto buoni che però faticavano moltissimo nella lettura (per pigrizia, per poco esercizio....): iniziare solfeggio seriamente ha dato una vera e propria svolta al loro lavoro..
  

...ciascuno cresce solo se sognato.  (Danilo Dolci)&&...non più veloce, più alto, più forte; ma più piano, più profondo, più dolce... (Alexander Langer)
Back to top
 
IP Logged
 
Irene Veneziano
God Member
*****
Offline


MA CIAAAO!!

Posts: 876
Location: Sesto Calende
Joined: 29. Nov 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #12 - 25. Sep 2007 at 22:48
Print Post Print Post  
Cristina:
"Tante attività che faccio spesso a lezione con i bambini principianti, la cosiddetta “propedeutica” (non parlo solo dei bambini in età prescolare) sarebbero molto più adatte in un contesto di gruppo scolastico.. Il mio sogno sarebbe questo: che la musica, l’educazione dell’orecchio, la ritmica, fossero materie scolastiche fin dalle scuole materne (e scusate se esco dal tema del topic “solfeggio si o no”) e che a studiare strumento arrivassero bimbi con le orecchie già “sveglie”!! 
Spesso a lezione di pianoforte – o di solfeggio – ci si trova invece costretti a “mettere una pezza” e a “recuperare orecchie”, invece che a svilupparle…
Allora ci si lamenta che il bambino non è portato per la musica, che non ha talento, non ha senso ritmico.. invece a volte sono solo mancate le esperienze per far emergere le doti, che in misura ovviamente diversa, ognuno possiede alla nascita. "

Grazie prima di tutto Cristina per il racconto delle tue bellissime esperienze!
La tua riflessione che ho sopra riportato mi fa sorgere una domanda: so che quando i bambini fanno l'ammissione al conservatorio, e magari non sanno ancora suonare uno strumento, vengono sottoposti a una serie di test "attitudinali" che dovrebbero far capire qualcosa su quanto un bambino può essere portato per la musica.
Io non ho mai assistito a questi piccoli test, ma so che li fanno e mi pare riguardino il ritmo, l'intonazione ecc.
La domanda è: secondo quello che hai detto, e quindi l'incidenza di un "allenamento" dell'orecchio, quanto questi test hanno davvero valore? (premesso che sia ovvio che possono mostrare che alcuni bambini hanno delle particolari qualità)
  
Back to top
IP Logged
 
Cristina
God Member
*****
Offline


W questo FORUM!!!

Posts: 1330
Joined: 01. Jun 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #13 - 26. Sep 2007 at 08:34
Print Post Print Post  
Quote:
La domanda è: secondo quello che hai detto, e quindi l'incidenza di un "allenamento" dell'orecchio, quanto questi test hanno davvero valore? (premesso che sia ovvio che possono mostrare che alcuni bambini hanno delle particolari qualità)

Bisognerebbe girare la tua domanda agli insegnanti di conservatorio che fanno questi famosi test d'ingresso...
Posso solo raccontare di "seconda mano" quello che mi hanno detto alcuni ragazzini che li hanno fatti: si trattava di ripetere un ritmo, ripetere con la voce dei suoni proposti dal pianoforte, isolati e sotto forma di bicordi o accordi...
Chi cerca di entrare a pianoforte di solito suona già.. quindi credo che si valuti molto l'esecuzione allo strumento.
Diverso il caso di altri strumenti dove magari i bambini che si iscrivono non hanno mai provato lo strumento per cui fanno l'ammissione. Un ragazzino che anni fa ho seguito durante l'estate proprio per prepararlo all'ammissione in conservatorio, per esempio, aveva fatto due o tre richieste per strumenti a fiato, poi al momento dell'ammissione si è letteralmente innammorato del fagotto.
In ogni caso, credo che sia difficilissimo valutare l'attitudine alla musica, l'attitudine allo studio Wink, le motivazioni ecc. nei pochi minuti che può durare l'esame di ammissione al conservatorio. Mi pare comunque che ci sia un pò dappertutto l'anno di prova con esame di conferma finale...
  

...ciascuno cresce solo se sognato.  (Danilo Dolci)&&...non più veloce, più alto, più forte; ma più piano, più profondo, più dolce... (Alexander Langer)
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #14 - 01. Oct 2007 at 12:09
Print Post Print Post  
Sono d'accordo con te Cris, trovo assurdo valutare in pochi secondi l'abilità musicale, facendo ripetere dei ritmi, però è anche vero che d'altra parte una selezione devono pur farla.
Ecco perchè l'educazione alla musica dovrebbe avvenire molto prima, ma questa è storia vecchia  Cheesy

  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #15 - 03. Jan 2008 at 23:18
Print Post Print Post  
Ho trovato tra i files che ho, mettendoli a posto, una riflessione di Delfrati sul solfeggio.
E' lunga, ma credo che sia interessante da leggere.
La posto un pò alla volta, per chi avesse voglia di proseguire il discorso sul solfeggio:

Carlo Delfrati
L'lNSEGNAMENTO DEL SOLFEGGIO

Un programma di educazione alla lettura può essere impostato tecnicamente in modo
rigoroso, anzi in tanti modi, ugualmente rigorosi. Ma è dubbio che possa dare
frutti se è pensato senza riferimento al quadro formativo più ampio - integrale - degli
studi musicali.
Prima di considerare questioni propriamente metodologiche relative alla lettura, è
bene ribadire alcuni principi a monte.
Superamento della scissione educazione-istruzione
L'opposizione tra un insegnamento ''per tutti" (1'educazione) e uno per pochi dotati
(l'istruzione specialistica) è di vecchia data; diventò nel 1962 una bandiera
utile a far includere la musica nella nuova scuola media unificata di cui allora si
stavano fissando i programmi.
In realtà fini col diventare un alibi a due tendenze divergenti e complementari :
a. da parte degli “educatori”, una didattica spontaneistica, immobilistica, dove l'esperienza
musicale dell'allievo è tenuta ferma sulle abilità iniziali, elementari: quelle
che l'allievo già possedeva accedendo alla scuola media;
b. sollevato da responsabilità educative, il mondo dell'istruzione si sentiva autorizzato
a ogni forma di tecnicismo, fino al caso limite, purtroppo non raro, di contrabbandare
per "dura necessità dell 'apprendimento specialistico" la pratica di metodologie
astruse o aberranti; o addirittura l'assenza di metodologie, la metodologia
del ''caso", dell" 'arrangiati' ' , del "fai come faccio io".
2. Unicità del processo d'apprendimento
Rifiutare questa contrapposizione significa rivendicare una superiore strategia: quella
che sanzioni l’unicità sostanziale, l'omogeneità, del processo di apprendimento disciplinare,
dalle fasi iniziali (quelle del gioco infantile o del diletto amatoriale) alle
fasi avanzate (quelle del professionismo). In altri termini:
a. l'educazione non è tale se non rispetta la disciplina, nel nostro caso la musica.
Anche a livello di scuola materna, si può parlare di educazione musicale solo quando
il bambino musicalmente cresce, affina le proprie abilità d'intervento sul suono.
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #16 - 03. Jan 2008 at 23:42
Print Post Print Post  
b. una metodologia tecnicistica è improduttiva anche nell'istruzione, anche negli
studi conservatoriali.
3. Graduazione dei livelli
Le differenze sono piuttosto nei livelli di complessità, di articolazione, dell'esperienza
musicale; quindi nei traguardi da assegnare a ciascun ambito scolastico: alla
materna rispetto alla media; alla media di tutti rispetto alla media del conservatorio.
Una distinzione tra gli obiettivi terminali di queste due scuole (media dell'obbligoconservatorio)
si può forse realisticamente ipotizzare. Credo invece che una distinzione
tra gli obiettivi della scuola interna al conservatorio e della scuola a orientamento
musicale sia mistificatoria. Può servire forse a difendere privilegi corporativi,
di salario e d'orario, ma non credo che abbia un qualche senso curricolare.
4. Superamento del settorialismo
Una formazione musicale non ancora professionalizzante, com'è quella dell'età che
c'interessa, fino ai 14 anni, non può essere finalizzata a un solo aspetto dell'esperienza
musicale, ma deve in qualche modo contemplarli tutti. Contro il settorialismo,
l'integrità.
Per aspetti dell'esperienza musicale intendo fondamentalmente quello esecutivoriproduttivo,
ma anche quello ideativo (l'improvvisazione, la composizione, l'esprimersi
con i suoni), quello analitico-interpretativo (1'ascolto intelligente, la comprensione...).
Piste da percorrere: quelle che costruiscono sì abilità strumentali, con
le connesse abilità di lettura:- ma anche vocali, percettive, ideative, analitiche.
E questo sia nella scuola dell'obbligo sia in quella conservatoriale. Qui come lì -
ribadito che la professione non è lo scopo immediato - rimane una specie di traguardo
ideale questo: imparare ad essere ("un po' di più rispetto al momento di
partenza") strumentista, cantante, compositore, musicologo...
In quest'ottica, i programmi dei corsi di teoria e solfeggio (quello conservatoriale,
e quello dell'orientamento musicale) sono di una povertà angosciante. Lo puntualizza
bene il documento elaborato dalla Commissione per la riforma del corso di
teoria e solfeggio (un documento rimasto purtroppo lettera morta):
“I programmi del corso di Teoria, Solfeggio e Dettato musicale [sono] riduttivi e
parziali sotto molteplici aspetti: per la separazione della concreta esperienza del fare e
del sentire musica; per l'esclusiva attenzione al fatto grafico, a scapito di quelli cui la
grafia è subordinata, nella normale attività musicale: il fatto percettivo, quello espressivo,
quello cognitivo; per l'abnorme privilegiamento dell'aspetto ritmico, spinto
a livelli incongruenti con i reali bisogni esecutivi non solo dei corrispondenti anni
di pratica strumentale, ma di quasi tutta la futura attività scolastica dell' allievo,
e ai danni degli altri aspetti del linguaggio musicale - melodico, armonico, timbricodinamico,
formale - oggetto di scarsa o nulla educazione; per la settorialità del
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #17 - 03. Jan 2008 at 23:42
Print Post Print Post  
codice musicale considerato, rigidamente limitato al sistema tonale classico e in par-
ticolare chiuso ai sistemi contemporanei; per l'incuria in cui è lasciata l'educazione
della voce; per il non previsto collegamento con il parallelo studio strumentale; per
l'impostazione nozionistica e verbalistica dello studio teorico...”1 .
Obiettare che il tempo a disposizione è poco per tutte queste attività, è fuorviante.
Può venir sempre buono l'apologo di Menenio Agrippa: l'esperienza musicale au-
tentica, sensata, è come un'organismo unitario; le diverse aree d'attività come gli
organi: uno funzionale all'altro, uno necessario all'altro.
Immaginate questa logica applicata all'educazione fisica: dispongo di sette ore la
settimana? educa tutto il corpo; ne ho solo tre? scelgo le gambe e il collo; ne ho
solo una? educo le braccia e basta... E’ ridicolo. Ho un'ora sola! Educo tutto il cor-
po per quel che posso in un'ora. Ma tutto il corpo.
Ho un'ora sola di musica? Educo tutto il "corpo" dell'esperienza musicale per quel
che si può; dandomi traguardi realistici, pur minimali.
Un curricolo organico - non settoriale - non solo non può rivelarsi un freno alla
formazione musicale; ma è la prima risposta all'esigenza di una produttività miglio-
re, di risultati più soddisfacenti.
Una buona prestazione musicale al violino non si raggiunge segregando il bambino
e il suo strumento in un bunker dove non si distragga ad ascoltar altra musica, a
giocare inventivamente sulle corde, a cantare...; ma all'opposto fermandogli un at-
timo quella mano che non ascolta, non inventa, non sa orientarsi nel mondo vivo
dei suoni, impedendogli - un attimo - di suonare come una macchinetta inconsa-
pevole; per aprirlo a un'esperienza autentica e globale della musica.
Quando riprenderà in mano il suo violino sarà musicalmente un altro, più maturo.
In questo quadro, quale metodologia per la lettura?
5. La pratica prima della grammatica
Abbiamo tutti sotto gli occhi un tipo di lezione sbrigativa, del genere "imparo a
suonare in ventiquattr'ore senza maestro". All'allievo si propone per prima cosa
un segno musicale; se ne dà quindi il nome e la definizione verbale; dopodiché si
invita a metterlo in pratica: "Questo segno si dice punto di valore: posto a destra
di una nota ne aumenta di metà la durata. Eccoti un esercizio contenente il punto,
ora leggilo...". Ossia: dal segno alla definizione alla pratica. Che è il processo
oppo-
sto a quello con cui apprendiamo qualunque cosa. Anche quel che abbiamo impara-
to quando con noi è stato usato quell'itinerario, lo abbiamo imparato non grazie,
ma nonostante quell'itinerario; o meglio, per conto nostro abbiamo poi ripristinato,
con un feed-back più o meno rapido, il processo inverso: dall'esperienza posseduta
al segno, attraverso non una definizione verbale, ma un lavoro di concettualizzazio-
ne, come vedremo meglio.
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #18 - 03. Jan 2008 at 23:43
Print Post Print Post  
La pratica prima della grammatica significa un'altra cosa, un altro principio, da difendere
e ribadire energicamente: l'esecuzione senza lettura, a orecchio. Sia strumentalmente
sia vocalmente. La metodologia tradizionale c'inchioda invece a una
“rigo-dipendenza": "non cantare, non suonare, senza lo spartito davanti".
A ciò va probabilmente la responsabilità principale dell’incapacità di improvvisare.
Eppure, l’improvvisazione non è solo una fondamentale abilità musicale; è anche
utile - di ritorno - per rinforzare l'abilità di lettura.
Un atteggiamento che ha avuto illustri antesignani è quello che attribuisce all'udito
una funzione passiva nel costituirsi della nostra esperienza, a differenza dell'occhio
cui si assegna una fondamentale funzione attiva.
Non è un caso che i termini connessi con l’orecchio siano spesso connotati negativamente
("è un orecchiante''...), quelli connessi con l'occhio veìcolino valori superiori
(“la sua visione della vita"...).
Qualunque formazione musicale deve porsi come primo obiettivo il riscatto dell'orecchio,
la sua valorizzazione come organo fondamentale nella costruzione dell'esperienza.
L'orecchio è attivo; non subisce, fa. In un programma scolastico possiamo dunque
a diritto parlare di "attività uditive'', quindi di "formazione uditiva” .
Non solo possiamo programmarla, ma programmarla come il fondamento su cui impiantare
tutte le altre forme di attività musicali.
I nostri occhi sono educati a distinguere e a riconoscere le più piccole varianti di
forme, di colori, di linee, di piani di profondità. Sanno nominarli, richiamarli
alla mente. Il vocabolario della visione è ricco e articolato. E’ su queste abilità basilari
che si costruisce qualsiasi attività fondata sul visuale, dalla geometria alla logica
e beninteso alle arti appunto visuali.
Al confronto, la nostra abilità uditiva è estremamente rudimentale; siamo scarsissimamente
padroni di strutture, di schemi di riferimento a cui riferire gli eventi sonori.
Ci manca un lessico. Addirittura il lessico che possediamo è di un’ambiguità
intollerabile (alto può significare altezza o intensità); forte può significare intensità o
o velocità. Per non parlare poi di parole come tempo o ritmo...).
Non è possibile impiantare un’educazione musicale su un terreno così paludoso.
La prima preoccupazione didattica dovrebbe essere allora quella di programmare
una robusta e sistematica educazione percettiva. Così robusta da poterla virtualmente
pensare come un curricolo in sé completo. Che comporta l’attivazione di più
abilità (distinzione, riconoscimento, seriazione, memoria...) sull’asse della temporalità
(fatti ritmici) della qualità (fatti timbrico-dinamici), della spazialità diastematica
(fatti melodici-armonici).
E’ solo un orecchio cosi scaltrito che può guidare la voce e la mano (il corpo) nella
produzione del suono, guidare la fantasia nell’invenzione, guidare il pensiero nella
  
Back to top
 
IP Logged
 
Pepe
Global Moderator
*****
Offline



Posts: 10575
Location: Pisa
Joined: 14. Jan 2006
Gender: Female
Re: Solfeggio per i bambini: si, no come?
Reply #19 - 03. Jan 2008 at 23:45
Print Post Print Post  
comprensione dei fatti musicali.
Rendiamo l'orecchio protagonista di qualunque esperimento con i suoni. Arriviamo
a controllare, discriminare, individuare, catalogare, organizzare... gli eventi sonori,
dai più semplici ai più complessi, esclusivamente per forza di sensibilità uditiva,
a prescindere dal sussidio della notazione, quasi come se questo sussidio - naturalmente
prezioso - nemmeno esistesse.
Prendiamo per esempio la modulazione. Arriverà l'allievo a riconoscere solo con
l'orecchio in quale tonalità il brano è modulato? Ecco, fra l'altro, un esempio di
livello di complessità: non è detto che tre anni di insegnamento musicale possano
portare il nostro allievo a questo livello, anzi! E allora, a quale livello? Proviamo
a retrocedere, sempre in questo lavoro per l'orecchio. Saprà riconoscere per esempio
quando il brano modula alla dominante e quando alla sottodominante? Retrocediamo
ancora: sa riconoscere se modula o non modula a una tonalità vicina? E
ancora: se modula o no a una lontana? E ancora (sempre a ritroso): sa riconoscere la
tonica in un frammento ascoltato?...
Non c'è limite alla progressione o alla regressione, nel programmare le abilità; come
non c'è limite nell'ulteriore segmentazione delle abilità, tra l'uno e l'altro dei livelli
accennati, o che si potrebbero pensare.
Quale che sia il livello raggiungibile, alla fine della terza media o del corso di alta
composizione, il principio che intendo sottolineare è questa centralità del lavoro
uditivo, percettivo.
L'abilità di leggere vocalmente il pentagramma non può sottrarsi a questa priorità
dell'udito. Essa sarà tanto più avanzata quanto più l'orecchio sarà stato abituato
a cogliere somiglianze e differenze sempre più articolate tra i suoni. E’ in questo
processo, dalla pratica del suono al segno, che il momento intermedio della concettualizzazione
diventa determinante.
L'evento trascritto (la nota sul rigo, la figura di durata, gli altri segni) diventa decifrabile
quando me ne son fatto un quadro mentale, chiaro e solido, quando lo sento
nella sua individualità, nella sua particolare fisionomia, nel suo carattere, nel suo
affetto, come avrebbe detto Gian Giacomo Rousseau.
Arriveremo a costruire un edificio di abilità musicali nella misura in cui gli porremo
a fondamento un insieme sistematico di quadri mentali, relativamente agli eventi
sonori.
  
Back to top
 
IP Logged
 
Page Index Toggle Pages: [1] 2 3 4
Send Topic Send Topic Print Print