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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Consigli di Studio di Michele Marvulli. (Read 60862 times)
Greca
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #60 - 01. Apr 2012 at 08:20
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Rapsodia,
in Conservatorio ci si sarebbe dovuto vivere tutti i giorni come nelle accademie di ballo ex sovietiche e con gente che ha davvero fatto carriera artistica..e non dico altro.
  
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Rapsodia
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #61 - 01. Apr 2012 at 08:25
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Purchè ci fosse stata gente adeguata. In Italia, poi, mancano le strutture adeguate per consentire di vivere il Conservatorio a 360 gradi. Facevamo a botte pure per un'ora di studio in piu' in un'aula...Ma figurati..ce ne sarebbe da dire altro, eccome.
  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #62 - 01. Apr 2012 at 09:35
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Greca wrote on 01. Apr 2012 at 07:47:

…è nota la persistenza dei temperamenti inequabili nei pianoforti napoletani ottocenteschi.
Quanto ha pesato,o pesa questa caratteristica nella tradizione interpretativa del pianismo nella scuola ( o scuole,se preferisce) napoletana?


Cara greca, non conosco risposte alla tua domanda; in verità non ero nemmeno a conoscenza di questo singolare problema. Detto ciò ti sarò veramente grato se sarai tu stessa a parlarcene dando a me ed altri utenti, eventualmente interessati, l’opportunità di saperne qualcosa in più. E’ proprio vero:non si finisce mai d’imparare e, per quanto mi riguarda, ti assicuro che sono veramente felice quando alla mia venerabile età riesco ancora ad apprendere qualcosa che non conoscevo…
  
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Greca
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #63 - 01. Apr 2012 at 09:51
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Maestro ,spero di non aver fatto la figura dell'inutile saccente .Quando mi sono occupata di problemi strettamente organologici e del recupero delle intonazioni-accordature originali (  o prossime all'originalità) sugli organi classici di scuola meridionale ,mi sono imbattuta in questa sorprendente informazione .E cioè,fino ad ottocento inoltrato,gli accordatori napoletani (e sospetto anche altri)non usavano  il temperamento equabile.Ora, essendo quest'ultimo un metodo molto teorico e poco praticabile rispetto agli inequabili,la mia domanda potrebbe essere inutile nel senso che nella prassi tutti si comportavano diversamente da quanto abbiamo imparato sui manuali.
A questo punto mi chiedo quanto nella musica ottocentesca vi siano scelte compositive in qualche modo "dipendenti" dalle caratteristiche dello strumento ,non mi riferisco ovviamente all'elasticità della tastiera .
Ma magari Acortot ci può illuminare.
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #64 - 01. Apr 2012 at 12:14
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Quote:
Mi piacerebbe moltissimo conoscere "i segreti" della lettura a prima vista, nonché dell' accompagnamento a prima vista, che è cosa anche diversa. Per piacere, mi piacerebbe una lunga lezione, punto per punto, inerente questo approccio nonché pratica. Manco questo m'hanno insegnato in Conservatorio!!!!!! Grazie Maestrissimo, attendo con ansia.
Mammasantissima! Perché vuoi complicare anche le cose più semplici? Non esistono segreti di sorta che qualcuno ti ha tenuto nascosti al Conservatorio. Una lunga lezione??? Te ne darò invece una brevissima! Imparare a leggere la musica è come imparare a leggere le parole a scuola. Il bambino comincerà balbettando le sillabe; poi, poco per volta, diventerà sempre più sciolto e riuscirà anche ad andare molto avanti con l’occhio mentre la bocca legge il testo. Nella musica è lo stesso; si fa pratica. Per accompagnare: idem.. Detto ciò mi permetto di ricordare che Liszt si esercitava tre ore al giorno leggendo a prima vista musica sconosciuta. Tu riesci a trovare il tempo per almeno tre minuti alla settimana? Se la risposta è si cosa pretendi di più?
  
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Rapsodia
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #65 - 01. Apr 2012 at 12:29
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Mh. Capisco Smiley Smiley
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #66 - 21. Apr 2012 at 16:42
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Rovistando a caso tra i meandri oscuri del forum ho riscoperto questo mio lavoro che credevo fosse andato definitivamente perduto. Invece giaceva nella polvere da circa quattro anni, letteralmente sepolto da una valanga di altri topics (accumulatisi nel frattempo) nella sezione “SULLA MUSICA E SUL FARE MUSICA” a pagina 12. Titolo del topic, iniziato da Rapsodia: “L’idea orchestrale del brano”. Un lavoro portato a termine – dopo peripezie varie - su proposta avanzata da un gruppo di simpatici forummini, desiderosi d’apprendere.
Considerando che Pianoforum ha una popolazione fluttuante che va, che viene, cambia quasi in continuazione, mi pare opportuno di postarlo ancora una volta nei miei “consigli di studio”, credendo di fare cosa gradita a quanti, fra giovani e meno giovani, avranno interesse di leggerlo.




Esempi di musica pianistica con caratteristiche orchestrali:


L’Autore scrive per pianoforte, uno strumento che – ovviamente - si suona solo con due mani, quindi l’uso dei due righi è il più pratico per leggibilità. Tuttavia, è abbastanza facile constatare che il brano è pensato per più strumenti, ovvero un’orchestra. Lo si desume dalla scrittura, nella quale si nota la presenza di più parti, suddivise tra le due mani. Proviamo ad osservare insieme il frammento:

1.      La mano destra esegue una melodia insieme con accordi.
2.      All’inizio d’ogni misura è presente un segno d’arpeggio.
3.      Nella mano sinistra sono visibili due parti diverse (notiamo che l’autore le scrive con molta precisione, non trascurando le pause).
4.      Nella misure 18 e 20 alla sinistra c’è una terza parte (accentata).

Se l’autore avesse optato per l’uso di più righi, almeno tre, la scrittura sarebbe apparsa certamente meglio evidenziata in tutta la sua complessità. Ma Ravel adopera questa scelta raramente e solo quando non se ne può fare a meno; ossia quando il tessuto polifonico è notevolmente intricato e materialmente manca lo spazio per scriverlo tutto in due sole righe. Cito, a memoria, qualche caso che ora mi viene in mente:

1.      Jeaux d’eau (ultime due pagine).
2.      La vallée des cloches (unico tra i sei Miroirs che appaiono, in verità, tutti abbastanza complessi da un punto di vista sinfonico).
3.      Le gibet (tutto).
4.      Ondine (due misure, per un paio di volte).

Certo ce ne sono altri, ovviamente, che tralascio per proseguire nell’analisi del nostro esempio. Dunque: proviamo ad immaginarci di strumentare le quattro misure in questione, tenendo conto di tutto quanto è osservato in precedenza. Due ulteriori considerazioni, prima di procedere:

1.      L’apparente semplicità del brano ed il suo colorito (piano) ci spingono ad ipotizzare un’orchestrazione “leggera” – con la melodia affidata magari a strumento solista – senza percussioni né ottoni (trombe e tromboni).
2.      La presenza d’arpeggiati, descritti al punto 2, suggerisce nella nostra orchestra la presenza di un’Arpa, lo strumento più congeniale alla loro realizzazione.


CONTINUA
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #67 - 21. Apr 2012 at 16:44
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Il risultato del nostro lavoro potrebbe essere, più o meno, il seguente:

(N.B. Per i Clarinetti in Si bemolle e i Corni in Fa – strumenti traspositori – ho preferito indicare i suoni reali per facilitare la lettura dell’esempio a tutti, anche a chi non ha alcuna dimestichezza con Partiture d’orchestra).

Questa, ovviamente, è solo una delle scelte possibili. Altre potrebbero essere:

1.      Affidare la melodia ai primi violini.
2.      Affidare la melodia all’Oboe o al Clarinetto.

Nella prima ipotesi il canto assumerebbe una sonorità più nutrita, andando a perdere l’evidente caratteristica di “a solo” per assumerne una più “corale”. Nella seconda ipotesi, tenuto conto della tessitura acuta, l’Oboe o il Clarinetto offrirebbero un suono più stretto, quasi stridente, in netto contrasto con la dolcezza della melodia. Proprio in quel registro, al contrario, il Flauto si trova a suo agio (e Ravel, abilissimo strumentatore, mostra un’autentica predilezione per questo strumento; lo si evidenzia molto facilmente, osservando tutta la   sua produzione sinfonica). Le diverse scelte alternative, tuttavia, hanno un interesse relativo per la nostra analisi, in questo momento. Soffermiamoci, invece, a prendere in considerazione dalla stessa solo alcuni elementi, quelli che certamente potremmo definire incontestabili:

1.      La melodia deve emergere su tutto il tessuto in modo distinto.
2.      Le note staccate al basso vanno intese come “pizzicato” di archi.
3.      Le note accentate vanno immaginate, senza ombra di dubbio, eseguite dai corni (nella tecnica della strumentazione si usa chiamarle “sostegni”).
4.      La presenza dell’Arpa è irrinunciabile.

Proviamo ora a realizzare sul pianoforte (e col colorito giusto!) questi elementi. Non sarà facile, ve lo assicuro, avendo a disposizione soltanto due mani! E non andate a chiedere aiuto ai flessori o estensori; loro non lo sanno. Non perdete tempo in inutili e stupide varianti, non servono al nostro scopo, anzi; farebbero solo più confusione. Attenti! Non sto dicendo che la tecnica non serve, ma che il suo impiego è molto più complesso di quanto in genere siamo abituati a fare. Infatti, saremo costretti ad usarne diverse tipologie “in contemporanea”: peso e sospensione (melodia e accordi), articolazione pronunciata (canto) ma anche solo sfiorata (arpeggi), peso controllato dell’avambraccio (pizzicati morbidi alla mano sinistra) e peso leggermente maggiore (corni accentati). E cosa dire del pedale? Nelle misure 17 e 19 appare indispensabile tenerlo abbassato, per non perdere gli accordi degli archi, ma così facendo si darà fastidio ai pizzicati che risulteranno inglobati nell’armonia. Usare il tonale? Si, quando funziona (forse una volta su dieci!), ma attenzione: l’uso del tonale va fatto con una precisione millimetrica, altrimenti vi trovate come a cadere nel vuoto senza paracadute! Mi fermo – ci sarebbe ancora tanto da dire – per non stancarvi troppo…

Se riusciremo a realizzare soltanto il 20% della nostra analisi, vi sembrerà di ascoltare un altro pezzo. In realtà si tratta solo di “quel” pezzo, rivisitato dando importanza a quello che ha scritto l’autore. Questo vuol dire interpretare.


N.B. Le quattro misure analizzate non costituiscono un fatto sporadico; me ne sono servito solo come esempio. Tutto il secondo Movimento di quella Sonatine è scritto a quel modo.

A pensarci bene, anche il primo ed il terzo Movimento sono scritti così.

Oddio! A pensarci ancora meglio, mi viene adesso in mente che in pratica tutta la musica pianistica di Ravel è scritta allo stesso modo…dunque è sempre “pensata” per Orchestra…
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #68 - 21. Apr 2012 at 16:59
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L'idea di riproporre questo enorme lavoro è stata più che azzeccata. Necessaria.
Purtroppo è nella natura dei forum che i topic salgano e scendano - e purtroppo alle volte scendono topic che dovrebbero rimanere sempre su.

UP!!
  

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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #69 - 21. Apr 2012 at 17:09
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Grazie, Piota!
Sei sempre molto cara; speriamo ora che interessi a qualcuno. Quattro anni fa ci fu una vera e propria ressa in questo topic, con posts molto eccitati per opinioni controverse, tanto è vero che lo staff dovette intervenire duramente per calmare gli animi. Avevo pensato che sarebbe stato carino riproporre tutto il topic con la sessantina d'interventi ma, francamante,tre pagine fitte fitte sarebbero state troppe. Comunque, avendo dato ora delle indicazioni precise, chi ha curiosità di leggermi può facilmente trovarmi.
  
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ellemir
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #70 - 21. Apr 2012 at 17:18
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Oh, beh, ritengo che una ressa - e magari rissa (behm, speriamo di no) - su un argomento simile non sia proprio fuori luogo, l'argomento è complesso e vasto e vale la pena... Smiley
  

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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #71 - 22. Apr 2012 at 01:38
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Michele Marvulli wrote on 21. Apr 2012 at 16:44:

Oddio! A pensarci ancora meglio, mi viene adesso in mente che in pratica tutta la musica pianistica di Ravel è scritta allo stesso modo…dunque è sempre “pensata” per Orchestra…


Gent.mo M°, innanzitutto la ringrazio per aver riportato in "auge" questo interessantissimo "lavoro"!
Riguardo alla sua affermazione su citata, mi "permetto"  di porgerle alcune domande (spero non banali Embarrassed):

se è “sempre pensata” per  orchestra, le “peculiarità” dello strumento non “influenzano”  in nessun modo l’atto creativo?
Se l’autore  scrive pensando all’orchestra, quanto ciò influisce sull’interprete? Legittimamente (credo Undecided) l’interprete può eseguire senza tener conto della “scrittura” e rendere l’opera in funzione (pur con "evocazioni" orchestrali!) dello strumento per cui è stata composta! Oppure un “interprete” degno di questo nome non può "assolutamente" ignorare le indicazioni della scrittura?

Grazie anticipatamente Cheesy

Cordiali saluti
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #72 - 22. Apr 2012 at 12:15
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Per puro caso mi sono imbattuto in questo interessante scambio di opinioni relative alle difficoltà che incontrano gli allievi nel solfeggiare correttamente ritmi sincopati.
Inizia MeryTheSun esponendo il problema.
MeryTheSun wrote on 03. Mar 2012 at 14:14:
...Insegno solfeggio e mi sono resa conto che i ragazzi di fronte a uno spartito con un tempo particolare fanno fatica a trovare il ritmo giusto, esempio: musicista abituato a suonare sempre in 4/4 si trova di fronte a un ritmo sincopato e non è in grado di capirlo.

Subentra elenka la quale dichiara di servirsi dell’analisi ritmica che sembra offrire, a suo dire, un valido contributo per superare l’ostacolo:.
gintare wrote on 03. Mar 2012 at 14:33:
..ho sempre trovato nell'analisi ritmica del pezzo un buon aiuto per superare le difficoltà...

Il terzo intervento è di Giovanni2, uno molto sicuro di se.
Egli, senza  perdere  tempo, sposta il centro del problema su un terreno più vasto, facendo collimare le difficoltà di natura “grammaticale” con necessità artistiche, Entra così nel terreno  minato della sincope e riesce a darne una spiegazione ineccepibile.
giovanni2 wrote on 03. Mar 2012 at 14:40:
...quando io insegno solfeggio parlo già di musica perchè l'emissione vocale nel solfeggio e' gia di per se sintomatica di quello che l'allievo realizzerà al pianoforte. La sincope per esempio e' spesso solfeggiata male perchè se si deve avere uno spostamento di accento questo deve sentirsi altrimenti si perde tempo. Per farla sentire basterà far pensare all'allievo che la nota dove ha inizio la sincope sia accentata nella prima parte (pensando ad un diminuendo) e non nell'ultima (il che significherebbe far perdere di significato alla sincope stessa). Quindi nella sincope diventa tutto in levare e quando finisce la sincope torna la situazione alla normalità in battere. Il levare e' una inspirazione (che tra l'altro crea tensione nel discorso musicale) mentre il battere successivo alla sincope scarica l'energia accumulata durante la sincope con una nota piuttosto accentuata e il cui accento dipenderà anche dalla durata della sincope…/

Un ultimo, timido dubbio espresso dalla gentile Mery
MeryTheSun wrote on 03. Mar 2012 at 15:13:
e quindi dici che basta fargli diciamo accentare con la voce quello che è giusto accentare?

viene subito fugato fa Giovanni2 che ribatte e rafforza convinto i concetti precedenti:
giovanni2 wrote on 03. Mar 2012 at 18:55:
…e' certo: la sincope e' proprio quella...far diventare il tempo (o la suddivisione) forte debole e il tempo (o suddivisione) debole….forte...

Che dire?
Bravo Giovanni. La sincope – una delle cose più semplici della musica, dal punto di vista pratico – diventa un problema, quando vai a spiegarla razionalmente ad altri. Io stesso, dopo tanti anni passati in questa professione, devo pensarci un paio di volte prima di avventurarmi temerario in spiegazioni che potrebbero farmi rischiare delle magre figure…
Una cosa, tuttavia, mi preme di farvi osservare affettuosamente: a Giovanni e, naturalmente, anche alle due simpatiche forummine che hanno animato questo interessante topic.
“Il levare e' una inspirazione (che tra l'altro crea tensione nel discorso musicale) mentre il battere successivo alla sincope scarica l'energia accumulata durante la sincope” – scrive Giovanni2.
Bene! Ora domando: Sei proprio sicuro che avvenga sempre così? Che questa ferrea regola non abbia delle eccezioni, giustificate proprio da una diversa situazione del fraseggio musicale? Ma forse  mi spiegherò meglio con un esempio. Eccolo:

C. FRANCK: PRELUDIO, CORALE E FUGA
Inizio del Corale



Nel frammento ho individuato con un circoletto le note che  sono scritte in sincope. Per semplificare ho eliminato l’ottava bassa, ininfluente allo scopo del nostro esempio.  Il brano si presenta con un canto spiegato ed espressivo su un andamento accordale che chiamerei “processionale”. E’ più che evidente che i due elementi vanno accuratamente separati. Il contrasto dovrà scaturire dal canto di chiara ispirazione  mistica, eseguito dalla mano destra, e la gravità estenuante degli accordi  della mano sinistra. Naturalmente usare il termine “espressivo” presuppone che bisognerà fare qualcosa che in realtà non appare scritto in partitura. Che cosa? Un’ipotesi efficace potrebbe essere quella che ho preparato nell’esempio 2:


Fondamentale e indispensabile, dal punto di vista espressivo, il calare d’intensità alla fine di una legatura. Ma qui vi voglio! Come è possibile calare in un punto – la sincope – nel quale la regola c’impone di apporre un accento? Cosa sarà più importante? D’altronde, la rigida applicazione della regola porterebbe all’esempio che segue:


So già che, dopo queste semplici osservazioni, non avrete alcun dubbio nel fare la scelta che vi parrà più opportuna al fine di esaltare i contenuti della Poesia e della drammaticità così bene armonizzati in questo capolavoro….
  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #73 - 22. Apr 2012 at 13:11
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Che bello quel topic sull'idea orchestrale, non me lo ricordavo!

Sapete che ho scoperto esiste un'orchestrazione di Bernardino Molinari dell'Isle Joyeuse di Debussy?
http://www.youtube.com/watch?v=cSbGf_4jx5w

Sarà un'eresia, ma è molto più bella così che con il pianoforte!

Maestro, se già non esiste (ho cercato ma non mi sembra) un'orchestrazione della sonatina di Ravel che aspetta a farla?
  

Abbiamo già fatto otto ore sindacali! Siamo stanchi di lavorare come delle bestie!
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #74 - 22. Apr 2012 at 13:24
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ellemir wrote on 21. Apr 2012 at 17:18:
Oh, beh, ritengo che una ressa - e magari rissa (behm, speriamo di no) - su un argomento simile non sia proprio fuori luogo, l'argomento è complesso e vasto e vale la pena... Smiley


Certamente e non come quello su Allevi  Smiley
  

un mondo senza musica è come un mare senza pesci&&(paperippo)
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #75 - 22. Apr 2012 at 13:26
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Non si dovrebbe cercare una via di mezzo?
Cioè porre in evidenza (anche "anticipandolo" in maniera quasi impercettibile) il mi bemolle in quanto appoggiatura del re, ed eseguire con leggera enfasi il secondo re sulla suddivisione debole, tenendo comunque presente che arriva subito dopo il diminuendo in chiusura della prima frase e si trova esso stesso in apertura della frase successiva... differenziando le due semifrasi attraverso una minore o maggiore intensità conferita alle dinamiche utilizzate nel fraseggio la prima e la seconda volta...
Com'è come interpretazione? Embarrassed

  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #76 - 22. Apr 2012 at 14:32
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Ne vogliamo parlare anche in riferimento alla Vallee d'Obermann?? Perchè è mia ferma (no, non è vero) convinzione che alcune volte la figurazione vada proprio intesa come sincope, in altri frangenti invece il ruolo armonico delle note rende necessaria una sfumatura diversa.
Non a caso, alle volte lo stesso Liszt mette un accento e alle volte un diminuendo...no?
  

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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #77 - 23. Apr 2012 at 07:28
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Mitico Maestro Marvulli!!!
In effetti la sua risposta sulla sincope un pò me la immaginavo.
Credo proprio che in musica niente sia scontato ed ogni scelta interpretativa è sempre sottomessa alla bellezza del risultato, qualunque sia il prezzo da pagare, anche a costo di sembrare "eretici".
  

"Non studiare soltanto "meccanicamente". Sovente la difficoltà non risiede nelle note, ma nel colore del suono o nel dinamismo ... Tutto è possibile sul pianoforte, persino ciò che a prima vista pare impossibile. Basta lavorare con intelligenza." (Ferruccio Busoni)
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #78 - 24. Apr 2012 at 10:17
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10dita ha scritto: Quote:
Maestro,mi permetto  di porgerle alcune domande.  
1 - se è “sempre pensata” per  orchestra, le “peculiarità” dello strumento non “influenzano”  in nessun modo l’atto creativo?

Assolutamente no! Pensa che i più monumentali lavori orchestrali (un’Opera di Wagner o una Sinfonia di Mahler) sono sicuramente nati al Pianoforte. E’ lì che il lavoro s’imbastisce, ma l’autore  ha già in mente tutta l’orchestrazione. E’ raro vedere un compositore – parliamo di chi usa sistemi musicali tradizionali, naturalmente – che produca “a tavolino”. Stando vicino a Nino Rota per una vita intera l’ho visto molto spesso giocherellare col pianoforte, inventando motivi in continuazione, mentre tranquillamente intratteneva lucide conversazioni. Quote:
2 – Se l’autore  scrive pensando all’orchestra, quanto ciò influisce sull’interprete? Legittimamente (credo) l’interprete può eseguire senza tener conto della “scrittura” e rendere l’opera in funzione (pur con "evocazioni" orchestrali!) dello strumento per cui è stata composta! Oppure un “interprete” degno di questo nome non può "assolutamente" ignorare le indicazioni della scrittura?

Mio caro, certamente è una questione di scelte. La capacità di andare più a fondo di una semplice lettura della grafia musicale arricchisce notevolmente la comprensione del brano e determina con maggior precisione il giusto rapporto delle dinamiche, con scelte appropriate di ordine tecnico e –importantissimo – di pedalizzazione. Un piccolo esempio. Rimaniamo sempre con Ravel: due  misure, a caso, dall’Alborada del gracioso.

Siamo sicuri che l’interprete, basandosi esclusivamente su questa scrittura pianistica (che appare semplice a prima vista), sarà in grado di cogliere l’esatto colorito del brano realizzandolo nel modo più efficace? Siamo sicuri che si possa tranquillamente ignorare quanto era sottinteso dall’Autore, che si evidenzia appieno nella seguente ipotetica strumentazione?
  
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Reply #79 - 24. Apr 2012 at 11:05
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Quote:
Non si dovrebbe cercare una via di mezzo? Cioè porre in evidenza (anche "anticipandolo" in maniera quasi impercettibile)il mi bemolle in quanto appoggiatura del re, ed eseguire con leggera enfasiil secondo re sulla suddivisione debole, tenendo comunque presente che arriva subito dopoil diminuendo in chiusura della prima frase e si trova esso stesso in apertura della frase successiva... differenziando le due semifrasi attraverso una minore o maggiore intensità conferita alle dinamiche utilizzate nel fraseggio la prima e la seconda volta... Com'è come interpretazione? Embarrassed
ellemir wrote on 22. Apr 2012 at 14:32:
Ne vogliamo parlare anche in riferimento alla Vallee d'Obermann?? Perchè è mia ferma (no, non è vero) convinzione che alcune volte la figurazione vada proprio intesa come sincope, in altri frangenti inveceil ruolo armonico delle note rende necessaria una sfumatura diversa. Non a caso, alle volte lo stesso Liszt mette un accento e alle volte un diminuendo...no?
Il vero  problema sta nella definizione. Parlare di accento o di tempo forte è solo una scorciatoia per affrontare l'anomalia  ritmica; poco interessa all’estensore della regola di necessità espressive… Se pensiamo che ogni appoggiatura (nota “forte”) capita sempre sul battere della misura, la sincope deve cambiare definizione o saranno sempre equivoci. A titolo d’esempio ricorderò che, in casi di dubbio, un’opportuna aggiunta di un ipotetico testo chiarisce ogni cosa. Lì gli accenti (o gli appoggi) delle parole hanno sempre ragione! E la sincope, con buona grazia della sua definizione teorica, va a farsi friggere. E, per rimanere in tema, il frammento di Franck potrebbe essere arricchito col testo seguente che, si capisce, è un omaggio ad Arabesque, la quale mi ha recuperato tutti gli esempi musicali perduti.

E adesso provatevi ad accentare le note in sincope....
  
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