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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Consigli di Studio di Michele Marvulli. (Read 60864 times)
♫ Arabesque ♪
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #80 - 24. Apr 2012 at 11:35
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Grazie della spiegazione e del bellissimo omaggio, Maestro! Cheesy
  
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Greca
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #81 - 24. Apr 2012 at 12:17
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Adesso il Maestro mi bacchetta alla grande.
Ma se provassimo (come diceva il mio buon maestro di organo e quello di canto gregoriano) a considerare il sistema di notazione attuale come ciò che è sempre stato,cioè una approssimazione?
  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #82 - 24. Apr 2012 at 13:27
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Greca wrote on 24. Apr 2012 at 12:17:
Adesso il Maestro mi bacchetta alla grande.
Ma se provassimo (come diceva il mio buon maestro di organo e quello di canto gregoriano) a considerare il sistema di notazione attuale come ciò che è sempre stato,cioè una approssimazione?

D'accordo (senza bacchette), a patto che dopo averlo fatto ci sentiamo meglio, più completamente realizzati!
  
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Greca
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #83 - 24. Apr 2012 at 14:17
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E' esattamente ciò che ha fatto lei nella sua analisi,maestro.
Peccato dover scomodare gregorianisti ed organisti.
Nel pur pregevole vecchio ordinamento si spendono anni ad imparare regole e poi la musica ci impone di prescindere.
Come lei ci sta ricordando, il tactus va oltre le codificazione di una sincope o la stanghetta di una battuta.
  
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Cassiopea
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #84 - 24. Apr 2012 at 19:42
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Maestro, ma a parte Ravel quali altri compositori "nascondono" l'orchestra anche nella scrittura pianistica?
E al contrario, ci sono dei brani pianistici in cui non si può pensare altro che il pianoforte?

In quanto al discorso dell'approssimazione, sono perfettamente d'accordo... e immagino che sia proprio su questa base che è possibile anche un'interpretazione, perchè ci è concessa qualche libertà di movimento Undecided
Così, per azzardare un paragone, direi che lo spartito è come un copione teatrale: c'è scritto ciò che serve, ma non tutto quello che poi verrà suonato/recitato.
  
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giovanni2
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #85 - 24. Apr 2012 at 22:17
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Michele Marvulli wrote on 24. Apr 2012 at 11:05:
Quote:
Non si dovrebbe cercare una via di mezzo? Cioè porre in evidenza (anche "anticipandolo" in maniera quasi impercettibile)il mi bemolle in quanto appoggiatura del re, ed eseguire con leggera enfasiil secondo re sulla suddivisione debole, tenendo comunque presente che arriva subito dopoil diminuendo in chiusura della prima frase e si trova esso stesso in apertura della frase successiva... differenziando le due semifrasi attraverso una minore o maggiore intensità conferita alle dinamiche utilizzate nel fraseggio la prima e la seconda volta... Com'è come interpretazione? Embarrassed
ellemir wrote on 22. Apr 2012 at 14:32:
Ne vogliamo parlare anche in riferimento alla Vallee d'Obermann?? Perchè è mia ferma (no, non è vero) convinzione che alcune volte la figurazione vada proprio intesa come sincope, in altri frangenti inveceil ruolo armonico delle note rende necessaria una sfumatura diversa. Non a caso, alle volte lo stesso Liszt mette un accento e alle volte un diminuendo...no?
Il vero  problema sta nella definizione. Parlare di accento o di tempo forte è solo una scorciatoia per affrontare l'anomalia  ritmica; poco interessa all’estensore della regola di necessità espressive… Se pensiamo che ogni appoggiatura (nota “forte”) capita sempre sul battere della misura, la sincope deve cambiare definizione o saranno sempre equivoci. A titolo d’esempio ricorderò che, in casi di dubbio, un’opportuna aggiunta di un ipotetico testo chiarisce ogni cosa. Lì gli accenti (o gli appoggi) delle parole hanno sempre ragione! E la sincope, con buona grazia della sua definizione teorica, va a farsi friggere. E, per rimanere in tema, il frammento di Franck potrebbe essere arricchito col testo seguente che, si capisce, è un omaggio ad Arabesque, la quale mi ha recuperato tutti gli esempi musicali perduti.
http://img843.imageshack.us/img843/3151/es2bis.jpg
E adesso provatevi ad accentare le note in sincope....

Maestro, non mi ero accorto dell'intervento con le mie citazioni!!! EmbarrassedBe' non posso che rallegrarmi di trovarla d'accordo... Cheesy ovviamente il caso da lei citato tratto dal Corale di Franck e' una eccezione dove, ovviamente, lei sottolinea che lo spostamento d'accento non e' sempre una regola. COncordo ovviamente con lei! Mi piace pero' trovare sempre una spiegazione musicale a quello che fa l'autore perche' credo che esista una gerarchia da seguire durante l'esecuzione; e il senso musicale senz'altro comanda rispetto al ritmo; nel senso che: se e' possibile affermare che la sincope e' uno spostamento d'accento questo e' possibile farlo quando parliamo di ritmo; ma quest'ultimo poi deve fare i conti sempre con quello che la musica ci dice. Nel caso del Corale credo che l'intento dell'autore sia quello di dare un'enfasi maggiore alla dissonanza rispetto alla risoluzione. In pratica l'autore apre la strada al musicista poco attento dicendogli: "Stai attento perche' la dissonanza va fatta sentire piu' della risoluzione"; ma  avrebbe potuto anche non scriverlo perche' la musica ti dice gia' che e' piu' giusto cosi' ed un'esecuzione con il classico spostamento d'accento sarebbe antimusicale. Alcune volte qualche allievo sente la necessita' di schematizzare la musica in regole fisse ma se fosse cosi' semplice non ci metteremmo una vita ad imparare ad ascoltare cio' che la musica ci dice e l'insegnante non avrebbe motivo di esistere.
  

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giovanni2
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #86 - 24. Apr 2012 at 22:25
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E aggiungo e rettifico anche che la tesi della dissonanza e risoluzione e' doppiamente sostenuta dal fato che non solo il re costituisce una risoluzione ma come il Maestro Marvulli spiega e' anche una chiusura di una frase. Quindi non abbiamo assolutamente dubbi: la logica musicale prevale su quella ritmica. Grazie ancor Maestro!
  

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Cassiopea
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #87 - 25. Apr 2012 at 19:53
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Riprendo questo esempio del Maestro, per chiedere: ha senso, piuttosto che accentare, allungare un pochino il mi? Secondo me sarebbe un ottimo modo per far prevalere il senso dell'appoggiatura, "nascondendo" la sincope.

  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #88 - 25. Apr 2012 at 20:45
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Cassiopea, due cose:
1 - su quello che chiedi scrissi in passato lenzuoli di parole. Se hai la pazienza di andare a rileggere le risposte18,19, 20, 21, 22, 23 e 24 troverai tutto quello che ti serve. Se consideri che ogni post consente un massimo di 5500 caratteri (e li usai quasi tutti, me ne ricordo bene!) sette posts  superano i 35.000 caratteri!. Sono tanti! Fiumi di parole. Ci vuole una pazienza di Giobbe a leggerli...pensa quanta ce ne n'è voluta per scriverli...

2- Quando avrai letto, scoprirai che quelli che ho segnato come accenti (purtroppo non avevo altro modo per farmi  capire) vanno intesi proprio come allungamenti sillabici: Ma: attenzione!!! Allungamento prima della nota accentata (o diversificata), non dopo. Perchè? Troverai tutto scritto lì. Se non  capisci contattami pure, cercherò di spiegarmi meglio.  
  
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10dita
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #89 - 26. Apr 2012 at 00:49
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Gent.mo M°, grazie per la "esaustiva" risposta al mio questito di cui sopra e di tutti gli altri "consigli" che ci sta fornendo!

Per mostrarle la mia stima porgo ora qualche rima:

Tutto lo monno deve udir ciò che il Maestro qui viene a dir!
Son consigli assai preziosi ed a volte molto graziosi!
Solo una è la vertità che possiamo al fine dir:
questo forum è bellissimo perchè vi scrive il  Maestrissimo Roll Eyes

Cordiali saluti
  
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ellemir
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #90 - 26. Apr 2012 at 11:27
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Considerazioni al volo, chè poi devo partire per Trento.

Questo mi dà da pensare che la definizione che in genere si dà alla sincope non sia corretta.
E' vero, spostamento d'accento, o anche (una volta ho sentito questa considerazione) una nota lunga fra due più corte.
A tutte queste definizioni ci sono un'enormità di eccezioni.
Ma forse allora son le definizioni ad essere sbagliate.

Sto cercando di ricordare se in Conservatorio qualcuno abbia mai puntato l'attenzione sul fatto che per avere una sincope chiaramente ci devono essere anche delle altre condizioni: un fraseggio, un'indicazione. Non mi sovviene nulla.

Esempio da Liszt: prime tre note della scala discendente:

sol fa-a mi re do si la do-o si-i-i-i

Sol fa-a mi è sincope, ma do-o si-i-i-i a me suona come appoggiatura, non come sincope. E il si è una risoluzione, nonchè nota finale della frase.

Maestrissimo: magari quest'estate avremo modo di parlarne... Roll Eyes
  

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Cassiopea
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #91 - 27. Apr 2012 at 16:13
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Michele Marvulli wrote on 25. Apr 2012 at 20:45:
Cassiopea, due cose:
1 - su quello che chiedi scrissi in passato lenzuoli di parole. Se hai la pazienza di andare a rileggere le risposte18,19, 20, 21, 22, 23 e 24 troverai tutto quello che ti serve. Se consideri che ogni post consente un massimo di 5500 caratteri (e li usai quasi tutti, me ne ricordo bene!) sette posts  superano i 35.000 caratteri!. Sono tanti! Fiumi di parole. Ci vuole una pazienza di Giobbe a leggerli...pensa quanta ce ne n'è voluta per scriverli...

2- Quando avrai letto, scoprirai che quelli che ho segnato come accenti (purtroppo non avevo altro modo per farmi  capire) vanno intesi proprio come allungamenti sillabici: Ma: attenzione!!! Allungamento prima della nota accentata (o diversificata), non dopo. Perchè? Troverai tutto scritto lì. Se non  capisci contattami pure, cercherò di spiegarmi meglio.  


Letto e capito. Mi pareva strano che non se ne fosse già parlato, in effetti... Grin
grazie.
  
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puma
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #92 - 29. Apr 2012 at 08:04
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Caro Maestro Marvulli, ho letto con attenzione i suoi consigli e sono stati rivoluzionari per me. Finora mi avevano insegnato a suonare con due mani e non con dieci dita.
Grazie ancora perché m'ha aperto gli occhi.
Ora il problema sarà trovare un maestro come lei che mi dia lezioni e migliori la mia tecnica.
Ha analizzato in modo preciso il preludio di Chopin tanto che da un pezzo banale come credevo che fosse è diventato un pezzo difficile.
Da un certo punto di vista si può dire che anche l'interpretazione è una scienza con delle basi tecniche ? Finora credevo che l'interpretazione fosse solo dettata dal buon gusto dell'esecutore che seguiva in modo più o meno preciso i suggerimenti del testo.
Ora si è aperto un mondo.
Mi sono reso conto di essere un bravo dattilografo ma il pianista è un'altra cosa.
Inizierò da subito a mettere a frutto i suoi consigli ed a cercare un vero maestro che sia pianista e musicista

Smiley

  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #93 - 29. Apr 2012 at 18:09
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Una domanda per il Maestro:

in merito alla lettura a prima vista come consiglia di procedere:
leggere una-due volte o fino a quando si suona decentemente il pezzo (in tal caso diverrebbe però quasi uno studio del pezzo)?
Occorre applicare la diteggiatura corretta o suonare direttamente ed istintivamente?

grazie
  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #94 - 16. May 2012 at 17:48
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Al fine di dare omogeneità a questa mia rubrica mi permetto di ricopiare qui di seguito il post dal titolo POLLICE SOPRA, apparso per errore in altro topic di TECNICA PIANISTICA
  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #95 - 16. May 2012 at 17:49
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POLLICE SOPRA      

Personalmente non sono convinto che i suggerimenti generici, fin qui forniti, consentiranno di superare agevolmente il problema. Esprimersi, infatti, usando termini come“traslazione della mano” presuppone che il ricevente del messaggio sappia esattamente come realizzare questo procedimento. Purtroppo non è sempre così. Immaginare che qualcuno possa d’un tratto suonare un passaggio velocissimamente, mentre era abituato a suonarlo solo lentamente, è pura utopia. La velocità va conquistata per gradi, cominciando dalle cellule più piccole. In altre parole: è inutile tentare una scala veloce se prima non si è in grado di suonare almeno due note di quella scala velocemente. Gli esercizi che seguono, chiamati espressamente “per la velocità” li scrissi per i miei allievi e servono ad un approfondimento progressivo delle difficoltà correlate al problema. Sono degli schemi “base”, abbastanza comprensibili per la loro semplicità, con facoltà di varianti nella diteggiatura, ove lo si ritenga opportuno. L’uso mirato dell’ecc. alleggerisce la visuale della scrittura.

SUGGERIMENTI TECNICI

1 - Iniziare con gruppi di due note. Suonarle insieme, come un bicordo.
2 – Progressivamente cominciare ad allontanare i due suoni fino a percepirli “distinti” anche se vicinissimi. In questa seconda fase il primo suono deve sempre essere eseguito con appoggio del braccio (dito passivo), il secondo con articolazione molto riavvicinata del dito (dito attivo). Più vicino al tasto sarà il dito, più veloce risulterà il passaggio.
3 – Passare al gruppo di tre note. Qui il problema si complica, ma non tanto da non poter essere controllato. Primo suono sempre appoggiato, gli altri due prima insieme, poi separati ma vicini.
4 – Passare a quattro note. Tutto come sopra. Alternare la diteggiatura proposta, a seconda delle esigenze. Utile anche esercitando il pollice sotto. Sissignori, SOTTO! La mano deve sempre essere pronta a tutto. Non sempre si suonerà in do maggiore; e i tasti neri sbilanciano parecchio la mano.
5 – Una volta messi a punto i due gruppi proposti ( tre e quattro note) eseguirli “traslando la mano”  con comoda fermata tra un gruppo e l’altro.
6 – Solamente a questo punto, finalmente, si potrà provare ad effettuare questa “traslazione” in un tempo rapidissimo, collegando i due gruppi studiati in precedenza.

N.B. E’ presa in considerazione soltanto una ottava della scala m, ovviamente, si potrà in tempi successivi sperimentare formule di scale più complesse; a due, tre o quattro ottave.



  
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #96 - 16. May 2012 at 18:09
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Faccio la domanda dell'ignorante.
I tasti neri sbilanciano sempre? Io ho sempre trovato comodissimo iniziare da scale tipo SI maggiore col pollice che praticamente non ha possibilità di confondersi  nel passaggio.
  
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Michele Marvulli
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #97 - 16. May 2012 at 21:15
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COMPOSITORI SCOMPOSTI

E’ fin troppo facile notare come i Compositori – e qui parlo anche di coloro che oserei chiamare intoccabili – quando sono interamente e violentemente posseduti dalla irresistibile forza creativa del loro genio, tengano in ben poco conto le difficoltà, a volte decisamente insormontabili, alle quali  saranno condannati i malcapitati interpreti delle loro opere. E’ famoso l’episodio d’Igor Stravinskij che, nel suo “jeu de cartes”, scrisse all’Oboe un fa naturale sopra i righi con tre tagli in gola, nota fino allora inesistente per quello strumento. Ebbene, questo fatto costrinse in pratica tutte le Ditte che costruivano Oboi ad aggiungere una nuova chiavetta allo meccanica dello strumento, in grado di produrre quel benedetto fa. Per quanto riguarda il repertorio pianistico credo che il primo fra tutti (e, in un certo senso, il più spregiudicato) fu Ludwig van Beethoven. Se si guarda con un minimo d’attenzione ad alcuni suoi lavori, affidati al nostro strumento, il pianoforte, si rimane abbastanza perplessi notando come alcuni “passaggi”, che risulterebbero facilmente eseguibili da una qualsiasi discreta orchestra, affidati al pianoforte rasentano i limiti della follia. Cito, a mo’ d’esempio, il frammento seguente, preso dalle misure iniziali del primo movimento (Presto) della Sonata per Pianoforte e Violino obbligato op 47 (Sonata a Kreutzer):


Soffermiamoci un attimo ad osservare il disegno affidato alla mano sinistra.
Dopo l’ultima croma della seconda misura c’è un salto di ben due ottave (note evidenziate in un circoletto). Intervallo già difficile di per sé, qui risulta ancor più azzardato per i motivi seguenti:
1 – A velocità metronomica 132 alla minima, quel salto rischia di trasformarsi in un incubo.
2 – Considerato che sulla nota incriminata ci troveremo col secondo dito, il salto sarà ancora più difficile, poiché l’estensione della mano risulterà più corta e il quinto dito, al quale toccherà di andare a bersaglio, sarà più lontano. Né l’ipotesi di un primo dito sul la apporterebbe un qualche miglioramento, perché il secondo dito, posto sul do, aumenterà ancora di più quella distanza. Come dire che il rimedio è peggio del male.
3 – Il colore piano non consente alla mano d’effettuare il salto con un minimo di slancio e la tiene costretta in frenata.

Andiamo avanti. A cavallo tra la quarta e quinta misura altre due crome, evidenziate dal circoletto. Salta subito all’occhio che l’unico dito disponibile ad eseguirle entrambe è il primo. Ma anche qui sorge un ulteriore problema. Oltre alla rapidità con, la quale il dito dovrà trasferirsi dal la al mi, si dovrà bruscamente interrompere il movimento altalenante del braccio, movimento necessario alla realizzazione delle ottave spezzate, per suonare i due mi posti in verticale, uno sull’altro, nel battere della quinta misura.

In situazioni di questo genere il nostro subconscio (o cervello) si comporta in maniera strana per davvero. Avvertito il pericolo (di sbagliare o di farsi male, urtando in qualche spigolo?) decide autonomamente di eliminarne la causa prima, E lo fa con tale autorevolezza che, se non si presta il massimo dell’attenzione studiandolo, il risultato finale potrebbe essere il seguente:





  
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ivanricciardi
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #98 - 17. May 2012 at 09:54
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Bellissima lezione anche questa Maestro  Wink
  

"Non studiare soltanto "meccanicamente". Sovente la difficoltà non risiede nelle note, ma nel colore del suono o nel dinamismo ... Tutto è possibile sul pianoforte, persino ciò che a prima vista pare impossibile. Basta lavorare con intelligenza." (Ferruccio Busoni)
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Mirko87
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Re: Consigli di Studio di Michele Marvulli.
Reply #99 - 17. May 2012 at 16:27
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Michele Marvulli wrote on 16. May 2012 at 21:15:
1 – A velocità metronomica 132 alla minima, quel salto rischia di trasformarsi in un incubo.


Salve Maestro, salti di questo tipo sono stati un'incubo per me quando ho suonato il 3 mvt della Tempesta di Beethoven, perchè se non sbaglio lì ci sono 4 battute in cui il salto d'intervallo si ripete 4 volte con un intervallo di 10ima e 2 volte con una 14ima: un incubo insomma, che solo studiando lentamente e, anche con esercizi di questo tipo, si può superare.

Per non scadere nelle solite discussioni - ma purtroppo mi sembra doveroso - lei non crede che la coordinazione delle mani e il loro orientamento sulla tastiera escluda difficoltà di qualunque tipo se requisiti come questi siano già "innati" nella persona ? Insomma, io credo che lo studio sicuramente aiuta ma, come per il senso ritmico E a differenza dell'impostazione tecnica di base e del senso musicale, i requisiti in oggetto, che si manifestano per esempio in salti d'intervalli così ampi come questo, siano innati nelle persone. Non è una questione da sottovalutare perchè poi le difficoltà si presentano e come e, senza togliere nulla a qualunque esercizio, il difetto può sempre riscontrarsi anche con lo studio assiduo (anche se molto più raramente e in qualche occasione) perchè, alla fine, diciamocelo chiaro, mettere le mani su una tastiera e suonare a occhi chiusi richiede una percezione esterna della realtà decisamente considerevole. Lei che ne pensa ?

Intanto, grazie anticipatamente
  
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