Normal Topic Intervista a MAURIZIO BAGLINI (Read 6023 times)
Pepe
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Intervista a MAURIZIO BAGLINI
25. Apr 2008 at 16:52
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Intervista a cura di Pepe

Ho aperto il tuo sito (www.mauriziobaglini.com) e sono stata accolta da un bellissimo studio di Chopin che mi ha portato con il pensiero alla prima volta che ti ascoltai, dal vivo; risale a parecchi anni fa (non diciamo quanti!) quando un giovanissimo Maurizio Baglini, al Teatro Verdi di Pisa, eseguì tutti gli studi di Chopin.
Erano "gli inizi"? Ti ricordi di quel concerto?


l concerto del 17 Dicembre 1996 con i due quaderni delle Images di Debussy e gli Studi op. 10 e op. 25 di Chopin mi aveva dato un' adrenalina particolare: di quel concerto ricordo quanto fosse emotivamente difficile suonare nella propria città ! Ricordo anche il calore del pubblico , il fatto che , teneramente e ingenuamente, per provare il programma per Pisa avessi fatto dei rodaggi a Vienna e Londra, incosciente del fatto che magari le due capitali fossero per il mio percorso più responsabilizzanti e rischiose come piazze rispetto a quella pisana !

Chi era  quel giovane ragazzo, già promessa del concertismo, e orgoglio per la nostra città, di cui tutti parlavamo e che in molti abbiamo continuato a seguire?


Quel Maurizio Baglini, del 1996, era già un pluripremiato nei concorsi più prestigiosi ( Busoni, Chopin di Varsavia, Seoul, Treviso, Taranto, Premio Venezia ) ancora a caccia di un Primo Premio internazionale, come se questo alloro potesse diventare un lascia - passare per una gratificazione personale , prima di tutto ! Col tempo, poi , ho capito che la realtà é ben diversa.... la musica é vita, e nella vita la targhetta di un concorso , seppur importante, non decreta certo il valore di un musicista, tanto meno quello dell' uomo !

I tuoi insegnanti, i tuoi ideali, i tuoi studi, i tuoi modelli pianistici... ci racconti qualcosa di Maurizio Baglini giovane studente e del tuo percorso di studi?

La mia formazione é stata completamente curata e gestita da Giampiero Semeraro, anch' egli pisano come me ! Con lui avevo già ottenuto riconoscimenti lusinghieri: poi, fu proprio Giampiero a farmi percepire la necessità di " sprovincializzarmi " e cercare un confronto quotidiano molto stimolante, e quindi l' Accademia di Imola fu una scelta pressocché automatica ! A Imola, ebbi modo di ampliare il mio bagaglio puramente culturale con Piero Rattalino, mentre dal punto di vista prettamente pianistico fu Lazar Berman a aprirmi una nuova dimensione di suono concertistico.

Arriviamo alla vittoria, a 24 anni, del World Music Piano Master di Montecarlo. E' stato quello il trampolino di lancio?

A livello internazionale, si' ! Nel senso che Festival come Loeckenhaus, Roque d' Anthéron, Ruhr, etc. sono arrivati in seguito a tale vittoria. Il Montecarlo é un concorso particolare, l' unico aperto anche ai quarantenni, con un programma massacrante e una concentrazione delle prove davvero mastodontica: devo quindi dire che senza , però, un' esperienza concertistica con programmi particolari ( ad esempio l' integrale degli Studi di Chopin, o l' esecuzione nella stessa serata dei due Concerti di Chopin, o dei due di Hummel ) non sarei riuscito a poter affrontare il Master in modo cosi' soddisfacente.

(continua)
  
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Re: Intervista a MAURIZIO BAGLINI
Reply #1 - 25. Apr 2008 at 16:53
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Cosa pensi dei concorsi pianistici? Sono necessari per entrare nel mondo concertistico?

Oggigiorno i concorsi servonoai pianisti soltanto come occasione per farsi ascoltare e per testare la propria capacità di sopportare la tensione nervosa. I più importanti direttori artistici sono ormai indifferenti al fattore " concorso ", e la capacità di avere un ufficio marketing efficace sorpassa anche il talento e le vere qualità artistiche, purtroppo ! Oltre a questo, va aggiunto che esistono troppi concorsi, pur difficilissimi, rispetto al bacino di utenza fornito dalle istituzioni concertistiche... per non parlare poi della mediocrità dei giurati di oggi ! Io mi batto per un rifiorire della diffusione capillare della musica anche nei piccoli centri, in modo tale da aumentare la ricettività concertistica... il Concorso, nel proprio concetto di esistere, é ormai una cosa anacronistica !


Pianoforum è frequentato moltissimo, abbiamo una media di 60,000 visitatori e ovviamente ne siamo tutti molto felici. Molti iscritti sono giovani studenti: hanno dubbi, pensieri, paure. Pensando alla tua esperienza, quale consiglio, suggerimento o parole senti di dir loro?
Consiglieresti ad un ragazzo, oggi, di intraprendere gli studi musicali per diventare pianista? Quale credi sia il percorso migliore che dovrebbe fare? Dove, in Italia, all'estero... con chi?



Sicuramente , oggi siamo nel pieno di una crisi senza precedenti. Tuttavia, non consiglio mai di abbandonare una passione tanto creativa come quella per la musica classica, soprattutto in virtù del fatto che senza sensibilità culturale la società sarà sempre più scialba da tutti i punti di vista. Certo é che bisogna realisticamente operare una selezione drastica fra il dilettantismo ( nel senso più nobile e dignitoso del termine ) e il professionismo ! Chi studia musica oggi deve sapere che gli sbocchi professionali sono pochissimi e che dovrà lui/ lei stesso/a pensare a come tracciare un percorso artistico.
In quanto all' esterofilia, direi che é evidente che l' Italia é il Paese con meno risorse in assoluto in termini di opportunità, società di concerti esistenti, strutture scolastiche, etc... Incredibile che il Paese più bello del mondo sia ridotto cosi' ! Ho vissuto in Francia circa 8 anni: non che laggiù la situazione sia paradisiaca, ma é certo che non potrebbe mai esistere ciò che vediamo qui.... mi riferisco a classi nei Conservatori che per 10 / 15 anni non riescono a sfornare neppure un diploma, o a classi che sfornano diplomi con lode e menzione d' onore per elementi assolutamente mediocri o non certo ben formati. In Germania, i Giappone, in USA, ci sono ancora piccoli spiragli di coerenza, forse !!


A 33 anni, oggi, Maurizio Baglini è un pianista. Il sogno si è avverato?

In un certo senso si' ! Però i sogni non servono se non sono poi supportati da una realtà contingente: e la realtà mi fa stare sempre vigile e coi piedi per terra ! Poi però penso che chi la Fortuna arride agli Audaci.... e rischio volentieri su tanti fronti !

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Re: Intervista a MAURIZIO BAGLINI
Reply #2 - 25. Apr 2008 at 16:54
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Parliamo un pò, se ti fa piacere, del tuo pianismo. Come dicevo all'inizio ti seguo da quando eri veramente giovanissimo, e ho avuto modo in questi anni di assistere a diversi tuoi recitals. Mi è sembrato di vedere alcune fasi nel tuo percorso, da un giovanissimo bravissimo e disciplinato pianista, ad un ragazzo brillante, un pò esagerato nelle sue "mosse", (mi ricordo un concerto a Pontedera, Studi di Chopin, con gambe alzate e gesti veramente plateali... studiati?) ad un pianista più maturo, con una cura e una profonda ricerca del suono, con una capacità espressiva che poche altre volte mi è capitato di ascoltare dal vivo e, ovviamente, con una capacità tecnica ineccepibile. Un pianista anche curioso nelle sue scelte musicali, che non sempre si capiscono, e che a volte lasciano con qualche dubbio. L'anno scorso, al concorso di Cesenatico dove eri in giuria, ti chiesi di questa tua particolarità che non capivo, e mi dicesti che dietro ad ogni tua scelta c'è una precisa ricerca, non sono capricci o scelte solo per colpire il pubblico. Ce ne vuoi parlare?

Innanzitutto, é vero che oggi sono arrivato ad una sobrietà visiva di cui sento l' esigenza proprio in funzione di un risultato musicale: i gesti superflui fanno colpo su chi non capisce, fanno disperdere le energie, comportanto una fallosità supplementare . L' arte deve parlare con la propria sostanza ! Detto questo, bisogna considerare che il recital tradizionale é pressocché morto, e va ricreato con l' idea di renderlo accessibile anche a chi non ne ha gli strumenti nozionistici : ma ciò non si ottiene coi gesti plateali, bensi' con un dialogo fra artista e pubblico.
Sulle scelte musicali, credo che si debba considerare che l' Accademismo é sempre stato la rovina dell' arte, basti pensare alle battaglie di Schumann contro i Filistei ! L' interprete deve essere individualmente riconoscibile dal timbro, dall' agogica, dalle dinamiche inconfondibili. Certo é che nella standardizzazione di oggi tutto ciò diventa quasi un' impresa disperata, perché non si riesce più a parlare di oggettività qualitativa, spesso perché si parte da una tradizione esecutiva anziché dal testo vero e proprio: non dimentichiamoci che la musica é l' unica forma d' arte dove l' interprete rappresenta un elemento essenziale per la codifica di un testo !

Per fare "il pianista" quanto occorre essere imprenditori? Quanto è importante avere l'agente, quanto il "darsi da fare quotidiano", contatti, amicizie, collaborazioni, compromessi? E la fortuna?


Essere imprenditore ti se stesso é oggi , ahimé, la prerogativa fondamentale per avere un' attività. Avere un agente é importante, a condizione che si tratti di un agente potente, competente, colto, e rispettoso dell' individualità dell' artista : non é facile trovare una persona che possa inglobare tutto ciò nella propria indole!
I compromessi: certo, possono dare risultati, ma vengono poi messi in conto ! Personalmente credo che la qualità e la serietà paghino più che tutto il resto, magari con tempistiche decisamente più lunghe.


Tre nomi che sono stati decisivi per la tua carriera?

In termini di carriera pura? Piero Rattalino, Marian Ribicky, Richard Baechi , rispettivamente un mio insegnante, un operatore musicale, un agente ! In termini di qualità formativa: Giampiero Semeraro, Piero Rattalino e Lazar Berman.


Tre pregi e tre difetti di Maurizio?

Pregi:
1)esser sempre disponibile per risolvere le esigenze altrui,
2)esser molto produttivo ( come mole di repertorio, velocità di messa a punto ),
3)esser musicalmente curioso e aperto a tante collaborazioni, sperimentazioni, etc...

Difetti:

idem !!! Dipende sempre da chi sono le persone alle quali ci si rapporta: c'é chi é pronto a valorizzare le tue qualità, chi invece se ne serve per un mero interesse personale !
  
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Re: Intervista a MAURIZIO BAGLINI
Reply #3 - 25. Apr 2008 at 16:55
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Parliamo ora dei tuoi numerosi impegni e della tua attività.
Ho visto che stai proponendo la IX di Beethoven, nella trascrizione per pianoforte di Liszt. Come è questa esperienza?


Emozionante: il peso specifico della IX di Beethoven non viene certo intaccato dalla trascrizione lisztiana... anzi, direi che grazie a tale trascrizione anche un pianista può gioire della musica che , a mio modo di vedere, propone una delle  cariche emotive più dense che la storia della musica possa offrirci. Oltre questo, l' impresa di suonare 78 minuti destinati in origine all' orchestra a memoria non é certo una cosa da prendere a cuor leggero ! Ma lo sforzo é ampiamente ripagato , almeno finora, dal tripudio che il pubblico può scatenare !
Al Museo d' Orsay di Parigi, sabato scorso, l' ho eseguita col Coro di Radio France che si é unito a me nel Finale: é stato un vero impatto sonoro da choc ! Sarà ascoltabile su www.francemusique.fr il 12 Luglio alle ore 10, per chi volesse provare a condividere con me questo tipo di straordinaria sensazione acustica .


Pensiamo al recital, in generale. Come scegli cosa suonare e cosa proporre al pubblico?

Spesso, quando si é in " carriera ", ci si deve adattare alle esigenze dei vari operatori musicali: direi che esser flessibili diventa quindi un' esigenza per poter oggi vivere di musica. Quando posso scegliere cosa suonare, mi piace affrontare il programma "composé" , con un pezzo importante ( come valore storico, durata, etc , ad esempio i " Quadri " di Moussorgsky, il Carnaval di Schumann, gli Anni di Pellegrinaggio di Liszt ) affiancato da piccole costellazioni ! Oppure suono volentieri programmi iperclassicisti: da Byrd, passo a Scarlatti, fino a Haydn e Mozart.


Da anni si parla di "rinnovare" il recital, pensando che il problema sia il frack, o il programma proposto, eppure siamo ancora qui ad ascoltare Liszt, e Beethoven che voi pianisti continuate a proporre. Dove è allora il problema? Perchè i teatri sono vuoti? Perchè il pubblico è sempre più anziano?

Il problema non é il repertorio, infatti ! Il problema é la formula del concerto : oggi chi esce di casa per andare a teatro , non vuole stare zitto , muto impettito, ma magari affiancare al concerto la degustazione di un buon vino, spiluccare nel bar del teatro degli stuzzichini, oppure avere un impatto visivo che si unisca a quello acustico. Ecco il perché della necessità di avere magari la commistione fra attore e musicista o fra scultore e musicista.
Eppoi nella musica classica ci si diverte ancora troppo poco, in virtù di una condanna morale che ci fa apparire noiosi, stereotipati, passati di moda ! Si parla dell' educazione musicale a scuola: vero, la musica deve essere insegnata con la stessa importanza con cui si insegna la lingua italiana, ma deve poi esserci una famiglia con sensibilità culturale dietro che possa fornire stimoli ininterrotti alla propria prole ! Ma come pretendere questo quando il cittadino medio guarda una televisione che propone il Grande Fratello o l' Isola dei Famosi?

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Re: Intervista a MAURIZIO BAGLINI
Reply #4 - 25. Apr 2008 at 16:56
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Oltre al tuo modo di suonare c'è una cosa di Baglini che mi ha colpito. All'ultimo tuo concerto arrivai tardi, il pubblico era già seduto, e tu eri in attesa di entrare, nel corridoio, chiaccherando del più e del meno con una amica. Ci venisti incontro, parlando e ridendo come se dovessi sederti accanto a noi, invece che al pianoforte. 
Non hai paura di suonare? Come lo vivi il concerto, la tensione, la preparazione.
E il giorno del concerto? Hai qualche "rituale", del tipo "niente vino a pranzo", dormi, suoni ... cosa fai?


Certo che ho paura ! Ma non é stando in religioso silenzio che la paura va via !! E la concentrazione é qualcosa che non dipende dal salutare un amico o meno subito prima del concerto.
Rituali non ne ho : ma dormire  il pomeriggio del concerto e mangiare leggero sono condizioni per me indispensabili.


Nel tuo percorso non manca la musica da camera, con la tua compagna Silvia Chiesa, violoncellista. Avete dei progetti particolari?
Come nasce la vostra unione, musicale, e quanto influisce l'amore, la convivenza quotidiana, nel vostro rapporto artistico?
(domanda tipicamente femminile, ma un pò di cronaca rosa concedicela!)


In Giugno uscirà Amadeus con un cd dedicato a noi, in cui proponiamo le due Sonate per violoncello e pianoforte di Saint Saens. Oltre a Silvia, ho e ho avuto tanti collaboratori validissimi, non mi limito al duo, anzi !!! Adoro i quartetti e quintetti con pianoforte di Brahms, Schumann, Fauré, Dvorak, ma é certo che con Silvia posso raggiungere un peso specifico nell' artisticità pura che é difficilmente ripetibile in altre formazioni ! Il nostro amore é nato da una complicità musicale, non é la musica nata da una pura attrazione sentimentale , e i due fattori sono diventati complementari ! Tutto questo é splendido , a condizione che fra noi ci si dica sempre tutto: pregi, difetti, ciò che va bene o meno .


Tu sei anche Direttore Artistico del Festival Dionisus: come nasce questa idea?

Nasce da un mio desiderio di portare la musica dove non si é abituati ad averla disponibile : in collina, in mezzo ai vigneti , sempre con l' intento di svecchiare il pubblico e di dare un piacere non dogmatico ! Insieme a Stefan Giesen, amico avvocato, enologo, titolare di un' azienda enologica in Alta Maremma, ci siamo lanciati in quest' avventura. Abbiamo già avuto pubblico dal Giappone, dalla Germania, molti francesi, e soprattutto la ridiffusione su Radiotre dei concerti del Dionisus che, lo ricordo, fa parte di un tetto comune raccolto sotto il nome di Amiata Piano Festival. Direi che il panorama mozzafiato, la cornice della Cantina di Collemassari e la qualità del repertorio atipico fanno del Dionisus un appuntamente davvero riconoscibile nell' inflazione delle proposte estive .

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Re: Intervista a MAURIZIO BAGLINI
Reply #5 - 25. Apr 2008 at 16:58
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Cosa fa Maurizio Baglini quando non è in giro per concerti, o quando non studia, o organizza, o lavora?

Fa sport, cura i fiori del terrazzo con Silvia, va in montagna !


Da "pisana" vorrei chiederti come è il tuo rapporto con Pisa, che ti vede assente da anni. Avremo il piacere di rivederti nuovamente nella nostra città?

Si', grazie al Cielo ! Il 14 settembre, al Festival Anima Mundi ! Brahms e Schumann, quintetti con pianoforte. Sarà per me un' occasione di riabbracciare il pubblico della mia città, con la speranza di gratificarlo in modo completo !


Progetti per il futuro?

Un tour sudamericano, il debutto in Israele, e la realizzazione di due programmi televisivi ( france 3 ) con la IX di Beethoven / Liszt .


Conoscevi Pianoforum prima di questa "chiaccherata"? Cosa ne pensi?

Certo che lo conoscevo ! Internet é utile quando se ne fa un uso assennato: certo é che oggi , tramite Internet, si arriva sempre dappertutto e tutti sanno tutto di tutti ! Da questo punto di vista, un pò più di privacy sarebbe auspicabile !

CIAO GRAZIE E A PRESTO BACI
MAURIZIO


  
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