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LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA (Letto 3751 volte)
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LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
20. Aug 2008 alle 13:10
 
Maestro Prosseda, Lei è il pianista che viene forse da una
delle città italiane di più recente fondazione. Questo forse la spinge
verso la ricerca del nuovo?

Latina è una città nuova, fondata nel 1932, ma
ovviamente i suoi abitanti vi hanno portato una notevole
varietà di storie e tradizioni diverse. Mia madre è
siciliana, mio padre viene da Norma, un antico paese di
origini preromane, e i miei concittadini sono perlopiù di
origini venete, friulane, calabresi e siciliane. Questa
molteplicità mi ha stimolato a cercare nuove aperture
anche negli studi musicali. Credo di aver trovato una mia
“strada” proprio grazie alla diversità dei tanti
musicisti con cui ho studiato, e cerco di mantenere una
simile varietà anche nella scelta del repertorio. Per
quanto riguarda gli autori contemporanei, ho avuto la
fortuna di frequentare sin da giovanissimo i concerti del
Festival Pontino, in cui ho conosciuto personalmente
compositori come Elliot Carter, Franco Donatoni, Goffredo
Petrassi, Luis de Pablo.


I suoi rapporti con Petrassi?

Era una persona molto semplice e alla mano, aveva dei modi
che comunicavano grande sicurezza, ma anche una sincera
modestia. Ebbi occasione di fargli ascoltare le sue musiche
pianistiche prima di inciderle e fu un’esperienza che
ricordo con grande piacere. Non mi diede particolari
consigli sull’interpretazione, ma mi fece capire come la
naturalezza e la convinzione dell’espressione musicale
fossero ben più importanti di una sterile adesione al
testo.

(continua)
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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #1 - 20. Aug 2008 alle 13:11
 
Lei ha suonato anche musica del Maestro Cafaro. Ci parli
della sua singolare figura di artista.

Ho conosciuto Sergio Cafaro sin dai primi anni di studi,
poiché la mia insegnante al conservatorio era la moglie,
Anna Maria Martinelli. Così spesso avevo modo di far
lezione anche con lui, e ricordo la sua particolare
attenzione alla qualità del suono e del cantabile, che
sapeva esemplificare egregiamente al pianoforte. Credo che
sia stato uno dei più importanti pianisti italiani della
sua generazione (era nato nel 1924), ma a causa del suo
carattere schivo e poco ambizioso non ha raggiunto la fama
che meritava. Recentemente ho ascoltato delle sue incisioni
degli anni ’60 e mi hanno profondamente colpito. Oltre che
un eccellente pianista, Cafaro era compositore, scrittore,
pittore, entomologo, umorista. Tutti questi interessi in lui
convivevano e si integravano, per cui la sua figura umana,
oltre che artistica, era davvero singolare e di grande
fascino. Ho spesso suonato le sue musiche pianistiche, che
trovo interessanti proprio perché sono del tutto
distaccate dalle mode o dalle tendenze intellettuali diffuse
negli stessi anni, e per questo mantengono un fascino
autentico. Non è musica scritta per avere successo o per
suscitare l’approvazione dei critici, ma per il puro
piacere di comporre, di unire atteggiamenti musicali e
stilistici molto diversi fra loro.
Un brano che suono molto spesso è “Vive Carmen” per
pianoforte a quattro mani. Si tratta di una parafrasi sulla
Carmen, scritta per un concorso di musica umoristica, dove,
inevitabilmente, si aggiudicò il primo premio. Al termine
del brano c’è un sorprendente contrappunto doppio tra il
tema del toreador e quello dei Maestri cantori di
Norimberga!

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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #2 - 20. Aug 2008 alle 13:11
 
Pensa che la professione di pianista sia mutata dalla Sua
infanzia a oggi?


In generale, ho l'impressione che oggi in Italia vi siano
molti talenti notevoli tra i giovani pianisti, forse più
di 20 anni fa. Grazie alla maggior facilità degli
spostamenti e delle comunicazioni (ossia grazie anche ai
voli low-cost, skype, youtube e anche a Pianoforum!), oggi
è più facile avere contatti, scambi di idee e di
esperienze con un maggior numero di persone, e ciò non
può che giovare a tutti. Ma sopratutto oggi sta mutando
radicalmente il rapporto tra interpreti e pubblico, sia nel
concerto dal vivo, sia nelle incisioni. Non mi riferisco
solo al fatto che sempre meno concertisti indossino il frac,
o che sia lecito o meno applaudire tra i movimenti di una
sinfonia (cosa che ora succede spesso in Inghilterra, ma che
pare fosse normale ai temi di Mozart). Dobbiamo pensare che
la musica che noi chiamiamo “classica” rischia
l’estinzione, o almeno la ghettizzazione in ambienti
accademici, se non ci sforziamo di far capire ad un pubblico
più ampio quanta bellezza, quanta profondità poetica vi
si possa trovare. E soprattutto quanto essa sia attuale,
appartenente alla nostra cultura.
Se oggi molte sale da concerto sono semivuote, e
contemporaneamente 40 mila giovani pagano biglietti costosi
per ascoltare un concerto rock, ci sarà qualcosa da
migliorare nel nostro modo di comunicare. Ovviamente il
nostro pubblico non potrà mai essere lo stesso di Vasco
Rossi, ma credo che anche da Vasco Rossi ci sia da imparare
sul modo di porsi con il pubblico.

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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #3 - 20. Aug 2008 alle 13:12
 
Come vede la professione di pianista tra quarant'anni?

Me lo chiedo spesso. La tecnologia e la globalizzazione
certamente continueranno ad influire sempre di più anche
nella vita musicale. I concerti trasmessi via internet sono
già una realtà diffusa, e lo saranno sempre più (spero
con una migliore qualità audio…), così come il CD
sarà certamente soppiantato da altri formati “liquidi”
(auspicabilmente migliori degli attuali mp3). Non so quanto
il pianoforte si evolverà in senso tecnologico. Gli
esperimenti della Boesendorfer (Ceuss) e della Yamaha
(Disklavier) non hanno dato finora grandi svolte
all’evoluzione dello strumento.
Credo, comunque, che il concerto dal vivo non scomparirà.
Semmai diventerà un evento di lusso. Spero che non si
perda il gusto per un calore espressivo e una naturale
libertà di fraseggio che già oggi è meno di moda
rispetto agli anni ’30 e ’40 (basta riascoltare le
incisioni di Friedman e Moisewitch e confrontarle con
qualsiasi altra incisione moderna per rendersene conto).
Negli ultimi anni, anche fra i costruttori di pianoforti,
l’estetica del timbro pianistico sembra evolversi dando la
priorità alla potenza e all’incisività, a discapito
della ricchezza e della morbidezza del suono. Mi auguro che
questa tendenza si possa invertire presto. Negli ultimi
trent’anni abbiamo assistito ad una notevole riscoperta
della prassi filologica applicata alla musica barocca e
settecentesca. Ciò non è ancora accaduto con la stessa
forza nei riguardi della musica romantica. Oggi è normale
ascoltare Haydn o Mozart al fortepiano con una particolare
attenzione alle articolazioni originali e senza quella
rigidità che contraddistingueva i primi esperimenti
filologici, mentre è più raro che un interprete affronti
Chopin con la stessa consapevolezza storica. Spero che nei
prossimi decenni la ricerca filologica (quella illuminata,
non quella integralista), si sviluppi anche nei confronti
della musica pianistica romantica.
Infine mi auguro che la musica sia sempre di più un mezzo
per portare felicità a chi più ne ha bisogno. Spesso mi
dico: è giusto che io abbia dedicato la mia vita a
studiare, solo per raggiungere un traguardo personale? Non
sarebbe stato meglio dedicarsi ad altre professioni
concretamente utili agli altri? Di recente, però, ho avuto
molte conferme di come anche un concerto possa dare delle
gratificazioni a livello umano, ad esempio nel caso di
recital presso orfanotrofi o ospedali. A tale proposito, sto
collaborando all’organizzazione di una nuova stagione
concertistica presso il reparto di Oncologia dell’ospedale
di Carrara. Nel prossimo futuro vorrei dar vita, con
l’aiuto dei colleghi interessati, ad una rete di
concertisti “donatori di musica”, che siano disponibili
a suonare gratuitamente in concerti riservati ai pazienti di
un ospedale, o a carcerati, o comunque a persone che non
sarebbero altrimenti in grado di ascoltare un normale
concerto dal vivo.

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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #4 - 20. Aug 2008 alle 13:12
 
Ha fatto concorsi internazionali particolarmente
significativi?

Sì, mi sono serviti soprattutto per imparare ad affrontare
situazioni di stress tenendo i nervi saldi. Ricordo però
che mi facevo troppo condizionare da una ricerca verso la
perfezione tecnica e l’“inattaccabilità”, dalla
preoccupazione di assecondare i gusti della giuria, cose che
non sempre erano positive ai fini musicali. Qualche anno fa
scrissi un articolo intitolato “Concorsisti o
Concertisti?”, in cui ancora mi riconosco pienamente.
Continuo a credere che i concorsi siano utili per farsi
conoscere in una prima fase della carriera, per avere una
meta nella preparazione del repertorio, e soprattutto per
instaurare nuove amicizie e contatti con altri musicisti (se
non fosse stato per il Casagrande, forse oggi non sarei
felicemente sposato con mia moglie…).
Il rischio, però, di chi punta esclusivamente sui concorsi
è di perdere di vista alcune priorità principali del far
musica: la ricerca di aspetti innovativi
nell’interpretazione, la libertà di esprimere la propria
personalità a prescindere dalle aspettative esterne, la
continua esigenza di rinnovare il repertorio e
l’attenzione al rapporto con il pubblico.

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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #5 - 20. Aug 2008 alle 13:13
 
Il Suo rapporto con Mendelssohn è diventato privilegiato.
Che cosa attrae nella sua musica?


La levità. Le sue partiture, anche nelle parti più
complesse o virtuosistiche, mantengono sempre una
particolare luce che traspare dalla scrittura
contrappuntistica.
Avevo iniziato a studiare Mendelssohn partendo dagli
inediti, che ovviamente m attiravano anche per
l’entusiasmo di riportare alla luce musiche rimaste ignote
per tanti anni. Ora sono passato ad approfondire le sue
musiche pubblicate da tempo, e anche tra esse vi sono molte
scoperte da fare, se si pensa che solo una minima parte è
stabilmente entrata in repertorio. Sono reduce
dall’incisione di tutte le Romanze senza Parole (che in
tutto sono 56, ossia più delle 48 comunemente note), che
mi hanno fatto apprezzare ancor di più le qualità uniche
del cantabile mendelssohniano: sempre limpido ma
profondamente vissuto, lontano dagli eccessi, sincero e
naturale. Forse proprio come era Felix, almeno stando a
quanto si evince dalle sue numerose lettere.


Il Suo animale preferito?

Il cane. Leale, amico, altruista.


Il suo autore letterario preferito?

Dante. Nella Divina Commedia convivono universale e
particolare, natura e creatività, fede e leggenda, in un
insieme straordinariamente coerente ed unitario.

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Re: LIBETTA intervista ROBERTO PROSSEDA
Risposta #6 - 20. Aug 2008 alle 13:14
 
Sa che Berlusconi ha proposto in Parlamento di finanziare
con una
(modesta ma concreta) pensione statale gli artisti
(musicisti in particolare) che possano portare lustro alla
civiltà Italiana, come già accadde per Grieg? Che ne
pensa?


Non sapevo di questa proposta: benvenga, anche se
bisognerà vedere con quali criteri  si sceglieranno gli
artisti meritevoli della pensione “VIP”. Il problema,
comunque, è che oggi gran parte dei musicisti non possono
aspirare ad alcuna pensione, nonostante che i versamenti
Enpals siano molto esosi e obbligatori anche per i musicisti
non professionisti. Può anche succedere che un
concertista, dopo aver versato all’Enpals un milione di
euro di contributi, non abbia diritto alla pensione (neanche
la minima), non avendo raggiunto la soglia richiesta di
giornate lavorative, e perdendo così tutti i contributi
versati all’Enpals. Da più di un anno si sta sviluppando
una mobilitazione di musicisti per cercare di migliorare
questa situazione, adeguando il sistema pensionistico
italiano a quello degli altri stati europei.


Dove va in vacanza?

Non ho una meta fissa per le vacanze. Ora, per esempio, mi
trovo in Canada in un viaggio che unisce due concerti ad
alcuni giorni di vacanza con la mia famiglia.
Mi piace molto viaggiare, e spesso approfitto dei concerti
per visitare luoghi dove altrimenti sarebbe difficile
capitare. Per esempio, l’Uzbekistan, la Rift Valley in
Kenya, la Siberia orientale.  Per le vacanze “normali”,
preferisco la montagna (mi piace molto l’Appennino
Abruzzese), anche se quest’anno non sono ancora riuscito a
fare nemmeno una scalata.


Farebbe studiare pianoforte ai suoi figli?

Finora ho una sola figlia di un anno, Miriam, e il problema
ancora non si pone. Vedo però che già è attratta dalla
tastiera, e non ho resistito alla tentazione di farla sedere
al pianoforte, con il risultato di una singolare performance
di clusters, non lontana da certi brani degli anni ’60…
Mi piace pensare che Miriam crescerà con la musica (del
resto anche prima di venire alla luce ha tenuto vari
concerti con la mamma!) e già ora ha ascoltato una grande
quantità di musica. L’importante è che mantenga con la
musica un rapporto ludico, che sia un modo per scoprire il
mondo.


Che cosa farà nella prossima vita?

Scriverò 284 Studi sugli Studi di Godowsky sugli Studi di
Chopin, così il Maestro Libetta saprà cosa fare nella
sua prossima vita.

(fine)
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