Werckmeister
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IL PROFESSORE VA ALL' ESAME Repubblica — 13 maggio 1988 pagina 1
QUALCHE tempo fa il direttore della Neue Zurcher Zeitung, Hugo Butler, mi domandava che cos' è questa lunga e pervicace ribellione dei professori di scuola media in Italia. Si tratta, rispondevo, di masse intellettuali proletarizzate, umiliate o in ogni caso esasperate sia dall' amministrazione pubblica e dal sindacalismo confederale, troppo inclini a uniformare tutti nella stessa gabbia salariale, sia dal drenaggio fiscale imputabile alla lunga inflazione che ha livellato stipendi e salari, sicché un professore guadagna quanto un bidello e meno di quanto spendono tanti studenti per le loro Suzuki, Honda e Kawasaki. Ma in Svizzera, domandavo a mia volta, quanto guadagna per esempio un professore di liceo con quarant' anni d' insegnamento? Traducendo in lire i franchi svizzeri, ecco la cifra, 8 milioni di lire al mese. Ora, sarà certo impossibile in Italia raggiungere simili retribuzioni, sia pure considerando che i professori di scuola sono coloro ai quali è affidato il compito più importante, addestrare i cervelli, valorizzare la materia grigia in una società poverissima d' ogni materia prima. Sarà impossibile per due ragioni. Anzitutto, perché il reddito pro capite dell' Italia non è paragonabile a quello della Svizzera. Inoltre, perché in Italia i professori sono troppi e spesso dequalificati, ne hanno voluti troppi sindacati e partiti quando reclamavano la stabilizzazione su scala di massa e senza concorso dei così detti precari, ostruendo per i prossimi decenni l' accesso all' insegnamento anche dei migliori fra le ultime generazioni. A QUESTO punto, un documento di governo per il contratto della scuola 1988-90 sembra voler provvedere almeno in parte alla sussistenza e alla dignità dell' insegnante. Ma il contenzioso è intricatissimo. Quel documento di governo riconosce che c' è un lavoro dei professori sommerso, cioè sottoretribuito anche perché stimato finora in 210 ore annuali. Di che si tratta? Oltre all' orario di cattedra o frontale, correzione di compiti, programmazione di corsi e preparazione di lezioni, selezione dei libri di testo, aggiornamento, rapporti con le famiglie degli studenti, consigli di classe o d' istituto, collegi dei docenti, commissioni per le biblioteche o per attività complementari della scuola e così avanti. Ma si può quantificare il sommerso? L' impresa è assurda. Qualsiasi misurazione sarà eccessiva nel valutare i tempi di lavoro del professore-massa, dequalificato e poco scrupoloso, ma sarà insufficiente nel valutare i tempi di lavoro del professore professionista, qualificato e rigoroso. Che cos' è, per esempio, l' aggiornamento? Colmare lacune su Leopardi o aggiornarsi sulla critica leopardiana? Rileggersi manuali scolastici di scienza o aggiornarsi sulla fisica delle particelle? Un professore, insomma, non è un impiegato ministeriale. Nello stesso tempo il documento del governo, accettando l' omologazione sindacale scuola-ministero, propone due tipi d' inquadramento, a tempo definito e a tempo pieno. Che significa? Il tempo definito è quello del lavoro attuale, orario di cattedra più il così detto sommerso, mentre il tempo pieno sarebbe quello dei professori disponibili a supplenze o altro, per i quali vengono proposte retribuzioni più elevate. Ma il professore professionista, che opera sul serio nella cultura, è già occupato a tempo pieno e in ogni caso non può prestarsi al cottimo. Invece il professore-massa, quando anche venisse incentivato con le supplenze a cottimo, non sarebbe un buon investimento per l' istruzione pubblica. In ogni caso il professore, sottoposto al giudizio del governo e dei sindacati per quantità o qualità di lavoro, non è un facile soggetto amministrativo. Se poi solo d' amministrazione si vuol discutere, va detto che il governo pare poco incline a far luce sugli sperperi di bilancio. Quanti sono fra i professori, anzitutto, i comandati o distaccati al servizio di segreterie ministeriali, burocrazie centrali e periferiche, partiti e sindacati? Quanti sono, inoltre, i progetti clientelizzati o lottizzati fra partiti e sindacati per le tante iniziative di formazione o sperimentazione tanto spesso arbitrarie? Quante sono, infine, le bizzarrie amministrative del ministero? Basta ricordare un esempio, segnalato da Gianni Vattimo: Poiché i precari che dovrebbero essere immessi in ruolo sono troppi, per le casse dello Stato e per i bisogni della scuola, si ricorre a una serie di limitazioni del tutto cervellotiche... Così, hanno titolo per entrare in ruolo i docenti che nel 1986-87 hanno prestato servizio per almeno 180 giorni, o quelli che hanno svolto un anno di servizio nei sette anni antecedenti il settembre 1982... Perché non aggiungere che fra i titoli essenziali c' è anche l' avere almeno una trisavola nata in Congo prima del 1915?.... Così è l' amministrazione, così è lo Stato in Italia. E allora, se non altro, la lunga ribellione dei professori, tutti, del genere professionista o del genere massa, un merito ce l' ha. Costringe finalmente lo Stato, sempre oberato da funzioni anche superflue o abusive, a occuparsi d' uno dei suoi compiti essenziali. Lo Stato in Italia lo trovi dovunque, anche laddove potrebbe non essere, [....] ma non lo trovi, o è distratto e maldestro se non addirittura dissennato e labile, laddove invece dev' essere sul serio, come nelle scuole pubbliche, o come nei lamentevoli tribunali. - di ALBERTO RONCHEY
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