Normal Topic utilizzo del peso (Read 1719 times)
rsu
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utilizzo del peso
09. Feb 2011 at 09:09
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Salve a tutti volevo aprire una discussione sul concetto di peso del braccio nella tecnica pianistica.Io, non so se erroneamente, mi sono fatto questa idea(elementare se volete) che il peso serve a suonare più forte o più piano.Quindi partendo da un braccio che sfrutta il suo peso naturale avrò un suono pieno e forte mentre se vorrò un suono leggero dovrò sospendere questo peso.La cosa che mi riesce più difficile è separare il concetto del peso dalla forza muscolare delle dita cioè a volte suono sospeso con il  braccio e faccio più forza con le dita quindi ottengo un suono forte senza l'aiuto del peso.Dico giusto,faccio confusione o qualcuno può chiarirmi le idee?Ciao e grazie a tutti.
  
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occhibelli
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Re: utilizzo del peso
Reply #1 - 21. Nov 2016 at 18:13
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Per un tocco ci sono tante variabili, è vero quello che dici si può fare tutto,  ma devi ascoltare il suono che esce e decidere.
io per esempio ho un dubbio sul cantabile perché una frase per es riesco ad ottenerla con ugual peso regolando il suono in altro modo oppure affondo ma
vario la dinamica della frase con più o meno peso.

quale il giusto? In genere scelgo la seconda opzione la prima se son frasi molto lente.
quale il modo corretto?
  
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onaocn
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Re: utilizzo del peso
Reply #2 - 07. Dec 2016 at 18:12
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rsu wrote on 09. Feb 2011 at 09:09:
Salve a tutti volevo aprire una discussione sul concetto di peso del braccio nella tecnica pianistica.Io, non so se erroneamente, mi sono fatto questa idea(elementare se volete) che il peso serve a suonare più forte o più piano.Quindi partendo da un braccio che sfrutta il suo peso naturale avrò un suono pieno e forte mentre se vorrò un suono leggero dovrò sospendere questo peso.La cosa che mi riesce più difficile è separare il concetto del peso dalla forza muscolare delle dita cioè a volte suono sospeso con il  braccio e faccio più forza con le dita quindi ottengo un suono forte senza l'aiuto del peso.Dico giusto,faccio confusione o qualcuno può chiarirmi le idee?Ciao e grazie a tutti.


Un modo per chiarirsi questi problemi è possibile averlo dallo studio del trattato di Attilio Brugnoli "la dinamica pianistica" ed Ricordi (anni 30) presente nella biblioteca del Conservatorio milanese. Molto complesso ma, il più completo trattato sull'argomento.
  

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10dita
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Re: utilizzo del peso
Reply #3 - 08. Dec 2016 at 02:35
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Gent.mi, l’argomento è stato dibattuto assai, anche qui sul forum.

Dice giustamente Nino Gardi (in “Il bianco e il nero”, Zecchini Editore):

Ҥ II. La forza gravitazionale e inerziale-

[…] E anche qui cogliamo al volo l’opportunità di notare a margine come l’impiego della pressione prodotta dalla forza muscolare, in luogo del peso prodotto dalla forza di gravità, sia uno dei più frequenti e “pesanti” equivoci che si verificano fra i pianisti durante lo studio del proprio strumento.”

Come ben evidenziato dal Gentil onaocn è:

“Attilio Brugnoli  […] il più autorevole “teorico” italiano che abbia indirizzato i suoi studi sull’utilizzazione del peso nel gioco pianistico […]” (Gardi, op. cit.)

Il trattato di Brugnoli non è di facile lettura, ma senza dubbio essenziale e fondamentale il suo studio ed approfondimento.

Consiglierei la seguente edizione:

Dinamica Pianistica” a cura di Giuseppe Buzzanca, presentazione di Aldo Ciccolini, introduzione di Mario Baroni, Florestano Edizioni.


Molto interessante la specificazione del Gardi (op. cit.), in nota, in relazione alla mitico (ed abusatissimo!) termine “rilassamento” (parente stretto del peso):

“Si fa qui uso del termine 'riposo' anziché del più frequentato termine 'rilassamento', il quale può talvolta assumere un significato equivoco quando si pensi che i muscoli di ogni essere vivente mantengono costantemente un proprio 'tono' e perciò non sono mai completamente 'rilasciati'.”

Proprio vero che codesti argomenti son:

“uno dei più frequenti e “pesanti” equivoci che si verificano fra i pianisti durante lo studio del proprio strumento.”


Cordiali saluti
  
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onaocn
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Re: utilizzo del peso
Reply #4 - 08. Dec 2016 at 14:34
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Brugnoli ha aperto un filone razionale sulla fisiologia applicata alla letteratura del pianoforte in particolare da Beethoven in avanti, quando la meccanica dello strumento col piano e col forte si è distanziata ed evoluta notevolmente dagli strumenti a tastiera precedenti, ponendo ai compositori e ai pianisti nuovi orizzonti artistici e di esercizio pratico. Nessun obiettivo artistico è raggiungibile senza la conoscenza dei tre elementi che compongono l'esecuzione di musica al pianoforte.
a) il pianoforte, la sua storia e le sue vere risorse limiti compresi
b) la fisiologia umana e i suoi pregi e difetti
c) la letteratura dedicata
Una strada lunga e difficile, piena di insidie di ogni genere. Il pianista perfetto non esiste, diciamo allora che il trattato in oggetto offre materia di studio e di riflessione per gli appassionati della materia. Senza prendere nulla come assoluto e oggettivo. Solo idee generali buone di difficile applicazione però nei dettagli che spesso vengono messe in essere inconsciamente da elementi di talento a cui certi studi d'introspezione non gioverebbero, anzi. Un noto maestro di pianoforte del secolo appena concluso ha definito questo metodo razionale "un'arma a doppio taglio". Attenzione dunque a non farsi prendere la mano dalla sua lettura, se applicato con vivezza d'ingegno, diciamo una punta d'intuito sempre necessario alla realizzazione di cose difficili beh, forse si possono ottenere alcuni risultati indubbiamente utili e interessanti ma, se ne potrebbero trascurare altri non meno utili e interessanti. Nulla è più produttivo sul pianoforte che suonare con facilità d'esercizio, altrimenti tutto è vano.
  

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10dita
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Re: utilizzo del peso
Reply #5 - 09. Dec 2016 at 01:56
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onaocn wrote on 08. Dec 2016 at 14:34:
Un noto maestro di pianoforte del secolo appena concluso ha definito questo metodo razionale "un'arma a doppio taglio". Attenzione dunque a non farsi prendere la mano dalla sua lettura, se applicato con vivezza d'ingegno, diciamo una punta d'intuito sempre necessario alla realizzazione di cose difficili beh, forse si possono ottenere alcuni risultati indubbiamente utili e interessanti ma, se ne potrebbero trascurare altri non meno utili e interessanti.


Gent.mo, volendo tutti i metodi razionali (e/o non!) possono esser armi “a doppio taglio”.

Anche lo storico “Die natürliche klaviertechnik”, di Rudolf M. Breithaupt- Leipzig 1905 (forse il più importante e famoso trattato sulla tecnica fisiologica del peso), può esserlo! Anzi, per molti aspetti (possiam dirlo credo senza esser irriverenti!) lo è!
E molti critici e didatti ne colsero alcune fallacità ed incongruenze.

Ciò detto, la sua importanza e conoscenza rimane fondamentale, così il trattato del Brugnoli o altri storici.

E’ ovvio che si confida nell’intuito e intelligenza del lettore cogliere e filtrare ciò che la trattatistica enuclea.

E nessuno credo sia così ingenuo da pensar di imparar la tecnica e l’arte pianistica leggendo solo codesti trattati.

Però meglio conoscere (e sperimentare!) che andar per boschi senza meta!

onaocn wrote on 08. Dec 2016 at 14:34:
Solo idee generali buone di difficile applicazione però nei dettagli che spesso vengono messe in essere inconsciamente da elementi di talento


Mi par un po’ riduttivo definìr così il trattato di Brugnoli.
Sul fatto che gli individui di talento mettono in pratica inconsciamente certi principi enunciati, ciò è sempre stato rilevato:   

-“Tutti i teorici, che agli inizi del Novecento posero le basi della tecnica moderna, individuarono [una] contraddizione clamorosa tra la teoria artificiale dei didatti e la pratica “naturale” dei grandi pianisti e sostennero quindi la necessità di elaborare una nuova didattica fondata sull’analisi attenta di tale pratica.
[in nota pag. 13] Rudolf M. Breithaupt, […] partì, per elaborare il suo metodo, dall’osservazione e dall’analisi del modo di suonare della grande Teresa Carreño.”
(in “Pianosophia” di Spagnolo/Stelli, Ed. Guida)

-“Nessuno dei teorici pretende d’aver inventato una nuova maniera di suonare il pianoforte. […] Essi affermano al contrario di non aver altra ambizione che di osservare, analizzare e spiegare il gioco dei grandi pianisti.
<<Liszt, genio d’istinto>>”. (in "Techniques pianistiques" di G. Kaemper
)

Ergo...

Per ritornar al trattato di Brugnoli, non per nulla ho consigliato la “Revisione storico-critica di Giuseppe Buzzanca” QUI
Con note introduttive di estremo interesse!

Naturalmente (come diceva un ex utente):

“per chi ha orecchie e orecchini per intendere.”

Mi concedo un bel: OVVIO!

Cordiali saluti
  
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