Hot Topic (More than 10 Replies) INTERVISTA A JIN JU (Read 6492 times)
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INTERVISTA A JIN JU
18. Jul 2011 at 14:02
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Le persone che ancora non ti conoscono, basta che vadano sul tuo sito a leggere la tua biografia per avere immediatamente lʼidea che ci troviamo di fronte ad un pianismo di fatti e di sostanza: hai studiato in prestigiose scuole e vinto concorsi internazionali, giri il mondo per concerti, incidi e hai una carriera di notevole rispetto. Poi ti si ascolta, e non si può non rimanere colpiti dalla tua straordinaria personalità, oltre che dal tuo pianismo.
Ma chi vuol conoscere un poʼ più a fondo Jin?
Vorrei che qualcosa di più potesse emergere da questa nostra chiaccherata... virtuale... non solo sulla straordinaria pianista che abbiamo il piacere e lʼonore di avere tra noi, ma soprattutto su Jin!
Lessi una tua intervista qualche anno fa, e rimasi molto colpita da un fatto che raccontasti, e cioè che hai iniziato a suonare a 4 anni, in un periodo difficile per la Cina di quellʼepoca e che ti portavano a scuola di musica in bicicletta, e la strada da percorrere era a più di unʼora da casa tua, e non avevi un pianoforte, tanto che tua mamma disegnò su un tavolo una tastiera, e tu ti esercitavi così. Ma da cosa nasceva questa grande passione e grande determinazione nonostante le difficoltà?


La musica é sempre stata nella mia casa, perché mio padre é un musicologo, e mia madre é sempre stata immensamente innamorata della musica. Per me é stato naturale avvicinarmi ad essa. Ricordo che mio padre una volta mi portò in un luogo dove c'era un vecchio pianoforte, che mi sembrò enorme: avrò avuto circa quattro anni, non avevo mai visto nulla di simile e per me fu istintivo avvicinarmi e toccare la tastiera; appena ascoltai il suono, anche se doveva essere uno strumento scordatissimo, fu amore a prima vista!

Che ricordi hai di quel periodo?

In Cina il pianoforte era un simbolo della cultura occidentale, e durante la Rivoluzione Culturale era stato proibito. Io sono nata in un momento in cui il pianoforte ricominciava a far parte della società cinese, ma i prezzi di uno strumento erano improponibili per la nostra famiglia! Pensate che per acquistare il pianoforte più piccolo ed economico ci volevano più di 2 anni dello stipendio di entrambi i miei genitori, oltretutto non era neppure facile trovare uno strumento disponibile. Per questa ragione mio padre inizialmente pensava di non poter far fronte alla mia passione, mia madre invece insisteva e mi aveva disegnato una tastiera sul tavolo della cucina per farmi esercitare in qualche maniera. Mio padre però poi ha capito che il mio non era un capriccio, e anzi ogni giorno con grandi sacrifici mi ha accompagnata in bicicletta per poter studiare qualche minuto su un vero pianoforte all'altro capo di Shangai! Era molto faticoso, e anche non sapevo mai quanto avrei potuto studiare, a volte un'ora, altre volte solo qualche minuto, secondo gli umori dei proprietari del pianoforte.
Ma in quella situazione ho imparato a studiare nella maniera più proficua, sfruttando al massimo il tempo a disposizione.

Che bambina sei stata?

Sono sempre stata allegra, malgrado la situazione della mia famiglia non fosse per niente facile a quell'epoca. Mi é sempre piaciuto giocare, ma non ho potuto avere molti amici, anche perché da subito ho cominciato a studiare seriamente e non avevo molto tempo per il divertimento. Ricordo che passavo le giornate a studiare sulla quella tastiera finta disegnata sul tavolo mentre sentivo gli altri bambini che giocavano fuori, ed io dovevo concentrarmi per cercare di immaginare il suono che sarebbe uscito da una tastiera vera. Una fatica tremenda, ma ho imparato moltissimo in quella situazione di difficoltà. Gli altri bambini mi vedevano come una specie di aliena, perché allora era veramente una cosa stranissima suonare il pianoforte, e non giocavano volentieri con me. Questa situazione é durata fino a quando avevo circa 9 anni, quando finalmente con enormi sacrifici i miei genitori riuscirono a comprare un piccolo pianoforte verticale. Immaginate la mia emozione: erano cinque anni che lo aspettavo, tempo che per un bambino piccolo è eterno! E questo fu un piccolo evento: la radio nazionale venne a sapere di questo pianoforte, e mandó una troupe a casa mia a registrarmi mentre suonavo un piccolo pezzo che fu trasmesso in tutta la Cina.
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #1 - 18. Jul 2011 at 14:03
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Diventare pianista era il tuo sogno di bambina?

Naturalmente sí! Lo scrivevo già nei miei primi diari, ed é sempre stato quello che ho voluto, da quando ho memoria.

La tua passione per la musica è rimasta sempre costante e viva oppure hai avuto momenti più bui, in cui non dico che hai dubitato della tua scelta, ma ti sei trovata in condizioni difficili? Oppure, al contrario, è stato sempre un crescendo di risultati e successi?

I momenti bui ci sono sempre per tutti, anche perché questa è una carriera difficilissima, ma la passione e l'amore per la musica non mi hanno mai abbandonato. Devo dire che ho anche avuto la fortuna di avere sempre accanto le persone giuste che mi hanno aiutato e sorretto in questa scelta, da miei genitori, al mio insegnante, Jun Yang, fino oggi a mio marito, Stefano Fiuzzi.

Tu pensi che per una donna che vuol fare carriera la strada sia più difficile, o esattamente uguale a quella di un uomo? Comʼ è stata la tua esperienza a proposito? Pensi che i pregiudizi sulla “donna pianista” diversa dallʼ”uomo pianista” siano terminati? (forse ti sembrerà strana la domanda, ma sul forum ne abbiamo lette di cose abbastanza ... “speciali” sul tema... )

Non me ne sono mai preoccupata più di tanto: io penso che chiunque abbia il dono di un talento per la musica abbia il dovere di svilupparlo al meglio e di dare il suo massimo, indipendentemente dal sesso e dalle opportunità che ci saranno. E poi le donne hanno un'energia e una forza di volontà straordinarie, ormai ci sono esempi in ogni settore, credo che la lotta sia alla pari.

E come sei arrivata al successo che hai oggi? Chi o cosa ti ha aiutato? Ci sono state delle persone che sono state fondamentali nel tuo percorso e nella tua carriera?

Innanzitutto la fede, che mi ha sorretto da sempre!
E poi, come ho già detto, ho avuto la fortuna di avere le persone giuste al mio fianco. Mia madre é stata severa e rigorosa, ma mi ha educato al dovere e allo studio in un modo che é stato prezioso per la mia carriera. Mio padre mi ha incoraggiato e aiutato materialmente in ogni modo, ricordate i viaggi quotidiani in bicicletta e gli enormi sacrifici per farmi studiare su uno strumento vero? E poi il mio maestro Yang, che mi ha insegnato l'umiiltá di mettermi al servizio della musica, e la maniera di far scorrere nella musica quello che c'é nel cuore. Successivamente ho avuto la fortuna di incontrare maestri bravi e significativi per il mio percorso musicale, da Franco Scala a Martin Roscoe, da Boris Petrushansky a Lazar Berman, a Kathryn Stott. E poi c'è stato mio marito, che ha avuto un ruolo decisivo nella mia crescita musicale perché ha aggiunto al mio talento e al mio istinto una solida base storica e stilistica, cambiando per sempre il mio modo di far musica. Con lui ho potuto finalmente congiungere la mente al cuore.
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #2 - 18. Jul 2011 at 14:04
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E chi sono i pianisti che ti hanno più colpita? Hai dei miti, o dei pianisti che ti hanno ispirata?

Mia madre aveva il mito di Kissin, ma sono cresciuta ammirando le figure dei grandi pianisti che conosciamo tutti: da Rubinstein a Serkin, da Horowitz a Michelangeli. Ho ammirato e amato nei vari periodi della mia vita un po' tutti i grandi miti della tastiera.


Hai dovuto rinunciare a qualcosa per la carriera?

Quando si fanno tanti concerti bisogna studiare tanto, quindi si sacrifica sempre un po' la vita privata. Vorrei avere più tempo per me e per stare con mio marito e con i miei familiari.

Perché lʼItalia? E come ti trovi qui? Cosa pensi dellʼambiente musicale italiano?

Io sono di carattere aperto e sociale, con gli italiani mi trovo benissimo! E poi mio padre é un grande appassionato di Opera italiana, quindi l'Italia in un certo senso é sempre stata a casa mia. Per di più il pianoforte é nato a Firenze: come potrei non amare l'Italia? Ricordo che molti anni fa, da ragazza, seguii una Master Class a Siena, e rimasi talmente colpita dall'Italia in quell'occasione che sognai di poter vivere un giorno qui. Quanto all'ambiente musicale posso dire che ho trovato tante persone positive, simpatiche e disponibili; ma naturalmente, come dappertutto, possono esserci situazioni più complicate.
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #3 - 18. Jul 2011 at 14:05
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E questo interesse per i pianoforti antichi che spesso suoni? Quando è nato? E quali sensazioni ti smuove dentro? Quali differenze, quali pensieri... pianoforti così diversi tra loro, che tu comunque domini e affronti con straordinaria sicurezza. Cambia il tuo approccio mentale su un pianoforte antico rispetto ad uno moderno?

Inizialmente avevo una scarsa considerazione del fortepiano, direi che lo ritenevo quasi un ripiego per pianisti non molto dotati. Ma poi ho avuto la fortuna e il privilegio di vivere a contatto con alcuni meravigliosi strumenti antichi, e con l'aiuto e la pazienza di mio marito sono riuscita ad entrare in sintonia con questo mondo. Ogni fortepiano è molto diverso dall'altro, e quindi sei costretta a capire ogni strumento, quasi ad entrare in confidenza con lui, come se fosse un amico. Che dire? Questa esperienza è stata una vera e propria rivelazione, che mi ha fatto crescere da ogni punto di vista, scoprendo possibilità timbriche impensabili e aiutandomi enormemente nella comprensione dei grandi classici. Oggi non potrei più farne a meno, e mi accorgo immediatamente se un pianista non ha compiuto questo percorso.
Attraverso gli strumenti d'epoca mi sento molto più vicina al pensiero dei compositori, potendo vivere la loro stessa esperienza alla tastiera.

Cosa ne pensi dellʼevolversi naturale dellʼinterpretazione, così diversa oggi dai pianisti del tempo dei pianoforti che spesso suoni... Il tuo modo di interpretare è influenzato dal pianoforte e dalla sua epoca? Come si è formato il tuo modo di interpretare?

I gusti cambiano per tutte le cose, non soltanto per la musica, e forse fra qualche decennio anche le esecuzioni di oggi appariranno datate. Il mio modo di interpretare è cambiato nel tempo, perché vivendo e suonando ho imparato tante cose che inizialmente non sapevo, ma è sempre stato un modo di suonare sincero, ho sempre cercato di rispettare la musica e di restituirla al meglio che potevo.

Oggi oltre che pianista sei anche docente allʼAccademia di Imola, e spesso nelle giurie di concorsi pianistici. Senza generalizzare, come vedi le nuove generazioni nei confronti dello studio, e del pianoforte? Cʼè chi critica loro il fatto di suonare come “macchinette”... tu che impressione hai?

Direi che oggi rispetto al passato abbiamo molte più opportunità di ascoltare tanti bravi pianisti, anche se con i dischi ed Internet ci siamo un po' uniformati nelle interpretazioni. Però é vero che il livello medio si é anche alzato moltissimo. D'altra parte é anche vero che ci sono ragazzi molto dotati che si limitano al lato atletico del pianoforte. In questo caso credo che noi insegnanti abbiamo la responsabilità di guidarli nella maniera giusta, specialmente nella cura del suono e nella comprensione della musica.
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #4 - 18. Jul 2011 at 14:06
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Sappiamo che una buona percentuale nel successo di una carriera è data anche dal frequentare gli ambienti “giusti” e le persone “giuste”, ma bisogna anche saperlo e volerlo fare, quindi frequentare la società che conta, uscire e farsi vedere a teatro, ai concerti, mantenere rapporti ecc.. ecc... Tu abiti a Firenze, un luogo che da decenni è in mano, musicalmente, alle stesse persone che decidono i nomi da inserire in cartellone, quasi sempre i soliti, tanto che si potrebbe ormai scommettere, e vincere. Un pianista sa che sottrarsi a questo aspetto, quello del frequentare lʼambiente, vuol dire spesso rinunciare a suonare, anche se ha le competenze, il talento e la professionalità. Come vivi tu tutto questo?
Ti è mai capitato, o ti capita di dover far buon viso a cattivo gioco? Hai bisogno di indossare una maschera, o hai avuto la fortuna di non averne mai bisogno?


Non so bene cosa rispondere, sono problemi che non mi sono mai posta in questi termini. Noi cinesi siamo per natura molto diplomatici, e anche io lo sono, ma questo non significa fingere o mettersi una maschera. Io sono come mi si vede, e non credo che riuscirei ad essere diversa. Quanto a Firenze cosa posso dire? Ci sono tante realtà musicali a Firenze: in alcune di esse ho suonato, in altre no. Magari ci riuscirò in futuro! In ogni caso ci sarà sempre qualcuno che in qualche circuito suona più di me, e qualcun altro che suona di meno. C'est la vie... E comunque non è un problema per me!

Cosa è che ti diverte, musicalmente?

La musica in sé è il più grande divertimento della mia vita!

E al contrario, cosa è che ti infastidisce?

Detesto quando non riesco a realizzare con le mani quello che ho in mente. Non ho pace finché non ho trovato la soluzione.

Hai mai ricevuto cattiverie gratuite, magari attraverso critiche? Se si, come hai reagito?

Ma certo, è normale. Quando fai qualcosa di importante va da sé che qualcuno ne sia invidioso. Inutile prendersela: il mondo é fatto così; io penso solo a fare del mio meglio, e poi non possiamo sempre accontentare tutti!
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #5 - 18. Jul 2011 at 14:08
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E quando non suoni o non studi, che fai? Cosa ti piace fare? Riesci ad avere tempo libero per te stessa, oppure il pianoforte occupa la stragrande maggioranza della tua giornata?

Un po' di tempo si deve trovare sempre, me piace molto leggere, camminare, cucinare, nuotare e stare con gli amici. Bisogna anche vivere per suonare bene!

Cucini? Hai qualche ricetta per noi? Smiley


Certo, ho sempre cucinato, e mi piace! Gli amici mi dicono che cucino molto bene, forse perché la mia cucina é molto molto diversa da quella a cui sono abituati e ho il vantaggio del fascino della novità. In realtà me lo dice anche mio marito, ma lui é di parte! Comunque vedo che ogni volta non avanza niente! Una ricetta? Ne avrei tante, una che amo é il pollo alle melanzane. Tagliate il pollo a dadini, marinatelo con 3 cucchiai di olio, farina, salsa di soia, zenzero, aglio e cipolla finissima: mescolate bene e fate riposare per qualche ora. Tagliate le melanzane a pezzi abbastanza grandi e friggetele a parte con olio finché non siano dorate. In un'altra padella mettete poco olio, spicchi d'aglio e cuocete il pollo per 10 minuti. Quindi aggiungete le melanzane con un po' di salsa di soia.

La tua massima preferita? O un pensiero che spesso ti dici, tra te e te, che ti è di aiuto? Un motto, un proverbio... cʼè qualcosa che ti piace riperterti?

Il tempo é i miglior critico e la pazienza é il migliore insegnante. Lo diceva Chopin.

Se ora suonasse alla tua porta un/una pianista, chi vorresti che fosse, e perché?

Chiunque, purché mi sia amico!
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #6 - 18. Jul 2011 at 14:11
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Se tu avessi la possibilità di passare una giornata con un grande compositore del passato... chi sarebbe, e perché? Cosa gli diresti?

Sicuramente Bach. Non gli chiederei niente, vorrei solo poter stare in silenzio a guardare cosa fa.

Cʼè un compositore con il quale ti senti più in sintonia?

Con quello che sto suonando al momento.

Studi tutti i giorni oppure ci sono periodi in cui non tocchi il pianoforte?

Assolutamente sí, se un giorno non studio é perché proprio non mi é possibile fisicamente, per esempio se sono in viaggio, ma poi devo recuperare! Anni fa ebbi un terribile incidente perché fui investita da un automobilista ubriaco, e temevo che non avrei potuto suonare più. Per questo io penso sempre che suonare é un dono meraviglioso, una fortuna e un privilegio che abbiamo, e che non sappiamo se potremo avere sempre: per questo non voglio perdere neanche un giorno di studio, e ogni concerto lo faccio come se fosse l'ultimo.

Se un giovane si presentasse dicendoti “voglio fare carriera” quali suggerimenti avresti da dare?

Innanzitutto vorrei fargli capire che non tutti possono suonare ai massimi livelli, e non tutti possono fare carriera, quindi gli suggerirei di stare sempre con i piedi per terra.
Però la carriera deve essere la conseguenza di un grande amore per la musica, e non può diventare un fine. Prima di tutto bisogna amare la musica, poi se la carriera viene, saremo felici, ma se non viene saremo felici lo stesso.

Se tu chiudessi il pianoforte.... Cosa apriresti?

Non ci ho ancora pensato. Il pianoforte é lo scopo della mia vita, spero che non succeda mai.

E ora se vuoi, dicci la prima cosa che ti viene in mente.... O anche la seconda! O fatti la domanda che non ti ho fatto, ma che avresti voluto che ti facessi!

Ringrazio e saluto tutti gli amici di Pianoforum!


COPYRIGHT PIANOFORUM LUGLIO 2011 - by Pepe
  
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #7 - 19. Jul 2011 at 08:27
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Una bellissima intervista!
Grazie di cuore a Jin Ju e a Pepe per avercela regalata.  Smiley Smiley
  
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Gianfranco Quaini
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #8 - 19. Jul 2011 at 11:17
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...molto interessante..complimenti!    Smiley
  
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Amarena
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #9 - 19. Jul 2011 at 17:02
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ho avuto l'impressione di leggere una bella persona *_* con una filosofia di vita orientata verso la consapevolezza del sè e piena di positività che ha saputo trasmettere attraverso delle parole semplici ma ricche di contenuto. Molto bella grazie mille *_*
  
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Rubino
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #10 - 22. Jul 2011 at 13:20
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Ottima intervista per un'ottima pianista. Grazie
  
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Ge@
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Re: INTERVISTA A JIN JU
Reply #11 - 28. Jul 2011 at 07:45
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staff wrote on 18. Jul 2011 at 14:08:
Una ricetta? Ne avrei tante, una che amo é il pollo alle melanzane. Tagliate il pollo a dadini, marinatelo con 3 cucchiai di olio, farina, salsa di soia, zenzero, aglio e cipolla finissima: mescolate bene e fate riposare per qualche ora. Tagliate le melanzane a pezzi abbastanza grandi e friggetele a parte con olio finché non siano dorate. In un'altra padella mettete poco olio, spicchi d'aglio e cuocete il pollo per 10 minuti. Quindi aggiungete le melanzane con un po' di salsa di soia.


ricetta del pollo provata ma senza melanzane. ottima! sarebbe simpatico un ricettario dei pianisti  Smiley
grazie a Jin Ju soprattutto per la bella intervista.
  
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