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Very Hot Topic (More than 25 Replies) scuole pianistiche (Read 19527 times)
puma
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scuole pianistiche
23. Oct 2013 at 04:54
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Cosa ne pensate delle varie scuole pianistiche?

Perchè la scuola Russa viene considerata la migliore? (soprattutto per i pezzi romantici): non lo dico io ma l'ho sentito da vari pianisti

Cosa mi dite della scuola di Vitale

Esistono altri metodi di approccio pianistico?
  
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Brandauel
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Re: scuole pianistiche
Reply #1 - 23. Oct 2013 at 06:41
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A costo di apparire troppo controcorrente dico che la scuola pianistica italiana si avvale di un suono volutamente contenuto, almeno da qualche decennio a questa parte,  dopo Michelangeli e Ciani.
Un suono contenuto, corrispondente alla modesta statura dell'imperialismo nazionale, vera fucina delle carriere internazionali.
Tranquillo, otterrai presto altre riposte più serie e convenzionali..
  
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pianoverona
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Re: scuole pianistiche
Reply #2 - 24. Oct 2013 at 07:42
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Nell'Ottocento il concetto di "scuola pianistica" era collegato all'insegnamento di quei maestri che avevano formato allievi diretti; divenuti a loro volta maestri, gli allievi avevano creato delle tradizioni consolidate, che sono state studiate con criteri "genealogici".

Oggi, nell'epoca della globalizzazione, parlare ancora di "scuole pianistiche" può essere forse un po' fuorviante. In Russia c'è una grande tradizione soprattutto perché, dai tempi del regime sovietico, c'è sempre stata una grande selezione, per cui chi emerge chi è effettivamente di altissimo livello. Ma per parlare di "scuola russa" dovremmo andare a studiare com'è la situazione attuale nel dettaglio.

L'Italia è sempre stato il paese di "genio e sregolatezza". I pianisti sommi, in Italia, non sono mancati e anche i grandi maestri, tra i quali senz'altro Vincenzo Vitale, mentre è carente, come ben sappiamo, l'organizzazione. Ma anche per l'Italia trovo difficile parlare di "scuola pianistica nazionale" al giorno d'oggi.
  

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onaocn
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Re: scuole pianistiche
Reply #3 - 24. Oct 2013 at 20:30
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puma wrote on 23. Oct 2013 at 04:54:
Cosa ne pensate delle varie scuole pianistiche?

Perchè la scuola Russa viene considerata la migliore? (soprattutto per i pezzi romantici): non lo dico io ma l'ho sentito da vari pianisti

Cosa mi dite della scuola di Vitale

Esistono altri metodi di approccio pianistico?

Chi dice questo confonde la tradizione pianistica di quel paese che gazie a una selezione formidabile su un territorio più grande dell'intera Ue, fornisce il mondo di fenomeni.

Neuhaus per fare un esempio è stato un eccellente pianista che si è anche dedicato all'insegnamento. Due dei giovani talenti che hanno freuantato i suoi corsi hanno fatto carriera al top, sapete chi sono ovviamente, tutto in regola, due fenomeni

Vitale non condivideva questa impostazione, almeno in parte. Egli sosteneva che lo studio del pianoforte così come degli strumenti a fiato e ad arco dovesse avere un percorso, un approccio se non scentifico almeno propedeutico. per tutti, per poi lasciare alla natura il compito di fare selezione. Un concertista non puà prescidere dall'essere fenomeno.

Vitale è stato un buon musicista, ha accompagnato molti strumentisti d'eccezione ai suoi tempi, ma certo non brillava per doti pianistiche e così ha rispolverato le sue esperienze relative ai suoi maestri, Cesi e Cortot. Lesse la "dinamica della tecnica pianistica" del Brugnoli.

Ne trasse giovamento, e cercò di applicare su se stesso quanto di buono riuscì a ricavarne e poi sui suoi allievi. Cosa vuol dire che si possono fabbricare i pisnisti? No.

Il fondamento era relativo all'uso del peso trasemsso dalle dita sui tasti in modo equilibrato per cui spalla, braccio e avambraccio si sciogliessero per consentire belle e grandi sonorità. in realtà il Brugnoli era noto per soronità eccezionali nel lento, ma di gravi difetti ritmici nel veloce, cosa sbagliava?

Lo so bene, ma non lo dico, e certo Vitale doveva averlo scoperto, Brugnoli pensava erroneamente che tudiando e applicando il metodo la struttura muscolare e tendinea sempre + tonica avrebbe potuto consentire performance gigantesche anche nel veloce, errore.

Fisiologimanete sopra 120 la quartina il suono possibile tende a diminuire per ovvi ragioni psicofisiche e fisioacustiche. A parte Rubinstein che suona lo studio op 10 n 5 di Chopin FF a velocità note

Ho suonato per la sua "scuola" e anche inciso in alcune collane discografiche da lui condotte. Lo conosco bene quel vecchio Maestro, uno dei pochi che meriti quel nome, se si vuole parlare di Maestri di pianoforte, all'epoca c'erano Vidusso, Mozzati, Vitale, Trombone e non mi ricordo di altri.

Come abbiano potuto mettere conservatori e aprire classi di pianoforte in ogni villaggio rimane un mistero.

Tornando al nostro, ha dato prova di acume didattico e anche musicale, certo è stato maggiorente apprezzato per le performance brillanti dei suoi allievi. Addirittura fu criticato per le belle sonorità forse poco apprezzate in un mondo più incline allo sfumare che a chiudere la frase musicale in crescendo, tutto è relativo per carità, questo lo penso io.

In qualunque caso ho ricevuto tali e tante prove del suo imperio didattico che non posso che citare un'allieva del Conservatorio G.Verdi che nessuno voleva in classe dopo il quinto anno, suonare bene anzi in modo brillante pezzi dell'ottavo e del doploma per poter concludere gli studi, se può bastare.

Come faceva? innanzi tutto era un buon musicista, non si fa nusica coi trattati, possono solo aiutare un musicista di razza, forse era poco dotato dal punto di vista pianistico, aveva in cambio una memoria invidiabile.

Ho sentito da lui eseguire a un corso estivo la prima image di Debussy, ne conservo ancora un buonricordo, nemmeno Michelangeli faceva risaltere la polifonia o se preferite le differenti orchestrazioni presenti nel brano. Mi stimava e parlava bene di me, e questo in un ambentino come quello musicale non è stato poco.

Se posso invece fare una critica diciamo generica, penso che il suo attaccamento alle belle sonorità ricche di nitore, a volte lo allontanasse da altri modi di suonare momenti pianistici in modo alternativo, una scala che sale ha bisogno di maggior agogica certo, ma si può fare anche il contrario. Molti pianisti sfumano invece di crescere non si può predicare ne il crescendo ne il diminuendo obbligatori, dipende da molti fattori che circostanza per circostanza devono essere discussi dal Maestro e dai suoi discepoli.

Col tempo si accorse che qualche difetto appariva e iniziò a diminuire la pressione metodologica sugli allievi, dando maggiore libertà di comportamento entro limiti generali di buon senso e buon gusto, negli ultimi anni in particolare. Rimane che fu una fucina pianistica che ebbe dell'incredibile, tutti ne rimasero colpiti, non dimentichiamolo, ma nessuno è perfetto.

Insomma giusto per caricare un po' di pettegolezzo, sosteneva che i suoi allievi dovessere a lui le loro performance + di quanto dovessero quelli di Neauhaus. un giorno me ne parlò, e quante cose abbiamo fatto e detto insieme, altri tempi, purtroppo finiti per sempre. E con bell'accento napoletano mi fece capire come certamente solo il talento pianistico garantisce il top, ma che i suoi massimo allievi vi erano arrivati certo perché meglio dotati rispetto ad altri, ovvio, ma grazie anche al suo contributo formativo. Sì, questo lo credo anch'io, oggi che ho molta più esperienza di allora.

Segue
  

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puma
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Re: scuole pianistiche
Reply #4 - 24. Oct 2013 at 20:33
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Condivido, tuttavia anche al giorno d'oggi permangono delle tracce delle vecchie scuole. Vi sono gli allievi degli allievi di Vitali e gli allievi degli allievi dei fondatori della scuola Russa. Vi sono peraltro approcci diversi al pianoforte e quindi presumo che derivino da scuole diverse e da modi diversi di avvicinarsi allo strumento.
E' vero che siamo nell'era globale e che tutti possono visionare i filmati dei vari artisti delle varie tradizioni pianistiche, ma visionare un filmato non è lo stesso che prendere lezioni per qualche anno da un maestro
In sostanza qualcuno conosce gli aspetti tecnici delle diverse tradizioni pianistiche?
Quali sono i pro ed i contro delle varie scuole?
L'argomento è vasto ma molto interessante, non trovate?
  
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Re: scuole pianistiche
Reply #5 - 24. Oct 2013 at 20:52
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puma wrote on 24. Oct 2013 at 20:33:
Condivido, tuttavia anche al giorno d'oggi permangono delle tracce delle vecchie scuole. Vi sono gli allievi degli allievi di Vitali e gli allievi degli allievi dei fondatori della scuola Russa. Vi sono peraltro approcci diversi al pianoforte e quindi presumo che derivino da scuole diverse e da modi diversi di avvicinarsi allo strumento.
E' vero che siamo nell'era globale e che tutti possono visionare i filmati dei vari artisti delle varie tradizioni pianistiche, ma visionare un filmato non è lo stesso che prendere lezioni per qualche anno da un maestro
In sostanza qualcuno conosce gli aspetti tecnici delle diverse tradizioni pianistiche?
Quali sono i pro ed i contro delle varie scuole?
L'argomento è vasto ma molto interessante, non trovate?


Vitale è e rimarrà un'eccezione, come Scaramuzza, in epoca moderna, dunque con riscontri certi.
Di Cesi diceva che non poteva avergli insegnato nulla vecchio e sordo com'era.  Di Cortot non parlava proprio bene, credo personalmente esagerando, per via di certe sue presute imperfezioni, note false per essere chiari.

Ma qui sta la differenza Cortot era pianista e direttore affermato, non certo il simpatico Vitale.

Dicevo il concetto di scuola vitaliana si può considerare alla stregua di quegli scienziati dellantica grecia che consci del segreto facvano giurare i loro discepoli di non rivelarlo. Già, una certa accortezza su certe scoperte è pure necessaria, visto che gratis nessuno da nulla.

Certo Cortot ebbe molti allievi, nessuno però calssificabile di una sua appartenenza scolastica, per la semplice ragione che non vi era alcuna parte teorica e nessuno studio razionale applicato, allo studio del pianoforte e all'esecuzione pubblica, se non in isura ridottissima non formativa.

Per questo è terreno minato parlare di queste cose ai non addetti ai lavori, con gravi rischi di dare concetti facilmente fuorviabili e ricchi di possibili amare sorprese ai meno scaltriti dall'esperienza e dall'impegno sul campo. Cose che si fanno e discutono dal vero fisicamente, non per posta.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #6 - 25. Oct 2013 at 10:33
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Dicevo del metodo, glielo chiesere di pubblicarlo, e lui si rifiutò perché sapeva che solo il contatto diretto, il lavoro di routine faceva il risultato. Un metodo scritto può essere buono soo per linee generali coe quello enmonico di Carl Leimer , l'esercizio pianistico ha delle linee generali note, mentre il metodo di Vitale si basava all'inizio sul fatto che le dita devono rinforzarsi per poter suonare forte, altrimenti non si può suonare sullo strumento con piano e col forte, semplice e vero.

Dunque questo passaggio è quello del Brugnoli, meglio della suo "la dinamica pianistica" quel testo che si trova ancora nelle biblioteche (326 pagine). Allenare le dita forti e dissociate muscolarmente. Gli eercizi delle quatro e cinque dita poi, avevano lo scopo di allenare ai vari gradinti sonori e di velocità il brillante per gradi, e solo dopo procedere per gradi all'esercitazione delle scale dei trilli, degli arpeggi e tutto il resto.

Dunque una base tecnica e pianistica che da un lato teneva conto del lato fisiologico applicato alla tastiera e di quello della routine tipica dei corsi di studio noti, tutto fuso. E' coprensibile che destasse ipresione l'acolto dei suoi allievi, il Gradus del Clementi è una dimostrazione della sua scuola pianistica che non lasci dubbi, esecuzioni di tutti i pianisti che li eseguono sempre vibranti, ben sonore. La mia pover madre molto anziana anch'essa pianista, dopo averli ascoltati, esclamò: "sembra che parlino".

Eppure in questo trionfo della perfezione, una nota era stonata, essi parlavano quella lingua, certo in modo perfetto, ma solo quella. Pefettissima sintesi del pensiero e del lavoro del Maestro, senza però sfumature alternative, peccato. perfette le esecuzioni dal punto di vista pianistico, tecnico, ritmico, e agogico. Nulla da dire, infine uniformi in questa direzione senza scampo per nessuno, solo perfezione, stancava un po'. Chessò, un rubato, un respiro, un suono qua e là più dimesso, giusto per maggior varietà, qualche sorpresa, invece tutto prevedibilmente perfetto.

Sono stato anche invitato a partecipare all'incisione clementiana da lui medesimo, rifiutai per ragioni personali che non ho da svelare.

Anche alcuni suoi allievi cominciarono a rumoreggiare contro il "despota" il "tiranno"su certi temi, sempre debitori degli insegnamenti di base ricevuti, ma forse in cerca di nuove frontiere e nuovi mondi da scoprire. Qualche volta il vecchio Maestro cedeva e ammettev che tutto sommato le dita si rafforzano suonando, che certi mani sono migliori di altre e che certe teste pure, e che dunque anche il suo metodo di lavoro era soggetto a queste variabili.

A un allievo che gli dichiarava la sua difficoltà a eseguire il n 21 del Gradus di Clementi (ottave spezzate) rispose, " ho avuto allievi che lo suonavano come fenomeni, poi davanti a una sonata di Beethoven erano zero". Come a dire non esageriamo con la facilità di mano, con la tecnica, sono solo alcune delle innumerevoli doti del pianista, il mestiere più difficile della terra al top.

Col tempo viste le sue scoperte e l'applicazione, divenne scaltro, furbo quasi cinico, decideva vita e morte dei suoi allievi secondo un suo piano personale, sociale, di convenienza. Le sue lezioni private costavano care e solo in certi casi si spremeva, altrimenti si manteneve al livello di routine generale dell'insegnante preparato, ma senza svelare il "segreto professionale". Così qualcuno che avrebbe meritato di apprenderlo invece ne fu privato, ingiustamente.

Il taumaturgo come egli si sentiva, aveva una conoscenza dello strumento pianoforte e di tutto quello che era legato a esso fuori dal comune, alcuni suoi allievi andati a un importante festival USA tenuto dal Serkin, fecero faville, nessuno riusciva a capire come potessero suonare in modo così sonoro e pulito con tanta facilità, Serkin per primo.

Zubin Meta propose alla Scala di Milano di fare suonare un giovane pianista italiano assieme alla blasonata Argerich il concerto n 1 di Chopin, allora dopo aver audito alcuni pianisti locali non soddisfatto chiese se proprio non vi erano altri. Gli fu risposto che c'era una pianista napoletana e lui disse chiamatela! Laura de Fusco fu scelta e dopo il concerto al confronto di Argerich, il direttore indiano le disse: "è la prima volta in vita mia che sento tutte le note di questo concerto".

Può piacere o no, e Rattalino può tromboneggiare le sue ipotesi sul pianoforte intellettualistiche, non concrete, fattive costruttive, efficaci, ma fosse riuescito a forgiare uno solo degli allievi che il Vitale contribuì a formare, avrebbe la mia stima!
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #7 - 25. Oct 2013 at 20:09
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La scuola Russa dal canto suo ha dato Richter e non solo
  
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Re: scuole pianistiche
Reply #8 - 25. Oct 2013 at 21:03
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puma wrote on 25. Oct 2013 at 20:09:
La scuola Russa dal canto suo ha dato Richter e non solo


la terra russa ha dato Richter e altri, non la scuola russa, altrimenti dovrebbe pensare a quall'imbecille di Anton Rubinstein direttore del Conservtorio di Mosca che quando suonava sbuffava come un toro, sai che rendimento pianistico, e consigliò al Tchaikovskyi di correggere il primo tempo del suo famoso concerto per piano e orchestra perché assolutamente da rifare. Insomma i direttori di conservatorio son proprio tutti uguali!

Non parlatemi di scuola russa per favore, almeno nel senso che comunemente appare un logo comune che si da a un fenomeno che è più circoscritto alla sua generica scrematura atletica psocofisica e a volte anche intellettuale di fenomeni, senza un base comune scolastica.

La scuola deve avere per forza un'impronta, dicevo della differenza tra il Vitale e il Neuhaus, grandi.

Ma uno faceva il Maestro di pianoforte e l'altro il concertista, e la scuola l'ha fatto il primo, non il secondo.
Fiorentino, che è stato un grande pianista ha forse messo su una scuola? No, ha raccolto le simpatie e la stima dei suoi allievi, ma nessuno di essi ha mai calcato la pedana del concertismo al top.

Allora un conto è consigliare, e Neuhaus e Fiorentino ne avevano da consigliare ed esemplificare, un altro conto e fare scuola con concetti alla cui base vi siano riferimenti scientifici applicabili alla formazione del giovane pianista, poi interverrà la natura a scremare.

Io, posso consigliare come tutti i musicisti di esperienza, posso anche però insegnare nel senso più stretto e scolastico del termine, cosa avrebbe fatto Neuhaus con gli allievi modesti che ci troviamo in classe nei conservatori, un fico secco, come Listz che dopo un'esecuzione della prima ballata di Chopin di una giovane allieva, le andò incontro e le disse: "si sposi, si sposi".

La differenza tre il didatta provato naturalmente, e il pianista che insegna è netta, si compone di fatti concreti che solo il primo è in grado di produrre, mentre il secondo può solo interessare elementi scelti dalla natura e non dal suo libero arbitrio, questo in sintesi la differenza tra scuola moderna basata su studi, riflessioni, confronti e applicazioni coerenti con risultati degni di nota e i fraintendimenti del passato.

Al mio primo mandato quale docente di conservatorio, un giorno mi venne a bussare una collega che era stato a Roma da un noto musicista e si lagnava di non risuscire  suonare con facilità il secondo numero di Papillons di Schumann. Ebbene, solo dopo pochi minuti riuscii a farglielo suonare in modo addirittura brillante. Le chiesi prima le riusciva? E mi rispose ovviamente di no, mentre quello che prima le appariva insormontabile, dopo le sembrava ovvio, facile e superato. Eppure era stata a "lezione" da un noto maestro a Roma, prima di quell'episodio.

Un'allieva che non avrebbe potuto sostenere il V corso, mano minuscola e nessuna dote di rilievo, all'esame di VIII corso si prese il suo bel voto promozionale, con la meraviglia dei colleghi.  e così via. Un  problema grave è la qualità, e l'idirizzo che in queste scuole che erano nate come professionali, non lo sono +. Aperte a dismisura in ogni villaggio del Paese, hanno abbassato il livello culturale che invece si mantiene solo con la pianificazione demografica ottimizzata. 5 classi di pianoforte nei capoluoghi di provincia son troppe, figuriamoci il resto...

Un saluto cordiale, certo il tema è ampio e interessante.

PS
scusate l'auto citazione, non è mia intenzione dare alcun risalto o pubblicità ne a me ne ad altri, solo esempi chiari.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #9 - 27. Oct 2013 at 09:27
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Perchè la scuola Russa viene considerata la migliore? (soprattutto per i pezzi romantici): non lo dico io ma l'ho sentito da vari pianisti

Questo è il quesito base, dopo alcune mie considerazioni personali, non opinioni, ma esperienza sul campo, posso volentieri aggiungere che chi ha posto il quesito, l'ha fatto sentendo dire da pianisti...

Ho cercato di spiegare che deriva da un luogo comune cne fraintende una particolare predisposizione di un popolo verso alcune discipline musicali, non a una scuola.

Non c'è concorso internazionale al mondo in cui non arrivi almeno un pianista russo in finale, scuola? Solo un territorio immenso che produce da se fenomeni. Così come esistono le miniere d'oro la esiste questo fenomeno. non parlerei duqneu di scuola russa, ma di fenomeno russo.

Horowitz pure fenomeno russo, non dimenticatelo, raccontava che allora nelle faiglie borghesi fare musica in casa era naturale, convenzione di ricchi che avevano famiglia almeno un componente musicista dilettante, in senso ottocentesco, musicisti di buona qualità che non professavano, non i dilittenti dei nostri tempi.

Dunque gente di qualità nella società borghese che produceva cultura musicale per dieltto, mentre i servi della gleba crepavano di fame e sofferenze nelle campagne. Questo lo spaccato reale di quel periodo, Horowitz e famiglia fuggirono allo scoppo della rivoluzione d'ottobre 1915.

Da bambino coltivava la musica al piano a casa con la madre, i fratelli e parenti che frequentavano Scriabin, non insignificanti musicisti direttori di conservatorio, come dalle nostre parti, oggi. La sera era portato a teatro dove assisteva affascinato alla vita musicale nazionale, opera, concerti e quant'altro, fatto in casa il giovane talento trasferitosi poi in USA, è entrato nello star system americano divenendo un oggetto di culto per almeno due generazioni, scuola russa? Mah...

Anche statisticmanete i conti tornano, se nei paesi ricchi ci sono almeno un paio di buoni pianisti, la Russai ne ha la meno 20, tutto qui, come scambiare questo dato cromosomico di razza, per una suola di pianforte, è assai discutibile. Semmai terra fortunata anche per gli insegnanti di pianoforte che possono contare su elementi di tale prodigiosità che vengono passato sotto ai test più difficili, un po come Leopold faceva in pubblico col figlio Amedeo, che meraviglia, grazie era un fenomeno.

Nel caso dei Mozart, ecco il concetto di scuola venire fuori in modo assai particolare, direi di bottega artigianale come per i Bach e tutto sommato per il giovanisimo Horowitz, di padre in figlio. Leopold era un buonviolista di corte e provato didatta, un suo trattato è ancora oggi usato, dunque la scuola c'è, eccome. Il musicista colto si propone quale mediatore del suo sapere fare musica attraverso uno strumento e ne racconta per così dire ai giovani talenti i segreti, che Maestro accidenti.

Se egli era in grado di spiegare come poggiare l'arco, come tirarlo, come studiare, cosa studiare, in quali tempi, dando anche esercizi utili a formare e costruire tutto ciò, bene era un Maestro e aveva una scuola, quella di Leopold Mozart, anche se relegata maggiormente alla formazione dei due figli.

Quando si legge della scuola del Quantz, flautista alla corte di Federico di Prussia attraverso il suo trattato ancora oggi eccellente, si capisce che come Leopold sa e sa fare, e nel suo Versuch einer Anweisung die Flöte traversiere zu spielen del 1752, spiega addirittura le velocità, calcolate in relazione ai battiti cardiaci al minuto di un uomo adulto sano. Prima della scoperta del etronomo del Melzel.

Riprendendo per un attimo la scuola del Vitale musicista, essa si è rifatta alla comprensione dei fenomeni esposti dal Brugnoli pianista e poi didatta, divenendo musicista-didatta anch'egli. Il fenomeno è unico nel suo genere perché questo duo di musicisti d'ingegno ha fatto delle scoperte nel campo dell'apprendimento pianistico passate per la conoscenza scientifica della fisiologia umana atta a produrre al meglio l'esecuzione pianistica.

In un certo senso sono due nomi da sottolienare per il loro impegno e i loro meriti, il primo perché in pieno clima neopositivista s'impegno a capire come avveniva nel snotro corpo i proceimenti che il pianista incosciamente compie sulla tastiera, il secondo migliorandone per così dire i difetti di gioventu del trattato del brugnoli, correggendo e ottimizzando al meglio, infine un capolavoro, degno delle miglior pinacoteche per gli artisti e dei più altri gradi delle discpline scintifiche per gli scinziati. A loro tutta la mia stima.

Potrei andare avanti per settimane sorretto dall mio zelo e amore infinito per la musica e per il pianoforte, ma devo concludere con il solito richiamo alla realtà.
Troppe scuole e scuolette non portano a nulla di buono, viva i dilettanti, ma diamine almeno le scuole professionali poche e con test qualitativi feroci, chissà forse in russia ne sanno qualcosa.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #10 - 27. Oct 2013 at 18:53
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La Scuola Pianistica Russa è una filosofia, un modo di rapportarsi alla musica ed all'arte da altri punti di vista. Il più importante esponente è Heinrich Gustavovich Neuhaus, per lui la musica era il “tutto” e gli attrezzi del musicista, il suo strumento, il suo corpo, la stessa musica da eseguire erano finalizzati al raggiungimento di quello che definiva “irrangiungibile”, ossia l’”Arte”, anche se pretendeva che non si perdesse mai di vista il fine ultimo e cioè l’esecuzione musicale. La Scuola Pianistica Russa non può essere definita un metodo, ma un’idea musicale e artistica che si concretizza attraverso la partecipazione di più componenti. I discendenti di questa scuola sono tra i più importanti pianisti del XX e XXI secolo, Richter, Gilels, Lupu, Stanislav Neuhaus, Malinin, Naumov, Krainev, ecc.

Al conservatorio di Trieste si è tenuto un convegno sull'argomento:
A corollario del Festival Pianistico “Giovani interpreti & grandi maestri”, in cartellone a Trieste – Sala Ridotto del Teatro Verdi dal 20 settembre al 14 ottobre, dedicato in gran parte ai “Nuovi volti di scuola russa”, l’Associazione Chamber Music promuove, assieme al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, il convegno inaugurale dedicato alla scuola pianistica russa di Heinrich Neuhaus, Vladimir Sofronitzkij e Konstantin Igumnov: ovvero, una concezione del lavoro al pianoforte molto innovativa (nata tra fine secolo e i primi anni '20 del secolo scorso al Conservatorio di Mosca) che portò ad avere allievi del nome di Gilels e Richter, Oborin e Bella Davidovich. Come spiega il direttore artistico Fedra Florit, «ci si propone di creare - venerdì 17 settembre alle ore 17 nella Sala Tartini del Conservatorio di Trieste - un’iniziale esposizione dei principi fondanti delle scuole citate, nel doppio binario derivante da Igumnov e Neuhaus, con immagini di repertorio e con la presentazione di materiale inedito che ritrae, tra l'altro, Neuhaus durante un’esecuzione magistrale del Primo Concerto di Chopin e Sofronitzkij nell’esecuzione di pagine di Rachmaninov».
Il convegno sarà coordinato da Fedra Florit e vedrà la presenza di Massimo Gon quale referente didatta del Conservatorio di Trieste. Un approfondimento sarà dedicato alle scuole di tecnica e interpretazione oggi in essere, che in parte vogliono rifarsi alla tradizione pianistica russa tramandata dagli allievi del grande Heinrich Neuhaus e documentato anche da alcuni cd originali e filmati di recente acquisizione (provenienti da Mosca).
Relatori saranno per l’occasione i pianisti Siavush Gadjiev e Valery Voskobojnikov, che daranno ampio conto dei criteri delle loro scuole d’appartenenza e poi ne discuteranno con alcuni docenti e allievi del Conservatorio di Trieste. L'ingresso è aperto alla più ampia partecipazione.

Valerij Voskobojnikov ha studiato al Conservatorio "Ciajkovskij" di Mosca con il celebre pianista e didatta Heinrich Neuhaus, con il quale si è diplomato nel 1963. Dal 1965 vive a Roma. Come solista e in complessi di musica da camerasi si è dedicato alla divulgazione della musica russa e sovietica, spesso in prima esecuzione italiana, su opere di Shostakovich, Bortnjanskij, Glinka, Borodin, Rimskij-Korsakov, Ciajkovskij, Skrjabin, Sostakovic, Prokof'ev, Denisov, Schnittke, Gubajdulina, Mansurjan, Volkonskij, Karamanov, Herschkowitz …
Siavush Gadjiev ha completato gli studi musicali al “Ciaikovski” di Mosca, nelle classi di celebri docenti del calibro di Bela Davidovich e Boris Zemlianski. Musicista eclettico, ottimo interprete della letteratura pianistica di Mozart, Beethoven, Chopin, Schumann, Rachmaninov e Prokof’ev, autori che predilige, Gadjiev si dedica sia a recital solistici, sia a concerti di musica da camera in formazione di duo, trio e quintetto. Ha collaborato con diverse orchestre sinfoniche e celebri direttori come S.Kogan, Nijasi, K.van Alphen, K.Trevor. I suoi allievi hanno meritato il primo premio assoluto e lusinghieri piazzamenti in numerosi concorsi in tutta Europa, negli Stati Uniti e in Australia.

  
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Re: scuole pianistiche
Reply #11 - 28. Oct 2013 at 08:35
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Neuhaus è morto nel 1964, Sofronitzkij nel 1961, Konstantin Igumnov nel 1948; quindi si tratta di un tempo passato, che è molto interessante rievocare (in particolare se ci sono documenti video). Plaudo dunque all'iniziativa di Trieste, valutandola come approccio storico al problema.
  

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Reply #12 - 29. Oct 2013 at 09:13
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onaocn wrote on 25. Oct 2013 at 10:33:
Zubin Meta propose alla Scala di Milano di fare suonare un giovane pianista italiano assieme alla blasonata Argerich il concerto n 1 di Chopin, allora dopo aver audito alcuni pianisti locali non soddisfatto chiese se proprio non vi erano altri. Gli fu risposto che c'era una pianista napoletana e lui disse chiamatela! Laura de Fusco fu scelta e dopo il concerto al confronto di Argerich, il direttore indiano le disse: "è la prima volta in vita mia che sento tutte le note di questo concerto".


F.Chopin - Concerto in mi min. n.1 op.11 per pf. e orch - Laura De fusco
http://www.youtube.com/watch?v=syyDVORfpOY

non è la stessa esecuzione scaligera, ma è qualitativamente simile e sempre dal vivo.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #13 - 30. Oct 2013 at 06:03
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Ha compiuto i suoi studi musicali a Napoli, al Conservatorio San Pietro a Majella, sotto la guida di Vincenzo Vitale, tenendo il suo primo concerto nel 1960, nel quale eseguì il Concerto n.2 di Camille Saint-Saens. Dopo qualche anno, nel 1963, vinse il Concorso Pianistico Internazionale Ettore Pozzoli[1] di Seregno che le diede la possibilità di essere conosciuta anche a livello internazionale.
Nel corso della sua attività artistica ha poi suonato al Teatro alla Scala di Milano nel 1966 ed all'Accademia di Santa Cecilia a Roma, per citare alcune fra le più importanti associazioni di concerti in Italia. Si è poi esibita anche con le più importanti orchestre del mondo, come l'Orchestra Sinfonica di Filadelfia[1], la BBC Symphony Orchestra di Londra ed altri importanti complessi orchestrali di Madrid, L'Aia, Amsterdam, Detroit e Buenos Aires. È stata diretta dai più importanti direttori e fra questi Riccardo Muti[1], Riccardo Chailly, Zubin Mehta ed Eliahu Inbal.
Nella sua carriera si è dedicata anche alla musica da camera esibendosi in duo con violinisti e violoncellisti e in altre formazioni cameristiche[2][3].
Attualmente insegna pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Anche lei è un talento! Siamo certi che è tutto merito del metodo Vitale?

Personalmente negli anni (avendo studiato inizialmente con tale metodo) ne ho compreso i pregi e i difetti. Se da un lato si pone l'accento sulla fisiologia, sul rilassamento e sul peso, dall'altro tale approccio trascura il controllo attivo del suono
ed il grip del dito sul tasto.
Questa è la mia impressione personale. Forse il metodo Vitale a suo tempo me lo hanno insegnato male (anche questa è una possibilità)
  
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Re: scuole pianistiche
Reply #14 - 30. Oct 2013 at 11:16
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onaocn wrote on 25. Oct 2013 at 10:33:
il direttore indiano le disse: "è la prima volta in vita mia che sento tutte le note di questo concerto".



Non è però solo questione di "sentire tutte le note". Ricordo di avere ascoltato la De Fusco dal vivo (tanti anni fa) e di averla trovata molto tecnica ma un po' distaccata sul piano dell'interpretazione musicale.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #15 - 30. Oct 2013 at 14:29
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puma wrote on 30. Oct 2013 at 06:03:
Anche lei è un talento! Siamo certi che è tutto merito del metodo Vitale?

Personalmente negli anni (avendo studiato inizialmente con tale metodo) ne ho compreso i pregi e i difetti. Se da un lato si pone l'accento sulla fisiologia, sul rilassamento e sul peso, dall'altro tale approccio trascura il controllo attivo del suono
ed il grip del dito sul tasto.
Questa è la mia impressione personale. Forse il metodo Vitale a suo tempo me lo hanno insegnato male (anche questa è una possibilità)


bene mi compiaccio, questo è un punto interessnte, senza talento puoi studiare con i marziani ma non se ne fa nulla, bene, ripeto.

Lei asserisce di aver studiato con tale metodo, bene, ma non è il metodo (non esiste, Vitale non lo ha pubblicato) ma, chi lo sa utilizzare, e questo fa la differenza. Non metto in dubbio che lei sai persona intelligente e preparata, dubito però che un'attività difficile e compless come quella del didatta lei l'abbia potuta comprendere in così cpoco tempo, direi che lei ha la sua idea compatibilmente all'approccio e al tempo che ha avuto a disposizione.

Io ho lavorato con Vitale e ho un'idea di fatto sul campo, diretta su di me e indiretta sui miei allievi. Questo mi porta a dialogare molto volentieri con lei e altri interessati, giusto per fare cultura.

Sa dipende con chi ha studiato, alcuni allievi degli allievi hanno frainteso il Vitale o lne utilizzano gli insegnaenti in modo personale, legittimo naturalmente, in quanto ognuno ha il diritto di rileggerlo apportandovi odifiche. La fisiologia, il rilassamento e il peso, possono portare  a danni se fraintesi. Tale approccio non trascura il controllo attivo del suono, anzi lo vuole come primo elemento determinante assieme agli altri se ben impostati, solo che nell'allievo medio-alto in una certa misura ciò avviene in modo più spedito e il didatta deve necessariamente intervenire meno sul lato propedeutico e + su quello esemplificativo stilistico e culturale, insomma fare repertorio e alla svelta. E' indubbio che la pianista in oggetto, non ho voluto pubblicizzarmi con mie esecuzioni, di proposito, ha le carte in regola per il top level, ma con la formazione specifica del suo tirocinio didattico e formativo, cioè quello del Vitale, non tutti i suoi allievi sono stati in grado di emularlo. Al contrario di quello che lei forse incosapevolmente ha asserito, la produzione del suono e del suo ascolto era la base dell''attività didattica del Vitale.

Allora potrei dire che il Vitale avesse una particolare acume didattico? Certo gli deve essere riconosciuto, era noto per questo, è stato chiamato a viva voce sia in America del nord che del sud  tenere corsi nelle università.
Il che vuol dire che una scoperta non è necessariamente il frutto del successo altrui, ma lo ha certo aiutato ad arrivarci. SE lei sente l'Argerich dei tempi del concorso vinto a Varsavia sentirà mirabilie, dopo molto meno. Perché? Come per il Vitale, Scramuzza ha lasciato la sua impronta: RACCONTA LA PIANISTA ARGENTINA di aver avuto altri incontri con altri pianisti e maestri in seguito alla vittoria a Varsavia, risocntrando che nessuno le indicava quello che il suo primo Maestro le faceva fare, chiaro?

No, è evidente che il primo ha "approfittato" del talento della sua giovane allieva per formarla attraverso i suoi concetti propedeuti, mentre gli altri no. E qui si rinnova il concetto di scuola pianistica contro invece la fertilità di un'area geografica nota. Indubbio che ovunque il maestro di pianoforte abbia un merito sul successo del suo allievo, ma in quale misura e in quel modo varia e di molto a seconda delle circostanze.

Una volta il Vitale mi confidò: " Laura se non avesse perso tempo in qualche fesseria della gioventù, avrebbe fatto molto, ma molto di più". Era il lamento di un vecchio e vero Maestro di pianoforte all'antica. Era noto l'episodio che lo vide spiare sotto caso alcuni allievi per avere la prova che studiassero, caro vecchio Maestro Vitale.

Laura de Fusco - Mendelssohn: Fantasia Op.28.
http://www.youtube.com/watch?v=z2KVhovKTu0
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #16 - 30. Oct 2013 at 14:51
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pianoverona wrote on 30. Oct 2013 at 11:16:
onaocn wrote on 25. Oct 2013 at 10:33:
il direttore indiano le disse: "è la prima volta in vita mia che sento tutte le note di questo concerto".



Non è però solo questione di "sentire tutte le note". Ricordo di avere ascoltato la De Fusco dal vivo (tanti anni fa) e di averla trovata molto tecnica ma un po' distaccata sul piano dell'interpretazione musicale.


questa è la sua osservazione rispettabilissima, anzi da prendere in considerazione, non sapendo a quali pezzi si rifersce la sua critica, ne a quale esecuzione specifica.

Sa ho sentito Rubinstein dal vivo fare certe fesserie, errori, amnesie e cosette del genere, i pianisti sono esseri umani, non son perfetti, diamine...

Nel caso dell'aneddoto raccontato, evidentemente il celeberrimo direttore indiano, egli rimase colpito all'ascolto dell'allora giovane pianista napoletana e questo sentire tute le nota per la prima volta nella sua vita era un complimento, una virtù, Mi permetta, non una pecca. Mi dispiace di non aver potuto reistrare la prova di allora della pianist argentina e quella italiana, peccato sarebbe stato utile.

Relativamente al fatto musicale e a quello tecnico, il Vitale ha avuto un certo equilibrio, non poneva nessuno dei due fattori prima dell'altro, la sua esecuzione corretta, almeno corretta, prevedeva la migliore fusione tra gli elementi. Un episodio sempre di prima mano: mentre mi trovavo a far lezione in conservatorio, un mio allievo assieme a un gruppetto di amatori del pianoforte, mi disse di aver ascoltato un concerto di Mozart alla radio con esecutori M. Campanella. Mi dissero in coro di essere stati meravigliati della bellezza del scondo tempo, suono, accenti, respiri. Non pareva lui, così impeccabile nella brillantezza e nel virtusismo, meno in genere nelle fasi meno brillanti. Raccontai al Vitale lepisodio e ridendo mi sussurro all'orecchio, "Caro Ona, il giorno prima della registrazione era passato da me".

I pregi e i limiti della personalità degli allievi, non sono responsabilità dei maestri.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #17 - 30. Oct 2013 at 15:37
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Sono d'accordo e ne deduco dunque che, di fronte alla personalità del singolo, il concetto di "scuola pianistica" si relativizza.
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #18 - 30. Oct 2013 at 16:43
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pianoverona wrote on 30. Oct 2013 at 15:37:
Sono d'accordo e ne deduco dunque che, di fronte alla personalità del singolo, il concetto di "scuola pianistica" si relativizza.


nella personalità, si. Non nella formazione pianistica, ad esempio se ascolta l'integrale delle rapsodie ungherei di Liszt,
Liszt Hungarian Rhapsody No. 2
http://www.youtube.com/watch?v=WQE-lcT6FNc
piuttosto che del terzo concerto di Bartok o della toccata di Prokofieff, troverà eccellenti cose, molto meno nel primo di Brahms. Così come ha congenile il secondo di Liszt e meno il primo. Eccellenti cose ovute alle qualità del pianista assieme alla sua formazione pianistica. Quello che non si sa, e non può che essere così, è che a parte i concetti di fondo della Scuola pianistica del Vitale (fraintesi) e le relative esercitazioni, vi era (per me ancora è) un tipo di lavoro al pianoforte, non esercitato da altri pianisti anche se molto dotati, altamente formativo.

Per lui la parola studio, comprendeva mille sfumature e mille segreti. Una volta a Napoli capitò Magaloff, suo vecchio amico. Doveva esercitarsi per un concerto e gli chiese un Domenica asilo, ebbene, il giorno dopo mi disse: sono rimasto sorpreso dal suo modo di lavorare. Ha suonato i pezzi una volta tutti di seguito e poi se n'è andato, ringraziando.

Sono molte le cose non note di quella scuola pianistica, per questo mi è parso utile poco per volta dare una pubblica informazione, da musicista colto. Il segreto professionale con cui il Maestro napoletano ha custodito le sue scoperte e applicazioni ha reso cattivi servigi, dal mio punto di vista.

Bellissime le sue battute su Anotnio Ballista, che andava a Napoli ad abbeverarsi di cultura pianistica di Domenica "per poi non saperla trasfondere ai suoi allievi il Lunedì a Milano". Una volta il Vitale era inviperito dopo aver scoperto che alcuni suoi esercizi erano stati gabbati come propri dal soggetto milanese su una rivista specializzata. E in bell'accento napoletano mi disse: " viri nu poco che Ballista ha inventato lui qualcosa!". Come dire: appropriazione indebita e millantato credito. Bell'ambientino, quello musicale.

Un'altra volta fece sentire allo stesso, una registrazione di "quell'allieva che al conservatorio G.Verdi di Milano" dopo il quinto anno nessuno tenne in classe. Lui dopo suppliche e strazi l'aveva presa e trasformata al punto che dopo l'audizione di quella registrazione il Ballista rimase incredulo, "no questo non è possibile" esclamò, "non riesco a crederci"...

Anche io allora, non riuscivo a crederci, mai avevo sentito prima un'esecuzione del Rondò capriccioso del Mendelssohn così viva e puntuale. Da un'allieva modesta tanto risultato equivale a tanto acume di un raro Maestro di pianoforte. Neuhasu, come Liszt le avrebbe consigliato di sposarsi. Non che avrebbero avuto torto beninteso, ho solo voluto sottolineare ancora il concetto di scuola pianistica di nuova concezione rispetto a quel luogo comune che intravede una scuola pianistica russa che in realtà non è null'altro che una fabbrica di fenomeni. La scuola non privilegia solo il talento, il fenomeno. Essa ha in se fondamenti, cultura, filosofia, elementi scientifici e propedeutici utili a tutti, non si appoggiarsi a pochi fortunati! superdotati tout court!
  

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Re: scuole pianistiche
Reply #19 - 30. Oct 2013 at 18:33
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Ho sentito dire che Vitale ando' a lezione da Cortot, abbeverandosi a Parigi, o comunque in Francia. Vi risulta?
  
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