Hot Topic (More than 10 Replies) Conservatorio : Continuare o no? (Read 4681 times)
PianoSpiky
New Member
*
Offline


W Pianoforum!

Posts: 3
Joined: 27. Dec 2013
Conservatorio : Continuare o no?
27. Dec 2013 at 00:27
Print Post Print Post  
Salve a tutti,

Sono un ragazzo quindicenne di Brescia, e attualmente frequento il quinto anno di Conservatorio nella stessa città.
Ho iniziato a suonare quando ero molto piccolo, e il piano è sempre stato qualcosa che ho portato avanti volentieri.
Da cinque anni a questa parte, tuttavia, la mia voglia sta lentamente diminuendo sempre più. Il motivo credo sia appunto ricollegabile agli studi di musica che seguo.

Mi trovo completamente in disaccordo con il metodo del mio professore : eccessivamente interessato alla tecnica pianistica e quasi per nulla alla vera e propria musica. Ogni lezione si riduce a un semplice controllo degli studi (Czerny, Pozzoli, e simili) , per poi quasi ignorare la parte musicale, con giusto qualche accenno su Bach.

Trovo abbastanza inutile questa eccessiva insistenza e dedizione agli studi, che io trovo tanto superflui. Allo stesso modo, non vedo perché io debba ancora studiare le scale, dopo ormai anni di ripetizioni. Se nei primi anni l'ho accettato volentieri, ora non è più così. Capisco che sia necessario come preparazione all'esame, ma qui stiamo andando decisamente oltre. Non mi reputo un grande pianista che non ha bisogno di niente e nessuno, ma credo di avere le idee abbastanza chiare per affermare che tutto questo non serve a nulla.

Io comincio sinceramente a perdere la voglia di studiare. Presentarsi ad una lezione per sentirsi solo dire che lo studio di Czerny è troppo lento, o simili, per poi spendere si e no due parole su altri autori che reputo molto più importanti per il mio apprendimento (Ho sempre sostenuto che si impara a suonare suonando - e per me gli studi non sono "suonare", ma ripetere a macchinetta una serie di note scritte appositamente per risultare complesse. Non è musica. -) comincia a non darmi soddisfazione. Ed è in questo ambito che sto seriamente pensando di lasciare il conservatorio per continuare da solo.

Non voglio che una persona possa rovinare il mio amore per lo strumento, ma mi chiedo se lasciare ora sia una scelta saggia o meno.

Chiedo consiglio qui, per sapere l'opinione di altri.
Vi ringrazio!
  
Back to top
 
IP Logged
 
occhibelli
Senior Member
****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 364
Joined: 25. Apr 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #1 - 27. Dec 2013 at 13:08
Print Post Print Post  
Non prendere decisioni affrettate x ora
buone Feste!
  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #2 - 28. Dec 2013 at 08:54
Print Post Print Post  
Le tue riflessioni sembrano meditate e ragionevoli. Potrebbe essere un limite del tuo insegnante, in effetti tantopiù si è fiscali e forse aridi e tanto meglio si viene reputati capaci; nel mio caso era l'opposto e con grande facilità i miei allievi cambiavano classe. E' anche un limite incarnato dall'istituzione e dai suoi programmi, per cui non trascurare la possibilità di studiare da solo, magari andando ogni tanto da un insegnante privato, se ne hai la possibilità. Oltre agli studi, che sono anche utili, ci sono Sonate di Mozart e in seguito Beethoven, Bach e il Novecento, parecchia roba Smiley
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2565
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #3 - 29. Dec 2013 at 02:15
Print Post Print Post  
PianoSpiky wrote on 27. Dec 2013 at 00:27:
Mi trovo completamente in disaccordo con il metodo del mio professore : eccessivamente interessato alla tecnica pianistica e quasi per nulla alla vera e propria musica. Ogni lezione si riduce a un semplice controllo degli studi (Czerny, Pozzoli, e simili) , per poi quasi ignorare la parte musicale, con giusto qualche accenno su Bach.

Trovo abbastanza inutile questa eccessiva insistenza e dedizione agli studi, che io trovo tanto superflui. Allo stesso modo, non vedo perché io debba ancora studiare le scale, dopo ormai anni di ripetizioni. Se nei primi anni l'ho accettato volentieri, ora non è più così. Capisco che sia necessario come preparazione all'esame, ma qui stiamo andando decisamente oltre. Non mi reputo un grande pianista che non ha bisogno di niente e nessuno, ma credo di avere le idee abbastanza chiare per affermare che tutto questo non serve a nulla.

Non voglio che una persona possa rovinare il mio amore per lo strumento, ma mi chiedo se lasciare ora sia una scelta saggia o meno.


Gent.mo, leggendo ciò che scrivi “qualcuno”  potrebbe anche scandalizzarsi  Shocked
Quel “qualcuno” potrebbe anche pensare: “che spocchia questo jovinotto,  crede che alla sua verde età può <<abbandonare>>le scale e non far gli studi Angry”.   Cool

In realtà la questione che poni è annosa assai e, nonostante fiumi di parole versate in numerosi libri e trattati, appare ancora oggi, tutto sommato, non “risolta”  Huh
Tanta acqua è passata sotto i ponti da quando Breithaupt affermava (in “Die natuerliche Klaviertechnik” 1° ed. 1905)  che:

“[…] tutti i libri d’esercizi [particolarmente quelli di cosiddetta “tecnica pura”, Hanon e compagni ] potevano essere bruciati”  Shocked

Illustri didatti affermano che la “tecnica” (termine sempre assai ambiguo!) deve essere appresa direttamente nel “repertorio”.
Leimer (in “Metodo rapido di perfezionamento pianistico” 1931) scrive :

“Io non sono del tutto contrario agli esercizi delle dita, di scale e di accordi, come non sono neppure del tutto contrario all’esecuzione di studi, ma sono del parere che di questi mezzi, atti a sviluppare la tecnica, si faccia generalmente un uso eccessivo ed esagerato. […] Io faccio eseguire pochissimi studi, però colla massima perfezione possibile.”

Da questa affermazione di Leimer  possiamo dedurre e ricavare una riflessione assai importante (direi “vitale”!): alla sostanza ciò che conta è sempre il “come”! (Se avrai voglia di leggere QUI se ne parlò in abbondanza della parolina “magica”: quasi, per me, un “tormentone”  Tongue  Grin).

Tutta sta manfrina per evidenziare che la “dicotomia” <<tecnica-musica>> è sempre stata un “problema”, direi: “il problema”!
Ergo: ciò che hai scritto rivela palesemente che, oggettivamente, i tuoi dubbi hanno un fondamento, prescindendo, ovviamente, dalla tua “condizione” personale (non ti conosco!) e dal “modus operandi” del tuo insegnante!

Certo è assai “curioso” rilevare come ancor oggi si tende a “proporre” la “lezione-tipo” (standardizzata! Certo: è più “comodo” per lo Maestro  Grin):

“[…] E quando, infine, si è giudicati degni di studiare un pezzo, non si abbandonano gli studi: Tausig <<insiste sempre che si lavori uno studio oltre al pezzo>> [in “Music-Study in Germany” Amy Fay]
Ecco l’origine della lezione-tipo che noi conosciamo bene: si comincia con gli esercizi, compreso le scale, arpeggi e terze; poi si passa agli studi, ed infine, per ricompensare l’allievo delle sue pene, gli si permette di giocare un piccolo pezzo.” (da “ Techniques pianistiques. L’evoluzione della tecnologia pianistica” Kaemper).

Ovvio che sulla “delicata” questione ci sarebbero molte altre cosette da dire, ma qui ora sorge il tuo "dubbio amletico"  Undecided  Huh  Smiley

Difficile, senza ulteriori “dettagli”, darti precisi consigli  Undecided  Huh
Certo se è vero, e non ho elementi per metterlo in dubbio, che il tuo insegnante si “limita” (ti cito!) :

“solo dire che lo studio di Czerny è troppo lento, o simili, per poi spendere si e no due parole su altri autori”

Che dire!?: cambia insegnante!!
Però, come detto, è difficile (forse “inopportuno” in questo contesto) darti “autentici” e “saggi” consigli  Smiley
Come detto dagli altri gentili utenti:
prima di “abbandonare”, pensaci bene e valuta tutte le possibilità Smiley

Se avrai poi  voglia di fornirci ulteriori dettagli………..
Scusa la lunghezza  Embarrassed

Ti auguro di passare serene Feste e di sciogliere i tuoi dubbi!



Buon Anno!!! Smiley


  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #4 - 29. Dec 2013 at 10:55
Print Post Print Post  
Come dubitare che gli stdi di Cramer e i 23 dal Gradus di Clementi possano aver giovato? Bisognerebbe non averli fatti per rendersi conto. Dopo il diploma ho studiato sulle 5 dita modulanti del Tausig e arpeggi modulanti, ovviamente a memoria quindi prescindendo dalla lettura. A un certo punto la tecnica sul repertorio appare l'unica strada possibile, salvo qualche studio di Chopin, Liszt e Debussy..
  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #5 - 29. Dec 2013 at 14:25
Print Post Print Post  
Fra l'altro per imparare a suonare occorre rendersi attivi e proseguire. Certo un ambiente musicale come il Conservatorio giova, sempreche' si faccia musica, tuttavia anche in altri ambienti si puo' imparare. Tanto i destini musicali sono gia' segnati, studiamo il calcolo infinitesimale.. per poi vivere in un mondo che ammira solo Gazze' e Magliolio. Tuttalpiu' studi Czerny per accompagnare "Sia lode a Cristo" sull'organo in chiesa. Quindi conviene suonare cio' che si ama.
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2565
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #6 - 29. Dec 2013 at 18:05
Print Post Print Post  
Brandauel wrote on 29. Dec 2013 at 14:25:
Certo un ambiente musicale come il Conservatorio giova, sempreche' si faccia musica, tuttavia anche in altri ambienti si puo' imparare. Tanto i destini musicali sono gia' segnati, studiamo il calcolo infinitesimale.. per poi vivere in un mondo che ammira solo Gazze' e Magliolio. Tuttalpiu' studi Czerny per accompagnare "Sia lode a Cristo" sull'organo in chiesa. Quindi conviene suonare cio' che si ama.


Gent.mo, diciamo che, in teoria, la struttura conservatoriale (riforme a parte) dovrebbe “selezionare” i soggetti che palesano delle “particolari doti”, su cui “puntare”! Ora il “livello” di queste “doti” come si “misura”  Smiley
Ovvero: la “misurazione” (rimanendo in campo strettamente pianistico) su quale “livello” deve esser, diciamo così, “tarata”  Undecided  Huh
Se prendiamo il top, allora la selezione dovrebbe essere così “drastica” da mettere in dubbio la esistenza stessa dei Conservatori  Shocked Cosa, evidentemente, non percorribile!
Si pone allora il problema di una “Scuola” che, pur “selezionando”, deve far i conti con allievi che, nei “grandi numeri”, non hanno comunque il “talento” che occorre per una carriera di esecutore, sia esso solista che in altre “vesti”. Ecco allora che si pone  il “problema” di una didattica che sia “compatibile” con questa realtà, una didattica che tenga conto dei “vari” livelli, non sia “standardizzata” e  consideri gli allievi nella loro “soggettività”.
Questo per rimanere in ambito, come si suole dir, “classico”  Cheesy
Per quanto riguarda il “mondo che ammira solo Gazze’ “ecc.  che dire  Undecided
Lasciando stare discorsi socio-culturali troppo “complicati”, e senza far paragoni fuori luogo,  attenzione a non commettere lo “errore fatale” di “sottovalutare” le “competenze” che ci vogliono per addentrarsi in altri “campi” e “generi” (sempre se fatti ad un "certo livello" Wink). Conosco pianisti diplomati che di fronte ad un “giro armonico” con sigle vanno in tilt, e non solo non sanno che accordi fare, ma nemmeno trovar al volo la concatenazione, pur semplice (immaginare crear al momento anche  un semplice “arrangiamento” è pura utopia!), dei giusti rivolti  Shocked  Tongue

Un Augurio di serene Festività  Smiley
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2565
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #7 - 31. Dec 2013 at 06:06
Print Post Print Post  
Gent.mi, vedo che il nostro gentile e giovane amico non si è più palesato Undecided  Forse abbiamo vergato parole inopportune  Huh  Embarrassed  Undecided
Comunque, ora che lo “discorso” fu intrapreso (magari tra alti e bassi! O solo “bassi”, chissà  Smiley) sarebbe un peccato, alla soglia del nuovo anno, non proseguirlo, almeno per un po’, e tentare di aggiungere qualche cosetta che possa interessare o perlomeno “stimolare” ulteriori riflessioni Sad  Roll Eyes
Per “incrementare” ulteriori riflessioni, mi piace qui ora citare  un passettino tratto da  Smiley “Piano Notes. Il pianista e il suo mondo” (di Charles Rosen):

“Cap. 4.I conservatori e i concorsi.
[…] Riguardo al valore dell’educazione in sé, che lo studente riesca a fare carriera solistica, o finisca per insegnare, o lasci la musica per fare il programmatore di computer o l’agente di borsa, e suoni il pianoforte per piacere personale, fa poca differenza. Più si può fare musica per se stessi, anche in modo informale, più la nostra esperienza artistica si arricchisce.
Devo aggiungere qui una piccola annotazione, in tutta onestà. La mia conoscenza diretta del sistema pedagogico è limitata. Io ho lasciato la Juilliard School a undici anni per studiare privatamente, e così sono stato privato dell’esperienza del conservatorio (o l'ho scampata, a seconda di come la si considera). I benefici dello studio in conservatorio sono ovvi: il contatto con musicisti della stessa età e la possibilità di suonare molta musica da camera. Lo svantaggio è altrettanto evidente: la mancanza della libertà di crescere secondo il proprio ritmo e i condizionamenti stilistici imposti dagli insegnanti e dalla Scuola, anche quando entrambi sono eccezionalmente buoni. Si tratta di una pressione sempre presente, a volte in modo inconsapevole.
[…] Il metodo migliore di insegnamento è provare un brano con lo studente, o insegnare come si studia, e poi osservarlo al lavoro fino a quando un certo passaggio non si sistema. Prima che la tecnica dello studente sia completamente acquisita , questo è l’unico metodo, e richiede molta pazienza. […] se l’allievo ha qualche difficoltà (e non necessariamente è una questione di note giuste alla giusta velocità, ma potrebbe essere una difficoltà legata al senso del ritmo o alla qualità del suono), […] Cercare di far sì che la personalità dello studente si manifesti richiede una rinuncia da parte dell’insegnante […].”.

Tra i vari commenti che si potrebbero fare, uno che mi sovvien subito è codesto:
far lo studente non è facile, ma nemmeno far l’insegnante  Grin  Wink

Buon Anno!!

  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #8 - 31. Dec 2013 at 10:56
Print Post Print Post  
Pare essere anche una questione di ceto sociale. I Conservatori, ovvero l'istruzione diffusa di livello musicale, sono l'esito delle istanze meccanicistiche trionfate con Beethoven e l'800, oltre a rispondere a quelle di formazione infine democatica seguite alla Rivoluzione Francese. Una sorta di ascensore sociale, seguito alle carriere ecclesiastiche e di corte, in uso precedentemente. Che tutto cio' si basi su metodi e repertori piuttosto sclerotizzati, e' anche a origine e mantenimento della musica classica, "conservata" appunto come tradizione, in parte museale. Non sta a noi delineare quale sia il suo futuro, comunque alla base della sperimentazione esiste la liberta'. E fare solo studi tecnici non pare essere liberta'.
  
Back to top
 
IP Logged
 
PianoSpiky
New Member
*
Offline


W Pianoforum!

Posts: 3
Joined: 27. Dec 2013
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #9 - 31. Dec 2013 at 16:23
Print Post Print Post  
Perdonate l'assenza, alcuni problemi mi hanno tenuto lontano da qui.
Ci terrei anzitutto a ringraziare chi ha risposto.

In merito alla questione, ovviamente non ho né le conoscenze né le capacità per affermare con assoluta certezza che studiare la tecnica non serva a nulla. Ma ciò non è nemmeno ciò che sostengo : Semplicemente credo che ogni cosa, se in quantità eccessiva, facia più danni che altro.
Proprio sotto questo punto di vista si pone la mia critica : un eccessivo attaccamento a questo genere di pezzi, per poi, come già detto, quasi ignorare tutto il resto.
Ovviamente la tecnica giova, su questo non ci sono dubbi, ma io comincio a vederla più come una semplice esasperazione che come qualcosa di effettivamente utile.
Esattamente come poi è stato detto, credo che sia più corretto fare pochi studi, ma nel modo più preciso possibile. Questo è esattamente ciò che non accade nel mio caso, dove si prosegue con grande fretta, riempiendo e aggiungendo cose dopo cose molto spesso.

La mia idea, quando cinque anni fa entra in conservatorio, era molto semplice : migliorare le mie capacità allo strumento, che ho sempre amato e suonato volentieri. Insomma, mia intenzione era di fare musica, in modo da migliorare il mio modo di suonare, per diventare più bravo.
Ad oggi non posso assolutamente dire, a metà del mio corso di studi, che ciò sia accaduto, proprio perché a lezione si tendono ad ignorare tutti quegli elementi di studio che io invece ritengo tanto importanti per conseguire questo obiettivo.
Più volte ho provato a porre il mio pensiero al mio insegnante, che però con riluttanza quasi nemmeno ha voluto accogliere la critica, e si è semplicemente giustificato dicendo che "Chi studia più tecnica prende migliori voti agli esami". Tralasciando questa triste affermazione (Non studio certo per prendere solo un voto, vorrei apprendere qualcosa!), ciò che più mi rende triste è che oltretutto, è falsa : conosco compagni di altre classi, purtroppo piene (Cosa che annulla la possibilità di cambiare insegnante) che fanno poca tecnica, ma hanno una conoscenza e capacità di suonare davvero molto superiore alla mia.

Aggiungo infine qualcosa di puramente personale : non è mia intenzione diventare concertista né esecutore professionista, sia per attitudine che per carattere, suonare in pubblico è per me quasi impossibile, o estremamente difficile.
Tuttavia non credo che il conservatorio debba rivolgersi solo a quei soggetti la cui intenzione è questa. Penso che sia necessario creare un modello di lezione in grado di soddisfare anche chi, come me, desidera migliorare semplicemente perché ama suonare.

A volte mi chiedo se forse ho sbagliato io a iscrivermi, di base, viste queste premesse.

Buon anno a tutti!
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2565
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #10 - 31. Dec 2013 at 18:43
Print Post Print Post  
PianoSpiky wrote on 31. Dec 2013 at 16:23:
Perdonate l'assenza, alcuni problemi mi hanno tenuto lontano da qui.
Ci terrei anzitutto a ringraziare chi ha risposto.

In merito alla questione, ovviamente non ho né le conoscenze né le capacità per affermare con assoluta certezza che studiare la tecnica non serva a nulla.  



Gent.mo, prima di andar a “gozzovigliare”  Smiley  Wink, permettimi di lodare, visto la tua giovane età, la maturità e lucidità con cui ti esprimi  Smiley Smiley
Non hai le “conoscenze né le capacità”  Undecided  Huh  Shocked
Invece: hai colto proprio l’essenza della questione Smiley
Questione, come detto, dibattuta da tempo immemore (già Chopin la poneva, vedi “Esquisses pour une méthode de piano”  Roll Eyes), quindi….
Vedi quindi che sei in “buona” compagnia Wink
Non è questione di aver la “assoluta certezza che studiare la tecnica non serve a nulla”, ma la domanda (apparentemente banale Huh) da porsi è:
cosa è la tecnica Smiley
Molto sinteticamente possiamo dire che la tecnica è:

l’insieme dei “movimenti” che il pianista dispone per rendere un “contenuto” musicale, sia esso “studio”, sonata, preludio ecc.

Infatti, i “moderni” parlano della tecnica come un “sistema di movimenti”!
Quindi, non più “isolare” le componenti (dita, mano, braccio ecc.), ma ricercare la coordinazione migliore, la miglior "cooperazione" dell’apparato-esecutivo.
Una volta trovata la “chiave” del “buon movimento” (in relazione anche a tutti i vari aspetti: dinamica, agogica ecc.), non resta che “applicare”:  “non importa a quale musica” (citazione, ma non ricordo "chi" Embarrassed Tongue)
Da qui occorre partire per chiarire “come” operare nel miglior modo possibile, altrimenti possiamo eseguire tutti gli studi ed esercizi di questo mondo (e sono una miriade  Shocked  Tongue), ma il risultato sarà sempre assai modesto e con un grande dispendio di tempo ed energie Smiley Smiley
Ovviamente, non bisogna trascurare la importantissima pratica della “lettura a prima vista”, con annessi e connessi Roll Eyes
Permettimi di citarti questa geniale boutade di Liszt (se non ricordo male Embarrassed):

“Non è lo studio della tecnica che importa, ma la tecnica dello studio.”  Roll Eyes

Caro PianoSpiky, come vedi, sei un ragazzo “molto intuitivo”!!
Bravo!!!

Augurissimi!!!

  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #11 - 05. Jan 2014 at 15:30
Print Post Print Post  
Lodo assai il motto di Liszt, cioe' tecnica dello studio, pero' probabilmente giova anche molto lo studio della tecnica, per "trascinarsi" a un buon livello. Ma al giovane chi impedisce di imparare Mozart o altro? Se e' quello che desidera lo faccia e abbandoni il suo insegnante. Credete forse che un giorno la vita ripaghera' degli alambicchi sulla tecnica? Sono i risultati a ripagare: meglio la tecnica pura, e mettere repertorio in cantiere.
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2565
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #12 - 06. Jan 2014 at 01:31
Print Post Print Post  
Brandauel wrote on 05. Jan 2014 at 15:30:
Lodo assai il motto di Liszt, cioe' tecnica dello studio, pero' probabilmente giova anche molto lo studio della tecnica, per "trascinarsi" a un buon livello. Ma al giovane chi impedisce di imparare Mozart o altro? Se e' quello che desidera lo faccia e abbandoni il suo insegnante. Credete forse che un giorno la vita ripaghera' degli alambicchi sulla tecnica? Sono i risultati a ripagare: meglio la tecnica pura, e mettere repertorio in cantiere.


Gent.mo, lodo or lo tuo scritto  Smiley
Possiam forse allora dire:
“studiar la tecnica dello studio con lo studio della tecnica”  Undecided
Ma or qui mi sto perdendo e fors’anche rimbabendo  Shocked  Grin
Citazione or mi “scappa” (da “Liszt  maestro di piano” C. B. Boissier):

“7° lezione.
Le sue dita son molto lunghe e le mani piccole ed affusolate. Non le tiene arrotondate, dice che questo atteggiamento imprime al suono una secchezza di cui ha orrore. Non sono neppure del tutto piatte, ma sono così flessibili da non avere una posizione fissa. Attaccano il tasto in tutte le maniere. Tuttavia mai con rigidità e secchezza, Liszt detesta questi due difetti.”.

Ecco or una riflessione che mi vien spontanea:
se le dita del grande Liszt “attaccano il tasto in tutte le maniere”, forse che lo “esercizio”, di una qualsiasi “formula tecnica” (scale, arpeggi, ottave etc.), dovrebbe essser esercitato in “tutte le maniere”  Smiley
Se sì, ammesso di riuscir a “quantificare” quante e “come” son queste “maniere” (il Matthay [in  Smiley <<Le azioni del tocco pianistico in tutte le loro differenziazioni>> Londra 1903] ne enumera ben 42  Shocked  Tongue) , quanto tempo occorrerebbe per “esaurirle” tutte per ogni “formula”  Huh Senza contare che nella “musica” (repertorio  Smiley) le “ formule tecniche” si “combinano” tra loro! Ed allora, si dovrebbe presumere anco degli “esercizi”, diciam così,  “a priori” delle varie “combinazioni tecniche”, fino ad “esaurimento”  Smiley Non “esaurimento” dello soggetto, ma delle “combinazioni”  Cool  Grin Quanto tempo occorrerebbe “ulteriormente”  Huh
Tempo, tempo! Quanto sei tu “prezioso”  Roll Eyes
Certo se tanto tempo tu hai, allor “sprecarlo”, forse, potrai  Grin

Cordiali saluti



  
Back to top
 
IP Logged
 
Brandauel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 892
Joined: 10. Oct 2010
Re: Conservatorio : Continuare o no?
Reply #13 - 06. Jan 2014 at 11:17
Print Post Print Post  
L'attacco "prezioso" del tasto e' questione di impeto raffinato, in gioventu' l'avevo sperimentato. Le formule e i meccanismi comportano invece complessita' e la duttilita' corrispondente. Poi c'e' lo strumento.. inutile cercare suoni celesti su verticali o coda spompati. Una questione e' il suono, con un grancoda di pregio, altra questione i meccanismi. Cercando l'uno e l'altro si sviluppa la capacita. Poi c'e' la musica, questione autonoma eppure correlata.
  
Back to top
 
IP Logged