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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Hanon: realtà o mito? (Read 32482 times)
giangyk
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #20 - 21. Aug 2014 at 15:24
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Domanda: l'hanon è utile x risolvere meccanicamente (e musicalmente) il finale della II sonata di Scriabin?
  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #21 - 22. Aug 2014 at 00:13
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andreavezzoli wrote on 21. Aug 2014 at 06:56:
L'Hanon secondo me non è il libro con cui cominciare lo studio della tecnica esistono libri come il rossomandi più utili per i principianti
ma è un libro utile per aquisire parte della tecnica "virtuosistica" per cosi dire.
Siccome si pressuppone la presenza di un insegnante, è quest'ultimo che dovrebbe scegliere il momento giusto per iniziare lo studio con l'hanon.


Gent.mo Andrea, grazie per la tua risposta Smiley
Io da par mio rimango ancor in “cadenza sospesa”  Grin  Undecided

giangyk wrote on 21. Aug 2014 at 15:24:
Domanda: l'hanon è utile x risolvere meccanicamente (e musicalmente) il finale della II sonata di Scriabin?


Gent.mo, la domanda è assai pregnante, oso dir pur conturbante Huh
Ma corriam un grosso rischio! Shocked
Qui è in gioco la reputazion dello metodo discusso: possiam permetterci codesto “lusso”.

Non vorrei che lo allievo dopo ore d’esercizio e dopo tanto “articolare” sbatte contro lo Alexander e non sa che pesci pigliare  Undecided Huh

Ulla! Qui bisogna meditare! Huh Huh

Ora eluso ho la domanda Embarrassed
Mi permetto ancor sospesa la cadenza qui pretesa Grin
Sarà poi mio dover di portar a compimento questo arduo ardimento Smiley
Partitura QUI si trova: così almeno ci si prova Smiley

Cordiali saluti

  
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Zabrina
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #22 - 23. Aug 2014 at 20:40
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andreavezzoli wrote on 21. Aug 2014 at 06:56:
L'Hanon secondo me non è il libro con cui cominciare lo studio della tecnica esistono libri come il rossomandi più utili per i principianti
ma è un libro utile per aquisire parte della tecnica "virtuosistica" per cosi dire.
Siccome si pressuppone la presenza di un insegnante, è quest'ultimo che dovrebbe scegliere il momento giusto per iniziare lo studio con l'hanon.



Dunque esercizi per sviluppare determinate abilità e virtuosismi! E non un metodo per acquisire tecnica di base. Mi pare un dettaglio non da poco Huh Forse da molti ignorato! In questo caso mi pare inopportuno continuare a paragonare l'Hanon ad altri metodi (o studi) che invece si prestano bene all'acquisizione di una tecnica di base.

E ciò giustificherebbe anche il fatto che la questione del "come" si pratica sia fondamentalmente elusa. Si presuppone che chi si presta a migliorare determinati virtuosismi sappia già come "articolar", o per lo meno si spera Roll Eyes

Però attendo con ansia le "cadenze sospese" di 10dita.  
  
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Pianissimo
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #23 - 24. Aug 2014 at 02:19
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Vladimir Horowitz chiese espressamente di farsi seppellire con una copia dell'opera citata (h. il pianista virtuoso).
A suo parere era "indispensabile"...ma tutti sappiamo che effettivamente doti innate le aveva di suo. Cool

L'utilità di uno Studio deve essere vista in un ottica più ristretta: vi sono studenti che ottengono maggiori risultati ed altri che ne ottengono decisamente di meno, il tutto studiando la stessa opera,perché non siamo tutti uguali.

Il percorso di studi che il maestro decide di far seguire allo studente (anche in base alle sue ambizioni), quello è importante secondo me...che poi possa prevedere Hanon sta al docente: iniziamo a guardare Hanon come un tassello di un Puzzle e non come tutto il Puzzle!!! Grin

Ricordo in oltre che sono "solamente" 60 esercizi che se studiati in modo costante tutti i giorni, magari prima di apprendere altri brani, danno sicuramente un aiuto allo studente: è pur sempre una serie di esercizi che possono essere suonati come riscaldamento.
Non bisogna accanirsi troppo sul titolo dell'opera in quanto è molto probabile a mio avviso che sia stato studiato per venderne il maggior numero di copie... Lips Sealed

Questo è ciò che penso io, altri pareri?
  
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ibach13
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #24 - 24. Aug 2014 at 22:35
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devo dire di essere essenzialmente d'accordo con Strimpella [risposta #17]
che conclude con
Quote:
Comunque se un neofita mi chiedesse cosa leggere per agevolare lo studio del piano, consiglierei senz'altro di recepire il libro di Chang (il Leimer è ottimo, ma prevede una conoscenza della musica e una percezione della struttura del pezzo già più matura). Al massimo come esercizi per l'agilità consiglierei soltanto alcuni esercizi dell'Hanon, non di più.

in effetti il Chang e' + completo e dettagliato, pero' appunto nel dettaglio a volte ci si puo' un po' perdere
direi quindi
- Chang come lettura di "metodo" con le sue centinaia di pagine, con il grande vantaggio che e' liberamente scaricabile da internet
- Leimer come "Livre de chevet" molto sintetico per ricordarsi di tanto in tanto i punti cardine

e aggiungerei ovviamente di scegliere un maestro che adotti il metodo CSL [Chang etc]


mi sembra dunque che da parte degli "utilizzatori finali" strimpellanti dilettanti ci sia una posizione pro CSL mentre il "mondo accademico" sia a netto favore del HPC, anche se non ho visto delle motivazioni di carattere "sperimentale" per dichiarare il fallimento del metodo CSL

se e' la ripetitivita' che manca credo che ripetere a lungo brani di sonate di Beethoven sia meglio che massacrarsi le dita su esercizi di mera tecnica e imparare il trillo sulla Sarabanda di Bach sia più' appagante che insistere sul 46 dell'Hanon, con indubbio vantaggio per imparare la "musica"
altrimenti c'e' il rischio che l'allievo di oggi, a similitudine di Mademoiselle Valérie Boissier, durante l'ora quotidiana di Hanon ascolti in cuffia qualcosa di più' stimolante [potrei dire Beatles, ma rivelo così' smaccatamente la mia eta' ...]

e per "preparare le mani" qualche preludio o invenzione di Bach non basta?


  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #25 - 25. Aug 2014 at 02:27
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Pianissimo wrote on 24. Aug 2014 at 02:19:
Vladimir Horowitz chiese espressamente di farsi seppellire con una copia dell'opera citata (h. il pianista virtuoso).
A suo parere era "indispensabile"...ma tutti sappiamo che effettivamente doti innate le aveva di suo. Cool

Gent.mo/i, però codesto Hanon che sorprese riserva Shocked  Shocked  Huh
"Doti innate" da vendere: sicuro  Smiley Roll Eyes

Ma se il grande Horowitz lo riteneva “indispensabile”, Lui in possesso delle “doti”, allora per i “comuni mortali” è più che “indispensabile”, direi: vitale

Pianissimo wrote on 24. Aug 2014 at 02:19:
Ricordo in oltre che sono "solamente" 60 esercizi che se studiati in modo costante tutti i giorni, magari prima di apprendere altri brani, danno sicuramente un aiuto allo studente [...]  

Effettivamente essendo “solamente” 60 esercizi (tutto sommato non tanti in confronto alla miriade di studi e studietti dedicati allo piano!) e (se) “danno sicuramente” aiuto allo studente, non vedo lo perché allor esser contro lo uso dello Hanon!

Zabrina wrote on 23. Aug 2014 at 20:40:
Però attendo con ansia le "cadenze sospese" di 10dita


Mai vorrei poi deluder la tua attesa assai fremente Embarrassed Undecided
Ma ho un tarlo nella mente che mi “ bussa” impertinente Tongue Grin
Sento voci discordanti!
Sento canti di sirene che sollevano le pene!
Chi ti “spinge” al preludietto,
chi t’invita all’esercizietto!
Cospetton son interdetto!

E chi poi non si decide  Huh Undecided Undecided
Prende un poco dallo “tutto” e alla fin sarà distrutto  Shocked


         “Ho un gran peso sulla testa;
         In quest'abito m'imbroglio.”

“Se vi par la scusa onesta,
       <<la cadenza ancor sospesa, praticar ancor io>> voglio”  Cool

Ma non dirmi che son matto se ti cito or un “fatto”:

“Pappataci! Che mai sento!
         La ringrazio. Son contento.
         Ma di grazia, Pappataci
         Che vuol poi significar?”

Qui del grande Gioacchino (da "L’italiana in Algeri". In realtà lo librettista, se non ricordo male, Angelo Anelli!) ho citato qualche verso: quasi quasi mi son perso Tongue
Non temer mia ben Gentile, or riprendo il possesso del magnifico consèsso  Roll Eyes Roll Eyes
Solo lascia la mia testa riposare come in festa
Vedrai poi la cadenzina terminar sulla notina Smiley

Cordiali saluti


  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #26 - 25. Aug 2014 at 11:42
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Zabrina wrote on 23. Aug 2014 at 20:40:
andreavezzoli wrote on 21. Aug 2014 at 06:56:
L'Hanon secondo me non è il libro con cui cominciare lo studio della tecnica esistono libri come il rossomandi più utili per i principianti
ma è un libro utile per aquisire parte della tecnica "virtuosistica" per cosi dire.
Siccome si pressuppone la presenza di un insegnante, è quest'ultimo che dovrebbe scegliere il momento giusto per iniziare lo studio con l'hanon.


Dunque esercizi per sviluppare determinate abilità e virtuosismi! E non un metodo per acquisire tecnica di base. Mi pare un dettaglio non da poco Huh Forse da molti ignorato!  Smiley In questo caso mi pare inopportuno continuare a paragonare l'Hanon ad altri metodi (o studi) che invece si prestano bene all'acquisizione di una tecnica di base.


Gent.ma, anche se è mattinata, ed ho la mente "congelata" Tongue, provo a dire qualche cosetta, perdonerai se non è "perfetta"   Embarrassed
Dunque, vedo che puntualizzi lo vergato di Andrea e lo “schema” che vien fuori mette fiamma nel discorso Wink
- Tecnica di base (tu che intendi Undecided Huh );
- parte della tecnica virtuosistica.

Se è ciò discriminante: lo Hanon non puoi usarlo allo “istante”  Smiley

Beh, ci sarà chi ignora ciò: conosco Docenti che su questo colgon pareri differenti! Non proprio subitamente, ma non tardan nello corso di sottoporre (almen li primi esercizietti) ai discenti e pargoletti  Huh  Grin

Zabrina wrote on 23. Aug 2014 at 20:40:
In questo caso mi pare inopportuno continuare a paragonare l'Hanon ad altri metodi (o studi) che invece si prestano bene all'acquisizione di una tecnica di base.


Sarà forse inopportuno, ma pare non sia bello ignorare questo o quello Sad Wink Cheesy
Io di “colpo” proporrei questo tomo e QUI (Oscar Beringer “Tägliche technische studien“)



Cordiali saluti


  
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Zabrina
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #27 - 25. Aug 2014 at 22:09
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Vorrei precisare che non sono né pro né contro l'Hanon. La discussione è interessante e cerco solo di capire perché codesto libro suscita così tanti pareri discordanti.

Ups, non vorrei essere stata fraintesa. Non volevo puntualizzare su ciò che diceva Andrea, almeno non in maniera negativa Embarrassed anzi... mi pareva interessante.

Non mi era del tutto chiaro se questi esercizi vengono usati per impostare le mani ed insegnare l'articolazione (questo intendevo per "l' acquisizione della tecnica di base") o se vengono usati come "riscaldamento" da chi è già ad un certo livello.

Mi par di capire or ora che il metodo è usato in entrambi i casi (praticamente mi hai risposto dicendo che i primi esercizi vengono proposti abbastanza presto)

  
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strimpella
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #28 - 26. Aug 2014 at 18:52
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L'Hanon è diviso in parti e ognuna in esercizi, per cui può essere affronato dai principianti (primi 20 esercizi) oppure può accompagnare la successiva preparazione degli intermedi fino a farli arrivare al virtuosismo, almeno così promette Hanon e, naturalmente, se si studia con dedizione e sacrificio.

Ma sostanzialmente Hanon è un libro di esercizi, non di metodo (o almeno prevede l'unico metodo di esercitarsi così come è scritto).

Le critiche  riguardano proprio il metodo: l'Hanon consiglia un insieme di esercizi da "forza bruta"; sull'Hanon non si fa riferimento alla comprensione della struttura e dell'armonia del pezzo musicale da studiare nè all'acquisizione  di una certa musicalità nell'esecuzione.

Tanto per fare un esempio di metodo di studio il Leimer, nel libro già citato, consiglia lo studio delle scale una mano per volta, con concentrazione sul tocco, durata di ciascuna nota e dinamica uguale ecc., ritenendo inutile e quasi deleterio lo studio a due mani.

Così anche il libro di Chang più volte raccomanda lo studio di pezzi musicali a mani separate fichè non si sanno praticamente a memoria, anche se si è abbastanza esperti nella lettura a due mani, e poi solo dopo passare allo studio a due mani.

Se invece vedi l'Hannon e non sei indirizzata da un insegnante molto attento, puoi pensare che devi studiare subito a due mani. E così via con tante altre questioni.

Quindi, in sostanza, lo studio del pianoforte seguento i consigli di Chang (ma possibilmente conviene leggere e praticare anche il Gieseking-Leimer ed il Sandor, secondo le proprie attitudini e manchevolezze) può far rendere più concentrato lo studio di un pezzo, partecipando di più con la concentrazione e la comprensione intellettuale allo studio e quindi, in definitiva risparmiando tempo prezioso per ottenere certi risultati.

Se poi funzionano questi metodi... tanto, tantissimo, o poco o pochissimo... bè questo è oggetto di discussione...

P.S. io voto per i metodi che comprendono un forte impegno di comprensione mentale del pezzo da studiare, prima di esercitare le dita (che comunque vanno esercitate).  Wink
  

sbagliando s'impara... forse...
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #29 - 27. Aug 2014 at 04:44
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Beh, usarlo come “riscaldamento” mi par un poco “riduttivo” per il buon Hanon Sad Grin Egli dice sì:

“[…] di suonare una volta al giorno (“un’ora sola, occorre […]” per sonarli tutti, dice sempre Egli!) tutti questi esercizi”  ma:

“[…] a chi vuol diventare  un vero  virtuoso”, “[…] un autentico virtuoso […]”!!!

Ad onor del vero, dice pur:

“[…] per qualche tempo”.

Quindi, non per sempre!
Se così fosse: dai ci possiam provare  Wink Grin

Troppo facile Huh Troppo bello Huh Né questo né quello Grin Dicon i saggi Maestri eruditi che lungamente meditaron e ponderaron su come lo imparar a “mover li diti”  Cool

Codesta concezione dello studio pianistico (intesa particolarmente come “tecnicismo”, “meccanicismo”, allenamento “ginnico”) nasce, probabilmente, da una errata valutazione (sottovalutata o per niente valutata se non negata!) di tutte le “componenti” fisiologiche, psichiche, psicofisiche e psicologiche che entrano in gioco nell’atto esecutivo, pur anche a livello elementare. Componenti rimaste “invisibili” per molto (e parrebbe ancor oggi Huh) tempo! “The visible and invisible in piano technique”  Smileyscrisse il Matthay Smiley

Inoltre, iniziar a praticar dalla articolazione delle dita, anche se fisiologica, è un fondamentale e grave errore che si ripercuoterà inevitabilmente sugli studi successivi e in maniera “catastrofica” su quelli avanzati Sad Cry Tongue E l’Hanon, in questo senso, “casca” subito!:

“[…] Pensare di spostare la mano sulla tastiera per il movimento [ed in particolar “quel” movimento!!) delle dita equivale a supporre di far avanzare un’automobile servendosi delle ruote per azionare il motore” (G. Kaemper in  SmileyTechniques pianistiques”)

E come giustamente dice Spagnolo (in  SmileyPianosophia”):

“[…] l’esercizio, se viene correttamente inteso da un punto di vista fisiologico, non ha nulla di meccanico e ripetitivo. Esso è, all’opposto, un lavoro <<cerebrale>>, un complesso processo di adattamento psico-fisico dell’organismo ad uno scopo determinato: esercitarsi significa qui selezionare e adeguare i movimenti idonei per raggiungere questo scopo; ciò avviene mediante la progressiva eliminazione […] dei movimenti <<falsi>>, cioè inadeguati, e dei movimenti <<disturbanti>>, ossia di quelli che <<accompagnano>> [ovvio che non si riferisce ai naturali e liberi movimenti inerziali di “accompagnamento” nella articolazione fisiologica!] involontariamente i movimenti corretti e interferiscono negativamente nel loro svolgimento. Ma ciò vuol dire che, se ci si esercita in modo fisiologico, nessun movimento in effetti viene mai ripetuto; al contrario, ogni movimento è diverso dal precedente, perché migliore del precedente. L’esercizio consiste insomma in una serie di movimenti sempre più <<perfetti>>, perché sempre più adatti allo scopo.[…] L’idea che sia possibile preparare tutti i <<tasselli>> della tecnica indipendentemente dalla musica, per poi servirsene al momento opportuno nell’esecuzione musicale, è un’idea, per un verso, ingenua-poiché non è praticamente possibile sviluppare <<tutti>> gli esercizi atti a risolvere gli infiniti problemi tecnici che si incontrano nella letteratura pianistica- e, per un altro verso, profondamente sbagliata- poiché scava un fossato incolmabile tra tecnica e musica.

Questo “fossato incolmabile” è superato “completamente” (spesso o quasi sempre inconsapevolmente!)  solo da chi possiede “doti individuali eccezionali sul piano della predisposizione psico-motoria e della sensibilità musicale.

A mio modesto parere è da tutto ciò che occorre “impostare” tutta la faccenda!
Certo deve esser indagato, credo particolarmente a livello “psicologico” (“livello” non di poco conto!), lo perché:

-alcuni sentono lo bisogno di “scaldarsi” (fase ed uso dello Hanon del "riscaldamento" Smiley)  Smiley;
-alcuni insegnanti (ed allievi) tendono  ad “appoggiarsi” a codeste pratiche “meccanico-tecniche”, quasi fossero la “panacea”.

Non è male ricordarsi (e meditar sul fatto) che tutti i grandi pianisti-virtuosi (anche Horowitz! Visto che fu citato!) erano anche grandi improvvisatori!
Interessante codesto “passaggio” (in  SmileyLiszt maestro di piano” di C.B. Boissier):

“[…] A suo giudizio non è necessario rifinire minuziosamente i brani, vuole che se ne colga piuttosto lo spirito. E’ importante tanto esercitarsi a fare dei passaggi [“almento tre ore al giorno con esercizi diversi, scale di ogni tipo…”] quanto leggere a prima vista.”.

Mi par chiaro che gli "automatismi" non si "confondono" con la "tecnica" (ovviamente pure le "formule"!), come pur evidente è dove si crea il vulnus, la “tremenda”  ferita tra la tecnica e la musica Smiley

Cordiali saluti
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #30 - 29. Aug 2014 at 02:56
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Mi permetto ora qui vergar due cosette che volevo dir l’altro dì!
Lo intervento del gentil Strimpella mi piacque assai Roll Eyes: con semplici ed efficaci parole, senza far eccessive capriole.

Per tornar allo discorso credo sarebbe per noi interessante indagare alcuni aspetti legati alla “fatal esercitazion”, ovvero (da “Techniques pianistiquesG. Kaemper):

se

La tecnica designa l’insieme dei movimenti del pianista”;

allora:

“[…] l la tecnica non si confonde con le formule e le figure [5note, scale, arpeggi, ottave etc.]”;

perché:

“[…] una figura [o una formula] non corrisponde necessariamente ad una sola tecnica.


Altro che “cadenza sospesa” Embarrassed
Che sia: “d’inganno”!? Huh Huh  Grin

Cordiali saluti
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #31 - 30. Aug 2014 at 00:41
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devo dire che tra citazioni, sub-citazioni, controcitazioni etc etc mi sento un po’ sperso

e questo nel periodo in cui gli utenti collegati sono 3, 4, 1, 0 [ieri verso le 16] non oso immaginare cosa succedera’ alla rentre’e

come intermezzo suggerirei un ascolto [ci sono anche i podcast] di

RADIO3 SUITE MAESTRI CHE STUDIANO

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-671a2ac6-5f26-4a7f-9a...

una serie di interviste a strumentisti et sim sul loro modo di studiare

i pianisti intervistati sono Andrea Lucchesini ed Emanuele Arciuli

IMHO dicono cose interessanti, anche per chi “maestro” non e’, su modo di studiare, riscaldamento [?], pratica degli studi tecnici etc


  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #32 - 30. Aug 2014 at 02:35
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ibach13 wrote on 30. Aug 2014 at 00:41:
devo dire che tra citazioni, sub-citazioni, controcitazioni etc etc mi sento un po’ sperso
e questo nel periodo in cui gli utenti collegati sono 3, 4, 1, 0 [ieri verso le 16] non oso immaginare cosa succedera’ alla rentre’e


Gent.mo, come prevedevo: troppa carne al fuoco Grin
Al fin, essa si bruciò Shocked  Tongue

ibach13 wrote on 30. Aug 2014 at 00:41:
come intermezzo suggerirei un ascolto [ci sono anche i podcast] di

RADIO3 SUITE MAESTRI CHE STUDIANO

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-671a2ac6-5f26-4a7f-9a...

una serie di interviste a strumentisti et sim sul loro modo di studiare

i pianisti intervistati sono Andrea Lucchesini ed Emanuele Arciuli

IMHO dicono cose interessanti, anche per chi “maestro” non e’, su modo di studiare, riscaldamento [?], pratica degli studi tecnici etc


Gent.mo, effettivamente un “intermezzo” or ci vuol Wink
E quello che proponi è veramente ottimo  Smiley Smiley

Particolarmente interessante ed illuminante l’intervista al M° Emanuele Arciuli Smiley Roll Eyes

Naturalmente: “nulla di nuovo sotto il sole" (Qui mi "scapperebbe"  ulterior e gran bella citazion Roll Eyes Però, visto che abbiam già bruciato troppa carne, mi trattengo Grin)
Comunque, per chi sta studiando offre veramente degli ottimi spunti   Roll Eyes Smiley Smiley Smiley

Grazie per la segnalazione Smiley

Cordiali saluti
  
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Roberto Pipitone
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La musica al piano mantiene
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #33 - 12. Jan 2015 at 15:42
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10dita wrote on 24. Jul 2014 at 03:44:
...........................
Gent.mi, dopo qualche voce pro, vediamo una voce contro!
Una sintesi da  SmileyI fondamenti dello studio del pianoforte” di Chuan C. Chang (Ed. Juppiter, trad. dall’americano di R. Gatti- 2° edizione, maggio 2009):

I problemi degli Esercizi Hanon.
.......................
.................................
I pochi consigli che ci dà si sono dimostrati essere tutti sbagliati. Vediamoli:

1) Consiglia di “sollevare le dita in alto”: un ovvio no-no per suonare velocemente perché sarebbe la più grande fonte di stress. […] Questo consiglio di Hanon ha sviato un enorme numero di studenti nel pensare che il pianoforte vada suonato alzando le dita e facendole affondare.
.........................................


Dopo avere navigato un po' su Pianoforum, e avere letto, disperso su diversi thread, opinioni svariate su H. (tocca la suscettibilità di tanti questa parola, che ho persino timore di scriverla per esteso), sull'articolazione, sul sollevamento delle dita per colpire meglio i tasti, trovo finalmente un contributo con precise citazioni, a cura dell'impareggiabile 10Dita come dalla citazione riportata.

Allora ho preso il mio testo di H., è l'ed. Pozzoli (Ricordi), 119 pagg di esercizi, ricche di consigli pratici e dettagliati su come eseguirli. Ho cercato di leggere attentamente, qualcosa potrebbe essermi sfuggito, si raccomanda l'articolazione delle dita allo scopo far sentire distintamente le note, rinforzare le dita più deboli, eguagliare la capacità delle due mani, ma mai ho trovato il consiglio di "sollevare le dita in alto" ecc ecc.

Come Chuan C. Chang abbia potuto affermare ciò è per me un mistero.

Aggiungo di essermi ulteriormente convinto personalmente della grande importanza di avere dita e mani uguali per la dx e sx, proprio per avere finalmente iniziato Bach (porto infatti dopodomani all'insegnante le prime tre Invenzioni 2voci). Sto finalmente anch'io scoprendo la bellezza del dialogo paritetico tra le due mani.

In proposito, caro Ibach che ti domandi, come scrivi in altro topic, se non convenga spendere tempo e impegno sulle Invenzioni 2voci anzichè H. A mio parere è domanda che non si pone nemmeno. I 60 esercizi di H. con i consigli su come eseguirli sono ben altra cosa.
  

"la gioventù è cosa troppo importante per lasciarla sprecare ai giovani"
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ibach13
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #34 - 13. Jan 2015 at 00:25
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Roberto Pipitone wrote on 12. Jan 2015 at 15:42:
omissis...

Aggiungo di essermi ulteriormente convinto personalmente della grande importanza di avere dita e mani uguali per la dx e sx, proprio per avere finalmente iniziato Bach (porto infatti dopodomani all'insegnante le prime tre Invenzioni 2voci). Sto finalmente anch'io scoprendo la bellezza del dialogo paritetico tra le due mani.

In proposito, caro Ibach che ti domandi, come scrivi in altro topic, se non convenga spendere tempo e impegno sulle Invenzioni 2voci anzichè H. A mio parere è domanda che non si pone nemmeno. I 60 esercizi di H. con i consigli su come eseguirli sono ben altra cosa.


proprio perche' sono altra cosa io sono convinto, almeno per me, che
"se li conosci li eviti"

mi trovo perfettamente in sintonia con Lucabil [dilettante] e con Pepe [insegnante] sul fatto che per l'adulto il poco tempo a disposizione [di ore ne ho, ma di anni? la statistica mi e' sfavorevole!] sia meglio impiegarlo su altro

in fondo le Invenzioni non sono un H ante litteram? ma sono belle e puoi anche suonarle per gli amici senza annoiarli; i due Carli mi sembrano molto meno spendibili in questo senso


MAI e poi MAI mi verrebbe per la testa di impegnare il resto della mia "giovinezza" per "divertirmi" a fare l'H in tutte le possibili varianti ritmiche, dinamiche e agogiche: mi sembra un funambolismo destinato solo a "epater le bourgeois", ammesso di trovare qualcuno che ti stia a sentire
in verità' ho letto che si fanno anche "marHanonen" in quel senso: de gustibus ...
dalla voce Hanon di Wikipedia:
"It has been a recent trend for music schools to hold a Hanon Marathon, in which the exercises are played competitively, the Church Street School for Music and Art being the first to have coined the term and held the event."


in verita' ti consigliavo Invenzioni vs Hanon, come riscaldamento, perché' pensavo le conoscessi già', visto che affrontavi brani discretamente impegnativi [Carnaval? se non sbaglio], e perché' ritengo che in questo modo ci si riscaldi anche la testa e le orecchie
cmq sono considerazioni personali; tu hai un insegnante di cui non ti sei mai lamentato, credo, e i suoi consigli sono certo più' validi dei miei



  
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Roberto Pipitone
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La musica al piano mantiene
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #35 - 13. Jan 2015 at 12:27
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ibach13 wrote on 13. Jan 2015 at 00:25:
Roberto Pipitone wrote on 12. Jan 2015 at 15:42:
..... se non convenga spendere tempo e impegno sulle Invenzioni 2voci anzichè H. A mio parere è domanda che non si pone nemmeno. I 60 esercizi di H. con i consigli su come eseguirli sono ben altra cosa.


proprio perche' sono altra cosa io sono convinto, almeno per me, che
"se li conosci li eviti"

mi trovo perfettamente in sintonia con Lucabil [dilettante] e con Pepe [insegnante] sul fatto che per l'adulto il poco tempo a disposizione [di ore ne ho, ma di anni? la statistica mi e' sfavorevole!] sia meglio impiegarlo su altro

in fondo le Invenzioni non sono un H ante litteram? ma sono belle e puoi anche suonarle per gli amici senza annoiarli; i due Carli mi sembrano molto meno spendibili in questo senso


MAI e poi MAI mi verrebbe per la testa di impegnare il resto della mia "giovinezza" per "divertirmi" a fare l'H in tutte le possibili varianti ritmiche, dinamiche e agogiche: mi sembra un funambolismo destinato solo a "epater le bourgeois", ammesso di trovare qualcuno che ti stia a sentire
in verità' ho letto che si fanno anche "marHanonen" in quel senso: de gustibus ...
dalla voce Hanon di Wikipedia:
"It has been a recent trend for music schools to hold a Hanon Marathon, in which the exercises are played competitively, the Church Street School for Music and Art being the first to have coined the term and held the event."
.........................................


Caro Ibach, non avrei voluto rispondere, avendo già espresso il mio pensiero, ma siccome esponi argomenti in modo 'tranchant', sono costretto a dire che non condivodo affatto quanto tu dici.

...se li conosci li eviti, dici? invece io, ben conoscendo l'H da decenni, avendolo periodicamente praticato, certo senza accanimento, provandone il beneficio, e come ancora oggi faccio saltuariamente, penso semmai "lo evita chi non lo conosce, e non ha voglia o tempo di provarne il risultato".
Vedo che oggi ci sono tante edizioni di Studi, decantate per la loro utilità. Non metto in dubbio questo, perchè non le conosco.

.... che tu sia in sintonia con alcuni del forum non cambia le mie convinzioni, frutto della mia esperienza. Noterai però che siamo in un furum di quasi 10 mila persone, tra cui veri pianisti anche professionisti, mentre la cerchia di chi interviene è molto ristretta.

.... le Invenzioni di Bach, un H. ante litteram? ma che dici??  che Bach le abbia pensate anche per esercizio di dita e studi di composizione, non serve a tentare un paragone. Chopin, Czerny e tanti hanno scritto studi ed esercizi, tutto è utile e bello, ma ciascuna opera ha la sua peculiarità, non valgono paragoni

Maratone di H. ....? qui ti do ragione, purtroppo fa parte del folklore moderno, si inventa di tutto, anche le cose più strampalate.... Cosa si fa, conta chi arriva prima in fondo (senza badare alla qualità)? allora è una gara tra PAV, l'acronimo che tu hai argutamente inventato Cheesy

Buona musica

PS: basta, non l'alluhgherò più ..... sennò rischo di passare come .... un Radicchio dell'H. Grin
  

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ibach13
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #36 - 14. Jan 2015 at 00:16
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modo "tranchant"? non credo! sintetico certo
mi sembra di aver ben evidenziato in capo e in coda al mio intervento [risposta #37] che erano considerazioni personali [valide per me] e non era certo mio intento portarti nel partito degli anti-H

se ci troviamo bene così', senza guerre di religione, continueremo a "scaldarci le mani" tu con H e io con B

  
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scheggiasms
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #37 - 18. Jan 2015 at 11:51
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Io so solo (da dilettante) che quando, dopo essere stata per qualche tempo senza mettere le mani sul piano, voglio riavvicinarmi per riprendere alcuni pezzi, e divertirmi, niente come una mezz'ora dei primi 10 studi di Hanon mi consentono di muovere di nuovo le dita in modo decente. Smiley
  
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occhibelli
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #38 - 18. Jan 2015 at 12:49
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Secondo me dipende da come si è impostati.... Cool
  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #39 - 18. Jan 2015 at 19:16
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occhibelli wrote on 18. Jan 2015 at 12:49:
Secondo me dipende da come si è impostati.... Cool


Gent.ma, hai proprio colto lo aspetto fondamentale di tutta la question Roll Eyes Smiley Smiley
In poche parole hai centrato lo bersaglio.
Meraviglioso Roll Eyes Divino Roll Eyes
E permettimi di aggiungere, o se vogliam puntualizzar ulteriormente, che quello “impostati” non vale solo “anatomicamente”, ma (oserei quasi dir “fondamentalmente”!) “cerebralmente”!

“Ecco: la risposta è necessariamente complessa”
, dice Brugnoli in “Dinamica pianistica”!

Non perché bisogna complicarla a tutti li costi, ma perché la “sedimentazione” di alcuni “criteri” (se vuoi miti!) s’è così radicata nelle menti (io me medesimo ho dovuto faticar parecchio per “togliere” i residui di siffatta “mentalità”, se vuoi “mitometodologia” Tongue) che appunto “la risposta” necessita una “certa” analisi.

Il fatto d’esser “dilettante” o “professionista” non sposta d’una virgola lo “problema”, parlandone “in generale”, chiaro. Ho amici-colleghi che possono ascriversi nella categoria “professionisti” che hanno la “necessità” di farsi i “quotidiani esercizi” altrimenti (a detta loro) le “dita non funzionano a dovere”! Molto sintomatico ed “automatico” (l’inconscio!) che la “attenzione” sia rivolta in primis alle “dita”! Come se sol esse (porelle!) fossero il “motore” del tutto, e non una delle componenti! E già codesto fatto è “sintomo” di una certa “mentalità” e “mitometodologia”!

Ancor il Brugnoli verga (op. cit.):

“[…] molti [i soggetti di cui la”mitometodologia”!] non possono suonare se non fanno ogni giorno gli esercizi e non possono [probabilmente non tanto nella “sequenza delle note”, ma particolarmente dal punto di vista “fisiologico-anatomico-dinamico” della muscolatura]  eseguire un pezzo che non ripassano da tempo. Se invece di studiare irrazionalmente un passaggio [o “in generale”], faremo un allenamento per lo sviluppo delle qualità funzionali atte ad eseguirlo, tali qualità diventeranno parte del nostro organismo [una “seconda natura”, così come deve diventare lo “uso del rilassamento, della decontrazione”] cerebrale e funzionale, così che le ritroveremo a nostra disposizione in qualsiasi momento vorremo servircene.”.

Dice giustamente Gould (in “No, non sono un eccentrico"):

“[…] Ciò presuppone il fatto di aver messo a fuoco a un dato momento con estrema precisione i dati che entrano in gioco, di averli in un certo senso congelati e immagazzinati, in modo da potervi ricorrere in qualunque occasione. In fin dei conti questo significa che non è con le dita [e lo “resto”!!] ma con il cervello che si suona il pianoforte. […] se si ha un’idea assoltamente chiara di ciò che si vuole fare non c’è alcuna ragione per doverla confortare. Se non è così, tutti gli studi di Czerny e tutti gli esercizi di Hanon del mondo non saranno mai di alcun aiuto.”


E se qualcuno dubbi ha, ecco or qui bellissima citazione da “I fondamenti dello studio del pianoforte” di C.C. Chang:

“ Riferimenti [in relazione al libro di Abby Whiteside  Smiley“Indispensables of Piano Playing”.]

[…] Non importa se l’esecutore che ottiene le rapide e belle scale e arpeggi dice che fa proprio quello [pollice sotto], non è vero! Non  si intende che sta mentendo, ma semplicemente che è riuscito [per “avventura” direbbe Spagnolo!]  a scartare la coordinazione che gli è stata insegnata quando ne è sorta l’occasione di renderla inadeguata…”.


Purtroppo questi “istintivi”, in sede didattica, poi (inevitabilmente!) tendono a riprodurre “sopra gli allievi” la errata concezione che a loro volta avevano appreso dai loro insegnanti, non rendendosi conto che nella pratica poi essi fanno esattamente il contrario Smiley

Ecco perché il “nostro” razionale Brugnoli verga che:

“[…] la risposta è “necessariamente” complessa”.

E chi, professionista o non, sente la necessità (perenne Shocked) di farsi il “suo esercizio quotidiano”, non ha, per dirla con Gould, “messo a fuoco a un dato momento con estrema precisione i dati che entrano in gioco”, non li ha “in un certo senso congelati e immagazzinati”.


Cordiali saluti
  
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