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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Hanon: realtà o mito? (Read 31091 times)
tgdigit
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #60 - 03. Jan 2016 at 17:40
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Hanon o Czerny.

Oppure entrambi, meglio, importante è studiarli "cum grano salis"  Wink.
  

Rafal Blechacz Chopin competition 2005 Pianoconcerto No. 1 !
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pianozero
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #61 - 04. Jan 2016 at 13:26
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ALKAN wrote on 03. Jan 2016 at 16:19:
pianozero wrote on 03. Jan 2016 at 15:47:
Insomma è come I Promessi Sposi !  bruttino ma inevitabile. Smiley


'bruttino'
Non so se ridere (di te) o piangere


bè...  perché "ridere di te"?  se hai una opinione diversa la rispetto. Ma qui saremmo OT Smiley
  
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andreavezzoli
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #62 - 04. Jan 2016 at 13:54
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Io non l'ho mai trovato "bruttino", mi divertivo a studiarlo, non so perchè ma probabilmente perchè poi trovavo che le dita più deboli diventavano effettivamente più rinforzate e più agili... e quindi lo vedevo come "fare ginnastica" Smiley

  
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ALKAN
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #63 - 04. Jan 2016 at 15:21
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pianozero wrote on 04. Jan 2016 at 13:26:
ALKAN wrote on 03. Jan 2016 at 16:19:
pianozero wrote on 03. Jan 2016 at 15:47:
Insomma è come I Promessi Sposi !  bruttino ma inevitabile. Smiley


'bruttino'
Non so se ridere (di te) o piangere


bè...  perché "ridere di te"?  se hai una opinione diversa la rispetto. Ma qui saremmo OT Smiley


Non per mancarti di rispetto, ma uno che dice che il capolavoro manzoniano è 'bruttino' mi fa solo che ridere. Nulla di personale.  Wink
  
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pianozero
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #64 - 05. Jan 2016 at 20:46
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andreavezzoli wrote on 04. Jan 2016 at 13:54:
Io non l'ho mai trovato "bruttino", mi divertivo a studiarlo, non so perchè ma probabilmente perchè poi trovavo che le dita più deboli diventavano effettivamente più rinforzate e più agili... e quindi lo vedevo come "fare ginnastica" Smiley




sì è vero, anche io lo vedo così. Ho deciso di reintegrarlo, lo avevo abbandonato con somma antipatia, ma vedo che prima di iniziare a mettere mano ai brani da ripassare serve quantomeno a scaldare le mani. Un paio di esercizi , una paio di scale e si comincia. Cum grano salis come dice tdigit .
  
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Zabrina
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #65 - 06. Mar 2016 at 22:54
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pianozero wrote on 05. Jan 2016 at 20:46:
Ho deciso di reintegrarlo, lo avevo abbandonato con somma antipatia


"Ha! Non"

E così ?   Wink
  
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andreavezzoli
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #66 - 07. Mar 2016 at 10:50
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F. Franciszek Esperanto
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #67 - 28. Feb 2018 at 16:30
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Ragazzi/e, riscrivo perché dopo 15 anni ho ricominciato lo studio del lato suonato della musica (ho parlato altrove nel forum sul mio acquisto del pianoforte).
Con me anche l'Hanon (ho scoperto che era francese quindi cerco di abituarmi a proninciarlo Hanòn); mi ha aiutato molto a risvegliare la mia cara tecnica che... (sorpresa!) non mi ha mai lasciato e mi riaccompagna in questa seconda "vita" pianistica.
Nella mia vita precedente mi scaldavo con l'Hanon o le scale, ma Hanon era così severo nei suoi consigli che non reputavo mai un esercizio "fatto bene" quindi ne ho fatti 15 o poco più. Ora invece ho cominciato col farne più al giorno, ripartendo dall'inizio, ripetendo pochi minuti e al tempo che mi veniva comodo per l'esecuzione senza voler accelerare.
Poi un finesettimana ho voluto provare il libro: ripetevo un esercizio per 2-4 volte: si leggono quasi a prima vista, quindi la prima volta era per imparare, la seconda e le eventuali successive per suonarlo, poi passavo al successivo, cercando di non stancarmi. Ho saltato solo le scale maggiori e minori perché a loro tempo le imparai tutte (maggiori minori, moto contrario ecc. ecc.). Degli esercizi ripresentati su diverse tonalità, sceglievo una tonalità più o meno a caso e passavo al successivo.

Avete letto i miei commenti favorevoli all'Hanon in questa discussione.
Ora, vedendo con che facilità, io che non sono un virtuoso, riuscissi a fare molti degli esercizi anche se alcuni solo a velocità moderata, mi sorgeva il dubbio che in qualche modo ho già acquisito in altri modi la tecnica che Hanon propone, eccezion fatta per una manciata di esercizi che dovrei rivedere.
Nella mia mente quel libro che dalla parte "trascendentale" in poi credevo potesse essere suonato da pochi è invece ridimensionato. La parte trascendentale, almeno per me, non è neanche più difficile della prima parte, anzi...
Infine sono arrivato al tremendo esercizio sul tremolo: pagine e pagine di tremoli, roba da tendinite; avevo finito... "la montagna scalata!" anzi no, ecco altre due pagine di tremoli... Cheesy
Davvero Hanon era convinto che ripetendo per ore queste cose ogni giorno bastasse a forgiare la tecnica? E lui dice che i pianisti sono costretti a ripetere per ore esercizi per "mantenere" la tecnica, io senza esercizi me la ritrovo dopo 15 anni! E dopo un mese, la sto migliorando, suono meglio di un tempo, anche se devo reimparare un minimo di repertorio e mi costa molta fatica anche per pezzi facili.
Forse lui non ha sperimentato ciò che scriveva, forse ci credeva pure, certamente era un bravo venditore - vèdansi l'uso di termini come "trascendentale" e le ripetute promesse di diventare un "virtuoso" (il bastone e la carota davanti all'allievo...).

Forse passavo ore con Hanon e le scale per autocompiacermi mentre invece non volevo ammettere di essere pigro e aver paura di affrontare altri pezzi; il mio metodo di studio era ottimo all'inizio(!), diventò col tempo uno strumento da tortura: imparavo il pezzo lentamente e lo ripetevo sperando che col tempo migliorasse, ma non succedeva subito, rifacevo gli stessi errori per mesi; ora riesco a migliorare i vecchi pezzi reimparati usando quelle tecniche che avevo inventato quando ero mezzo analfabeta in musica!
[Iniziai studiando la tastiera (lo scopo era suonare "Io vagabondo" al pianobar nei matrimoni) ma il maestro ci faceva iniziare col Beyer. Dopo un anno, in segreto, imparai in 6 mesi la Marcia alla turca di Mozart; ricordo i metodi per impararla e che insconsciamente abbandonai col tempo per il metodo sopra descritto. Solo un anno dopo il mio maestro seppe che avevo imparato tale brano e non ci voleva credere: iniziò a nominare il conservatorio e mi trovò un maestro pianista (lui non lo era).]
Conclusione: è un libro da far fare ai principianti con le variazioni ritmiche per apprendere il rilassamento e sotto l'occhio vigile dell'insegnante, evitando di credere alle promesse del testo che si trova dentro.
Fatti gli esercizi che il maestro ritiene utili per l'allievo a rinforzargli le mani in meno tempo e a velocità accettabili ma comode, si può mettere il libro da parte senza perdere molto, dati che studiando altri libri poi si suona l'Hanon senza problemi, quindi significa che si può prendere altrove la tecnica. Il riscaldamento? Per me (che ci perdevo mezz'ora alla volta) deve essere breve, poi: a studiare, altrimenti ci si può chiedere: non è che sono pigro?
  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #68 - 01. Mar 2018 at 22:39
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F. Franciszek Esperanto wrote on 28. Feb 2018 at 16:30:
Davvero Hanon era convinto che ripetendo per ore queste cose ogni giorno bastasse a forgiare la tecnica? [...]   
Forse lui non ha sperimentato ciò che scriveva, forse ci credeva pure

Gent.mo, probabilmente un mix di ciò.

Considerato il tempo in cui visse non è nemmen strano.
La grande "rivoluzione pianistica" (nei trattati) avvenne ca. all'inizio del '900.

La cosa più inquietante è che, nell'anno del Signore 2018, ci sia ancor qualche soggetto (tra i più vari!) che crede nel "miracolo" proposto!
E quel "far ginnastica" è sintomo di non aver contezza di cosa vuol dir veramente sonar lo magnifico istrumento Shocked

Ma non dobbian esser troppo severi (non voglio apparir blasfemo Embarrassed):

"...perdona loro, perché non sanno quello che fanno."

F. Franciszek Esperanto wrote on 28. Feb 2018 at 16:30:
Forse passavo ore con Hanon e le scale per autocompiacermi mentre invece non volevo ammettere di essere pigro e aver paura di affrontare altri pezzi; 


Gent.mo, togli pur il "forse"!
Hai descritto benissimo un "sentimento" che m'appartenne!
E dimostri una capacità di analisi encomiabile che non ho riscontrato nemmen tra la gente del mestiere Roll Eyes Smiley

Perdona il termine jovanilistico:

TI STIMO FRATELLO Smiley

Cordiali saluti
  
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F. Franciszek Esperanto
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #69 - 03. Mar 2018 at 12:41
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10dita wrote on 01. Mar 2018 at 22:39:
F. Franciszek Esperanto wrote on 28. Feb 2018 at 16:30:
Forse passavo ore con Hanon e le scale per autocompiacermi mentre invece non volevo ammettere di essere pigro e aver paura di affrontare altri pezzi; 


Gent.mo, togli pur il "forse"!
Hai descritto benissimo un "sentimento" che m'appartenne!
E dimostri una capacità di analisi encomiabile che non ho riscontrato nemmen tra la gente del mestiere Roll Eyes Smiley

Perdona il termine jovanilistico:

TI STIMO FRATELLO Smiley


Grazie, io sono pieno di "senno di poi"; certe volte, vorrei avere il suddetto senno di poi, però... prima Wink

Per deformazione professionale analizzo (mi guadagno la pagnotta programmando), vorrei completare l'analisi dicendo che sì, avevo un certo timore nel provare i pezzi nuovi (per via del mio poco efficiente modo di apprendere che ho già definito "da tortura"); ma noi come "cervelli" abbiamo bisogno di gratificazione (gli psicologi dicono "ricompensa") in ciò che facciamo, ed è ciò che porta alcuni di noi a fare e rifare determinate attività (suonare, dipingere, programmare, osservare le stelle, scrivere o leggere libri, definire o imparare... l'esperanto  Cool ).

Bisogna far sì che la ricompensa, il compiacimento sia l'acquisizione del nuovo pezzo, in modo che le energie siano investite in ciò.

Non so se scriverlo, col rischio di cambiare argomento
C'è una discussione in questo forum sul Metodo Lang Lang, alla quale ancora non ho partecipato. Ho visto degli esercizi su youtube, durano un rigo. Forse lui crede che arrivando subito al "premio" del pezzo finito l'allievo ha la ricompensa necessaria ad andare avanti. Però, portato così agli estremi, tale metodo mi lascia molti dubbi e non credo che sia efficace, anche se dal basso del mio livello posso dire: se son rose fioriranno... aspettiamo se da quel metodo nascerà qualche rosa o è nata la versione riveduta dell' Hanon per il III millennio.

(Per evitare dirottamenti della discussione, per risposte più correlate al metodo Lang Lang che all'Hanon rimando qui.)
  
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andreavezzoli
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #70 - 03. Mar 2018 at 19:23
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Sicuramente esistono pezzi del repertorio che possono in qualche modo "sostituirsi" a certi esercizi di tecnica pianistica, ma a volte il problema tecnico va affrontato separatamente "isolandolo" in modo da affrontarlo fino in fondo, per esempio fare le scale è utile per memorizzare posizioni, diteggiature che poi serviranno per eseguire i pezzi...
Concordo che parallelamente allo studio della tecnica vanno eseguiti pezzi, non tanto per gratificare, ma per far entrare nel mondo musicale l'allievo avvicinandolo ai grandi compositori.

Facendo un paragone: perchè gli sportivi si allenano anche in esercizi diversi dal loro sport? per "potenziare" determinate caratteristiche fisiche, se fosse vero il contrario basterebbe che facessero tante gare per tenersi in forma, ma invece fanno giustamente anche allenamenti questo è quello che accade con la musica secondo me, cioè che per potenziare certi meccanismi bisogna isolarli dai pezzi e creare esercizi.
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #71 - 04. Mar 2018 at 03:12
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F. Franciszek Esperanto wrote on 03. Mar 2018 at 12:41:
[...] C'è una discussione in questo forum sul Metodo Lang Lang, alla quale ancora non ho partecipato. Ho visto degli esercizi su youtube, durano un rigo. [...]
(Per evitare dirottamenti della discussione, per risposte più correlate al metodo Lang Lang che all'Hanon rimando qui.)

Gent.mo, da poco arrivvommi i libretti del metodo che in quoto citi.

Che dir Undecided Huh

Come sempre, et come sempre nei secoli e nei secoli sarà: "senza il COME il dito si romperà" Shocked (Schumann docet Cheesy)
E volendo: anche "La biondina in gondoleta" valenza pur ha Grin
Ma, come ben dici in sul quoto, per evitare dirottamenti (che gli eruditi nomano: off topic Smiley) ci troverem    Smiley

Cordiali saluti
  
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10dita
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #72 - 04. Mar 2018 at 03:34
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andreavezzoli wrote on 03. Mar 2018 at 19:23:
Facendo un paragone: perchè gli sportivi si allenano anche in esercizi diversi dal loro sport? per "potenziare" determinate caratteristiche fisiche, se fosse vero il contrario basterebbe che facessero tante gare per tenersi in forma, ma invece fanno giustamente anche allenamenti questo è quello che accade con la musica secondo me, cioè che per potenziare certi meccanismi bisogna isolarli dai pezzi e creare esercizi.

Gent.mo Andrea, la questione si fa ardua!
Prendendo ancor in prestito le parole di Brugnoli (in "Dinamica pianistica"): "La risposta è necessariamente complessa”.

Lasciando per un attimo da parte tutte le questioni (vitali!) come: dinamica, agogica, tipologia di tocco, automatismi motori etc.

Sembrerebbe "logico" ciò che tu affermi, e certo molti hanno codesta tua "logica".
Esiste una copiosa letteratura di "esercizi", anche ricavati et costruiti dai/sui "testi sacri" della letteratura pianistica, su cui l'aspirante pianista può "allenarsi" a guisa de "gli sportivi" che hai evocato.

Il Gardi (in "Il Bianco e il nero", pag. 180) si pronuncia a favor degli "esercizi", affermando che:

"[...] essi si rivelerebbero davvero provvidenziali: il carattere elementare della loro forma e la semplicità schematica della loro esecuzione permetterebbero a chi li esegue di concentrare tutta l'attenzione proprio sull'applicazione della corretta dinamica, senza al contempo preoccuparsi di altre difficoltà esecutive.
[...] Noi pensiamo che non vi sia ragione alcuna per sconsigliare ad un esecutore, quantomeno nei primi anni di studio, di dedicare un poco del suo tempo all'esecuzione di simili esercizi, paragonabili a quei movimenti che nelle discipline sportive vengono definiti come "fondamentali" e vengono appresi e praticati prima e al di fuori dei veri e propri allenamenti di gioco."

Poi il Gardi (che la sa lunga!) precisa (op. cit. pag 181):

"[...] le raccolte di Esercizi, i Metodi, pur aborriti dai campioni della tecnologia scientifica, si rivelano, per contrappasso, un provvidenziale supporto proprio al fine di provare, imparare, controllare e automatizzare su formule facili ed elementari, le azioni motorie che rispettano i principi fisiologici ai quali quegli
stessi tecnologi hanno costruito tutte le loro teorie.
"

Io direi ed evidenzierei (cosa non banale ed ovvia!): a patto che la pratica di cotali "Esercizi" sia "rispettosa" dei principi fisiologici a cui il Gardi fa riferimento.

Il Gardi sulle raccolte di "Studi" dà differente valutazione; mi permetto farla calzar sugli "esercizi" (op. cit. pag. 181):

"La familiarità con la tastiera, la facilità esecutiva e lo "spolvero" pianistico che un'assidua frequentazione con questo genere di letteratura sa sicuramente assicurare, non ne garantisce tuttavia, di per sé, la piena funzionalità didattica. Gli Studi, in verità, non consistono solamente nella semplice e meccanica ripetizione delle formule pianistiche programmate dal loro autore ma, in ragione del carattere "artistico" a cui implicitamente ambiscono, presentano anche deviazioni improvvise, malagevoli variazioni e/o fastidiose complicazioni del semplice carattere formulare del disegno originario. Come è ovvio, tali deviazioni, variazioni e complicazioni debbono a propria volta "essere studiate", e quindi ripropongono all'esecutore gli stessi problemi che volevano aiutarlo a risolvere. Si tratta di una sorta di petizione di principio, perché l'apprendimento di ciascuno di simili passaggi richiederà, a sua volta, la conquista di corretti automatismi mediante corrette pratiche ripetitive, tanto che solamente se le ripetizioni di detti passaggi saranno eseguite a regola d'arte l'esecutore sarà in grado di eseguire uno Studio con sufficiente correttezza, e di ricavare infine anche i vantaggi prodotti dalla ripetizione della formula originale su cui l'autore aveva voluto costruirlo.
Vale la pena di compiere un percorso tanto lungo e tortuoso per raggiungere un obiettivo così modesto come quello di un'esecuzione corretta di uno Studio studiato esclusivamente allo scopo di incrementare certi aspetti della propria tecnica? Non è preferibile allora , disponendo di altrettanto tempo  e pazienza, cercar d'incrementare la propria abilità tecnica tentando di studiar subito in modo corretto i passaggi delle composizioni che si vogliono includere nel proprio repertorio?
".

Come si suol dir: la domanda sorge spontanea Grin

"Tempo e pazienza", evidenzierei Smiley

La vita è breve: il tempo non va sprecato!

Ed infine mi paiono molto sagge le parole di József Gát (op. cit. nota 9 pag. 182, da "The Technique of Piano Playing"):

"La delicatezza della forma dinamica e agogica...gioca un ruolo decisivo nella tecnica e perciò quest'ultima dipende sempre dai concetti musicali".

Son stato prolisso et pesante Embarrassed Ma come già scritto:

"La risposta è necessariamente complessa”.


Cordiali saluti
  
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F. Franciszek Esperanto
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #73 - 04. Mar 2018 at 12:49
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andreavezzoli wrote on 03. Mar 2018 at 19:23:
a volte il problema tecnico va affrontato separatamente "isolandolo"...


Sarei un ingrato se dicessi di non aver ottenuto nessun vantaggio dall'Hanon. Il libro mi fu dato da una ragazza che aveva smesso di suonare, quando ancora facevo un corso di tastiera ma avevo deciso di voler passare al pf.
Prima di trovare un maestro pianista ho incontrato varie persone, una di queste mi disse di fare l'Hanon con alcune variazioni ritmiche che mi segnò su un foglio, solo da allora riuscii a suonare l'Hanon senza dolore e capii l'importanza del rilassamento. Poi trovato il maestro, accantonai Hanon o lo usai sporadicamente fino a quelle storiche vacanze di Natale dopo le quali sorpresi il mio maestro con un visibile miglioramento delle mani (ne parlai qui). Ho comunque sempre studiato l'Hanon da "autodidatta" anche quando avevo il maestro e anche dopo questo primo successo.

Ho da poco notato molte pecche nel metodo visto che di recente ho provato a compiere l'impresa di eseguire tutto il libro, sebbene senza soffermarmi troppo a suonare alla perfezione ogni esercizio. L'ho fatto durante un finesettimana (se non sbaglio, il 17-18 febbraio di questo 2018). Questa impresa mi ha fatto sorgere parecchi dubbi, compreso quello di essere stato preso parzialmente in giro. Metto per iscritto qui la mia esperienza, avendola ancora fresca, prendetela per quello che è.

Le variazioni ritmiche sono presenti nel libro, ma solo dopo il 30esimo esercizio. Cioè si dovrebbero fare i primi 30 esercizi senza conoscere le variazioni che aiutano il rilassamento, e poi bisognerebbe tornare indietro e rifarli con le variazioni. Se il maestro non le dà da prima o non insegna in altro modo a tenere rilassate le dita che non suonano, l'allievo soffre per ben 30 esercizi. Per non dire che l'autore non menziona il rilassamento nemmeno presentando le variazioni.

Alcuni esercizi non hanno diteggiatura simmetrica, ma ad esempio quello che la destra ascendendo fa col 4o dito, la sinistra discendendo lo fa col 3o. Se questo dipende dall'edizione, io ho la Ricordi; come esempio dò l'esercizio 17, che come diteggiatura ascendente dx ha 12435434 che per la sx discendente diventa: 12435435. Potrebbe esserci una logica però, ad esempio non voler sovraccaricare troppo il dito 4 della sx.

Andando avanti con gli esercizi, si nota che molti presentano delle difficoltà già studiate in esercizi precedenti (o almeno così mi è sembrato).

Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti dal primo all'ultimo, di seguito e senza fermarsi. Già il fatto di dover trovare qualcuno pronto a cambiare pagina rende l'impresa improbabile - l'alternativa è imparare il libro a memoria. Questo viene inculcato nella mente già nei primi esercizi; prima di passare al sesto bisogna aver suonato i primi cinque senza fermarsi. Il non averlo mai fatto mi ha sempre causato sensi di colpa.

L'esecuzione dell'intero libro durerebbe 1 ora ed andrebbe fatta tutti i giorni per un periodo di tempo non ben definito. Lasciatemi fare due conti. Ci sono 60 esercizi, se ognuno durasse 1 minuto allora sì, sarebbe 1 ora. Ma ci sono esercizi di diverse pagine; tutte le scale per moto retto ad esempio sono incluse in un solo esercizio, che suppongo duri più di un minuto, e ci sono vari esercizi contengono tutte le scale in salse diverse... insomma: sicuri che sia 1 ora? E se no, perché dare tempi fasulli? Da notare che non ho considerato i ritornelli, perché molti esercizi terminano con un ritornello. Dubbio: Hanon ha mai eseguito la sua opera?

Alcuni esercizi si propongono di allargare lo spazio tra le dita, facendo soffrire proprio quelle mani che hanno bisogno di avere dita con un raggio d'azione più ampio. Prendendo d'esempio lo sport, io ho fatto un poco di arti marziali (taekwondo), per calciare più in alto non ci facevano semplicemente calciare più in alto, ma prima di iniziare facevamo sedute di stiramento, e col passare dei mesi aumentava la flessibilità. L'Hanon vorrebbe far allargare le dita suonando, l'equivalente di calciare più in alto per imparare a calciare più in alto, col rischio di procurarsi una pubalgia.
Devo anche dire che il primissimo esercizio Hanon, che vuole far allargare lo spazio tra 4 e 5 può anche funzionare, perché l'allargamento non è esagerato, ma ce ne sono alcuni che prevedono delle pericolose acrobazie di allargamento da ripetere e ripetere...

Infine, le indicazioni tendono a colpevolizzare l'allievo: soltanto facendo così si può diventare virtuoso, questo è l'unico modo ecc. Per me l'Hanon era una Bibbia quindi prendevo in seria considerazione ogni parola del testo, creandomi anche dei complessi e sensi di colpa. La recente esecuzione del libro mi ha aiutato a ridimensionare il libro stesso e a liberarmi di quei complessi.
Non dico che non lo userò mai più, per me ha un suo spazio (opzionale) nella didattica e questo è all'inizio per far lavorare quelle dita che ancora l'allievo non ha usato molto, perché è un'esperienza da provare ecc. Il maestro deve mettere in guardia l'allievo affinché questo non creda al testo nell'Hanon e le sue promesse vane, e... un bel giorno il libro va messo da parte.
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #74 - 04. Mar 2018 at 15:34
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Prova a chiedere ad un calciatore se senza allenamento riesce a giocare una partita internazionale... oppure ad un ciclista di fare il giro d'Italia senza fare esercizi specifici (ripetute, dietro motori... ) ...
L'Hanon non sarà perfetto come metodo ma se usato nel modo giusto può essere un ottima base di allenamento.
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #75 - 04. Mar 2018 at 18:05
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andreavezzoli wrote on 04. Mar 2018 at 15:34:
Prova a chiedere ad un calciatore se senza allenamento riesce a giocare una partita internazionale... oppure ad un ciclista di fare il giro d'Italia senza fare esercizi specifici (ripetute, dietro motori... ) ...



Non c'è bisogno di chiedere  Smiley  Io, infatti, sono convintissima che qualsiasi sportivo senza allenamento non sia in grado di gareggiare.

Ma si può paragonare un'arte che richiede un apprendimento motorio controllatissimo e raffinatissimo con l'allenamento di uno sportivo?  Cry
Le due cose hanno obiettivi diametralmente opposti.

Credo che sia un po' fuorviante pensare al famigerato Hanon come ad una "forma di allenamento". Del resto nessun esercizio pianistico deve essere considerato tale  Undecided

Forse dirò qui di seguito cose banali, banalissime, ovvie, sapute e risapute...  Tuttavia se ciò è valido nel mio ambito professionale, ancor di più lo deve esser in ambito pianistico:



Due concezioni di “allenamento” a confronto

L'allenamento di uno sportivo:

- lavoro sull’azione, sulla forza, sulla potenza

- gli sforzi sono ripetuti con intensità crescente. Le ripetizioni hanno come unico obiettivo: aumentare la soglia di affaticamento (sentire la fatica sempre più tardi)

- basato sulla quantità delle ripetizioni

- il concetto di forza: allenamento basato su azioni veloci e ripetute, e perciò utilizza forza muscolare veloce ed esplosiva

- è reversibile: nel momento in cui si smette di allenarsi la forza non rimane.



L'apprendimento motorio di uno strumento:

- Lavoro sulla propriocezione

- apprendimento basato sulle sensazioni motorie. Obiettivo: imparare ad interiorizzare il movimento

- le ripetizioni hanno come scopo il miglioramento della qualità (non della resistenza)

- il concetto di “forza”: è strettamente legato all’equilibrio tra tensione e rilassamento, oltre che strettamente connesso alla “postura” dell’articolazione implicata nel movimento. Con “postura” si intende quella posizione e/o allineamento che permette il gesto più economico e dunque più efficace. Ciò è frutto di una ricerca (non di allenamento). Non c’è contrazione fasica esplosiva, ma forza stratificata che parte dalla muscolatura profonda per arrivare alle periferie.

- apprendimento irreversibile: fa parte della memoria del corpo. Non si allena. Una volta appreso è permanente, il corpo cerca sempre la via più facile.



Detto ciò...

concordo con l'ultima frase di Andrea :  "L' Hanon non sarà perfetto come metodo, ma se usato nel modo giusto può essere un'ottima base di...... "

ma solo fino a qui  Grin

  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #76 - 04. Mar 2018 at 18:45
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andreavezzoli wrote on 04. Mar 2018 at 15:34:
Prova a chiedere ad un calciatore se senza allenamento riesce a giocare una partita internazionale... oppure ad un ciclista di fare il giro d'Italia senza fare esercizi specifici (ripetute, dietro motori... ) ...
L'Hanon non sarà perfetto come metodo ma se usato nel modo giusto può essere un ottima base di allenamento.


Il fatto è che siamo fondamentalmente d'accordo. Forse (senza forse) scrivo troppo, quindi lo dico in breve: se usato col contagocce può essere utile. Ma ciò implica di non usarlo come lo stesso Hanon consiglia,  cioè come esercizio estenuante da fare per ore ogni giorno (perché non dura un'ora, ma di più).

Anche lo sport ha molto in comune col pianoforte, e una cosa che hanno in comune è quello di concedere al corpo di rigenerarsi, per migliorare. Si rischia di danneggiare il proprio corpo con un allenamento oltre il limite della soglia di sopportazione di quest'ultimo.
  
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andreavezzoli
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #77 - 06. Mar 2018 at 10:22
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Concordo Smiley:tutte le cose dovrebbero essere prese con senso critico da parte di chi le utilizza, suonare il pianoforte comporta  dispendio di energia e quindi lo studio dovrebbe prevedere pause e momenti di "relax" non è forzando oltre la sopportazione che si raggiungono i risultati. Il problema è che molti mancano di senso critico e utilizzano i metodi senza ragionare prendendoli per oro colato.
  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #78 - 07. Mar 2018 at 00:08
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Zabrina wrote on 04. Mar 2018 at 18:05:
Credo che sia un po' fuorviante pensare al famigerato Hanon come ad una "forma di allenamento". Del resto nessun esercizio pianistico deve essere considerato tale  Undecided

Forse dirò qui di seguito cose banali, banalissime, ovvie, sapute e risapute...  

Gent.ma, concordo pienamente con quanto dici  Smiley

Nel tuo bel post hai colto pienamente i termini della questione, e non hai detto per nulla "cose banaliSmiley

Dobbiam approfondire assolutamente  Wink

...tempo abbiamo Wink

Stimatissimi saluti

Suo Devoto 10

  
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Re: Hanon: realtà o mito?
Reply #79 - 07. Mar 2018 at 14:22
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Esempio di utilizzo intelligente dell'Hanon:

  

Rafal Blechacz Chopin competition 2005 Pianoconcerto No. 1 !
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