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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno (Read 9472 times)
Gabri_BT
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W Pianoforum!

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Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
10. Jan 2015 at 01:39
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Da un eccesso all'altro?

In un altro thread discutemmo sull'utilità o meno degli esercizi. E soprattutto di come e perché alcuni didatti giunsero ad opporsi al vecchio modo di insegnare, ovvero... quello che imponeva agli allievi lunghissimi, estenuanti e torturanti esercizi.

E discutemmo anche di come oggigiorno si rischia (forse inutilmente) di cader all'estremo opposto! Undecided


Ecco, volevo ricollegarmi a questo discorso, perché questa tendenza di "cader all'estremo opposto", secondo me, non riguarda solo il fatto di far fare esercizi o meno, ma rientra in un discorso molto più ampio che mette a confronto la didattica di una volta e quella di oggi.

Ovvero...


Per fortuna, direi che è finita l’era dell’insegnante autoritario: quello che insultava, quello che bacchettava sulle mani, che ti faceva uscire da lezione piangendo, che diceva che non saresti mai diventato nessuno... Penso che oggigiorno tutti condividiamo l’idea che si apprende molto di più in un’atmosfera positiva, rilassata, senza pressioni... costrizioni o cose simili.

Si scrivono oggi trattati su trattati su quanto sia importante imparare "divertendosi".

Il problema qual è? Mi sto accorgendo che il mio modo di interpretare questo “imparare divertendosi” non coincide esattamente con quello di moltissimi altri insegnanti Huh

Ho avuto “l’onore”(vabbé, si fa per dire...) durante la mia formazione artistica di sperimentare sia il maestro severissimo (che insultava) che l’insegnante positivo e incoraggiante. Ovvio che dopo aver sperimentato il primo, dopo mi sembrava d’aver trovato il “Paradiso”. Ho avuto quindi la fortuna di studiare con insegnanti che hanno creduto in me, nelle mie potenzialità, che mi hanno insegnato a lavorare duramente (non perché erano loro a costringermi), ma perché mi hanno proprio insegnato ad amare la fatica e l'impegno. Questo per me era già “studiare divertendomi” Smiley

Ho l’impressione però che il modo di interpretare questo “imparare divertendosi” è andato oggigiorno ben oltre, molto oltre, forse troppo! Alcuni insegnanti (non voglio generalizzare, sicuramente non tutti) sono più attenti a far di tutto affinché l’allievo non si stufi, più che ad insegnare a trovare “piacere” nello studio, nella fatica e nella disciplina.

Vedo intorno a me una scuola professionale di danza dove la lezione di bambini di 9 anni (quindi non di 5 anni) è impostata più sul gioco che altro. Vedo insegnanti che sembrano aver quasi paura ad imporre una certa autorità (ad un corso di pedagogia ci viene detto di scrivere un articolo, ma poi anche se metà della classe non lo consegna nella data prestabilita... sento dire: “Non fa nulla, l’importante è che non ti stressi! Portamelo quando vuoi!). Ed io ci ho perso le nottate per consegnarlo in tempo! Vabbé Sad

In Finlandia, un’insegnante di scuola media, per facilitare l'apprendimento dei suoi allunni, ha sostituito i banchi di scuola con divanetti, tappeti, sedie a dondolo,... i bambini "seguono"  Undecided le lezioni sdraiati sul divano, per terra a gambe in su o come cavolo pare a loro. Ma significa davvero questo “imparare divertendosi”? Mah!

Certo è, che data la tendenza, neanche i genitori degli allievi sanno più distinguere un insegnante “terribile” da quello che non lo è. Vado a prendere mia figlia alla Scuola di ballo. Sento una mamma che sbraita arrabbiatissima: voleva scrivere una mail di lamentela al Direttore. A quanto pare la sostituta aveva avuto un comportamento inaccettabile. La sua bambina era uscita da lezione piangendo. La sostituta aveva semplicemente detto alle allieve che avrebbero già dovuto sapere una determinata cosa e non si spiegava come mai ancora non la sapessero. Niente di che, insomma! Huh Dissi a quella mamma che la sostituta aveva probabilmente ragione (e lo dissi con cognizione di causa. Conosco infatti l’insegnante di ruolo e so che non sta insegnando proprio niente a questa povera classe). Aggiunsi anche che se sua figlia piangeva solo per questo,  Huh beh, in futuro avrebbe pianto dopo ogni lezione, perché questo non è veramente nulla confronto a quello che riserva questa professione! Mi guardò zittita e sbalordita. (Tra l'altro l'osservazione era diretta a tutta la classe e non alla bimba in particolare.) Mah!

E chissà perché poi c’è questa strana idea che se un adulto studia pianoforte si debba “divertire” Undecided Si, giusto! Ma spesso, con questo, molti intendono che bisogna fare roba facile, non troppo faticosa, non troppo noiosa... l’importante è non stufarsi. Mah!

Io non faccio “sconti” ai miei allievi adulti di danza classica. Sono molto positiva, li incoraggio, ma li faccio lavorare seriamente e tanto (non li bacchetto, tranquilli Grin). E vedo che a loro piace che io li prenda sul serio. La maggior parte vuole proprio questo. Sono motivati ed imparano tantissimo.

Ho l’impressione che il mio insegnante di pianoforte mi abbia dato finora brani (molto belli, si,), al solo scopo che io “mi diverta”. Senza un programma preciso. Forse solo adesso comincia a capire che non mi basta. Boh! Non so Undecided. Recentemente, quasi intimorito, mi chiede: “ehm, forse, sarebbe bene, ehm... ti dispiace,...  se ti dò una scala, così lavoriamo un po’ di più il movimento digitale?"

“Mi dispiaceeee???" Shocked mi chiede!...Non ha ancora capito niente di me
  
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ALKAN
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W Pianoforum!

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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #1 - 10. Jan 2015 at 08:49
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Molto interessante questo argomento, sul quale ho riflettuto spesso anch'io.

Io a scuola ho un professore che applica questi metodi 'non stressanti': spiega solo mezz'ora poi ci lascia 'liberi', affronta gli argomenti in modo generale per non stressarci, le verifiche sono di una facilità estrema, le interrogazioni le facciamo quando vogliamo noi, voto minimo 6 ma proprio se non sai nulla...
Risultato: parlando schiettamente.... non sappiamo nulla delle sue materie. Quando ci confrontiamo con alunni di un altro professore, che è 'all'antica', io rimango quasi invidioso della conoscenza vasta e chiara che mostrano.
Per carità, al mio professore sono comunque affezionato perché è una persona stupenda.
Lo stesso succede un po' con il piano: quando lessi degli anni in cui Rachmaninov studiò presso Zverev rimasi innamorato di quella sistema di vita-studio, tanto che ancor oggi il mio sogno più grande sarebbe entrare in una scuola del genere.
(Per chi non lo sapesse: sveglia alle 6 ed esercizi (fra cui quelli di hanon) fino alle otto, colazione, lettura di brani e studio di sinfonie, quartetti ecc. e brani a quattro mani nella mattinata, pranzo, studio dei brani e cultura in altri campi al pomeriggio, la sera si andava a concerti, al teatro, a ricevimenti ecc. La domenica riposo e assoluta libertà degli allievi. Zverev teneva 3 allievi con questo 'regime'.)
E, più in generale, io rimpiango la severità del passato (o del presente asiatico...), che indubbiamente ha acceso artisti che oggi ci tengono in ombra!

Invece, io mi ritrovo a 'perdere' la mattinata a scuola (se si concentrassero i momenti utili basterebbe mezz'ora al giorno!), il pomeriggio ci sono i compiti, sunque alla fine mi ritrovo a suonare quando le mie energie non sono di certo al massimo.
Ed il mio insegnante di piano, che vedo comunque solo una volta alla settimana, per quanto sia un pianista eccezionale e dalla smisurata cultura, verso cui nutro profondissima stima, ha di nuovo un metodo un po' all'acqua di rose (di quelli di cui sopra) e di certo non sistematico e preciso.

In conclusione, io penso che i metodi 'non-stressanti' vadano bene per chi affronta la musica (o altro) per hobby.
Ma invece per coloro che darebbero tutto per poter studiare con costanza, tenacia e massima serietà, per coloro che insomma hanno una vera passione per la loro disciplina (e per la disciplina in generale) la antica severità sia il massimo che si possa desiderare.
Non vedo la necessità di insulti o simili, tra persone serie l'insegnante dovrebbe essere sempre un sostenitore dell'allievo, come uno sherpa che conduce l'allievo in cima alla montagna e lo aiuta a raggiungere l'obbiettivo.

W la serietà!

P.s. Non avete qualche consiglio per un malinconico della 'vecchia scuola'?
  
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ALKAN
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W Pianoforum!

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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #2 - 10. Jan 2015 at 09:12
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Riflettendo ancora sull'argomento mi è venuta in mente un'intervista-documentario a Ivo Pogorelich in cui raccontava che al conservatorio di Mosca facevano esami solo sulle scale.
E da quel conservatorio sono usciti pianisti come il Pogorelich, Berezovsky, Kissin, Sokolov solo per citarne alcuni, e tra i giovanissimi di educazione russa... Trifonov! Sono pianisti di una levatura straordinaria, che presso gli studenti italiani che ho conosciuto sono visti come inarrivabili: io però sono fermamente convinto che la loro grandezza risiede anche nell'educazione che hanno ricevuto, e sono convinto che molti dei giovani italiani di cui sopra, se affrontassero lo studio 'alla russa' diverrebbero dei pianisti alla pari di quelli citati. Ma da noi sono tenuti con standard dilettanteschi...
  
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Roberto Pipitone
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La musica al piano mantiene
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #3 - 11. Jan 2015 at 11:07
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Gabri_BT wrote on 10. Jan 2015 at 01:39:
Io non faccio “sconti” ai miei allievi adulti di danza classica. Sono molto positiva, li incoraggio, ma li faccio lavorare seriamente e tanto (non li bacchetto, tranquilli Grin). E vedo che...

Mhhhh interessante, ci provo?..... Gabri, c'è un limite di età per essere ammessi? Cheesy

.. comunque, mi piacciono le considerazioni espresse in questo nuovo thread.
Per uno  come me,  che non ha 'beneficiato' di queste idee e metodi moderni di insegnamento, quanto affermato da Alkan e Gabri sul rigore da perseguire nello studio del piano (come in tutti i campi) mi trova sinceramente d'accordo.
Auguri Alkan (che, in altro thread hai già indicato le tue capacità) per i tuoi studi

  

"la gioventù è cosa troppo importante per lasciarla sprecare ai giovani"
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10dita
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #4 - 11. Jan 2015 at 12:12
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Gabri_BT wrote on 10. Jan 2015 at 01:39:
“Mi dispiaceeee???" Shocked mi chiede!...Non ha ancora capito niente di me



Mia Criptica (pedonerai lo termine , ma come hai letto "altrove"... Cool):

pensi sia così facile "capirti"  Huh Undecided  Grin  Wink

Gabri_BT wrote on 10. Jan 2015 at 01:39:
Da un eccesso all'altro?


Ma i saggi ed eruditi nun diceveno:

"Nel mezzo c'è sta la virtù"  Huh

Già scrissi tante volte quello che me diceva mi nonna:

"Gli estremi se toccheno" Tongue

Poi per proseguir la "sagra" dello "detto" Grin:

Tutto è relativo

Io (porello Cry ) ebbi insegnanti "tremendi" (in tutti li sensi Tongue Sad Lips Sealed) feci Hanon, Pischna (Piccolo, Grande..) etc, scale, scalette e scalone.. moltissimi studi der Czerny, Pozzoli, Cramer, Bertini et company.... ma "virtuoso" non diventai Grin (per un certo periodo: molto mi "irrrriggidii" Tongue)

Occcccomemai Shocked Huh  Tongue  Sad

Vabbè, Voi direte: ma se non tieni lo talento Tongue

Esssssì! La parolina "brutale" Shocked
Che fatica si fa a vergare!

Ma ciò è da "considerare", altrimenti gli estremi: se toccheno!

Ed allor se va: "DA UN ECCESSO ALL'ALTRO"


Cordiali saluti


  
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Gabri_BT
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #5 - 11. Jan 2015 at 21:30
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10dita wrote on 11. Jan 2015 at 12:12:
"Nel mezzo ce sta la virtù"  Huh


Io (porello Cry ) ebbi insegnanti "tremendi" (in tutti li sensi Tongue Sad Lips Sealed) feci Hanon, Pischna (Piccolo, Grande..) etc, scale, scalette e scalone.. moltissimi studi der Czerny, Pozzoli, Cramer, Bertini et company.... ma "virtuoso" non diventai Grin  




Non fraintendetemi! Non sto dicendo che i metodi "antichi" e i maestri "terribili" fossero meglio. Ci mancherebbe!

Ho avuto un'insegnante che non apriva bocca tutta la lezione. E se l'apriva era per dirci che eravamo delle "mucche" e non delle ballerine (o insulti simili). E avevo solo 13 anni Cry

E si, "nel mezzo c'è sta la virtù"  Huh

ma in realtà, sai, non è mica sempre facile trovare la famosa via di mezzo.

Appena l’insegnante è un pochetto più “morbido” o diciamo così più “accomodante”, spesso e volentieri gli allievi "si adagiano”, ... vabbé, alcuni se la dormono proprio Tongue

Io sono in genere mooooolto paziente, ma venerdì, ad esempio, una sedia l’avrei fatta volare volentieri (tra l'altro ho avuto un maestro che lo faceva davvero Lips Sealed).
Mi hanno fatto a “casaccio” un esercizio (piuttosto facile) che facciamo uguale identico da settembre Smiley. Ho contato fino a 5 per riuscire a starmene buona buona. Ma il mio sguardo evidentemente diceva già tutto. Nel resto della lezione ci fu concentrazione impeccabile Grin

Non voglio imporre la disciplina, la precisione, l’impegno con la severità dei maestri di una volta. Però vorrei fare in modo che gli allievi imparino a cercare e ad amare queste cose (che tra l’altro sono indispensabili ai fini dell’apprendimento di una disciplina artistica). Perché.... insomma, la cruda verità è che senza faticar per nulla, nulla arriva Undecided


E come si fa? Mica facile Undecided


Io dico sempre:
"dar la lezione" è una cosa,  ma “insegnare” è ben altra cosa (e ben pochi ci riescono!)

  
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ibach13
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #6 - 11. Jan 2015 at 22:59
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con tanta carne al fuoco qualcosa sicuramente si brucerà' ...

cmq

limiterei anzitutto il discorso allo studio della pianoforte; eventualmente delle discipline artistiche in generale, anche se mi sembra dispersivo

alla scuola dell'obbligo [lo dice la parola stessa] si va per il pezzo di carta [PDC] prima e poi per mangiare; ma in genere si sa che il PDC ottenuto con il minimo sindacale serve a poco

allo studio del pianoforte ci si dedica per passione [giovani e adulti]: chi vuole trarre dal pf anche la pagnotta credo sappia ormai che il PDC deve essere top level
io frequento spesso al Conservatorio di Torino i concerti tenuti dagli allievi e diplomati e mi sembrano di ottimo livello: quindi o sono geni nati o hanno studiato molto

durante l'ultimo Concours de Geneve ascoltavo un'intervista a un membro della giuria [o presidente?] che incolpava in parte i parenti degli allievi europei di troppo lassismo nei confronti dei figli e d'altra parte diceva che una delle ragioni per la presenza di tanti nord-coreani nelle finali dei concorsi era anche da attribuire al fatto che laggiù' chi vince [forse anche chi si piazza bene] in un concorso e' esonerato dal servizio militare [2 anni e magari ci vanno pure le donne ...]

gli italiani ai concorsi? Leone vincitore del Busoni 2013, Colafelice finalista a Tel Aviv 2014
non ho una casistica completa dei vari concorsi ma tutto sommato mi sembra qualcosa

sull'insegnamento del pf agli adulti sono del parere che, visto che lo fanno J4F, la cosa migliore sia adattare l'insegnamento al soggetto nell'ipotesi che sappiano dove vanno a parare: se preparano la sonatina i 2 settimane si passera' poi alla sonata, se la sonatina e' pronta in 3 mesi "pasiensa", non si muore per questo, il prossimo brano sarà' un valzerino facile facile
si vede qui p.es. che il discorso sul pf [lezioni al singolo] e' diverso da quello della danza [lezioni per lo + collettive, I suppose]

quanto sopra per COME studiare


il COSA studiare, gli odiati Carli o gli amati Wolfgang e Ludwig, e' tutt'altra cosa e non ha a che vedere con le epoche sapendo che Leimer usava il suo metodo "dei brani" all'inizio del '900; Brugnoli ne parlava nella stessa epoca e poi la storia e' andata avanti coi 2 metodi in parallelo secondo le convinzioni dei vari maestri e scuole ufficiali

non e' che il Chang-Sandor-Leimer suggerisca di studiare senza impegno qualche pezzettino piacevole e morta li; semplicemente propone di imparare dai "brani" e con lo stesso impegno quel che altri propongono di imparare da Hanon-Czerny

insomma l'efficacia della medicina non dipende da quanto e' amara ...


mi spetterebbero ancora + di 2800 caratteri ma meglio finirla qui!

  
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10dita
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W Pianoforum!

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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #7 - 12. Jan 2015 at 02:48
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Gabri_BT wrote on 11. Jan 2015 at 21:30:
10dita wrote on 11. Jan 2015 at 12:12:
"Nel mezzo c'è sta la virtù"  Huh


Io (porello Cry ) ebbi insegnanti "tremendi" (in tutti li sensi Tongue Sad Lips Sealed) feci Hanon, Pischna (Piccolo, Grande..) etc, scale, scalette e scalone.. moltissimi studi der Czerny, Pozzoli, Cramer, Bertini et company.... ma "virtuoso" non diventai Grin  




Non fraintendetemi! Non sto dicendo che i metodi "antichi" e i maestri "terribili" fossero meglio. Ci mancherebbe!

Ho avuto un'insegnante che non apriva bocca tutta la lezione. E se l'apriva era per dirci che eravamo delle "mucche" e non delle ballerine (o insulti simili). E avevo solo 13 anni Cry

E si, "nel mezzo c'è sta la virtù"  Huh

ma in realtà, sai, non è mica sempre facile trovare la famosa via di mezzo.

Appena l’insegnante è un pochetto più “morbido” o diciamo così più “accomodante”, spesso e volentieri gli allievi "si adagiano”, ... vabbé, alcuni se la dormono proprio Tongue


Gentilissima, certo non è facile trovar la "famosa via" Huh  Tongue
Credo che ogni insegnante con un minimo di consapevolezza sia sempre sotto lo "tormento", lo dubbio, lo dilemma, l'inquietudine etc. E trovar lo giusto equilibrio è una grande fatica Smiley
Molto più "facile" starsene agli "estremi" (visto che "si toccano", sono assai identici tra loro Grin) che cercar la "via" Smiley Smiley Undecided Huh Smiley

Per star in campo pianistico, come è lo importante bandire dallo "giuoco" ogni "rigidità", è assai importante evitare ogni dogmatismo, ogni "rigidità mentale"!

Pur allo interno di alcuni criteri di base ed "oggettivi" (vogliam esagerar e dir: "universali"  Smiley Huh), io non credo allo insegnamento "standardizzato", livellato etc. nemmeno in sede "professionale", figuriamoci in sede "amatoriale" Tongue Lips Sealed

Già "solo" anatomicamente parlando (figurati la psiche, le differenti sensibilità etc. Shocked) è errore supremo "dogmatizzare"!
Il buon Brugnoli afferma (in  Smiley "Dinamica pianistica"):

"[...] Questi atteggiamenti spontanei [mano piatta, dita ben arcuate etc.], vera provvidenza largita dalla natura agli spiriti superiori, trovano un impedimento assoluto nei sistemi e metodi che impongono una posizione della mano al pianoforte. Costringere tutti gli allievi a tenere la mano ad un modo, significa, sotto quest'aspetto, [...] ottenere un buon risultato soltanto da quegli allievi la cui conformazione anatomica sia in buon rapporto con la curva che l'insegnante obbliga a dare alle dita. Tutti gli altri non potranno ottenere un bel tocco. [...] Si può concludere dunque che quando l'allievo non sia costretto a tenere la mano in una determinata posizione , ma ne curi lo sviluppo funzionale [...] potrà istintivamente sviluppare energia prensile in quella misura che gli consenta la curva più adatta a produrre la migliore qualità di suono, sempre in rapporto alla struttura delle proprie dita."

Pure Spagnolo (in  Smiley"Pianosophia") afferma:

"[...] In effetti elaborare un vero e proprio metodo per l'insegnamento del pianoforte è impossibile, perchè impossibile stabilire una serie di regole fisse e di precetti [a tutti i "livelli"] validi per tutti gli allievi, né tanto meno far conseguire da queste norme una gradualità degli esercizi che risulti ottimale per tutti. Esistono innanzi tutto caratteristiche fisiche [e "psichiche"!!] individuali-delle dita, della mano, del braccio e di tutto il corpo-di cui è assolutamente indispensabile tener conto sin dalla fase iniziale e via via nel corso dell'insegnamento. [...] Gli allievi si differenziano poi ovviamente per età, per attitudini psico-fisiche più o meno spiccate, per capacità intellettuali e di studio, per ritmi di apprendimento; [...] Nell'insegnamento del pianoforte è quindi assolutamente essenziale il possesso di quelle particolari capacità personali che consentono di praticare una lezione individualizzata. [...] per un insegnante di strumento musicale la mediocrità, cioè l'incapacità di individualizzare l'insegnamento, significa purtroppo  immediatamente mancare del tutto lo scopo stesso dell'insegnamento."

Dopo queste bellissime paroline, direi che possiam allor formular codesta "catena" in ordine "gerarchico":

CHI>COME>COSA

Se non si "parte" da CHI, come si fa a determinare il COME ed il COSA Huh

Ecco che allor si dee indagar lo soggetto, studiarne le caratteristiche (fisiche e psichiche), poi viene la ricerca del "resto"   Smiley Smiley

Poichè il "cosa" è assolutamente "indeterminante" al "fine", se non preceduto dalla indagine.

Indubbiamente più "facile" rintanarsi negli "estremi" Tongue Certo più "faticosa" la indagine, la ricerca Smiley
Ma vuoi mettere la soddisfazione: impagabile Roll Eyes Roll Eyes Smiley

Chiedo perdono della lungagna Smiley

Cordiali saluti


  
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Pepe
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #8 - 13. Jan 2015 at 13:46
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Argomento molto interessante, profondo e difficile.
Mi sono chiesta tante volte quale fosse il metodo giusto, la via giusta.
Faccio parte di coloro che hanno a che fare con bambini molto piccoli, la mia più piccola in questo periodo ha 3 anni e mezzo.
Di queste domande me ne faccio da quasi trenta anni, e devo dire che ancora non ho trovato risposta certa, perché le certezze primo non esistono, e secondo implicano chiusure.
Penso che ogni bimbo, ogni ragazzo, ogni adulto, sia un mondo a se.
Far divertire i bambini? Ma di sicuro! Ci mancherebbe avere a che fare con bambini che, a causa di una mia rigida impostazione, accostano la musica a qualcosa di spiacevole.
Io non ho bambini che non si divertono, e io mi diverto con loro.
Questo non vuol dire che non ci sia da parte mia una programmazione didattica, ed un percorso che cambio spesso, a seconda di chi ho accanto, ma che è comunque un percorso.
Divertirsi non vuol dire non imparare niente.
Far divertire gli adulti? Ma ovvio! Ma la differenza è che con l'adulto il confronto è diverso, e alcuni adulti si divertono con le difficoltà, o hanno bisogno di obiettivi "seri" e mirati, ad altri basta semplicemente "strimpellare" (dico io sempre dignitosamente però) perché vivono la musica come un hobby e un passatempo.
La didattica d'oggigiorno, riprendendo il titolo, per me è semplicemente fantastica, perché ci da grandissima possibilità di scelta (a noi insegnanti) e offre possibilità di spaziare da metodi "vecchi" ai più innovativi e quindi siamo molto fortunati, e lo sono anche i "vecchietti" al pianoforte e i bimbi che non sono più costretti, in tenera età, a fare i conti con i martelletti e con il Beyer  Wink
  
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Gabri_BT
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #9 - 13. Jan 2015 at 23:12
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ibach13 wrote on 11. Jan 2015 at 22:59:
con tanta carne al fuoco qualcosa sicuramente si brucerà' ...

cmq

limiterei anzitutto il discorso allo studio della pianoforte; eventualmente delle discipline artistiche in generale, anche se mi sembra dispersivo

alla scuola dell'obbligo [lo dice la parola stessa] si va per il pezzo di carta [PDC] prima e poi per mangiare; ma in genere si sa che il PDC ottenuto con il minimo sindacale serve a poco

allo studio del pianoforte ci si dedica per passione [giovani e adulti]: chi vuole trarre dal pf anche la pagnotta credo sappia ormai che il PDC deve essere top level
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durante l'ultimo Concours de Geneve...


E allora ridimensioniamolo il discorso Smiley

Ibach, la questione diventa dispersiva se cominciamo a parlare di concorsi, di quanti grandi artisti c’erano una volta, di quanti ce ne sono oggi, di lezioni singole vs collettive, di come si insegna agli adulti/  ai giovani/ ai bambini, di quali libri usare, ecc... ecc... Non intendevo fare niente di tutto questo!


Vi ho riportato alcune delle situazioni che mi hanno portato a queste considerazioni (situazioni molto differenti tra loro, l'ho fatto di proposito, in quanto non volevo tanto soffermarmi nello specifico di quei contesti, bensì trarne degli spunti per riflettere....  in maniera molto più generale.....

... sull’apprendimento, sull’insegnamento, di come s’instaura una relazione di fiducia tra maestro e allievo o, ad esempio, di come si mantiene viva la motivazione dell’allievo...

Pepe, lo so, è un discorso complesso. Forse inizialmente ho scritto solo a titolo di “sfogo” Undecided Come è stato detto, risposte certe non ce ne sono. È una ricerca continua...

Intrigante e fondamentale l'aspetto sollevato da 10dita:

CHI > COME > COSA

Ovvero, capire prima di tutto il soggetto. L'insegnante quasi come uno psicologo in pratica Smiley



Vi lascio, per adesso, con questo pensiero Smiley

Dedicato agli insegnanti che giudicano troppo in fretta....
e agli allievi che hanno dovuto "faticar" prima di farsi apprezzare Smiley


"Vous dites qu'il faut connaître l'enfant pour l'instruire; mais ce n'est point vrai; je dirais plutôt qu'il faut l'instruire pour le connaître; car sa vraie nature c'est sa nature développée par l'étude des langues, des auteurs et des sciences. C'est en le formant à chanter que je saurai s'il est musicien"
(Émile Chartier 1932).

TRADUZIONE:

"Pensate voi che bisogna conoscere il bambino per poterlo istruire, ma non è assolutamente vero. Direi piuttosto che bisogna istruirlo per conoscerlo. Poiché la sua vera natura è una natura sviluppata attraverso lo studio delle lingue, degli autori, e delle scienze. Solo insegnandogli a cantare, sapremo se è musicista."
  
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Pepe
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #10 - 15. Jan 2015 at 09:50
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Gabri_BT wrote on 13. Jan 2015 at 23:12:
Pepe, lo so, è un discorso complesso. Forse inizialmente ho scritto solo a titolo di “sfogo” Undecided Come è stato detto, risposte certe non ce ne sono. È una ricerca continua...

Intrigante e fondamentale l'aspetto sollevato da 10dita:

CHI > COME > COSA

Ovvero, capire prima di tutto il soggetto. L'insegnante quasi come uno psicologo in pratica




Mah...  Smiley anche se molti di noi hanno studiato pedagogia, considerarci come psicologi no, direi di no.
Certo è che credo fondamentale che sia nostra cura di insegnanti, nostra premura, cercare di intuire l'allievo, e riconoscerne la sua specialità, e soprattutto la sua unicità.
Se questo può essere considerato essere un po' psicologi allora forse si  Smiley

La citazione che hai riportato, anche quella, è discutibile  Smiley ma non perché non sia vero, ma perché è solo un aspetto.
Il canto è fondamentale, ma perché, il ritmo?
E che ne pensiamo della conoscenza del proprio corpo, per esempio, per prendere confidenza gradualmente con la capacità di distinguere quando, e perché, siamo rilassati.
  
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Gabri_BT
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #11 - 16. Jan 2015 at 00:12
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Pepe wrote on 15. Jan 2015 at 09:50:
La citazione che hai riportato, anche quella, è discutibile  Smiley ma non perché non sia vero, ma perché è solo un aspetto.
Il canto è fondamentale, ma perché, il ritmo?
E che ne pensiamo della conoscenza del proprio corpo, per esempio, per prendere confidenza gradualmente con la capacità di distinguere quando, e perché, siamo rilassati.


Scusa Pepe, non ti ho capito Undecided Che c'entra il ritmo con la citazione? Huh Forse l'abbiamo intesa in maniera diversa Smiley

Al posto della parola "canto" ci poteva semplicemente essere la parola "musica"...  Huh Oppure qualsiasi altra disciplina.

Ovviamente poi ognuno interpreta a suo modo Smiley

Io vi ho "letto" che....  la vera natura di una persona viene fuori solo alla luce della "conoscenza" e non allo stato "primitivo" (ovvero senza aver ricevuto istruzione).

Ecco... mi piace estendere questo concetto in campo artistico Smiley

Quante volte, dopo una sola lezione, o dopo un esame, o nel giro di 10 minuti, si decreta chi ha talento e chi no.

Ma spesso... è solo insegnando che scopriremo se un ragazzo ha veramente talento. Anche perché... il talento non è solo quella naturale e innata artisticità che si vede subito, ma è anche (e soprattutto) la capacità di saper sfruttare le proprie potenzialità al massimo....nel corso dello studio!


Ecco, così l'ho "letta" io quella citazione Undecided
Sono andata troppo in là Roll Eyes
  
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #12 - 17. Jan 2015 at 11:52
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ibach13 wrote on 11. Jan 2015 at 22:59:
sull'insegnamento del pf agli adulti sono del parere che, visto che lo fanno J4F, la cosa migliore sia adattare l'insegnamento al soggetto nell'ipotesi che sappiano dove vanno a parare: se preparano la sonatina i 2 settimane si passera' poi alla sonata, se la sonatina e' pronta in 3 mesi "pasiensa", non si muore per questo, il prossimo brano sarà' un valzerino facile facile

Stavo leggendo questo thread molto interessante, wed allora ho deciso di uscire allo scoperto.
La mia opinione personale e` che divertente e fare le cose con impegno non sono cose incompatibili, anzi. Purtroppo syntesia non e` all'altezza. Ma ad esempio Rocksmith della Ubisoft sembra una cosa divertente, e mentre giochi e cerchi di fare il punteggio piu` alto come effetto collatrerale ti eserciti a fare i giri di accordi. Del resto molti videogiochi anni '80 richiedono un discreto impegno e coordinazione, se si dice "Nintendo Hard" c'e` un motivo.

Quello che ci vorrebbe per il pianoforte, sarebbe qualcosa di piu` "fico" di Synthesia.

Detto questo avere il sergente Hartman come insegnante di pianoforte non credo che funzioni (del resto non funziona nemmeno con le reclute da mandare in Vietnam nel film) e pensare di fare appassionare una persona a qualche cosa o ad uno strumento a base di urla ed insulti non mi sembra il caso, del resto conosco un paio di persone he fino alle scuole medie han fatto pianoforte e poi han mollato stufi di esser insultati e di fare cose che non portano da nessuna parte.

Quote:
non e' che il Chang-Sandor-Leimer suggerisca di studiare senza impegno qualche pezzettino piacevole e morta li; semplicemente propone di imparare dai "brani" e con lo stesso impegno quel che altri propongono di imparare da Hanon-Czerny


Se si prende un brano di musica pop e si prepara un arrangiamento particolare si possono ottenere degli ottimi esercizi, senza che l'allievo si accorga che si sta esercitando. Vedi il Beyer in versione tedesca, che riporta un po' di canzoncine tedesche e che nella versione Ricordi sono sostituiti da esercizi.
Da principiante ho visto che le canzoncine sono in media piu` complicate che gli esercizi sostitutivi, fra l'altro.
  

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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #13 - 18. Jan 2015 at 22:51
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Mike wrote on 17. Jan 2015 at 11:52:
Detto questo avere il sergente Hartman come insegnante di pianoforte non credo che funzioni (del resto non funziona nemmeno con le reclute da mandare in Vietnam nel film) e pensare di fare appassionare una persona a qualche cosa o ad uno strumento a base di urla ed insulti non mi sembra il caso, del resto conosco un paio di persone he fino alle scuole medie han fatto pianoforte e poi han mollato stufi di esser insultati e di fare cose che non portano da nessuna parte.


Che un "sergente" come insegnante funzioni poco o niente.... siamo tutti d'accordo Smiley

mmm... riflettevo però sulla tua frase seguente Huh
Siamo davvero sicuri che il "compito" dell'insegnante sia quello di far appassionare... Smiley

Io direi piuttosto che la passione (quindi ...la motivazione) è presupposto di base indispensabile per potersi avvicinare allo studio di una disciplina artistica Huh

Compito dell'insegnante è quello di fare in modo di continuare a mantenerla costantemente viva quella motivazione iniziale. Cosa che non è affatto facile, e difatti non sempre avviene...  Sad

Lo studio può diventare demotivante (per mille motivi), e anche senza che l'insegnante sia un "sergente" Sad
  
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Reply #14 - 20. Jan 2015 at 08:36
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Gabri_BT wrote on 18. Jan 2015 at 22:51:
mmm... riflettevo però sulla tua frase seguente Huh
Siamo davvero sicuri che il "compito" dell'insegnante sia quello di far appassionare... Smiley

Io direi piuttosto che la passione (quindi ...la motivazione) è presupposto di base indispensabile per potersi avvicinare allo studio di una disciplina artistica Huh

Compito dell'insegnante è quello di fare in modo di continuare a mantenerla costantemente viva quella motivazione iniziale. Cosa che non è affatto facile, e difatti non sempre avviene...  Sad

Secondo me, se la gente si appassiona, è molto più facile che rimanga motivata.
Non a caso ho fatto l'esempio dei videogiochi, che di solito richiedono discrete doti di coordinamento, memoria e concentrazione, e spesso non sono cose facili. Non cè nessun pezzo di carta e nessun compito da fare, ma è cosa abbastanza nota che staccare un pargolo dalla Wii può essere problematico.
Il videogioco di da la motivazione di battere il punteggio e ti da una reazione immediata se stai facendo bene o male.

Ora se noi prendiamo anche un gioco da tavolo di successo come "I coloni di Catan" o "Ticket to ride" si vede che le regole lo rendono difficile ma la difficoltà e graduata in modo da non spaventare chi si avvicina alla prima volta - in molti casi poi anche per ragioni commerciali si hanno regole aggiuntive e kit di espansione che rendono più complesso il gioco per i giocatori avanzati.

Ora è chiaro che un buon insegnante non deve secondo me far solo le cose semplici e divertenti,  deve riuscire a rendere le cose difficili interessanti, cercando di graduarle sugli allievi.
Cosa che sicuramente non è semplice.

Mi viene in mente un altro esempio, ovvero quello dell'elettronica. Chiaramente l'elettronica è una disciplina tecnica che raggiunge livelli di complessità molto elevati. Imparare a montare un circuito è di solito dolorosissimo, a livello di lega stagno-piombo fusa che cade sulle dita eppure ci sono tantissimi hobbisti, di cui una buone percentuale è passata dall'hobby alla professione - molte altre persone han trovato la cosa noiosa e spiegata male, e non credo sia solo questione di attitudine personale.

Ah dimenticavo
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Reply #15 - 20. Jan 2015 at 14:43
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Gabri_BT wrote on 18. Jan 2015 at 22:51:
Siamo davvero sicuri che il "compito" dell'insegnante sia quello di far appassionare... Smiley



Mhmmm no, io non credo che sia compito dell'insegnante.
Di sicuro invece quello di non far perdere la motivazione si  Cheesy o per lo meno provarci.
Comunque, al solito, non c'è mai una regola certa.
L'adulto, o il ragazzo adolescente, ma anche alcuni bambini, partono già motivati, forse è una passione che hanno da tempo, forse è qualcosa di naturale, non so una curiosità, qualcosa che li spinge dentro, ma arrivano e vogliono studiare pianoforte e generalmente con una forte motivazione che poi può scemare, per svariati motivi, tra cui anche scelte sbagliate o convinzioni rigide proposte dagli insegnanti.
Ma ci sono anche bambini che non sanno cosa vogliono, magari sono i genitori che li spingono o sono troppo piccoli per avere le idee chiare.
Allora credo che in questo caso l'insegnante deve provare a vedere se questo percorso può piacere, se c'è un minimo di interesse con il quale iniziare a costruire qualcosa e quindi provare anche a motivare.
E qui la didattica d'oggigiorno offre grandissimi spunti e prospettive  Smiley
  
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Reply #16 - 21. Jan 2015 at 23:08
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Mike wrote on 20. Jan 2015 at 08:36:
un buon insegnante non deve secondo me far solo le cose semplici e divertenti,  deve riuscire a rendere le cose difficili interessanti, cercando di graduarle sugli allievi.



Direi di più...  il massimo, il divertimento più assoluto, è quando un insegnante riesce a farti sembrare facile qualcosa di estremamente difficile...  
allora lì capisci di avere davanti un Maestro.... con la "M" maiuscola Roll Eyes

  
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Re: Riflessioni ... La didattica d'oggigiorno
Reply #17 - 02. Feb 2015 at 16:02
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di fretta frettissima lascio questa riflessione:

Se insisti con un bambino o una bambina a fargli o farle fare qualcosa che non é compatibile con il suo grado di sviluppo – e nelle nostre scuole succede – l’effetto psicologico che si genera é catastofico.
Fatemelo ripetere: se spingete un bambino o una bambina a fare qualcosa che semplicemente non puó fare perché il suo sviluppo non lo consente, tu crei una profonda convinzione che (a) Io odio questa cosa; (b) Io non so fare questa cosa; (c) Non saró in grado di fare questa cosa, e (d) c’é qualcosa di sbagliato in me.

Dal blog "Schoolingtheworld"
  
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Reply #18 - 14. Feb 2015 at 22:25
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Ed ecco un film, appena uscito nelle sale, che solleva la questione sui metodi d'apprendimento, ...e nello specifico sull'apprendimento della musica attraverso l'umiliazione, la provocazione e la violenza...

Visto che in questo topic affrontavo una "problematica" completamente all'opposto, sinceramente non pensavo che questo potesse ancora essere tema attuale  Shocked

Whiplash (Trailer)
  
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Reply #19 - 15. Feb 2015 at 04:35
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Gabri_BT wrote on 14. Feb 2015 at 22:25:
Ed ecco un film, appena uscito nelle sale, che solleva la questione sui metodi d'apprendimento, ...e nello specifico sull'apprendimento della musica attraverso l'umiliazione, la provocazione e la violenza...

Whiplash (Trailer)



Mia Gentile, ho letto commenti superlativi in relazione a codesta pellicola

Tu l'hai vista Smiley

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Cordiali saluti Smiley
  
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