Hot Topic (More than 10 Replies) Parigi, 13 novembre 2015 (Read 3302 times)
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Parigi, 13 novembre 2015
14. Nov 2015 at 23:08
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Io non ho parole ed ancora non riesco a capire come fatti del genere possano accadere.

Cry Cry Cry


Un pianista  porta con la bici   il suo pianoforte mobile davanti alla sala da concerto Bataclan di Parigi, il luogo che segna il bilancio più tragico in seguito agli attentati di ieri. David Martello suona  "Imagine",  l'Inno alla Pace di John Lennon.
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #1 - 15. Nov 2015 at 10:03
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #2 - 15. Nov 2015 at 10:06
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #3 - 15. Nov 2015 at 17:58
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Gabri_BT wrote on 14. Nov 2015 at 23:08:
Io non ho parole ed ancora non riesco a capire come fatti del genere possano accadere.

Cry Cry Cry


Un pianista  porta con la bici   il suo pianoforte mobile davanti alla sala da concerto Bataclan di Parigi, il luogo che segna il bilancio più tragico in seguito agli attentati di ieri. David Martello suona  "Imagine",  l'Inno alla Pace di John Lennon.


In codesti momenti la bocca si apre, ma non escono "le" parole! Sad
Ogni parola sembra fuori luogo... Lips Sealed

Capisco il "gesto" (simbolico) del pianista, mi domando però se le parole della song di Lennon siano ben "comprese" Huh Undecided

Ricordo sol codeste:

"...And no religion too..."


“Immagine”: la pace secondo John Lennon...


Ma la Religione, in questa immane tragedia Cry, è poi il "centro" Huh Undecided  Questioning

  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #4 - 15. Nov 2015 at 20:50
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Ovviamente no.
E ci siamo mai chiesti quanti civili innocenti vengano uccisi dai raid dei francesi? La risposta ci ammutolirebbe...
Inoltre, siamo sicuri che i transalpini siano spinti solo da un forte amore per la democrazia e dal desiderio di esportarla? Non mi pare irrilevante che il petrolio libico, dopo quanto è successo gli scorsi anni, sia ora proprietà della TOTAL (compagnia FRANCESE)...

  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #5 - 15. Nov 2015 at 21:59
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Un'analisi a 360° quella di Tiziano Terzani che va al di là di quello che sentiamo dai media e che dovrebbe far riflettere.


Qua alcuni punti salienti:


Da
Il Sultano e San Francesco

Di Tiziano Terzani

Questo articolo fa parte di un'antologia di articoli critici su Oriana Fallaci.





[...] La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, "Libertà duratura".

O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c'è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa.

Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d'aver davanti prima dell'11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all'inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.

[...] Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor più determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor più terribile violenza - ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguirà necessariamente una loro ancora più orribile e poi un'altra nostra e così via.

Perché non fermarsi prima?

[...] ci illudiamo di poter usare una dose, magari "intelligente", di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.

[...] Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore.

A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle "Tigri Tamil", votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di "Hamas" che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po' di pietà sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull'isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l'Imperatore. I kamikaze mi interessano perché vorrei capire che cosa li rende così disposti a quell'innaturale atto che è il suicidio e che cosa potrebbe fermarli.

[...] Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.

Niente nella storia umana è semplice da spiegare e fra un fatto ed un altro c'è raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell'evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti. L'attacco alle Torri Gemelle è uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti. Certo non è l'atto di "una guerra di religione" degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana. Non è neppure "un attacco alla libertà ed alla democrazia occidentale", come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell'Università di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse dà di questa storia una interpretazione completamente diversa. "Gli assassini suicidi dell'11 settembre non hanno attaccato l'America: hanno attaccato la politica estera americana", scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre.


[...] fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall'installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l'Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell'Islam. Secondo Johnson sarebbe stata questa politica americana "a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico".


[...] Esatta o meno che sia l'analisi di Chalmers Johnson, è evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c'è, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi "amici", qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa è stata la trappola.

L'occasione per uscirne è ora.

Perché  non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d'anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?


(Parte 1/2)
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #6 - 15. Nov 2015 at 22:05
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(parte 2/2)


"Mi dica, che cosa spinge l'uomo alla guerra?", chiedeva Albert Einstein nel 1932 in una lettera a Sigmund Freud. "È possibile dirigere l'evoluzione psichica dell'uomo in modo che egli diventi più capace di resistere alla psicosi dell'odio e della distruzione?"

Freud si prese due mesi per rispondergli.

La sua conclusione fu che c'era da sperare: l'influsso di due fattori - un atteggiamento più civile, ed il giustificato timore degli effetti di una guerra futura - avrebbe dovuto mettere fine alle guerre in un prossimo avvenire.


[...] L'immagine del terrorista che ora ci viene additata come quella del "nemico" da abbattere è il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell'Afghanistan, ordina l'attacco alle Torri Gemelle; è l'ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; è il ragazzo palestinese che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla.

Dobbiamo però accettare che per altri il "terrorista" possa essere l'uomo d'affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui è più conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci più i campi per far crescere il riso, muoiono di fame?

Questo non è relativismo. Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, può esprimersi in varie forme, a volte anche economiche, e che sarà difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare.
I governi occidentali oggi sono uniti nell'essere a fianco degli Stati Uniti; pretendono di sapere esattamente chi sono i terroristi e come vanno combattuti.
Molto meno convinti però sembrano i cittadini dei vari paesi.

[...] Eppure un giorno la politica dovrà ricongiungersi con l'etica se vorremo vivere in un mondo migliore: migliore in Asia come in Africa, a Timbuctu come a Firenze.

[...] Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte.


Da
Il Sultano e San Francesco

Di Tiziano Terzani

http://www.kelebekler.com/occ/terzani.htm
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #7 - 16. Nov 2015 at 13:39
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Da un lato titoli come quello di Libero, che se va bene sono in buona fede e dimostrano stupidità, ma in realtà sono solo demagogia che fa  leva sugli stessi meccanismi usati dagli addestratori di coloro che si fanno esplodere: quella parte di budella che per uno strano errore di ingegneria anatomica si trovano inspiegabilmente nel cranio di tutti noi.

Si sente anche dire "più controlli, frontiere chiuse, occorre rinunciare ad un po' della nostra libertà per garantire la sicurezza". Anche qui verrebbe da sorridere di fronte all'ingenuità se non ci fosse il sospetto di una solidissima cattiva fede.

Anche la logica "loro uccidono facendosi esplodere, noi invece costruendo gli impianti chimici poco sicuri", d'altro canto, mi lasciano un po' perplesso. Mi sembra discutibile accostare il fenomeno del terrorismo, con quello dei modelli economici dominanti (per quanto deprecabili) a livello planetario. Costituiscono due facce dello stesso poliedro, questo sì, ma faccio fatica a vederli come due modi equivalenti di essere violenti.

Oggi leggo un ANSA in cui si dice che la Francia, come promesso, ha sferrato il propio colpo, grazie ad informazioni dell'inteligence americana, mettendo a ferro e fuoco una città sede dell'organizzazione terrostisca che li ha colpiti. I casi sono due: o prima dei fatti del 13 i nostri eroi erano tutti a cazzeggiare in giardino e non quindi avevano tempo e voglia di sfruttare tutte le informazioni a disposizione per combattere "il nemico", oppure hanno semplicemente fatto un po' di rumore (e morti, chissà quanti, probabilmente assai di più di quelli di Parigi) ancora a scopo demagogico. Scegliete voi la più probabile.

A proposito del conteggio dei morti ... non serve, vero, commentare la differenza di trattamento tra i morti di Parigi e tuti gli altri quelli quotidiani in medio oriente da decenni, quelli dei barconi del mediterraneo (Ha detto bene Assad: qui quella roba lì c'è da 5 anni) ... Qualunque cervello funzionante si accorge che da una parte c'è solo carne da macello, mentre invece a Parigi si uccide la democrazia.

Poi non oso chiedere spiegazioni a 10 dita sul link a quell'articolo su Imagine di Lennon ...

Ora devo chiudere il posto perché mi chiamano ... Chissà se aggiungerò qualche conclusione ... o lascerò tutto così, provocazioni ...
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #8 - 17. Nov 2015 at 01:12
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lucabil wrote on 16. Nov 2015 at 13:39:
 
Poi non oso chiedere spiegazioni a 10 dita sul link a quell'articolo su Imagine di Lennon ...
Chissà se aggiungerò qualche conclusione ... o lascerò tutto così, provocazioni ...


Gentile lucabil, ho apprezzato molto le tue riflessioni!

Se vuoi: osa!

Io credo (se vuoi "ingenuamente") che (perdona se mi "auto-quoto"):


10dita wrote on 09. Sep 2014 at 05:33:
Con molta amarezza bisogna ancora dir che Sad:

Finché c'è Guerra c'è Speranza

   

  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #9 - 17. Nov 2015 at 07:47
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Sul pragmatismo ideologico di "Finché ..." ci posso stare, ma continuo a non capire il link a quell'articolo su Imagine.

Imagine è una canzone. Come tale, essa (discussioni qualitative a parte) è poesia, non un possibile manifesto di una parte politica, né tanto meno un progetto politico. Il titolo stesso è auto-riduttivo ... "immagina ...", ... non molto lontano da "Seconda stella a destra ..."

Per quanto riguarda il "no religion too", qui si va sul personale: anche io come l'autore, e molti altri, credo che senza, sarebbe un mondo migliore ...

Per quanto riguarda l'articolo, i seguenti punti mi ammutoliscono:
* A causa dei tuoi (10 dita) colti ed acuti interventi quando si parla di musica, ti ho istintivamente attribuito alcune qualità intellettuali
* L'articolo, ed il sito in cui appare, esprimono concetti appartenenti ad un contesto culturale con cui non riesco a rapportarmi in modo dialetticamente accettabile.
* Immetti il link a quell'articolo senza commenti, quasi a farlo tuo

Da cui la paura che se appronfondiamo ci roviniamo l'idea che abbiamo l'un dell'altro (per quel che vale).

(Se mi smentisci mi togli un peso)

E comunque, come da te accennato, nelle vicende parigine la religione è chiaramente solo la bandiera, i motori sono altre cose: equilibri economici e geopolitici, come in tutti i fenomeni umani internazionali.
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #10 - 17. Nov 2015 at 09:42
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La domanda che mi pongo è :perché spesso chi compie questi attentati è nato e cresciuto in occidente ,spesso ha fatto studi superiori,è laureato e vive tranquillamente nelle nostre città?La cultura,quindi non è un deterrente per certe azioni.Conta più la tradizione e l'indrottinamento familiare? Undecided
Ho visto un video allucinante che rende l'idea del substrato  in cui crescono i bambini,anche da noi in italia:

http://slippedisc.com/2015/11/viral-imam-video-music-is-a-creature-of-the-devil/...
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #11 - 17. Nov 2015 at 10:06
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #12 - 17. Nov 2015 at 10:40
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lucabil wrote on 16. Nov 2015 at 13:39:
Anche la logica "loro uccidono facendosi esplodere, noi invece costruendo gli impianti chimici poco sicuri", d'altro canto, mi lasciano un po' perplesso. Mi sembra discutibile accostare il fenomeno del terrorismo, con quello dei modelli economici dominanti (per quanto deprecabili) a livello planetario. Costituiscono due facce dello stesso poliedro, questo sì, ma faccio fatica a vederli come due modi equivalenti di essere violenti.


Non credo che l'autore volesse mettere sullo stesso piano terrorismo e costruzione di impianti chimici. Anche se, in effetti, si potrebbe intendere anche così.
Credo piuttosto che volesse dare delle spiegazioni: perché tanto odio nei confronti degli USA e alleati? E perché ce ne sorprendiamo?

Credo che lo scrittore volesse soprattutto mettere in luce il fatto che...  per quanto i politici dei paesi occidentali si ritengano portatori di democrazia e libertà in alcuni paesi...  e di ricchezza in altri...  ebbene, dobbiamo accettare il fatto che agli occhi delle popolazioni alle quali imponiamo, ad esempio: basi militari, fabbriche chimiche, centrali nucleari, dighe, industrie...  non sembriamo affatto dei "salvatori"... bensì dei "nemici da debellare".


Ed allo stesso modo, alla luce di alcuni fatti (citando un passaggio dello scritto di Terzani):

"...Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l'Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell'Islam."


parrebbe sensata l'analisi di Chalmers Johnson, secondo la quale:


sarebbe stata questa politica americana  "a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico". Così si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati.



  
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Reply #13 - 17. Nov 2015 at 12:24
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Io credo semplicemente che l'odio vero, autentico, autogeno, possa nascere solo all'interno di piccole comunità: la famiglia in primis, poi il condominio, la scuola, il lavoro, al massimo il paesello.

Il nostro raggio emotivo si ferma lì. Tutto il resto è solo frutto di condizionamenti mediatici e demagogici.

Credo cioè che pur con tutti danni e le violenze associabili all'imperialismo occidentale, nessuno possa nutrire un odio naturale verso "l'occidente", così come a nessun italiano verrebbe in mente di odiare il ROM, l'albanese, il vu cumpra', il terrone ecc.
L'odio astratto, a "distanza", verso un una razza, un popolo, una religione, un colore della pelle, possono solo essere instillate da qualcuno interessato a farlo. Trovano terreno fertile, nella tentazione che l'uomo ha a individuare una causa chiara dei propri mali: il capro, satana, il marito, il capo ... E "il diverso" si presta bene ad essere incasellato ed etichettato.

I demagoghi riescono quindi a convogliare energia emotiva verso i propri interessi.

Lo schema semplice per cui qualcuno ci odia perché li sfruttiamo lo trovo poco convincente ... implicherebbe una consapevolezza ed una capacità di giudizio ad ampio raggio, che faccio fatica ad associare a quelle persone, proprio quelle .. quelle che odiano in quel modo ... individui in cui al contrario lo spirito critico sembra essere morto ... il fatto che arrivino al suicidio ne sia la prova ...

La connessione con lo sfruttamento fa un percorso più lungo: popolazioni sfruttate, povere e con diseguaglianze diffuse, sono popolazioni sofferenti. Una popolazione sofferente è più pronta delle altre al fanatismo, perché il fanatismo è una risposta eccellente al bisogno del capro.
Il percorso è sufficientemente lungo da far sì che spesso aguzzino e demagogo coincidano.

Questo spiega molto bene come mai le religioni in genere e l'islam in particolare, siano così diffuse tra le popolazioni meno sviluppate: non è solo ignoranza, ma la molla è anche nella sofferenza.

Lo so che tutto ciò può suonare molto paternalistico e radical chic, forse anche un po' fascista, ma è quel che penso ...
  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #14 - 17. Nov 2015 at 13:09
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Complimenti, lucabil.
Analisi molto complessa, profonda e bene sviscerata.
In verità non si sa cosa c'entri col Pianoforte ma sta bene lo stesso...almeno si avrà qualcosa di serio a cui dedicare la nostra attenzione; soprattutto - udite, udite - senza essere tormentati da quelle stucchevoli "faccine" che ormai sono divenute le regine incontrastate di questa piazza.
  
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Reply #15 - 18. Nov 2015 at 20:43
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lucabil wrote on 17. Nov 2015 at 07:47:
  ma continuo a non capire il link a quell'articolo su Imagine.

Imagine è una canzone. Come tale, essa (discussioni qualitative a parte) è poesia, non un possibile manifesto di una parte politica, né tanto meno un progetto politico. Il titolo stesso è auto-riduttivo ... "immagina ...", ... non molto lontano da "Seconda stella a destra ..."

Per quanto riguarda il "no religion too", qui si va sul personale: anche io come l'autore, e molti altri, credo che senza, sarebbe un mondo migliore ...

Per quanto riguarda l'articolo, i seguenti punti mi ammutoliscono:
* A causa dei tuoi (10 dita) colti ed acuti interventi quando si parla di musica, ti ho istintivamente attribuito alcune qualità intellettuali
* L'articolo, ed il sito in cui appare, esprimono concetti appartenenti ad un contesto culturale con cui non riesco a rapportarmi in modo dialetticamente accettabile.
* Immetti il link a quell'articolo senza commenti, quasi a farlo tuo

Da cui la paura che se appronfondiamo ci roviniamo l'idea che abbiamo l'un dell'altro (per quel che vale).

(Se mi smentisci mi togli un peso)



Gent.mo lucabil, se ciò può “tranquillizzarti” non ho alcun problema nel stigmatizzare il contenuto dell’articolo (provocatoriamente proposto) da me linkato sopra!

Probabilmente ho sbagliato non metter commento alcuno!
E pur ho sbagliato a lanciarlo per provocazione!
Delicatissimo lo argomento di cui il T.


lucabil wrote on 17. Nov 2015 at 07:47:
Per quanto riguarda il "no religion too", qui si va sul personale: anche io come l'autore, e molti altri, credo che senza, sarebbe un mondo migliore ...


Qui, detto con il massimo rispetto, sarei molto in accordo pur io!

Ma come ben dici: “si va sul personale”!

Si toccano sensibilità…

  
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Re: Parigi, 13 novembre 2015
Reply #16 - 21. Nov 2015 at 11:09
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10dita wrote on 18. Nov 2015 at 20:43:
Gent.mo lucabil, se ciò può “tranquillizzarti” non ho alcun problema nel stigmatizzare il contenuto dell’articolo (provocatoriamente proposto) da me linkato sopra!


Phew!  Smiley
  
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Reply #17 - 21. Nov 2015 at 13:14
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Gentili Signori, entro solo per una piccola precisazione. Vedo che molti di voi fanno riferimento al petrolio come una delle concause a questa situazione. Ebbene voglio solo far notare che a differenza di qualche annetto fa, quando si parlava di schiavitù e asservimento a questo bene,  il prezzo è crollato, oggi viene quasi regalato.

Oddio.... ora che ci penso bene..... la cosa è estremamente rilevante !
  
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