Hot Topic (More than 10 Replies) Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile. (Read 2675 times)
Cosimo_Piovasco
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Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
19. Dec 2015 at 13:08
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Carissimi utenti, allievi e soprattutto docenti
vorrei avere vostre opinioni circa la Lettura.
Messa cosi' è molto vaga, cerco di essere più specifico:
Quasi la totalità dei miei allievi vive la lettura come un momento drammatco, e dunque cercano Sempre di sfuggire questa attività.
E ciò vale soprattutto per allievi che ho ereditato da altri insegnanti o che comunque hanno alle spalle già un percorso musicale. premetto che la lettura è un elemento che  non introduco  immediatamente,ritengo imporatante una fase "esplorativa" che faccia capire come è "costruita" la tastiera(ma non mi dilungo su questo)
Rifletto spesso sui motivi di tale difficoltà e negli anni mi sono fatto un'idea e vorrei le vostre opinioni:
1-uso subito chiave di violino e basso,magari partendo da una posizione in cui i 2 pollici sono sul do centrale. Mi sembra controproducente abituarli ad una lettura con 2 chiavi di violino,
e poi introdurre la chiave di basso.
2-Non faccio scrivere i Nomi delle note praticamente mai. e uso i numeri della diteggiatura con molta molta parsimonia.
(parto ovviamente da brani in cui la posizione delle mani è ferma)
3-Li faccio leggere ma li faccio anche scrivere,magari cose inventate insieme( di solito piace ai piccoli scrivere,e attraverso il disegno  capiscono prima)
4-Penso che quando leggiamo,e ciò non vale solo per la musica,
Non sommiamo semplicemente un segno all'altro ma condensiamo in una sintesi un complesso grafico: nella musica suoniamo un disegno: non voglio sapere i nomi di tutte le note voglio che osservino il disegno,il PERCORSO:note che saglono o scendono per gradi congiunti, o che saltano per terze quarte o quinte. Solitamente seguendo il percorso tutti leggono con una certa serenità. Mi sembra improponibile leggere processando ogni informazione separatamente e poi unendo tutto tipo:
quella nota è in chiave di basso, è nello spazio sopra il Fa e dunque è SOL, per cui se il pollice della mia mano sinistra è sul Do il SOL è sotto il mio quarto dito.....e contemporanemente la mia mano destra deve suonare ......
Se si procede cosi' il dramma è inevitabile.
In fondo io non leggo cosi. Non decodifico nota per nota, ne osservo una successione.

Voi cosa ne pensate?
Come leggete?
E i vostri allievi?
  
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pianozero
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #1 - 19. Dec 2015 at 13:48
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Buongiorno ! La citazione Calviniana nel nick (dal Barone Rampante. a meno che non sia una clamorosa omonimia)  salta subito all'occhio e il tema è di quelli che come umilissimo dilettante, per quanto in età avanzata, mi toccano di più. Quindi complimenti per entrambe le cose.

Premetto , da giovane studiavo chitarra classica ed avevo raggiunto un decente livello di lettura a prima vista. Ma come sappiamo la chitarra pone molti meno problemi :
1. solo chiave di violino
2 solo un pentagramma
3.Solo una mano cerca le note sulla tastiera (l'altra deve solo pizzicare la corda )

In età molto più adulta ho ripreso ma con il pianoforte. Ora come forse sapete Smiley qui abbiamo

1. chiave di basso + chiave di violino
2. due pentagrammi da leggere,
3. due mani che cercano affannosamente le note in giro per la tastiera per un massimo di 10 "e forse più!)  note suonate contemporaneamente !)

E' questa complicazione che rende il pianoforte effettivamente più arduo nella lettura anche se da un punto di vista puramente tecnico lo e anche  la chitarra dove per qualunque posizione delle mani (a volte estremamente scomode ) si deve trovare la pulizia del suono che non è mai scontata.

Il problema della lettura quindi per me esiste eccome e dopo alcuni anni di studi (senza maestro per la verità) ancora non ne vengo a capo.

ovvero per me non esiste prendere uno sparito anche semplice e suonarlo subito (bè forse solo se davvero molto semplice) , anzi tendo a liberarmene appena posso, essendo dotato di buona memoria come gli allievi di cui al primo post: meno vedo lo spartito e meglio è. Anzi se una volta memorizzato il pezzo, o un tratto del brano, volessi provare a suonarlo leggendo è proprio il momento in cui vado incontro alla perdita di fluidità.

Questo procedere per movimenti delle note è interessante. Ho intuito anche io che debba essere la soluzione, tante volte infatti trovata una nota ad esempio su uno spazio oltre la quinta riga (all'interno del pentagramma infatti mi sento più sicuro),   anche io tendo a pensare che se  la successiva si trova uno spazio sopra deve essere  due note dopo sulla tastiera. (c'è però in questo modo il problema delle alterazioni in chiave).

Non parliamo poi degli accordi ! qui spesso mi devo mettere davvero  al tavolino per venirne fuori Smiley

In definitiva se come maestri sapeste indicarmi quali sono i metodi che danno sicurezza nella lettura vi sarei enormemente grato. Studiare tutto a memoria è una fatica enorme che vanifica la possibilità di avere un repertorio vasto a meno di non avere tanto tempo a disposizione da ripetere giornalmente tanti pezzi diversi. Resto convinto per altro che questa abilità sia da conquistare in modo individuale ma che si possa in qualche modo allenare con qualche accorgimento nello studio.

  
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Cosimo_Piovasco
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #2 - 19. Dec 2015 at 14:33
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In effetti è una citazione Calviniana.
Metodi ne esistono molti soprattutto stampati dagli inglesi: e li trovi cercando Sight readind.
Non so se questo sito lo permette ma io ho moltissimo materiale pdf, che in ordine molto progressivo affronta i problemi della lettura a prima vista.
Comunque J.Kember sight reading vol 1-2-3 non è male.
P.Harris in 7 volumi improove your sight reading è interessante e propone prima una visione " ritmica" e poi una con le 2 chiavi.
In sostanza mi sembra che tutti vogliano portare ad una forma di lettura "sintetica" in cui si percepiscono simboli condensandoli senza decodificarne ogni elemento.
Non so quale è il tuo livello ma posso dirti che è utilissimo leggere a prima vista gli studi tecnici,magari anche semplicissimi. Poichè spesso queste composizioni tendono a presentare meccanismi che si ripetono, cosa che facilita la lettura e abitua il nostro cervello ad una sintesi.
Se il sito ce lo consente posso darti molto materiale.

E comunque in sostanza io non condannerei affatto la memorizzazione, è una cosa che incoraggio molto, e anch'essa ha le sue difficoltà. Dipende a che livello si memorizza.Molto spesso sembra che le persone si colpevolizzano perchè sanno un brano a memoria, come se suonare senza leggere equivalesse a Barare, in qualche modo. La cosa difficile è riuscire a memorizzare bene, dunque anche suonando a mani separate, o riuscendo a suonare il brano cominciando da un punto qualunque.

  
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #3 - 20. Dec 2015 at 02:22
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Cosimo_Piovasco wrote on 19. Dec 2015 at 13:08:
Voi cosa ne pensate?
Come leggete?
E i vostri allievi?


Gent.mo, hai lanciato un Topic assai topico Smiley
Perdona il banalissimo "giuochetto" di paroline Embarrassed

Alcuni tuoi spunti son molto interessanti et condivisilbili  Smiley

E' certo che per alcuni pargoli et non il rapporto con la lettura è veramente "un rapporto difficile" Shocked

Ho sottolineato: "per alcuni"!

Aspetto banale, ovvio se vuoi!

Però mi son spesso domandato:

perché per alcuni il rapporto è così difficile, mentre per altri non lo è affatto Undecided Huh

Et ci son "abissi" tra i soggetti ch'io ho verificato:o

La question si può liquidare semplicemente con le paroline: dote naturale, talento, etc.?

Anche la lettura, che appare come una abilità acquisibile (ognun con le proprie tempistiche) con lo "semplice" esercizio vuoi applicazione etc., attende a ciò di cui sopra Huh Undecided Questioning

Basta poi la pigrizia di alcuni allievi giustificar codesto conflittuale rapporto!?

Ho detto ciò quasi a mo di "premessa" et chiedo a te, che hai molto approfondito lo argomento, una riflessione su quanto Smiley

Mi interessa moltissimo Smiley

Se chiedi amme come leggo, così ti rispondo:

inziai la mia "avventura" musical-pianistica alla età dei 7 appena compiuti (son classe 1961!), da una suora: molti mesi (or non ricordo, ma almen 3 se non più Tongue) sol lettura in chiave di sol (classico solfeggio parlato! Con tanto di bel movimentino della manina Grin) la suorina usava lo "mitico" metodo Bona: pianoforte mai toccato in codesto periodo! Passai poi da un Maestro di quelli campagnoli, ma un poco erudito: anche la chiave di fa: finalmente! Cheesy Et finalmente potevo toccare la tastiera Grin Ricordo che la monaca, per farmi imparar le notine, usava il classicissimo schemino: note sulle linee, note sugli spazi da memorizzare dicendo la filastrocca che anche la mia mammina avea imparato: mi, sol, si, re, fa; fa, la , do, mi Smiley Poi, vabbè, anche il caro e supermiticissimo: do centrale Cheesy

Allor, dopo sta pappardella , come leggevo (leggo)?:
benissimo! Problemi zero! Smiley

In modo (se si puo dir Undecided Huh) "nominalistico-consequenzial", essenzialmente!
Detto alla brutta: lettura "sparata" (pur con lo metronomo!) del nome delle note!

Anche quando passai allo piano, dopo mesi di sol lettura "cartacea", non ricordo d'aver mai avuto grossi problemi di "lettura" nel "trovare" le note sulla tastierina!

Certo, quando cominciai ad insegnare mi son dovuto "erudire" (scovar metodi, etc.), et pormi delle domandine! Non senza, a volte, un certo "sgomento" Shocked, lo confesso!

Cordiali saluti
  
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #4 - 20. Dec 2015 at 10:19
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Cosimo_Piovasco wrote on 19. Dec 2015 at 13:08:
Rifletto spesso sui motivi di tale difficoltà e negli anni mi sono fatto un'idea e vorrei le vostre opinioni:



Argomento interessante. Vorrei dare il mio contributo, non da docente, ma da studente dilettante.

Ho letteralmente "patito" la fase di lettura ogni qual volta mi son ritrovata un brano nuovo, per tutti i primi due anni. Ora ho iniziato il terzo anno ed ho notato che, finalmente, con gli ultimi 3-4 brani che ho affrontato, non ho avuto tal "patimento" Smiley

Certo è che bisogna dare tempo al tempo. Però, mi sono accorta di una differenza fondamentale nel mio approccio al brano. E quindi... penso... ci sarà un nesso?

Prima leggevo tutto il brano, notina per notina... dall'inizio alla fine Shocked e poi di nuovo...  così per i primi due, tre giorni...  Poi solo allora cominciavo a studiare.

Con gli ultimi brani che ho avuto invece ho letto solo le prime 4 o 8 battute, e mi sono obbligata a non leggere oltre finché non ho avuto queste sottomano. L'obiettivo ristretto e ben delimitato mi ha messo innanzitutto in una condizione mentale più rilassata nei confronti del brano nuovo. Nel momento in cui ho proseguito con la lettura del resto, tutto è avvenuto molto più velocemente e serenamente del solito.

Ciò mi fa supporre che, forse, a volte, dietro le difficoltà di lettura (soprattutto se persistenti) ci possa essere un approccio sbagliato a casa durante la fase di studio.

Che ne dite? Undecided

  
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Reply #5 - 20. Dec 2015 at 11:32
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Cosimo_Piovasco wrote on 19. Dec 2015 at 14:33:
In sostanza mi sembra che tutti vogliano portare ad una forma di lettura "sintetica" in cui si percepiscono simboli condensandoli senza decodificarne ogni elemento.

Non so quale è il tuo livello ma posso dirti che è utilissimo leggere a prima vista gli studi tecnici,magari anche semplicissimi. Poichè spesso queste composizioni tendono a presentare meccanismi che si ripetono, cosa che facilita la lettura e abitua il nostro cervello ad una sintesi.
Se il sito ce lo consente posso darti molto materiale.

E comunque in sostanza io non condannerei affatto la memorizzazione, è una cosa che incoraggio molto, e anch'essa ha le sue difficoltà. Dipende a che livello si memorizza.Molto spesso sembra che le persone si colpevolizzano perchè sanno un brano a memoria, come se suonare senza leggere equivalesse a Barare, in qualche modo. La cosa difficile è riuscire a memorizzare bene, dunque anche suonando a mani separate, o riuscendo a suonare il brano cominciando da un punto qualunque.



Mi interessa molto, Maestro,  l'idea di percepire simboli e tradurli in nota senza passare per la classificazione in nota ! Purtroppo non credo che il sito consenta di allegare materiale. Ciò che è possibile fare è indicare un indirizzo dal quale scaricarlo (bisogna quindi precaricare i file in altro sito) Invio comunque un messaggio privato con il mio indirizzo email e se vorrà essere così gentile da inviarmi i pdf li leggerò con molta attenzione !


Nessuna "vergogna nel memorizzare, anzi sono convinto che sia il modo giusto per suonare bene! MA è indubbio che una lettura rapida permetterebbe di tornare a rivedere pezzi fatti in passato e dimenticati, allargando di molto il repertorio. Ho studiato fior di pezzi e poi li ho dimenticati, tornarci sopra non è così scontato, se sapessi leggere bene invece sarebbe molto più facile mantenerli "attivi" almeno credo.

Due secondo me sono le difficoltà, ci ho pensato bene.

1. La diteggiatura. Uno può anche saper leggere le note ma se poi non le traduce  sui tasti usando le giuste dita dopo un paio di battute si trova le dita intrecciate alla Fracchia.  Faccio un esempio di un pezzo che sto guardando in questi giorni : preludi n°15 di Chopin. Ebbene quanto scritto sul primo pentagramma destinato in genere alla mano destra qui va suonato quasi interamente dalla sinistra (la destra fa solo le note della melodia!) Ora mi ci è voluto un quarto d'ora per capirlo ! E questo è solo un caso limite.

2. Gli accordi. Quando c'è il gruppo di note tutto si complica. Qui si può procedere credo di intuire, con il metodo degli intervalli, trovo la più bassa e le altre a salire , ogni spazio o taglio in più rispetto allo spazio o taglio precedente  è una terza. OK ma questa è una abilità che credo prenda molto tempo e comunque anche qui serve usare le giuste dita.

Immagino che sia tutta questione di pratica pratica e ancora pratica Smiley
  
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10dita
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Reply #6 - 20. Dec 2015 at 17:39
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Mi è sovvenuto alla mente che nella introduzione alla parte 1° de “Nota-Suono-Tasto.Naturale didattica per lo studio del pianoforte” di H. Lachertowa e G. Stempniowa si legge:

“[…] L’allievo fino alla 15° lezione non legge le note. Tutti gli esercizi e le canzoni vengono suonati ad orecchio, in modo non legato, insieme al maestro o da solo.”


Inoltre si legge:

“[…] Sono stati identificati quattro modi in cui il bambino reagisce alle informazioni che riceve e precisamente:
ascolta, imita, ripete e ricorda.


[…] L’insegnamento è basato sulla successione:
Nota-Suono-Tasto"



Durante i corsi con la grande didatta ricordo ch'Ella teneva moltisssimo a che l'allievo sonasse "non legato": i primissimi es. con un sol dito son proposti (2° o 3°, ovviamente Wink).
La parola d'ordine (che "urlava" a noi insegnanti "cavie" Cheesy) era: relax Smiley

Non prima d'aver svolto gli "esercizi ritmico-motori" et la "ginnastica del braccio", ovvero: "[...] caduta naturale di tutto il braccio senza rigidità nelle articolazioni."

Ulla! Son andato decisamente OT Embarrassed
Pardon!
Me son fatto prender dai ricordi Smiley

Cordiali saluti
  
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Cosimo_Piovasco
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Reply #7 - 21. Dec 2015 at 10:21
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Grazie a tutti per i vostri contributi. Sono decisamente stimolanti.
Pianozero poneva la questione della diteggiatura, e la cosa è molto interessante. Perchè in effetti la diteggiatura in una fase di affinamento del brano è anche uno strumento che aiuta ad esprimere dinamiche legati,staccati e gesti. Ma in sostanza una giusta diteggiatura è un modo in cui la mano riesce a suonare successioni di frasi e spostamenti in modo "comodo"(passatemi il termine). In una prima vista difficilmente si esegue  un brano con una diteggiatura impeccabile. Ma è possibile se si legge avanti predisporre bene la mano. Mi spiego meglio prendiamo la sonata in do maggiore di Mozart 545,(quella nota come sonata facile.) In una prima vista io credo di ragionare cosi:
guardo tutta la riga ( o almeno 3 misure insieme)
il basso albertino nella mia testa è gia un accordo e dunque guardo come e se si modifica,. Nella mano destra osservo subito certe direzioni che prende la melodia,in uno sviluppo grafico in cui vedo dei salti di terza che salgono, comincio automaticamente con il pollice, idem davanti alle successioni di scale la mia mano dovrà salire e scendere mentre la mia mano sinistra si prepara ad eseguire  intervalli di  quinta,sesta e settima etc....

Ora un pò di autocritica( poi giuro la smetto)
Ho scelto un esempio facile.
Ho dato per scontato la conoscenza di scale accordi etc...
Ho soprattutto dato come presupposto un buon rapporto spaziale con la tastiera in cui si suona senza vedere i tasti.
Ho in sostanza presupposto molta esperienza,ma credo che fin dall'inizio si possa andare in questa direzione.

P.S
Le mie parole hanno un tono molto "compiuto" ma interpretatele più umilmente come delle domande o delle riflessioni, accetto di buon grado di aver preso una toppa micidiale.

  
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pianozero
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #8 - 21. Dec 2015 at 16:17
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E' molto interessante. Mi sembra di percepire netta l'importanza in tutto ciò  di una solida preparazione armonica; la conoscenza degli accordi e delle scale come assolutamente basilari. MI sbaglio ?
  
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Reply #9 - 23. Dec 2015 at 12:03
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pianozero wrote on 21. Dec 2015 at 16:17:
E' molto interessante. Mi sembra di percepire netta l'importanza in tutto ciò  di una solida preparazione armonica; la conoscenza degli accordi e delle scale come assolutamente basilari. MI sbaglio ?


Gentilissimo, credo che "una solida preparazione" sul Tutto sia sempre salutare Wink

Certo abbiam or quivi toccato più argomenti, e la question "brutal lettura" delle notine un poco m'è sfuggita Undecided Huh Embarrassed

Ma quivi ritorneremo Smiley

Cordiali saluti Smiley


  
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Reply #10 - 30. Dec 2015 at 08:05
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Secondo me è anche la curiosità che porta a migliorare la lettura a prima vista, in certi anche il dover essere "costretti" ad arrangiarsi a leggere all'ultimo minuto per varie ragioni...
per esempio per poter conoscere molte composizioni le ho lette a prima vista per poterle analizzare: da Couperin a Bach, da Brahms a Stravinsky, e la mia curiosità mi ha portato ad aver l'abitudine di leggere cose nuove molto spesso.
All'inizio facevo fatica, ma poi con l'abitudine e "lettura della partitura" ho migliorato di molto.
A riguardo i metodi per insegnare a leggere non saprei credo che ognuno abbia i suoi modi di approccio alla lettura, per esempio memorizzare gesti strumentali, memorizzare scale, memorizzare certe formule di diteggiatura... abituarsi a a capire le note che si possono omettere nella lettura (questo è molto utile per chi accompagna i cantanti), leggere brani di ogni epoca...
ma credo che poi si tratti di un qualcosa che non si possa insegnare fino in fondo...
  
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Cristina
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Reply #11 - 31. Dec 2015 at 07:49
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Cosimo_Piovasco wrote on 19. Dec 2015 at 13:08:
Carissimi utenti, allievi e soprattutto docenti
vorrei avere vostre opinioni circa la Lettura.


Buon giorno e buon ultimo!  Smiley

Acquisire padronanza nella lettura è fondamentale. Con gli allievi ci sono quasi sempre delle difficoltà, io cerco di far capire da subito che il sistema per superarle è il più banale: fare esercizio.
Ma deve essere un esercizio costante magari giornaliero anche di pochi minuti, nei primi tempi; ci vuole un po' di tempo, non per tutti lo stesso ovviamente, ma poi imparare a leggere la musica è come imparare qualsiasi altra cosa...
Quando da piccolissimi abbiamo imparato a leggere, ai miei tempi si iniziava con le singole lettere, poi le sillabe, le parole, le frasi; oggi la tendenza al “metodo globale” permette un approccio diverso, contrario dell'analitico, che riconosce le parole come “disegni”.
La stessa cosa si può applicare alla lettura musicale, come dice Cosimo all'inizio della discussione.
Personalmente uso un sistema simile al metodo globale con i miei allievi piccolissimi, partendo da canzoni semplicissime che imparano ad orecchio, da subito ma con gradualità (in base all'età dell'allievo) introduco le note sul rigo, che poi riconoscono nelle canzoni che già conoscono. In questo modo inizio con la chiave di violino, dal do centrale al do 3° spazio, che è la tessitura nella quale ho scritto le canzoni. Ho un po' di materiale, pentagrammi da appendere, lavagne magnetiche ecc.ecc. che uso per la lettura “relativa”, usando, oltre che violino e basso, anche la chiave di do che sposto nelle varie righe; in questo modo cerco di far capire il movimento delle note (come preparazione però faccio un lavoro di memorizzazione e interiorizzazione della scala che non è scontato per i piccoli: anche se ti recitano le note in fila non è detto che abbiano la coscienza della successione delle note nella scala). Dopo il primo periodo, in alcuni casi quasi contemporaneamente,  inizio con i metodi del “do centrale” e le due chiavi introducendo una nota alla volta seguendo il libro scelto. Ho preparato delle “carte” con le singole note in violino e basso che faccio usare per esercitarsi nel riconoscimento e lettura delle singole note (raccomando di mescolarle e di leggerle almeno una volta al giorno). Scrivo il nome della nota dietro la carta così la possono controllare, con i più piccoli chiedo la collaborazione dei genitori o dei fratelli più grandi.
Raramente uso il vecchio metodo della memorizzazione delle note sulle righe e sugli spazi e solo nel caso di particolari difficoltà, e in ogni caso non prima che abbiano capito il movimento delle note sul pentagramma, in modo che possano usare tutti e due i metodi.
In ogni caso tutti i miei allievi, prima o poi, passano per il tanto bistrattato solfeggio parlato, che per  la mia esperienza, per quanto sia un esercizio antimusicale e arido, mi è sempre stato utilissimo per rendere fluida la lettura... Mi sono capitati casi di allievi molto dotati, con grande orecchio e memoria musicale, che all'inizio mi hanno fatta diventare matta con la lettura, perchè memorizzavano con una tale facilità per cui le note non servivano; magari le guardavano ma facevano finta di leggere! Quando ho fatto fare seriamente il solfeggio c'è stata la vera svolta nella padronanza della lettura...
E poi c'è tutto il lavoro di lettura a prima vista allo strumento... che merita un discorso a parte.
Non è scontato che se uno legge facilmente le note abbia poi la stessa fluidità nel leggere a prima vista al pianoforte. Questa è una capacità che si acquisisce solo con l'esercizio costante, anche se ci sono indubbiamente differenze anche molto grandi tra gli allievi: a qualcuno riesce facile da subito e allora ha un grande piacere a leggere tutto quello che capita tra le mani e allora in poco tempo diventa bravissimo; più spesso ci sono delle difficoltà ma che non sono mai insormontabili, basta dedicarci del tempo. Più si legge più si diventa bravi a leggere! Sarà banale ma è spesso così difficile da far entrare nella testa degli allievi...
  

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Reply #12 - 31. Dec 2015 at 10:27
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Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
uso un sistema simile al metodo globale con i miei allievi piccolissimi, partendo da canzoni semplicissime che imparano ad orecchio, da subito ma con gradualità (in base all'età dell'allievo) introduco le note sul rigo, che poi riconoscono nelle canzoni che già conoscono.

Ho preparato delle “carte” con le singole note in violino e basso che faccio usare per esercitarsi nel riconoscimento e lettura delle singole note (raccomando di mescolarle e di leggerle almeno una volta al giorno). Scrivo il nome della nota dietro la carta così la possono controllare...


Ciao Cristina! Sempre molto precisa e dettagliata, è un piacere leggere i tuoi post.

Ti è capitato di introdurre alla lettura allievi più grandicelli? Parlo di allievi in età adolescenziale, ad esempio. Mi piacerebbe sapere che sistema usi in quel caso.

Buon ultimo dell'anno!  Smiley
  
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #13 - 31. Dec 2015 at 13:28
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Gabri_BT wrote on 31. Dec 2015 at 10:27:
Ti è capitato di introdurre alla lettura allievi più grandicelli? Parlo di allievi in età adolescenziale, ad esempio. Mi piacerebbe sapere che sistema usi in quel caso.

Certamente  Wink
Uso più o meno lo stesso metodo, saltando la parte delle canzoncine ad orecchio. Uso sempre metodi "do centrale", ma che procedono un pò più spediti rispetto ai Thompson easiest e ai vari Mostri (Avventure alla tastiera) o altro simile.. In genere se iniziano da zero dopo i 10 anni uso Fletcher o The joy of the first year, anche li inizio con un pò di note alla volta, do le carte da studiare e inizio da subito (o quasi) col solfeggio...
Sto dando le carte da studiare anche agli allievi adulti che ho  Smiley
una di queste mi dice che se le porta ovunque, anche in ufficio  Grin
... se le "usano" con costanza ho visto che funzionano!




  

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Reply #14 - 31. Dec 2015 at 16:24
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Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
Con gli allievi ci sono quasi sempre delle difficoltà, io cerco di far capire da subito che il sistema per superarle è il più banale: fare esercizio.


Gentilissima, a volte (forse più spesso di ciò che s’usa ponsar!) lo banale nasconde una autentica verità Smiley Smiley Smiley

Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
Ma deve essere un esercizio costante magari giornaliero anche di pochi minuti, nei primi tempi; 


Ecco! Altra grandissima (banale!?) verità Smiley Smiley Smiley
La costanza! La “frequentazione” tutti i dì! Ciò si dee capì!! Cheesy


Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
ci vuole un po' di tempo, non per tutti lo stesso ovviamente, ma poi imparare a leggere la musica è come imparare qualsiasi altra cosa...


Che le “tempistiche” di apprendimento siano soggettive è difficile negarlo!
Però ti chiedo, tu che hai una notevole casistica sotto lo occhio, come è possibile aver casi così “estremi”  Undecided Huh Ovver: allievo stentante nella lettura dopo anche più tempo (annetto/i Shocked), et altro dopo pochi mesi con velocità di lettura “supersonica” Questioning
Bastano le soggettive tempistiche (magari anche scarso impegno, ovvio Angry Tongue) a giustificar codesto “abisso”  Huh Undecided
Mello son sempre chiesto! Undecided
Ed oggi abbiam strumenti (anche informatici) variegatissimi et divertentissimi per stimolar codesta pratica! Roll Eyes

Ovvio (ovvio!!??) parlo di lettura delle notine in quello/i che usiam nomar: pentagramma/i Grin
Lasciam la question della prima vista allo strumento che come ben dici: “merita un discorso a parte” Smiley  Smiley

Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
In ogni caso tutti i miei allievi, prima o poi, passano per il tanto bistrattato solfeggio parlato, che per  la mia esperienza, per quanto sia un esercizio antimusicale e arido, mi è sempre stato utilissimo per rendere fluida la lettura...


Ahh! lo mitico e tanto inviso solfeggio parlato!
Una sorta di ritorno alle origini Wink
Allora, alla fine, sempre a “casa” si torna  Smiley
A casina Roll Eyes Cheesy

Personalmente la “tecnica” (la antica “tecnica” della scansione!) dello solfeggio parlato me piace farla direttamente allo strumento! Magari canticchiando pur!
Non me dispiace affatto!
E ce facciam delle cantatine solfeggistiche da “paura” Cheesy Cheesy

Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 07:49:
Più si legge più si diventa bravi a leggere! Sarà banale ma è spesso così difficile da far entrare nella testa degli allievi...


Eccolancoranzichenò!!

Qui lo “banale” si erge a potente verità Smiley Smiley Smiley

La verità che dice:
per imparar ad andar in bicicletta su essa devi montar!
Se la guardi sol porella, mai potrai essa cavalcar!

Do-re-mi-fa sudare Grin
Ma senza ciò non se po’ imparare!
Dicea la  mia nonna saggia Wink

Buon ANNO a tutti

  
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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #15 - 31. Dec 2015 at 17:35
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10dita wrote on 31. Dec 2015 at 16:24:
[size=12]
Che le “tempistiche” di apprendimento siano soggettive è difficile negarlo!
Però ti chiedo, tu che hai una notevole casistica sotto lo occhio, come è possibile aver casi così “estremi”  Undecided Huh Ovver: allievo stentante nella lettura dopo anche più tempo (annetto/i Shocked), et altro dopo pochi mesi con velocità di lettura “supersonica” Questioning
Bastano le soggettive tempistiche (magari anche scarso impegno, ovvio Angry Tongue) a giustificar codesto “abisso”  Huh Undecided
Mello son sempre chiesto! Undecided
Ed oggi abbiam strumenti (anche informatici) variegatissimi et divertentissimi per stimolar codesta pratica! Roll Eyes


Mah.. per la mia esperienza, chi memorizza facilmente e ha un buon orecchio in genere impara a leggere con più fatica; al contrario chi legge con scioltezza in poco tempo poi fa più fatica a memorizzare....
I ragazzi tendono ad usare le abilità che vengono più naturali, a nessuno piace far fatica  Grin
  

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Re: Allievi e LETTURA: Un rapporto difficile.
Reply #16 - 31. Dec 2015 at 17:57
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Cristina wrote on 31. Dec 2015 at 17:35:
10dita wrote on 31. Dec 2015 at 16:24:

Che le “tempistiche” di apprendimento siano soggettive è difficile negarlo!
Però ti chiedo, tu che hai una notevole casistica sotto lo occhio, come è possibile aver casi così “estremi”  Undecided Huh Ovver: allievo stentante nella lettura dopo anche più tempo (annetto/i Shocked), et altro dopo pochi mesi con velocità di lettura “supersonica” Questioning
Bastano le soggettive tempistiche (magari anche scarso impegno, ovvio Angry Tongue) a giustificar codesto “abisso”  Huh Undecided
Mello son sempre chiesto! Undecided
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Mah.. per la mia esperienza, chi memorizza facilmente e ha un buon orecchio in genere impara a leggere con più fatica; al contrario chi legge con scioltezza in poco tempo poi fa più fatica a memorizzare....
I ragazzi tendono ad usare le abilità che vengono più naturali, a nessuno piace far fatica  Grin


Gentilissima, ciò che dici l'ho notato pur io, in  genere, nella mia esperienza Smiley

Ehh! Tieni ragione Wink

La fatica non piace alli pargoli Grin

Rinnovo Auguri
  
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