Normal Topic Musica dell'anima o esercizi di riscaldamento? (Read 559 times)
Ceccoclat
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Musica dell'anima o esercizi di riscaldamento?
18. May 2016 at 08:29
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Premetto che non sono un ammiratore di Einaudi, ne di Allevi, ne di tutta quella cerchia di musicisti "leggeri" che rappresentano per me solo la morte di quel processo evolutivo, durato qualche secolo, che ha dimostrato l'infinito dispiegarsi del genio umano. Potremmo poi vedere l'espressione musicale come lo specchio della società (Come ogni forma di arte dopotutto), il che rende la nostra generazione intellettualmente povera. La musica di Allevi piace perchè di facile ascolto, o per gli ammiratori perchè "arriva al cuore, a differenza della musica tonale classica". Come si può buttare m**** a vanvera? Ho appena finito di ascoltare la seconda ballata di chopin e nella parte finale mi sono venuti i brividi (per capirci appena dopo quella scaletta di doppi trillii). Mi affascina come poco altro, ma per questa gente non basta? Dovè finito il vero genio creativo e l'ascoltatore che lo comprende? Tornerà nella società la passione per la bella musica? E ci sarà un nuovo mozart, beethoven, chopin o bach?
  
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ALKAN
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W Pianoforum!

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Re: Musica dell'anima o esercizi di riscaldamento?
Reply #1 - 18. May 2016 at 11:07
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Carmelo Bene diceva "il classico non è ciò che va di moda tra il barbarico e il neoclassico, ma è quello che si dà una volta per sempre, ciò che è eterno".
In altre parole, il classico è quel momento in cui si raggiunge la perfezione. Se ci pensi, già gli antichi greci rappresentavano con le loro statue il corpo umano perfetto. Una volta raggiunto questo obiettivo, gli scultori hanno forse cessato di esistere? Eh no, anzi il Bernini, secoli dopo, con la "estasi di Teresa d'Avila" è riuscito a creare un capolavoro con un corpo che perfetto non è, basta guardare quanto sono strane le mani di Teresa. In un certo senso è come se il classico rappresenti la completa espansione di un'arte che non è però la fine di essa, ma è il raggiungimento pieno di un livello, dal quale si può ripartire.

Ritornando alla musica, Beethoven ha indubbiamente rappresentato il raggiungimento della perfezione, coniugando il lavoro dei suoi ammiratissimi predecessori Bach e Mozart: l'uno che ricavava la varietà dal singolo elemento (contrappunto, fuga), l'altro che riusciva ad armonizzare una pluralità di elementi (forma sonata)[Mi viene in mente la prima scena del Don Giovanni, in cui nel giro di pochi minuti si intrecciano con una magica grazia il carattere tragico con quello amoroso e quello buffo]. Beethoven ha rappresentato la sintesi di queste due tendenze elementari e complementari della musica, scrivendo brani in cui coesiste la prima tendenza con la seconda (vedi la sonata Hammerklavier).
Da lì in poi c'è stato un ulteriore sviluppo che ha riportato la parabola musicale nella dis-Armomia da cui era nata (Wagner -> Schoenberg), secondo la leggenda dal battere dei martelli di un fabbro (a cui si è un po fatto ritorno, secondo me, con la sinfonia per metronomi di Ligeti). Dopo tutto questo non c'è più nulla di nuovo da creare in questa direzione. Si è raggiunta la "grecità" della musica (passami il termine). La differenza con l'esempio delle statue è che la musica ha bisogno di essere costantemente riportata in vita per essere ammirata, ed ecco che serve la figura dell'interprete, che è un po' come un operatore museale con il compito di illuminare delle sculture che stanno al buio.
Il romanticismo a cui fai riferimento a mio avviso non fa parte di questo processo, in quanto musicalmente non ha portato novità ma ha solo sviluppato le tendenze precedenti (la tecnica Chopin-Liszt per il pianoforte di fatto non porta nessuna novità, è solo una 'estremizzazione' di quanto c'era prima. Idem per Paganini. E si tratta comunque di novità strumentali, non musicali).
Dopo tutto ciò è inevitabile che la musica abbia un momento di crisi (dal punto di vista creativo, come dicevo le esecuzioni sono pur sempre necessarie).

Riguardo al discorso sociale, ci andrei piuttosto cauto. Non credo che con il tempo ci sia stato un impoverimento, tutto il contrario.
Basta vedere al giorno d'oggi quanti siano i pianisti di livello eccellente, sono in più gran numero che nel passato. Che l'arte sia un qualcosa di elitario non è affatto una novità.. Un tempo ne usufruivano i mecenati, oggi chi va al museo/teatro e paga il biglietto.
Ad aver confuso le carte in tavola è stata l'industria discografica e dello spettacolo, che pubblicizza come miti delle persone piuttosto mediocri, o comunque non degne di tale nome, agendo per il mero scopo di guadagnare ma finendo per convincere i più intellettualmente deboli. Ma parlando di mercato si giunge a parlare di tutta la struttura, e non va dimenticato lo stato di crisi che interessa un po' tutto il mondo: dal punto di vista ambientale, economico, politico ecc. C'è anche chi vede in tutto ciò qualcosa di irreversibile che porterà alla distruzione una umanità che si rivela inadatta a questo mondo, una smentita di ogni grafico malthusiano et similia. Un po' di sano pessimismo non guasta ma sto andando fuori tema.

Ciò detto, forse pensando proprio a queste cose Nietzsche esortava ad essere opere d'arte e non a produrle. Forse siamo davvero tra gli ultimi che possono godersi la seconda ballata di Chopin, per cui a mio avviso la direzione da prendere è quella di dedicarsi alla grande arte, noi che abbiamo avuto il dono di poterlo fare, senza troppi pensieri per la testa, se non quello di vivere un'opera d'arte.
  
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andreavezzoli
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Re: Musica dell'anima o esercizi di riscaldamento?
Reply #2 - 19. May 2016 at 12:18
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Il discorso è molto interessante si potrebbe scrivere un libro sull'argomento.
Io penso che non nasceranno ne dei nuovi Mozart ne dei nuovi Chopin e nemmeno nuovi Beethoven, per fortuna direi (la storia è importante ma non si può tornare indietro se non attraverso riferimenti), nel senso che c'è da auspicarsi che non nascano dei nuovi Mozart ma che nascano nuovi compositori che riescono ad arrivare a certi gradi di profondità, e direi anche di classicità (classicità intesa come momento in cui l'artista sublima la materia trasformandola nella forma come scriveva Schiller).
Da compositore, se qualcuno mi dicesse " ti piacerebbe diventare il nuovo Beethoven?"
direi "no!, mi piacerebbe rimanere Vezzoli" nel senso che credo che la società è talmente cambiata che il ruolo del compositore è cambiato rispetto all'epoca dei quei grandi, semmai auspico un ritorno all'artigianato, al di là del linguaggio utilizzato il compositore deve essere artigiano, saper "comporre" i tasselli del puzzle, poi sarà la storia a dire se oltre che all'artigianato quel compositore sarà riuscito ad arrivare anche all'arte.
Questi compositori esistono anche oggi, solamente si dovrebbe capire che il passato non ritornerà, e che è inutile pensare ad un nuovo Chopin.
Un altro fattore da prendere in considerazione è che il novecento è stato il secolo in cui non esisteva un linguaggio musicale univoco, ma milioni di linguaggi diversi, mentre all'epoca barocca c'erano dei tratti distintivi di tutta la musica sia che proveniva dall'Italia che dalla Germania, oggi non è più cosi e quindi a volte ci trova a cercare nei compositori quel che loro non possono dare, perchè i tempi sono passati.
  
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