Normal Topic Tempi di studio (Read 1236 times)
lh777
New Member
*
Offline


W Pianoforum!

Posts: 30
Joined: 17. Jun 2013
Gender: Male
Tempi di studio
09. Jul 2016 at 14:34
Print Post Print Post  

Come si studia un pezzo per portarlo a velocità il più velocemente possibile? La mia ex professoressa diceva di suonare sempre lento per mesi senza mai eseguire. Di lavorare le parti più difficili con le varianti e di studiarlo a pezzi piccoli.
Questo metodo ha sempre funzionato, ma per raggiungere una velocità di esecuzione decente ci metto mesi. Ad esempio per il terzo tempo dell'appassionata ci ho messo quasi 10 mesi. Studio almeno 10 ore al giorno e mi sono posto un problema: sbaglio qualcosa o è normale metterci così tanto tempo?
  
Back to top
 
IP Logged
 
ALKAN
Senior Member
****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 416
Joined: 31. Oct 2014
Gender: Male
Re: Tempi di studio
Reply #1 - 09. Jul 2016 at 14:55
Print Post Print Post  
Studi dieci ore al giorno?!? Intendi solo di pratica?!

In ogni caso, secondo me è meglio acquisire la velocità con degli esercizi tecnici, per poi dedicarsi ai brani quando si sa che è solo questione di impararne le note, senza che sia necessaria l'acquisizione di nuove abilità per suonarlo.
Ma se tu, come dici, ora sai suonare il terzo tempo della appassionata a giusta velocità (immagino un 132/138 x 4), non dovresti impiegare altrettanto tempo per imparare un brano della stessa velocità.. una volta che hai raggiunto questo livello, non dovrebbe essere un problema sostenere quella velocità per un altro brano... O sbaglio?
  
Back to top
 
IP Logged
 
lh777
New Member
*
Offline


W Pianoforum!

Posts: 30
Joined: 17. Jun 2013
Gender: Male
Re: Tempi di studio
Reply #2 - 09. Jul 2016 at 15:08
Print Post Print Post  
Studio 3 ore al giorno. (Ho sbagliato a scrivere mi si era sovrapposto il cursore ad altra parte del testo e sistemando non ho corretto il 10)
Se il tipo di tecnica e simile all'appassionata non ho problemi, ad esempio a livello tecnico (musicalmente ci metto un  bel pò) una sonata di mozart riesco a buttarla giù, in maniera decente, in una settimana. Ma ora che mi sono messo a fare alcuni studi di chopin mi è crollato il  mondo. E un mese che studio op 25 n. 12 e sono appena arrivato a 80 la semiminima....
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2515
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Tempi di studio
Reply #3 - 10. Jul 2016 at 01:31
Print Post Print Post  
lh777 wrote on 09. Jul 2016 at 14:34:
ma per raggiungere una velocità di esecuzione decente ci metto mesi. Ad esempio per il terzo tempo dell'appassionata ci ho messo quasi 10 mesi. Studio almeno 10 ore al giorno e mi sono posto un problema: sbaglio qualcosa o è normale metterci così tanto tempo?

Gent.mo, credo che quel “normale” sia soggettivo!

Certo che se non sbaglio di vergar era (“Studio almeno 10 ore al giorno ") allor me sarei preoccupato Shocked Shocked  Grin

Ma scherzi a parte  Smiley

Io ponso che hai già da per te risposto alla question Smiley
Lo fatto stesso che te poni lo problema è sintomatico!

Se lo “metodo” che pratichi è codesto:

lh777 wrote on 09. Jul 2016 at 14:34:
suonare sempre lento per mesi senza mai eseguire.

Beh, come dicheno gli eruditi et quelli ben educati:

‘na pazzia Shocked

‘na malatia Shocked Lips Sealed Cry

Et comme se fa Huh Undecided

Per mesi sempre "lento" Questioning  Tongue  Shocked

Ma poi: come  Undecided Huh
Con che tocco!? Le dinamiche!? Le agogiche!? Le….chi più ne ha più ne metta!!!
Qui me potrei scatenar in numerose citazioni de sommi didatti, et pur de notevoli pianisti da me interpellati a tempo debito.
Sanza contar la pur beata scienza (“Gli automatismi motori”) che ha una sua valenza pure.
Ma Te/Le risparmio alla utenza (già poca Sad) tutta: altrimenti qua celli perdiamo todos  Cheesy

Però! Però! Una Vella beccate Grin

Da <<Il bianco e il nero>> di N. Gardi:

“Cap. XIV
§ II. Studiare lentamente

[…] Abbiamo però già espresso i nostri dubbi sulla possibilità di controllare perfettamente l’esecuzione lenta di un passo che debba ancora essere appreso: a nostro avviso simile pretesa equivale a “mettere il carro davanti ai buoi”!
Ma la nostra perplessità deriva dalla difficoltà, o meglio, dall’impossibilità di eseguire lentamente “l’esatto movimento in tutti i suoi dettagli”, la cui dinamica richieda, di per sé un’esecuzione veloce: qualunque sia il tipo di movimento, l’azione combinata dei muscoli agonisti e antagonisti, se protratta in ragione del rallentamento dell’esecuzione, richiede una diversa distribuzione energetica e un diverso comportamento neuro-muscolare.
[…] Noi ribadiamo che la forzosa deformazione del tempo giusto di una composizione, soprattutto se forzosamente ripetuta per acquisire gli agognati automatismi, rischi non solo di alterare la corretta dinamica con cui si vuole eseguirla, ma anche di riflettere come uno specchio deformante l’idea interpretativa originaria che essa aveva inizialmente ispirato. Crediamo, insomma, che coloro i quali, posti davanti ad un passaggio difficile, mettano in pratica sistematicamente e acriticamente fin dall’inizio questo modo di studiare corrano non solo il rischio di alterare le scelte dinamiche preventivate, ma anche il pericolo di indebolire la propria capacità di giudizio sulle proporzioni ritmiche dell’intero progetto esecutivo.
Potrà invece rivelarsi proficua la ripetizione più lenta di un passo già studiato a dovere: l’esecuzione more controlled di movimenti già appresi correttamente darà modo di “innervare” ulteriormente i comandi motori impartiti, pur se attraverso atteggiamenti difformi.”


Ovvio che non si parla della prima fase, della decifrazione del “percorso” delle note, ma del successivo stadio!
Et ovviamente non si parla del “prencipiante”, il quale deve ancor acquisire i necessari, et fondamentali (pena: fallimento et fallacità Cry), atteggiamenti muscolari di base! Seppur, ognun al proprio livello cui è arrivato, sempre dee considerar quanto su ben detto dal Gardi!

Ovvissimo che:

se  metti il carro davanti ai buoi, fai poca strada! Et la meta si allontana assai nello tempo!

E lo “tempo” è prezioso! Fugge: al piano come nella vita  Sad
Lo dico da anziano!!!

Cordiali saluti



  
Back to top
 
IP Logged
 
andreavezzoli
Global Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 1951
Joined: 04. Mar 2010
Re: Tempi di studio
Reply #4 - 10. Jul 2016 at 09:47
Print Post Print Post  
secondo me lo studio a velocità "alla moviola" a senso solo per alcuni passaggi particolarmente ostici, perchè altrimenti, come si afferma nella citazione di 10dita, si rischia di alterare la percezione che il nostro cervello e i nostri muscoli hanno di quel brano.
Ritengo, come ho scritto in altri post, che affinare la lettura a prima vista sia fondamentale anche per velocizzare lo studio del pezzo, cioè fare in modo che certi passaggi non necessitino di essere studiati singolarmente, soprattutto quelli che contengono difficoltà tecniche ricorrenti in molti pezzi, cioè abituarsi a incorporare più fasi di studio in una.
Il rischio di studiare aumentando progressivamente la velocità è quello di stancarsi inutilmente (tranne che nei passaggi più ostici).
Come diceva 10dita: uno dovrebbe aver acquisito con gli esercizi di tecnica l'abilità per poter eseguire il brano.
In questo modo uno dovrebbe poi aver più tempo per potersi concentrare su altri aspetti dell'esecuzione:
definizione dell'arco tensivo delle armonie, e individuazione del o dei punti culminanti per esempio.
Poi ognuno ha i suoi metodi che vanno rispettati, ma se dovessi lasciare una sorta di massima direi:

"leggete, leggete, leggete omnes"
  
Back to top
 
IP Logged
 
lh777
New Member
*
Offline


W Pianoforum!

Posts: 30
Joined: 17. Jun 2013
Gender: Male
Re: Tempi di studio
Reply #5 - 10. Jul 2016 at 15:44
Print Post Print Post  
Quindi dovrei concentrare lo studio lento solo nei passaggi ostici?
  
Back to top
 
IP Logged
 
andreavezzoli
Global Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 1951
Joined: 04. Mar 2010
Re: Tempi di studio
Reply #6 - 11. Jul 2016 at 11:53
Print Post Print Post  
si a mio avviso si, cercando di creare degli automatismi di studio che identifichino quei gesti pianisitici già affrontati in precedenza, senza dover ogni volta star li nota per nota.
Prima di andare ad affrontare i passaggi ostici si dovrebbe riuscire a leggere il pezzo nella sua interezza come se non li fosse mai ascoltato prima, cioè è la lettura che deve farci capire il brano non l'ascolto di esecuzioni.
  
Back to top
 
IP Logged
 
10dita
Forum Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2515
Joined: 21. Sep 2009
Gender: Male
Re: Tempi di studio
Reply #7 - 13. Jul 2016 at 04:17
Print Post Print Post  
lh777 wrote on 10. Jul 2016 at 15:44:
Quindi dovrei concentrare lo studio lento solo nei passaggi ostici?

Gent.mo, rispondendo così in un sol colpo, se vuoi brutalmente, io direi: ma proprio no!!

Almen: non certo per “mesi e mesi”!!

Il discorso di cui sopra val sempre!

Et non vedo lo perché no!?  Huh Undecided

Poi dipende come “organizzi” et fai la “regia” dello studio!

Studiare non vuol dir, come spesso s’intende, sonar sempre lento o moderato, alla istessa maniera, con lo istesso tocco et dinamica etc.  Ma vuol dir: sperimentar, provar strade diverse, avventurarsi nello discorso tecnico-musical, che alla fin della fiera son una cosa sola!

Da come “accenti”, ti “appoggi”, “fraseggi”, “respiri” etc.,  può cambiar lo approccio (mentale et muscolare!) et la struttura musical-tecnica del passaggio!

Incancrenirsi per molto tempo (in genere sempre troppo Tongue Et lo so per esperienza mia Cry) in uno studio lento et meccanico (automatizzar gesti fallaci ci vuol nulla Shocked Sad), vuol dire perdere di vista la meta, lo bersaglio, et quindi, sostanzialmente, fallire Cry

O aver sempre risultati inadeguati et insoddisfacenti.

Et leggendo ciò c’hai vergato:

lh777 wrote on 09. Jul 2016 at 15:08:
(musicalmente ci metto un  bel pò)

Non stento a crederlo!
Beh, se si perde di vista il fulcro della question, ovvio!

Ed ecco ora un Grande ed autentico Didatta cosa verga (da “Velocizzare le terze” di Michele Marvulli QUI):

“E’ mio parere che, ancora una volta, lo studio lento di qualcosa che dovrà essere eseguito veloce non solo è inutile ma addirittura controproducente.”

Interessante, riguardo:

lh777 wrote on 09. Jul 2016 at 14:34:
lavorare le parti più difficili con le varianti e di studiarlo a pezzi piccoli.


Ciò che viene detto successivamente et con esempio in pentagramma (scritto cit.QUI):

“Converrà, invece, abituarsi a velocizzare le posizioni partendo dal salto incriminato e usando la stessa diteggiatura che useremo in velocità. L’esempio seguente mostra nei particolari come sviluppare la progressione, aggiungendo via via una posizione.”

Ecco un bellissimo esempio di "studio a frammenti" Roll Eyes, da cui si è spesso mutuato et applicato assai ingenuamente il canonico et scolasticissimo “studio con le varianti”.

Ergo:
“Non si può apprendere un movimento A facendo un movimento B” (Steinhausen in “Techniques pianistiques” di Kaemper)

et soprattutto :
“On jouera toujours <<con espressione>>!" » (E. Bach in op. cit.).

Se non ricerchi la “espressione”, in tutti li suoi dettagli et aspetti, “automatizzi” un atteggiamento verso lo istrumento musicalmente e tecnicamente sterile! Bisogna convincersi di ciò, io medesimo c'ho messo parecchio tempo (troppo Cry Tongue), ma è la unica strada, et la soddisfazione sarà immensa Cheesy Smiley Credi ad un fesso Wink Grin


Cordiali saluti
  
Back to top
 
IP Logged