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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Juliusz Trubecki suona la marcia funebre (Read 3272 times)
Acortot
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Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
20. Oct 2016 at 18:05
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la parte interessante, secondo me, è il presto finale, che non ho mai sentito suonato cosi'

https://www.youtube.com/watch?v=68m8oNgQ7vY
  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #1 - 21. Oct 2016 at 05:27
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sto ascoltando ora il presto finale:

la pianista in questione sembra aver voluto aggiungere delle dinamiche a volte improvvise per creare l'effetto che a mio avviso ricorda il vento, cioè folate di note che si avvicinano  e si allontanano. A me personalmente non dispiace, anzi.
Ho però dubbi sul fatto se sia giusto o meno nei confronti di Chopin aggiungere in modo cosi evidente e "invadente" questi crescendi e diminuendi improvvisi, ripeto non lo trovo musicalmente errato o di cattivo gusto, ma Chopin scrive "sotto voce e legato" se avesse voluto le dinamiche le avrebbe di sicuro scritte in partitura.

Quello Chopin, a mio avviso intendeva, era che accenti e fraseggio dovevano venire a crearsi automaticamente suonando tutte le note uguali, le note che dovrebbero emergere emergono per ragioni timbriche percettive (il nostro orecchio percepisce più forti certe frequenze a parità di "volume") e questo crea in questo capalavoro una serie di accenti dovuti allo scorrere delle mani tra i vari registri.

  
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #2 - 21. Oct 2016 at 17:09
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hmm non so.. Chopin non ha mai scritto un pezzo cosi, senza indicazioni..
Sotto Voce e legato credo che voglia dire di non pestare la musica e di non suonare le note stile 'Bachiano Moderno', fredde e come una fuga, anche se un compositore può capire che si tratta di effetti, non di composizione melodica e strutturata.  Le note  sono tutte della stessa misura, altra cosa totalmente atipica.
su un Pleyel d'epoca, come ho già detto decine di volte, suonare più piano di un forte crea un effetto sordo e sfumato.
Le ultime parole di Chopin, scritte su un pezzettino di carta, erano  di togliergli il cuore.. questo perché aveva una paura ricorrente di risvegliarsi nella sua tomba, cosa che in quell'epoca era ritenuta una cosa possibilissima.
Io credo che lui, nel suo solito modo sottile, non ha voluto definire il pezzo come rappresentazione della parte finale dell'esistenza, durante la morte dove non c'è ragione e rimane solamente la confusione e sofferenza prima del momento preciso che l'anima lascia il corpo.

...e secondo me aveva paura che questo potesse succedere sotto terra..
  
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #3 - 22. Oct 2016 at 21:10
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ho tagliato la parte iniziale, che non credo sia all'altezza del presto

https://www.youtube.com/watch?v=MWjvS4uxqi4
  
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pianozero
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #4 - 23. Oct 2016 at 07:54
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Le folate di vento sono evidentissime, dico solo questo. E' giusto che l'"interprete" interpreti al di là delle indicazioni talvolta. Poi ognuno si farà la propria idea. Non credete ?
  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #5 - 24. Oct 2016 at 06:10
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Acortot wrote on 21. Oct 2016 at 17:09:
hmm non so.. Chopin non ha mai scritto un pezzo cosi, senza indicazioni..
Sotto Voce e legato credo che voglia dire di non pestare la musica e di non suonare le note stile 'Bachiano Moderno', fredde e come una fuga, anche se un compositore può capire che si tratta di effetti, non di composizione melodica e strutturata.  Le note  sono tutte della stessa misura, altra cosa totalmente atipica.
su un Pleyel d'epoca, come ho già detto decine di volte, suonare più piano di un forte crea un effetto sordo e sfumato.
Le ultime parole di Chopin, scritte su un pezzettino di carta, erano  di togliergli il cuore.. questo perché aveva una paura ricorrente di risvegliarsi nella sua tomba, cosa che in quell'epoca era ritenuta una cosa possibilissima.
Io credo che lui, nel suo solito modo sottile, non ha voluto definire il pezzo come rappresentazione della parte finale dell'esistenza, durante la morte dove non c'è ragione e rimane solamente la confusione e sofferenza prima del momento preciso che l'anima lascia il corpo.

...e secondo me aveva paura che questo potesse succedere sotto terra..


Queste riflessioni di natura esistenziale sono importanti per definire in parte anche la musica di Chopin,  sono convinto però che la musica di un compositore possa essere compresa ed eseguita anche prescidendo dal vissuto del compositore, la musica è un linguaggio con leggi autononome che interagiscono si con aspetti psicologici sia percettivi, sia emozionali, ma che rimangono leggi interne, e in base a queste leggi interne (che non sono le regole che vengono insegnate a Scuola ma sono leggi che esistono al di là del periodo storico, al di là del compositore...) noi possiamo cercare di avvicinarsi a "comprendere" forse come dovrebbe essere eseguito un pezzo specialmente quando questo pezzo è avaro di segni di dinamica e di articolazione.
Per far capire che cos'è che intendo per leggi interni alla musica, parto da due esempi:  pensate di eseguire al pianoforte un pezzo che è stato composto per organo, per esempio un ricercare di  Frescobaldi, con quali articolazioni?
quali dinamiche?...  non  esiste un risposta univoca, ma di certo dovremo tener conto delle tensioni armoniche e delle successive distensioni, tener conto che melodicamente è il soggetto ad avere maggior importanza... e cosi via...
secondo esempio pensiamo di dover eseguire invece all'organo un pezzo composto per pianoforte o per orchestra, anche i migliori di organisti non potranno mai far crescendo e diminuendo come un pianista o un'orchestra, dovranno fare delle scelte e queste scelte dovrann essere fatte rispettando il più possibile le dinamiche e le articolazioni del pazzo originale, ma dove non fosse possibile sui dovrebbe tener conto delle frasi (dove cominciano dove finiscono, in levare? in battere?...) ...

In questo caso la natura del pezzo di Chopin è quella di essere apparentemente ad una voce all'ottava tra le due mani in realtà suggerisce armonie (per l'epoca molto ardite)
e anche melodie interne, ci sono pure giochi di tensione e risoluzione...

Secondo me l'inteprete è libero di prendersi la RESPONSABILITA'  di decidere di aggiungere anche fraseggi e dinamiche che non ci sono su questo sono d'accordo, ma allo stesso tempo questo non dovrebbe diventare "sfizioso", in questo caso mi sembra un pò un tentativo di rendere un pezzo impressionista o simbolista un pezzo che non lo è.



  
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #6 - 27. Oct 2016 at 12:36
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Questo concetto credo si applica a molta musica, specialmente Beethoven, Bach etc.

Chopin non è un compositore tipico, è per sua ammissione legato alla vita nel senso umano.  La sua musica è strettamente legata al suono del pianoforte, in particolare il Pleyel d'epoca, non suona molto bene su altri strumenti.

Chopin stesso obbligava i studenti a dare un significato molto personale alla sua musica, fino a tal punto che Liszt chiamasse la scuola Chopiniana 'la chiesa Chopiniana'

in più, non credo esista altro compositore che metta delle indicazioni cosi' precise su i manoscritti come Chopin, come per sottolineare che la forma della musica non era affatto interpretabile.

Credo che questo sia in parte perchè la musica di Chopin non è musica intelletualmente pura, bensi una musica rappresentativa.

La prima volta che io ascoltai Chopin decine di anni fà, mi sembro musica da film.  Infatti Chopin veniva spesso utilizzato per sottofondo nei primi film muti..

questo perchè Chopin descrive sentimenti umani, legati a storie, con protagonisti umani.. non si parla delle stelle, dell'universo etc. come i grandi antecedenti sopracitati
  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #7 - 28. Oct 2016 at 05:51
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allora secondo te tutti quelli che suonano Chopin sui moderni pianoforti sbagliano? potrebbe essere un'idea rispettabile che in parte comprendo e posso capirne le ragioni, ma non la condivido:

il pianoforte si è evoluto per ragioni tecniche, si è evoluto perchè le sale da concerto sono diventate sempre più grandi.
Ma soprattutto si è evoluto per "correggere" certe imperfezioni, che sono ben udibilì nelle registrazioni fatte con strumenti d'epoca.
Personalmente preferisco ascoltare Chopin eseguito su uno strumento privo di certe imperfezioni tecniche (soprattutto su CD dove la registrazione una volta fissata è quella e rimarrà sempre quella, e le imperfezioni si percepiscono sempre più
ogni volta che si riascolta).
Questo non credo significhi snaturare la musica di Chopin.

Sui sentimenti che, secondo alcuni, esprimerebbe la musica:

1) è vero che la musica può creare suggestioni che possono avere similitudini con le emozioni che proviamo per esempio quando amiamo una persona, o quando siamo tristi, ma questo non dipende solo dalla musica che stiamo ascoltando ma dipende anche da dove la ascoltiamo, con quale stato d'animo la ascoltiamo,... etc
potrebbe essere, per esempio, che ascoltando la marcia funubre qualcuno non provi tristezza o dolore ma, preso  dalla assoluta bellezza   di questa musica possa provare persino gioia (gioia per aver ascoltato un capolavoro).

2) per esprimere qualcosa attraverso un linguaggio, è necessario che tutti recepiscano lo stesso messaggio alla stessa maniera: se io dico a qualcuno "ci vediamo domani alle 20 alla pizzeria al porto..." il mio interlocutore o capirà il messaggio a al volo o domderà "in quale via si trova la pizzeria?" ma avrà capito che il messaggio è riferito ad un concetto ben preciso.
La musica fa altrettanto? si, nel caso sia musica usata per dare messaggi ben precisi (le campane che suonano le ore, il trombettiere che suona l'adunata...)
ma nel caso della musica che ascoltiamo, non per ricevere un'informazione, ma che ascoltiamo per piacere, noi proviamo suggestioni diverse, non sempre le stesse ogni volta, ed ogni persona prova emozioni diverse ascoltando lo stesso pezzo.
Allora credo che ciò che conti non sia tanto che la musica esprima qualcosa (certo che può esprimere qualcosa, ma non come se fosse un messaggio univoco)   ma che la musica possa interagire col nostro cervello provocando in noi:

1) ricordi
2) suggestioni
3) stati psicologici
4) movimenti (se la musica provoca il bisogno di ballare o di muovere una parte del corpo)

concludendo, ciò che a mio avviso conta veramente nella musica è il fatto che essa intersgisce con noi, anche quando noi non lo vogliamo, a delle leggi basate su simmetrie, forme... a delle leggi basate sul suo dipanarsi nel tempo, ma queste leggi sono interne alla musica, il fatto che la musica interagisca con noi è dovuto al fatto che, attraverso queste leggi interne, va a stimolare il cervello di ognuno (in modo diverso tra le persone) quando si vengono a creare certe condizioni dovute a come la musica è composta e come è eseguita.
A mio avviso, ciò che afferma un compositore a livello di quali emozioni, sentimenti voleva esprimere attraverso quel particolare pezzo deve fare i conti con L'AUTONOMIA INTERNA DELLA MUSICA cui nemmeno il compositore può sottrarsi, il compositore non inventa, ma assembla elementi già esistenti.


  
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #8 - 29. Oct 2016 at 11:30
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Il suono del pianoforte moderno potrebbe essere adatto a chopin se si ritornasse al tipo di martelliera usata da pianoforti tipo Bluthner dell'anteguerra.  Il pianoforte moderno è rimasto quello che è dal 1880 circa salve qualche piccolo cambiamento.

Oggi si cerca il suono percussivo, che marca bene l'inizio della nota e contiene molte armoniche, anche nei bassi. Nell'antichità il suono del pianoforte aveva un attacco ammorbidito, per eliminare la percussività e facilitare il legato, il cosidetto 'suono cantante'

Sulle incisioni di De Pachmann si sente che usa un pianoforte con i martelli piu soffici e leggeri di quelli odierni.  Generalmente parlando i pianoforti anteguerra erano più in linea con quella sonorità sfumata, velata

Un arrangiatore, colui che deve lavorare con i suoni dell'orchestra oppure, oggi, creare su strumenti elettronici i suoni da zero, capisce che OGNI PARTE MUSICALE di una musica ha il suo timbro ideale.

Quando si tratta di Bach, data la natura della musica, il suono potrebbe essere qualsiasi.
Per musica che crea effetti sonori attraverso i strumenti invece, come in certa musica sinfonica, non si può separare la parte musicale dal suono dello strumento..

Un compositore questo deve capirlo, secondo me.


in quanto all'interpretazione

a) il suono dello strumento cambia l'interpretazione
b) Interpretare musica di 170 anni fà necessita una comprensione dell'epoca e del compositore

questo modo liberale di interpretare e forzare una vecchia opera per soddisfare i bisogni di moderni pianisti che non sono capaci di scrivere musica, quindi la rubano e la modificano per farsela assomigliare, non credo sia sano o valido.

Se, e solo se, il pianista è anche un grande artista come Rachmaninoff, Cortot etc. può esserci un senso nel tutto perché il risultato è ben definito.  Si tratta di un pianista che sa scrivere musica, oppure ha tentato e quindi sa come funzione, che ha una grande innata sensibilità artistica e quando propone la musica, la propone come 'sua' ma in modo convincente.. non in modo slavato ed insignificante.

in fondo il SIGNIFICATO della musica è la cosa più importante..

qui in Francia, terra dei artisti 'statali', ci sono molti cantanti che credono di essere validi interpreti di canzoni anglofone ma quando cantano non capiscono il senso della musica.  Diventa una parodia, una collezione di gesti e modi di esprimersi 'locali', finti e totalmente estranei al significato delle canzoni.. mi spiego?  sono poseur, non artisti perché recitano senza capire il senso ne il peso di quello che recitano.

  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #9 - 29. Oct 2016 at 14:13
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Continuo a non essere d'accordo sul fatto che la musica debba avere per forza un significato extramusicale. Pur rispettando il tuo punto di vista.

Io non credo che eseguire Chopin sui moderni pianoforti sia sbagliato anzi, non vedo neanche il motivo di modificare i martelletti:
in un recital un pianista non sempre esegue solo Chopin anzi spesso esegue anche Bach, Bartok... Ravel, Debussy, Ligeti nello stesso concerto:

dovrebbe cambiare pianoforte ogni volta che cambia compositore?

sulla comprensione dell'epoca e dell'autore sono d'accordo, ma poi ciò che si deve capire ed analizzare è la musica, che ripeto ha delle leggi interne a cui nessuno può sottrarsi, e queste leggi sono del tutto indipendenti da ciò che provava il compositore a livello emozionale, e talvolta sono pure indipendenti dall'epoca in cui è stato composto il brano.
Ripeto: potrebbe capitare che uno che ascolta per la prima volta la marcia funebre possa provare gioia, e questo non vorrebbe dire che chi ascolta sbaglia ma che le emozioni sono soggettive, mentre nella musica ci sono molti dati oggettivi da tenere in considerazione.



  
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #10 - 29. Oct 2016 at 16:18
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Il discorso non è valido se il compositore stesso fa dei commenti in materia.  Chopin parlava male dei pianoforti percussivi ed insistenti, quindi...

poi ripeto che la musica NON E AL SERVIZIO DEI PIANISTI, che la usano per fare concerti ma sono i pianisti ad essere al servizio della musica..

non è un ragionamento musicale quello di utilizzare un pianoforte per tutto, bensi strettamente pratico, e francamente una volgarizzazione della musica.
  
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #11 - 29. Oct 2016 at 18:37
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Mi intrometto in questa dotta discussione.
Sono d' accordo un po' con entrambi. Con Acortot condivido l'idea che Chopin sia come una stella cometa passata nel firmamento musicale: privo di antecedenti e di successori (come la cometa appunto, che non si sa da dove venga nè dove andrà a finire) la sua musica è stata una apparizione miracolosa e va sempre considerata come eccezione a qualsiasi storia, tradizione o stile che dir si voglia.
Mai si ha avuto un compositore la cui arte era così a stretto contatto con uno strumento musicale, tanto da sembrarne, ai posteri, l'espressione più naturale e calzante, e mai si è scritta una musica più "pianistica" di quella chopiniana, in cui il timbro è la causa della disposizione delle note e della scrittura, e non è una caratteristica variabile e accessoria (come per Bach).
È dunque lecito riflettere su quale strumento sia più adatto alla rievocazione della musica di Chopin, e trovo che lo strumento d'epoca abbia una ragion d'essere: ho ascoltato vari brani sul bellissimo canale YouTube di Acortot, e devo dire che mi hanno fatto molto riflettere e dubitare del costume di suonare Chopin su qualsiasi pianoforte.
Sono d'accordo con Andrea nel dire che la musica ha leggi proprie, e che, come diceva Gould, "un buon pezzo è bello anche se suonato da un quartetto di bassotuba". Ma questo penso che valga solo per un certo numero di compositori, ed in particolare per gli antichi, che scrivevano in maniera 'assoluta' ed oserei dire 'astratta', ma anche per quei moderni che hanno ripreso lo stile antico. Questo discorso non è totalmente valido per i compositori che erano anche grandi strumentisti: una sonata per pianoforte di Beethoven può essere suonata, conservando l'idea del compositore, solo sul pianoforte, idem per i capricci di Paganini che sono un'esclusiva dei violinisiti. Chopin, che appartiene chiaramente a quest'ultima categoria di autori, è a sua volta ancora più legato al suo strumento, perché ricerca effetti possibili non al pianoforte in generale, non al pianoforte della sua epoca, ma solo ad alcuni pianoforti della sua epoca (come diceva acortot).


Tutto ciò dovrebbe essere una fonte di riflessioni, di ricerca e magari di innovazione: ad ogni modo, è bello sentire varie soluzioni al problema (suonarlo su pianoforti antichi o moderni ma cercando di riprodurre gli effetti di quello antico).
È curioso che la pratica di cambiare pianoforte a seconda della musica non sia utopia ma anzi realtà: già Zimermann, se deve suonare musiche di autori diversi, tra un tempo e l'altro del concerto sostituisce la tastiera (e quindi la martelliera) al pianoforte  Shocked
  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #12 - 31. Oct 2016 at 06:59
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Mi domando in quanti possano permettersi di cambiare la tastiera tra un parte e l'altra di un concerto... forse solo Zimermann o comunque solo una piccolissima parte dei pianisti...

Se fosse che Chopin possa essere eseguito solo su un limitatissimo numero di pianoforti della sua epoca, allora vorrebbe dire che i vari Pollini, Argherich, Sokolov, ... non sono da   tenere in considerazione in quanto non hanno usato il pianoforte preferito da Chopin??

o forse il bello è proprio quello di sentire Chopin eseguito su vari tipi di pianoforte? dove di volta in volta risaltano caratteristiche diverse della sua musica?

Sulla disposizione delle note degli accordi scelte da Chopin:
la disposizione delle note di un accordo in una composizione per pianoforte dipende da vari fattori:

1) quanto peso dare alle singole note, si preferisce dare più risalto al basso o alla melodia?

2) può dipendere da ragioni di diteggiatura, cioè un determinato passaggio risulta più semplice se l'accordo è disposto in un certo modo...

3) ragioni di varietà armonica, se un accordo nell'esposizione è disposto in un certo modo nella ripresa può essere dispsoto in un altro modo per variare, per non rendere tutto uguale.

4)certo può dipendere anche dal tipo di strumento che Chopin ha usato per comporre... ma nel computo totale credo che i punti elencati sopra abbiano un peso maggiore.

Acortot ha posto l'attenzione verso un'altra importante questione: il fatto che all'epoca di Chopin i pianisti  erano anche compositori, e si componevano la musica che poi eseguivano, e questo poteva portare al fatto che ogni volta la eseguissero in maniera diversa.

Non credo che i pianisti che oggi eseguono Chopin rubino la musica di Chopin, ma la interpretano.
Oggi il ruolo del compositore è ben distino da quello di esecutore (tranne in rari casi) e questo a mio avviso è un bene:
ciò che viene composto oggi dal compositore, ha bisogno di un esecutore, e questo fa si che la visione che ha il compositore del suo pezzo viene sommata alla visione che ha l'esecutore,  e questo porta a risultati, a mio avviso, importanti.
All'epoca era il mondo musicale ad essere diverso, esisteva ancora l'improvvisazione nella musica colta, la musica che veniva eseguita era per lo più musica composta in quegli anni, non come oggi che la maggior parte dei concerti sono fatti solo  con musica del passato... snobbando i compositori contemporanei.
Si rischia che la musica colta diventi un MUSEO.

  
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #13 - 31. Oct 2016 at 20:34
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Gent.mi, mi sovveniva questo passaggio “curioso” (da Chopin visto dai suoi allievi” di J.J.Eigeldinger a cura di C. Mastroprimiano, Ed. Astrolabio, pag. 14/15):

“Chopin, pura natura di musicista, si mostrò fieramente refrattario a esprimersi per iscritto: “La penna mi brucia le dita”, era solito dire a mo’ di scusa.”

Ed in nota 6:

“A titolo esemplificativo ecco il tono impiegato da Chopin nelle sue lettere per illustrare due delle sue pagine più audaci: il finale della Sonata op.35 viene descritto così: “La mano sinistra chiacchiera all’unisono con la destra” […]”

“Non avrebbe potuto essere meno espansivo e più laconico!”.

Spirito "umoristico" di un Genio!

La esecuzione dove la “mano sinistra chiacchiera all’unisono con la destra” sopra postata ha indubbiamente molto fascino!

Altre interpretazioni che ho sentito (Marche FunèbrePolonaise Op. 26) dell’esecutore citato in questo post sono per me del tutto incomprensibili!?

Ma può esser un mio limite, chiaro.

Cordiali saluti





  
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Reply #14 - 01. Nov 2016 at 01:02
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Si Chopin ha detto che erano chiacchere.. ma cosa poteva dire?

"si l'ultimo tempo tratta di essere seppelito vivo"

non credo sarebbe stato molto elegante parlare con i suoi amici e studenti in questi termini.

per me le note stesse fanno capire che non si tratta di chiacchere... il pezzo e monofonico, la ritmica scritta non da alcuna indicazione essendo tutta della stessa misura tranne gli ultimi sospiri prima della morte.  Solo chi può comprendere (in privato, suonando il pezzo per se e non per gli insegnanti o il pubblico) si renderà conto..

del resto la musica di Chopin, per la maggiorparte veniva suonata in privato..


in quanto a Pollini etc..   sono una modernizzazione, volgarizzazione della musica di Chopin..

Il mio primo disco di Chopin era i preludi di Pollini.. acquistato in Canada negli anni '80.. perché? .. perché era l'unico disco dei preludi nel negozio di dischi!!!

tutto qua...

è stata una introduzione e solo una introduzione per un volgarissimo ragazzino di cultura Americana (io)  che voleva scoprire Chopin..

poi, molti anni dopo ascoltai Cortot, che non è affatto uno Chopin puro.  Lui mi ha introdotto al significato della musica... che è fondamentalmente molto più chiaro nelle vecchie incisioni che quelle moderne, totalmente rimosse dalla cultura d'epoca

poi sono andato più in fondo...

ho capito che il suono era soffuso...

che la musica era 'cantata'

che non si trattava di musica intelletuale ed 'obiettiva'
  
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #15 - 01. Nov 2016 at 01:06
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Op. 26 suonato da de Pachmann

anche lui lo suona seguendo il tempo marcato sullo spartito..

https://www.youtube.com/watch?v=u6NN4IVN3fc
  
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Acortot
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Reply #16 - 01. Nov 2016 at 01:14
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"Altre interpretazioni che ho sentito (Marche Funèbre e  Polonaise Op. 26) dell’esecutore citato in questo post sono per me del tutto incomprensibili!?"

posso capire. 

Io ti chiedo di trovarmi un pianista.. qualsiasi pianista di qualsiasi epoca che ha seguito i legato di frase e pedale scritti nelle prime edizioni di Chopin..

almeno questo pianista 'incomprensibile' segue 95% delle indicazioni.

TI PREGO trovami un pianista che ha seguito i spartiti seguendo le istruzioni di Chopin..

(sara difficile credo...)
  
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andreavezzoli
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #17 - 01. Nov 2016 at 10:48
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La discussione sta prendendo secondo me una strada interessante:

vorrei soffermarmi sul termine "istruzioni" che acortot ha usato.

Questo termine a mio avviso è più adatto a certe partiture di musica contemporanea, in cui, oltre alle note sul pentagramma (quando ci sono) ci sono una serie di istruzioni e una legenda per l'esecutore, questo ha portato poi all'iper determinismo di Xenakis, cioè a partiture talmente definite da essere ineseguibili  dall'uman interprete.

Chopin, come è dato sapere da testimonianze, difficilmente eseguiva lo stesso pezzo 2 volte identico, parlo di abbellimenti, fioriture...
se già Chopin si permetteva di "variare" la sua musica di volta in volta, che senso ha vedere Chopin come un compositore che ha dato "istruzioni"?

Chopin ci ha lasciato gli spartiti, su quelli dobbiamo basarci prima di tutto.
Sulle indicazioni del pedale invece penso che, essendo che l'uso del pedale cambia anche con il cambiare del pianoforte ma soprattutto al variare della sala da concerto (come ha affermato Barenboim), rispettare al 100% le "istruzioni" di Chopin diventa a mio avviso quasi impossibile.

é per questo che credo che ci si debba basare sull'analisi della musica attraverso delle leggi interne per cercare di capire come poter eseguire il pezzo.

Chopin affermando, che c'è un dialogo tra mano destra e sinistra, descrive a parole un qualcosa che è già comprensibile guardando lo spartito: le 2 mani che procedono all'ottava, disegnano armonie implicite, e passando tra i vari registri si creano dialoghi dovuti alla diversa percezione di note acute e note gravi, cioè alcune note si percepiscono più di altre anche senza accentarle il maniera vistosa.



  
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tgdigit
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Argh !

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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #18 - 01. Nov 2016 at 11:31
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Trovo tutto interessante e in buona parte condivisibile, il campo dell'interpretazione si presta ad avere opinioni eterogenee.

Mi sembra però eccessivo definire Pollini "volgare".

Trovo, tra l'altro, le sue interpretazioni molto aderenti alle indicazioni del testo, non a caso ha in repertorio accanto a compositori dell'epoca classica e romantica anche compositori dell'epoca moderna e contemporanea.
  

Rafal Blechacz Chopin competition 2005 Pianoconcerto No. 1 !
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Acortot
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Re: Juliusz Trubecki suona la marcia funebre
Reply #19 - 01. Nov 2016 at 16:25
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"Chopin, come è dato sapere da testimonianze, difficilmente eseguiva lo stesso pezzo 2 volte identico, parlo di abbellimenti, fioriture...
se già Chopin si permetteva di "variare" la sua musica di volta in volta, che senso ha vedere Chopin come un compositore che ha dato "istruzioni"?"

CHOPIN si permetteva di variare la musica ma non lo permetteva ad i studenti, se non sotto sua precisa istruzione.

cerca di essere logico.. cosa vale di più? una interpretazione pubblicata da Chopin oppure una 'facile' fatta da chiunque solamente perché piace a se stesso (ed è più facile o moderna?)

ogni opera, ogni canzone, ogni espressione artistica ha, in qualche modo, una forma perfetta, che effettivamente cambia dipendendo dal momento e l'ambiente.  Questo è un problema fondamentale per un'artista come Chopin, che creava musica basandosi NON solamente su una logica obiettiva musicale 'astrale', bensi una logica soggettiva, personale, 'umana'.

almeno UNA VOLTA ogni pianista dovrebbe studiare il pezzo COME ERA INDICATO.. poi dopo avere fatto il salto 175 anni in dietro nel tempo per cercare di capire il SIGNIFICATO dell'opera, e solo poi, può interpretare l'opera per essere più moderna, perchè si è avvicinato alla VERITA' della musica.

Sempre pensando a Cortot,  ha addirittura scritto un libro su Chopin, ma non suona come Chopin..

ha preso Chopin ed ha applicato il senso filosofico moderno (all'epoca) di Wagner,  portando dei valori morali e culturali del suo tempo e della sua filosofia..

In cofronto ad i moderni 'pianisti obiettivi' che leggono lo spartito in bianco e nero e non capiscono nulla dell'origine della musica... c'é una enorme differenza
  
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