Normal Topic W. Hoffman T186 (Read 260 times)
franx
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W. Hoffman T186
05. May 2017 at 06:40
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Salve a tutti,
vi scrivo per chiedervi un consiglio sull'acquisto di un pianoforte mezza coda da utilizzare nell'ambiente domestico. Inizialmente ero orientato sull'acquisto di uno strumento usato (Yamaha C3) ma ho letto in giro pareri molto contrastanti sull'usato e per evitare di prendere uno strumento di bassa qualità ho deciso di fare uno sforzo economico più importante orientandomi verso uno strumento nuovo.

Essendo orientato verso lo Yamaha per qualità costruttiva e robustezza, l'intenzione era quella di prendere un C3X. Per mia fortuna ho avuto modo di visitare un negozio e di provare i seguenti pianoforti: Yamaha C3X, Kawai GX-2, Bechstein B190 e W. Hoffman (made by Bechstein) T186. L'ordine con cui li ho riportati è effettivamente l'ordine con cui ho avuto modo di suonarli.

Nel confronto fianco a fianco mi sono accorto che il suono dei due Giapponesi non incontra assolutamente i miei gusti. Tra lo Yamaha e il Kawai devo ammettere che preferisco il secondo sia come timbrica che suonabilità, ma entrambi hanno un timbro troppo squillante per i miei gusti, soprattutto il C3X. Il venditore mi ha poi proposto di provare il Bechstein. La prova mi ha aperto un mondo soprattutto dal punto di vista della timbrica: è questo il suono del pianoforte che mi piace. Visto il mio apprezzamento per la sonorità del Bechstein ma le mie rimostranze per il prezzo (circa 30.000,00 euro), il venditore mi ha proposto di provare il W. Hoffman T186 (a circa 20.000,00 euro) che mi ha sorpreso per la sonorità ed anche per il mio feeling con la meccanica (anche se  inferiore al Bechstein).

A livello di feeling e prezzo sarei orientato per l'acquisto del W. Hoffman T186, però sono fortemente in dubbio sulla qualità e durabilità dello strumento. E' uno strumento che vale quello che costa? Il marchio è affidabile?

Se lo compro di sicuro no ho intenzione di venderlo, però mi interesserebbe sapere anche la tenuta del valore di questo marchio nel mercato dell'usato.



Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione e per le risposte.
Francesco





  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #1 - 05. May 2017 at 08:46
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La durata, intesa come robustezza, credo che non sia da mettere in discussione per nessuno dei modelli citati.

Ovviamente è bene, anche se si tratta di nuovo, far visionare lo strumento ad un tecnico di propria fiducia prima dell'acquisto (possibilmente non influenzabile dal negoziante) perché non è raro rilevare difetti di assemblaggio anche su Yamaha, o altri difetti che possono non essere rilevati da occhi o orecchi non allenati.

Le cifre in ogni caso sono importanti, per cui la precauzione non è mai troppa.

Ovviamente Yamaha C3X è una prima linea di produzione, come il kaway GX3.

Bechstein e Hoffman sono rispettivamente la seconda e ternza linea di C. Bechstein, pianoforte ben più costoso di tutti quelli citati, ma di grande qualità.

Sulla tenuta nel mercato in termini di prezzo e di rivendibilità Yamaha e Kawai sono sul podio.

Se proprio vuoi un nuovo ti consiglierei di non scartare lo Yamaha C3X e di provarne diversi fino a che non trovi quello che timbricamente si avvicina di più ai tuoi gusti.

La possibilità di acquistare un ottimo piano a prezzi ragionevoli e senza perdere dei soldi esiste, ma bisogna rivolgersi al mercato dell'usato, soprattutto l'usato acquistato da privato con 20/30 anni di età (produzione tedesca).

  
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franx
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Re: W. Hoffman T186
Reply #2 - 06. May 2017 at 17:39
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Buonasera,
intanto grazie mille per la risposta lunga ed esaustiva.

Sinceramente, sono molto combattuto nella scelta tra Hoffmann e Yamaha perché, da un lato, ci sono "soltanto" 5000,00 Euro di differenza tra quello che è una terza linea di produzione (Hoffmann) e lo Yamaha che è pur sempre una prima linea. Il confronto va ancora più a favore dello Yamaha se tiriamo in ballo i grandi marchi europei, inarrivabili al mio portafoglio.

D'altro canto, però, sono innamorato del suono europeo, più adatto, secondo il mio personale parere, all'interpretazione del repertorio romantico, e devo ammettere che sono molto affascinato dal repertorio di Chopin. Il C3X mi è sembrato personalmente meno adatto alle sonorità delle sue composizioni e degli altri autori classici (Beethoven, Liszt, etc).

Tutto ciò mi porterebbe a scegliere l'Hoffmann, però non vorrei ritrovarmi uno strumento che dopo qualche decennio cambi timbro o che manifesti problemi meccanici o di altra natura. Su questo gli Yamaha sembrerebbero essere garantiti, forse proprio perché si tratta di una prima linea di produzione.

Sulla prova dei C3X, ho avuto modo di provare un paio di esemplari e comunque mi sono sembrati molto simili nella sonorità.

  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #3 - 07. May 2017 at 08:46
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Il pianoforte inevitabilmente cambia, cambia anche quando lo portiamo a casa perché l'ambiente di ascolto è differente.

La decadenza generale dipende dal livello di manutenzione, dalle caratteristiche dell'ambiente dove si trova il pianoforte e dall'uso.

Per il resto, i gusti sono gusti ma ho una domanda: è sicuro di aver provato un C3X preparato dal tecnico post consegna? Oppure un C3X nella stato di fabbrica? Posso dire per esperienza che la differenza potrebbe essere sorprendente e tendente a quello che cerca, cioè un timbro più pulito e più a fuoco sulla nota, credo.

Tecnicamente è un ottimo strumento, ma nessun rivenditore spende tre giorni di tempo lavorandoci sopra prima della vendita, eccetto rari casi.
  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #4 - 08. May 2017 at 06:44
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No,
in effetti, non sono certo di aver provato uno strumento preparato da un tecnico, ma questa considerazione credo valga per tutti gli strumenti che ho avuto modo di provare. In ogni caso non sto mettendo in dubbio la qualità dello strumento anzi, le confesso, che, oltre ad apprezzarne la qualità, sono molto affascinato dal layout interno e dalla forma e dal colore del telaio. E' solo un problema (mio) di feeling.

Le chiedo una cosa, per timbro "più pulito" e soprattutto "più a fuoco sulla nota" lei cosa intende?

Se le parole potessero aiutare a descrivere le mie sensazioni le dico che negli esemplari Yamaha che ho provato ho percepito un suono molto squillante e ricco nelle frequenze medio-alte nelle note basse dove si hanno delle note molto pulite e definite, ma povere di "rotondità" e, forse, di una certa dose di basse frequenze. Gli altri pianoforti provati (Bechstein e Hoffman) avevano un suono un po' più "scuro" e rotondo. Per renderle l'idea, estremizzo un po' il concetto, nello Yamaha sembrerebbe che nel registro basso il suono è talmente definito che è percepibile quasi un "ronzare" della corda. Ribadisco che sto parlando soltanto delle mie sensazioni e della mia percezione su alcuni esemplari provati; le mie considerazioni non vogliono assolutamente avere un valore universale.

Comunque voglio ringraziarla per l'infinita pazienza che dimostra nel rispondere a questa chiacchierata.
  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #5 - 08. May 2017 at 13:45
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Mi riferisco proprio alle frequenze spurie e le armoniche più alte, che possono dare sulla nota una sensazione di "sporco" e di "gracchiante", che nel complesso rendono confuso il canto e comportano una certa difficoltà nel gestire le voci.

Ma è spesso una sensazione sgradevole dovuta anche alla posizione di ascolto, e la sua probabilmente è quella più sfavorevole, da pianista. Ha provato ad ascoltare gli stessi strumenti ad una certa distanza?

Gli interventi del tecnico spesso tendono a rendere piacevole l'ascolto anche al pianista, ma non è sempre e solo da qui che si valuta la bontà di uno strumento.

Comunque so come vengono consegnati questi strumenti e capisco benissimo il disagio.
  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #6 - 08. May 2017 at 14:15
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Posso capire il disagio ma dico anche che il C3X a differenza dei vecchi Yamaha non ha un suono metallico e squillante da "pentola e coperchi", ma è qualcosa di più complesso da decifrare, e a volte per chi studia il tanto suono da gestire, compresi i suoi difetti,  possono essere una caratteristica apprezzabile.

Anche se non sono dell'idea che snaturare gli strumenti abbia molto senso, sono convinto che un certo tipo di intervento può portare a dei risultati più graditi nei termini di quel che lei cerca, uniti alla buona fattura dello strumento (che rimane invariata) ad un prezzo tra i più competitivi.

E' solo questione di martelliera, per dirla semplice; della sua costruzione e delle modalità con le quali viene trattata già in fabbrica.

Immagini un omino giapponese che con una mannaia taglia in due un pesciolino rosso per mangiarlo vivo....ecco....quella stessa violenza si ritrova nel risultato sonoro e probabilmente caratterizza anche tutte le fasi di produzione del suddetto strumento, ovviamente in serie.

  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #7 - 09. May 2017 at 20:34
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L'esempio dell'omino rende bene l'idea. Smiley Capisco che nella produzione in serie probabilmente non si può dare molto peso ai dettagli e alle regolazioni di fino. Probabilmente gli strumenti europei vengono intonati diversamente prima di lasciare la fabbrica. Oppure semplicemente i due europei (Bechstein e Hoffmann) che ho avuto modo di provare erano stati già intonati e "sistemati" in negozio. Ma su questo non ho certezze sinceramente.

Lei ha pienamente ragione sulla posizione sfavorevole dell'esecutore, ma la posizione è stata comunque la stessa negli altri strumenti durante la prova. In ogni caso mi interessano molto più le mie sensazioni nella posizione di esecutore che non quelle di chi potrebbe ascoltare a distanza. Alla fine sarò io a dover suonare lo strumento e voglio che il feeling sia quello corretto.

A questo punto ne approfitto per chiederle se nella sua esperienza ha avuto modo di notare le stesse differenze timbriche tra Bechstein e Hoffmann vs. Yamaha o in generale tra marchi europei Vs.giapponesi.
  
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Re: W. Hoffman T186
Reply #8 - 10. May 2017 at 07:55
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Si certo, sono caratteristiche rilevabili, note e insite nella filosofia produttiva. L'intervento tecnico post produzione può cambiare tutto, ho sentito degli Yamaha bellissimi scelti anche per incisioni (quando si incontra il giusto timbro, la meccanica Yamaha ha pochi rivali in termini di precisione).

Ma la scelta raramente è legata ai gusti, spesso non si riesce a valutare la corretta caratteristica timbrica e altre volte si fa come l'insegnante consiglia.

Di certo è difficile considerare oggi un pianoforte giapponese (Yamaha) inferiore tecnicamente ad uno della Repubblica Ceca (Hoffmann), anche se firmato da Bechstein e costa un poco di più; (ricordiamoci che la Yamaha è quella società che si è comprata la Bosendorfer).

Se fossi in lei andrei a provare anche i Petrof, probabilmente si spunterebbe un prezzo ancora più conveniente dello Yamaha e potrebbe incontrare i suoi gusti europeisti.

Il livello prezzi è paragonabile, la vera differenza a questi livelli la fa la martelliera.

  
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