Normal Topic La diteggiatura e i suoi "misteri" (Read 972 times)
10dita
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La diteggiatura e i suoi "misteri"
12. May 2017 at 01:15
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Gent.mi, ispirato da alcuni post contenuti in codesto Topic QUI ( (Reply #5; Reply #6; Reply #8), lancio thread ad hoc sull'argomento.

Possiamo raccogliere di tutto e di più: citazioni da trattati et simili, proporre e discutere diteggiature varie ed "alternative", etc. Smiley

Ovvio, come dice bene Nino Gardi in "Il bianco e il nero" (pag. 192, Zecchini Editore), che:

"E' fuor di discussione [...] che la sola speranza di trovare un sistema onnicomprensivo di diteggiare è speranza insensata: troppe le combinazioni del gioco pianistico, troppe le dita dei [...] pianisti in circolazione."

Però, come sempre dice Gardi (op. cit.):

"[...] si può forse tentar di esaminare e di ordinare in qualche modo i differenti criteri secondo i quali una diteggiatura può esser progettata."

Allor, forza e coraggio: iniziamo l'avventura nel fantastico e "misterioso" mondo della diteggiatura Smiley


Cordiali saluti
  
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andreavezzoli
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #1 - 15. May 2017 at 08:30
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Argomento molto interessante!
bellissima idea Smiley

proporrei questi spunti di discussione:

1) la diteggiatura a prima vista (abituarsi a diteggiare il meglio possibile anche in fase di lettura)

2) esistono elementi comuni alle varie scuole di pensiero sulla diteggiatura? (le scale diatoniche e gli arpeggi possono avere varie diteggiature o tutti sono d'accordo?)
  
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10dita
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #2 - 22. May 2017 at 01:29
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Gent.mo Andrea, hai proposto interessanti spunti Smiley

Rilancio: perché non proporre passi, tratti dalla letteratura più varia, e confrontarci sui possibili modi di diteggiarli?


Cordiali saluti

  
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andreavezzoli
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #3 - 22. May 2017 at 10:48
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Io propongo, l'invenzione N°1 in do maggiore di Bach, avendola studiata sia sul pianoforte (con una diteggiatura) e sul clavicembalo con un altra (senza il passaggio del pollice.
  
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10dita
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #4 - 23. May 2017 at 00:07
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andreavezzoli wrote on 22. May 2017 at 10:48:
Io propongo, l'invenzione N°1 in do maggiore di Bach


Gent.mo Andrea, m'inviti a nozze Cheesy

Ci sto Smiley

Cordiali saluti
  
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andreavezzoli
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #5 - 23. May 2017 at 08:42
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bene Smiley

Spesso si crede che l'uso di una diteggiatura sia determinato soprattutto da questioni di comodità, ma nel caso di Bach spesso la diteggiatura andrebbe scelta in base al tipo di articolazione e fraseggio che si vuole dare.
L'aver studiato al cembalo quest'invenzione dopo anni che la suonavo sul piano, mi ha aperto un nuovo mondo di micro-articolazioni: l'evitare il passaggio del pollice, ove questo è possibile permette, nel pezzo in questione di evidenziare la scansione ritmica del pezzo, ed in questo modo da rendere chiaro all'ascolto il gioco imitativo tra le due voci.
Appena ho un attimo posterò la diteggiatura delle prime battute, sia quella che con cui la suonavo al piano, sia quella che ho imparato studiando cembalo.
  
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marcello55
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #6 - 15. Jun 2017 at 08:29
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Mi affascina molto questo argomento.
Vorrei in particolare discutere con voi di un problema che mi incuriosisce da tanto e che non sono riuscito a risolvere.
Prendiamo lo studio di una sonata di Beethoven: mi metto al pianoforte e la leggo senza problemi. Cambio qualche dito, al massimo, ma non mi preoccupo più di tanto.
Prendo una fuga di Bach: devo stare due ore solamente a studiare la diteggiatura. E' come avere tre righi musicali: violino, basso e diteggiatura.
Ora, io non credo che al tempo di Bach gli allievi si ponessero questi problemi, né che lo stesso Bach, quando componeva, si poneva il problema di dove mettere le dita prima che di scrivere le note.
Quei musicisti dovevano avere delle regole di esecuzione che permettevano loro di affrontare una fuga a 4 voci come facciamo noi con un pezzo tipo Mozart o Beethoven.
Ho pensato che spesso scivolavano sulle dita, che erano dei formidabili saltatori, che per loro non era un problema fare 5-4-5 con la destra, ma non sono riuscito a centrare il nucleo del problema. Vorrei sapere se è solo un problema mio e se non è così qualcuno ha qualche idea in merito.
  
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andreavezzoli
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #7 - 15. Jun 2017 at 12:44
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Io son convinto che si tratti di abituarsi a certe figurazioni musicali, nel contrappunto di Bach spesso (pur nella sua geniale complessità) vi sono delle figure "idiomatiche" di contrappunto scritto per tastiera, cioè delle combinazioni pensate in modo tale che una sola mano possa eseguire due voci con una certa comodità in modo che una stessa diteggiatura possa essere utilizzata in più pezzi.
nota tenuta dal migliolo e indice e medio che si muovono, o viceversa... per esempio, sicuramente all'epoca non si facevano problemi di scivolare o di utilizzare lo stesso dito per due note consecutive, anche perchè la tecnica del cambalo (ma anche dell'organo) è diversa da quella pianistica, nel pianoforte serve dare più forza e gestire le dinamiche, nel cembalo la cosa più importante è gestire la durata delle note e la microarticolazione.

  
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #8 - 19. Jun 2017 at 02:02
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andreavezzoli wrote on 23. May 2017 at 08:42:
Spesso si crede che l'uso di una diteggiatura sia determinato soprattutto da questioni di comodità, ma nel caso di Bach spesso la diteggiatura andrebbe scelta in base al tipo di articolazione e fraseggio che si vuole dare.
L'aver studiato al cembalo quest'invenzione dopo anni che la suonavo sul piano, mi ha aperto un nuovo mondo di micro-articolazioni: l'evitare il passaggio del pollice, ove questo è possibile permette, nel pezzo in questione di evidenziare la scansione ritmica del pezzo, ed in questo modo da rendere chiaro all'ascolto il gioco imitativo tra le due voci.

Gent.mo, il termine “comodità” può esser variamente “interpretato” et, se vuoi, “contestualizzato”.

Si legge in “Il clavicembalo” (Parte quarta, Diteggiatura-di A. Bellasich e E. Fadini- Introduzione, pag. 164-EDT/MUSICA):

Il legame tra diteggiatura e fatto organologico è ovvio: la dimensione ridotta delle tastiere antiche, non tanto in estensione quanto nella lunghezza del tasto diatonico e nel suo rapporto con quello cromatico, obbligava (ed obbliga, sugli strumenti  che siano copia di antico) ad usare soprattutto le dita centrali della mano e ad escludere spesso pollice e mignolo.”.

E certamente (op. cit. pag. 164):

“[…] le diteggiature antiche sono connesse, attraverso i secoli, alla fioritura, al materiale diatonico o cromatico, all’assetto modale o tonale, alla progressiva strutturazione della frase melodica, alla realizzazione del basso continuo, all’aspetto organologico. Implicite nell’impostazione tecnica alla tastiera, esse sono soprattutto parte integrante del fatto interpretativo, per il loro potere di suggerire articolazioni e fraseggi.”.

E’ altresì interessante citare ciò (op. cit. pag. 207):

Scrive Türk nella sua Klavierschule: <<In Germania Sebastian Bach, il più grande dei clavicembalisti e organisti del suo tempo, fu uno dei primi ad adoprarsi per introdurre una diteggiatura più opportuna ed in particolare l’uso del pollice, fin allora trascurato.”.

Ma si aggiunge (op. cit. pag. 208):

Tuttavia sappiamo che Bach usava anche le diteggiature tradizionali antiche: le abbiamo viste nell’ “Applicatio" (BWV 994) che apre il Klavierbüchlein per Friedemann.”
Di J. S. Bach rimangono altri due esempi di diteggiatura: il Praeambulum BWV 930 nello stesso Klavierbüchlein e il Praeludium und Fugette BWV 870 a (versione primitiva del Clavicembalo ben temperato). Tutti si avvalgono di una diteggiatura che potrebbe definirsi mista poiché composta di moduli antichi e di soluzioni “moderne”
.”.

marcello55 wrote on 15. Jun 2017 at 08:29:
Prendo una fuga di Bach: devo stare due ore solamente a studiare la diteggiatura. E' come avere tre righi musicali: violino, basso e diteggiatura.

Gent.mo,  si legge (op. cit. pag. 207/208):

Dalla lettura del 1° cap. [del “Versuch über die wahre Art das Klavier zu spielen“ ] appar chiaro che C. Ph. Emanuel [Bach] è ben cosciente del fatto che il rinnovamento della diteggiatura è legato, da un lato, al declino della scrittura polifonica e dall’altro al temperamento equabile della tastiera, che consente il raggiungimento e l’impiego crescente delle tonalità più lontane. Frasi di tipo polifonico portano la diteggiatura su un binario unico e più o meno obbligato. La scrittura moderna invece, privilegiando la melodia e sfruttando ormai tutte e 24 le tonalità, crea un’infinita varietà di passaggi ben più difficili da diteggiare […]”.

Quale la “verità”  Undecided

La “verità”, ben sappiamo, non esiste!

Però, però: meditiam su ciò detto!

Il saggio potrebbe dir: tutto è relativo!
Anche “relativo” al soggetto operante sul campo.

Però non so mica, soggetto operante a parte, quanto la “polifonia audace” (et “violenta” Shocked) della Fuga a tre, con alcune licenze, contenuta nell’opera 106 del Grande Sordo, possa portar: “la diteggiatura su un binario unico e più o meno obbligato.Huh
Sarei propenso risponder affermativamente! Ma aggiungo: a patto che il "soggetto operante" abbia mente "aperta", sia privo di "pregiudizi" e soprattutto non sia "dogmatico".

Ma codesta “polifonia con alcune licenze” forse è “altra” cosa!

Cordiali saluti

PS
Attendo fremente diteggiatura di Andrea della Invenzione N°1 in do maggiore di Bach Smiley


  
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andreavezzoli
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Re: La diteggiatura e i suoi "misteri"
Reply #9 - 22. Jun 2017 at 17:26
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ecco le prime battute, credo che bastino per capire  come il clavicembalo necessiti di diteggiature diverse dal pianoforte:
c'è lo stacco tra 5 e 4 per rendere al meglio la micro-articolazione e poi tutti i mordenti sono con il 232 per renderli più agili.

mi sono accorto che non riesco ad allegare il file immagine con la diteggiatura... riproverò...
  
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