Normal Topic L'arte della fuga di Bach eseguita da Sokolov (Read 532 times)
andreavezzoli
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L'arte della fuga di Bach eseguita da Sokolov
26. Nov 2017 at 13:55
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https://youtu.be/cOlQzoULv4E

apro questo topic postando  l'interpretazione del brano in oggetto  come punto di partenza per riflessioni, scambi di idee...

Ho scelto volutamente l'arte della fuga (che è un capolavoro) come brano per parlare di Sokolov, perchè non essendo un brano "pianistico" è  un brano in cui l'interprete è obbligato a fare delle scelte di fraseggio e dinamica non indicate in partitura...

Invito a scrivere dei commenti argomentati, lo scrivere "mi piace", "non mi piace"... "mi piace ma..."
non credo porti la discussione in avanti...
quindi scrivo una serie di domande guida per iniziare la discussione:

1) Come ritenete che Sokolov abbia messo in risalto le varie entrate del soggetto nei vari contrappunti?

2) l'interpretazione di Sokolov vi permette di capire la scansione formale (esposizione, divertimenti... eventuali stretti)?

  
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Davide.
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Re: L'arte della fuga di Bach eseguita da Sokolov
Reply #1 - 28. Nov 2017 at 23:24
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Splendido e densissimo argomento.

Il primo aspetto che credo sarebbe opportuno chiarire è che a livello interpretativo Sokolov appartiene a quella cultura artistica in cui la registrazione di una data interpretazione e opera, per quanto raffinata o compiuta acusticamente e tecnicamente, non rappresenta un "testamento da consegnare al pubblico", ma soltanto una "fotografia istantanea" di un dato momento ed evento.

Sulla stessa linea di Sergiu Celibidache, Sokolov non ritiene la registrazione essere "l'arte" sostenendo che del disco non si fida.

Per decenni ha rifiutato d'incidere in studio, nonostante sarebbe stato estremamente produttivo per la sua carriera, e nell'eventualità questo avvenga, è ottenuto esclusivamente da concerti dal vivo con pubblico.

Questa posizione artistica generale possiede anche implicazioni esclusivamente musicali.

Per Sokolov ogni concerto, ogni momento, ogni luogo, comporta un'interpretazione diversa, un rimettere in discussione completo di quanto si conosce già a memoria da decenni.

Praticamente, in antitesi con la diffusa cultura intepretativa italiana, l'opera viene re-interpretata ad ogni concerto.

Per venire al soggetto della discussione, è quindi difficile dire quale sia "l'arte della fuga di Sokolov", poiché registrata su disco ne abbiamo soltanto una e credo non sia sufficiente per farsi un'idea definitiva.

Le ornamentazioni cambiano, gli andamenti cambiano, dove una data volta c'era uno staccato, questa volta potrebbe non esserci, e così via.

In linea generale, mi sentirei di dire che il "Bach J.S." di Sokolov abbia tanta importanza quanto quello di Helmut Walcha, anche non disponendo dell''organo di Alkmaar e che, anzi, dimostra quando lo Steinway moderno (talento permettendo) possa sopperire alle sue apparenti limitazioni tecniche.

In questi anni si è iniziato a vedere nel pianorte Steinway da concerto uno strumento sempre più limitato e in qualche modo datato, quando il realtà, probabilmente, sono gli "utenti" a non avere i mezzi per sfruttare tutte le sue potenzialità.

Negli ultimi due secoli il pianoforte (i suoi "antenati") ha perso l'idea di avere una pedaliera simil-organo e questo insieme a vari "artifici" che erano del tutto normali in certi periodi del passato, a favore però di un grandissimo irrobustimento strutturale, di un affinamento totale delle parti meccaniche e dei materiali utilizzati.

Come dimostra Grigory Sokolov ad ogni concerto, lo Steinway D può davvero fare qualsiasi cosa, purché se ne conoscano a fondo le possibilità e che lo strumento stesso non sia stato impropriamente preparato, eventualità, purtroppo, sempre più frequente.

  
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andreavezzoli
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Re: L'arte della fuga di Bach eseguita da Sokolov
Reply #2 - 02. Dec 2017 at 09:32
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Interessante spunto di discussione quando scrivi a riguardo del voler o meno "fissare su supporto" un'interpretazione, e "l'arte della fuga" si presta ancora di più a questa riflessione secondo me visto che per decenni si è pensato che fosse musica da vedere sulla carta e non da eseguire, quindi il fissarla attraverso una registrazione diventa una specie di utopia, la musica di Bach è quanto di meno possa prestarsi ad essere "fissata" in un esecuzione, essendo le possibilità d'interpretazione infinite visto che la partitura in questione:

1) non indica lo strumento o l'organico

2) le articolazioni non sono quasi mai indicate in quanto la prassi dell'epoca prevedeva che venissero fatte a seconda delle figure retoriche musicali utilizzate (nell'arte della fuga sono presenti molte figure retoriche, i cromatismi discendenti per esempio, che nella musica barocca indicavano sempre qualcosa di "doloroso, patetico" ).

Sokolov, in questa registrazione, non fissa nulla lascia aperte molte possibilità che potrebbero essere utilizzate nelle successive eventuali interpretazioni.
Trova una sorta di prassi esecutiva senza tempo (intendo tempo storico e non tempo musicale) in cui la metafisica diventa fisica e viceversa, è il luogo dove la musica basta a se stessa senza bisogno di riferimenti extramusicali, il suono "neutro" del pianoforte si presta a questo, mille sfumature dello stesso colore, non contrasti timbrici come potrebbero esserci in un'esecuzione in cui ognuna delle voci è affidata ad uno strumento monodico.
Ma anche se il suono è apparentemente neutro le voci si sentono distintamente, sia per la bravura del pianista, sia per la straordinaria ed inspiegabile arte del grande Bach, siamo di fronte ad un qualcosa che dimostra come la musica possa essere un mondo a se.


  
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