Hot Topic (More than 10 Replies) Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C. (Read 1400 times)
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Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
18. Dec 2017 at 13:17
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Apro questa nuova discussione, sperando si possa ragionare in modo piano e meditato, evitando insulti e, soprattutto, triviali argomentazioni da "tifoso calcistico".

Andrea Vezzoli, in una precedente discussione, ha accennato che la musica classica sarebbe in crisi per la sua autoreferenzialità e per il fatto che molti suoi esponenti si ergono su presunti piedistalli da cui "sputano" le loro sentenze.

Mi permetto di dissentire e compio le seguenti considerazioni.

1) Semplificando, si può dire che la "musica classica occidentale" (scusate la sintesi eccessiva) abbia oggi 300 anni abbondanti di storia alle spalle: ciò se si prende J.S. Bach come prototipo di compositore "moderno", da cui poi si sono sviluppati i vari linguaggi e/o periodi successivi: dopo il barocco il classico, poi il romanticismo sino ad arrivare alla musica del primo '900 e alle seguenti avanguardie. Tutto questo "corpus" di tre secoli comprende un'immane quantità di musica, di stili, di tecniche, di linguaggi. In un certo qual modo, proprio partendo da ciò, ossia dal fatto che tutte le "esplorazioni" possibili sono state fatte, è inevitabile constatare che al giorno d'oggi non ci possa essere nulla di nuovo. Nessuna vera scoperta può essere fatta in ambito musicale e/o compositivo: da qui il problema dei compositori d'oggi (in realtà dalla seconda metà del '900) il cui linguaggio, com'è ovvio che sia, ha per forza di cose il "gusto" del già sentito, del già provato. Chi dice il contrario è in malafede o non conosce la storia della musica.

2) La musica c.d. classica, dunque, per quanto detto al punto 1), non potrà essere mai in crisi o in difficoltà, dato che si tratta di una musica "storica", una musica del passato e non del presente: ciò non vuole dire che la musica classica sia una musica "morta", dato che in essa fattore decisivo è caratterizzato dall'elemento dell' "interpretazione". Interpretazione intesa come momento decisivo e fondamentale di ogni esecuzione di musica classica: con essa la musica si rinnova di volta in volta, rimanendo al contempo uguale e diversa, statica e in movimento. Si può dire con una certa precisione che il momento interpretativo è diventato preminente, scalzando il momento compositivo.

3) I musicisti "classici" (o alcuni di essi), diversamente da quanto sostiene qualcuno, non sono autoreferenziali (e poi che significa "musicista autoreferenziale"?). Senza tanti giri di parole, i musicisti sono da suddividere in due categorie, seri e non. O, se preferite, bravi e non.

4) La cultura contemporanea - in particolare a partire dalla fine del '900 - è una cultura molto semplificata, in cui la preparazione in molte specialità (musica compresa) è andata via via deteriorandosi: le colpe sono molteplici e, semplificando, si potrebbero suddividere tra la scuola, le famiglie, i conservatori, la televisione, la pubblicità, le nuove tecnologie (quando utilizzate impropriamente). A fronte di un'ignoranza crescente, vi sono dei picchi di eccellenza in tutti i campi. Anche in quello musicale, ovviamente. E' intuitivo constatare che - ove alberga molta ignoranza (intesa come "mancanza di conoscenza"), scarsa consapevolezza, povertà di strumenti di analisi - l'eccellenza (nella musica e in altri settori) venga spesso percepita con diffidenza e con timore. Oltre a non venire compresa appieno.

5) Quanto detto al punto che precede sulla grave crisi culturale del mondo attuale, sulla mancanza di strumenti per "leggere" e comprendere le vere eccellenze, ha creato un fenomeno assai preoccupante, dai più sottovalutato: forse per una sorta di "consolazione", di "autosuggestione" e talvolta per più bieche ragioni commerciali, vengono presi a modelli delle figure alquanto discutibili. Ove non sono presi a modelli, tale figure ricevono riconoscimenti sproporzionati rispetto alle loro effettive qualità, quasi sempre molto modeste. In musica, tra i tanti, è il caso di Allevi, di Einaudi, di Bocelli e di tanti altri. Ogni caso è a se stante, ovvio, ma i tre nomi citati hanno in comune proprio questo: l'assenza di doti e capacità particolari, l'assenza di complessità e di originalità nella loro musica o nei loro arrangiamenti. Nonostante questo i tre nomi sopra indicati vengono indicati dalla massa (leggetevi "Massa e Potere" di Elias Canetti - ed. Einaudi - capirete tante cose) come dei "grandi". Di grande hanno solo il numero di copie vendute dei loro album. Tolte le indubbie capacità comunicative e commerciali dei vari Allevi, Einaudi, Bocelli, ecc., rimane però molto poco. Quindi non diciamo che Allevi, Einaudi e Bocelli rappresentano l'eccellenza, dato che faremmo un grave torto a noi stessi per prima cosa: dovremmo tutti imparare a non confondere la lana con la seta. Chiarito ciò, ciascuno di noi può ascoltare chiunque gli aggrada, ci mancherebbe altro. Io stesso, talvolta, sento della musica o leggo dei libri che mi provocano piacere ma che non posso certamente dire che siano particolarmente profondi o "artistici". Trattasi di opere di "lana", non paragonabili ad altre - che sento con altrettanto o superiore piacere - che definirei di "seta". Allevi, Einaudi, Bocelli, ecc., fanno parte della prima categoria e faremmo un grave sbaglio, quindi, se considerassimo gli stessi come esponenti della musica "classica" o "colta". Trattasi di musicisti popolari, né più né meno.

6) Un'ultima constatazione, che è una specie di corollario: ascoltiamo chi vogliamo (ci mancherebbe altro) ma evitiamo di fare paragoni impropri.
  
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andreavezzoli
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #1 - 19. Dec 2017 at 11:42
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Questa nuova discussione è interessante perchè pone il problema sotto un punto di vista diverso:

su quanto scritto sopra da Orfeo sono d'accordo su alcuni punti che sintetizzo qui:

1) la musica "classica" ha avuto la capacità di durare per più secoli ed arrivare fino ad oggi

2) è vero che parte della cultura contemporanea si è impoverita per colpa di molti fattori: mass media, forse troppo benessere...

Ma sono in disaccordo su altri punti:

1) il compito del compositore di oggi non è quello di "scoprire nuove cose" ma è, secondo me, quello di comporre musica scegliendo il linguaggio che più gli permette di essere "se stesso", anche molti grandi compositori del passato non hanno scoperto nulla ma hanno semplicemente portato alla massima "qualità" ciò che era già presente, Bach è grande perchè utilizzando i vari stili presenti nella sua epoca li ha portati al massimo livello, ha preso ciò che stava morendo "il contrappunto" e lo ha messo in primo piano prendendo la nascente armonia tonale come nuovo mezzo, ma non è tanto nel creare il "nuovo" che sta la grandezza del compositore, ma nel reinventare ciò che già esiste.

2) C'è una bella differenza qualitativa  tra Allevi e Bocelli/Einaudi: mentre Bocelli sfrutta la sua voce da mezzo-tenorino per cantare canzonette rivestite da qualche elemento pseudo classico, e Einaudi porta "la pseudo musica meditativa" a livelli quasi da spiaggia, Allevi per non essendo il genio, ha composto della musica che in qualche modo tesse dei riferimenti con altri stili, musica che è scritta bene pianisticamente... non è musica classica ma ha pur sempre un suo grado di complessità maggiore rispetto a Bocelli.

3) non mi spieghi quali sono i mezzi OGGETTIVI per definire quale musicista è bravo e qual'è non:
il musicista bravo è anche quello che accompagna Vasco Rossi o Enrico Ruggeri, non ditemi che è semplice suonare il pianoforte per suonare il rock/POP perchè vi assicuro che non è vero.

4) i musicisti classici che credono nell'auto-referenzialità ci sono, chiudono le porte alle contaminazioni, si chiudono in una campana di vetro e via... e sparano le loro sentenza senza aver provato a vedere cosa c'è negli altri linguaggi

  
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #2 - 19. Dec 2017 at 13:35
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Intanto grazie Andrea per avere accolto la "sfida" di parlare dello stato della musica classica nel pieno del XXI secolo e della contemporaneità che viviamo (che comprende al suo interno, piacciano o meno, i vari Allevi, Einaudi, Bocelli, ecc.).

Parlo di seguito dei 3 punti che hai toccato, in disaccordo con quanto da me scritto in precedenza.

1) Scrivi che il "compito" del compositore contemporaneo non è quello di "scoprire nuove cose", bensì quello di ricercare un linguaggio che lo identifichi, rendendolo unico. Sulla prima parte del tuo assunto sono perfettamente d'accordo: da "scoprire", in ambito musicale, non vi è più nulla. In parte condivido anche la seconda parte del tuo discorso, riguardante il "trovare la propria voce compositiva": qui il discorso, però, è inevitabilmente più complesso. Per ragioni di sintesi, per ora mi limito a segnalare che raggiungere questa identità, questa originalità, questa "voce propria", rischia al giorno d'oggi di essere un'impresa titanica. I casi di Einaudi e Allevi non li prenderei neppure in considerazione: i due summenzionati musicisti non fanno parte della tradizione colta, bensì costituiscono due esempi di musica popolare. A me personalmente non interessano le "canzonette" (per quanto piacevoli possano essere) di Allevi e di Einaudi. Se proprio devo dire la mia, comunque, né Allevi né Einaudi hanno una voce propria: basta sentire qualche minuto delle loro composizioni per comprendere facilmente che si tratta di "già sentito", di "già detto", di "già fatto": da questo punto di vista, dunque, la loro musica è priva di pregio artistico tout court.
Ma passiamo oltre le moltitudini di Allevi e di Einaudi che ci circondano. A me interessa principalmente la musica colta o classica, con al massimo qualche divagazione in certo jazz. Ebbene, ritengo sia innegabile constatare che nella musica "colta" ci sia una carenza di "originalità", intesa come scoperta di un proprio linguaggio personale che, in quanto tale, è unico. L' "unicità" musicale è diventata una rarità ed è anche per questo che si suona poco la musica contemporanea nelle sale da concerto: tranne qualche eccezione, trattasi sovente di composizioni non del tutto compiute proprio per la citata mancanza di "voce propria". Con qualche eccezione, di tanto in tanto: il bravo Arvo Part lo potrei considerare una piacevole eccezione.

2) Andrea, mi scrivi che non ti spiego i mezzi "oggettivi" per distinguere i musicisti bravi da quelli cattivi. Tralasciando l'inevitabile componente soggettiva che fa parte dell'uomo, ti posso rispondere in modo banale, dicendo che il principale mezzo oggettivo che possediamo è l'udito. Accompagnato ovviamente da uno studio serio della musica che ci permetta di capire con il più alto tasso di precisione ciò che è di valore e ciò che non lo è, ciò che è di seta e ciò che è di lana.

3) Accenni nuovamente alla questione dell'autoreferenzialità, ma sul punto non sono d'accordo. Se, come hai scritto, l'autoreferenzialità dipende dal non aprirsi alle contaminazioni, allora ben venga l'autoreferenzialità. Soprattutto nella musica "colta" che, per definizione e per sua natura, non dovrebbe essere contaminata. Le contaminazione lasciamola ad altri ambiti musicali, quello della musica popolare (di Allevi e di Einaudi appunto), della musica jazz e della musica c.d. etnica. 
  
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #3 - 19. Dec 2017 at 17:19
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Rispondo subito al tuo ultimo punto:
ti cito ora alcuni grandi compositori che hanno avuto rapporti con la musica popolare e che hanno composto attraverso queste "contaminazioni" dei capolavori:

Bela Bartok: il primo etnomusicologo della storia che ha decomposto gli elementi della musica popolare ungherese, rumena, slovacca... bulgara... per comporre molta musica

Igor Stravinsky: le melodie utilizzate nella sagra della primavera appartengono per buona parte al patrimonio popolare lituano e russo.

Leóš Janáček..., Chopin...

Tu mi dirai che le loro non sono vere e proprie contaminazioni... ma come le chiamiamo allora?
Ma se proprio vogliamo parlare di contaminazioni in cui musicisti jazz eseguono Bach per esempio, allora anche li abbiamo dei risultati notevoli: pensa agli swingle singers o Jaques Loussier:
https://youtu.be/-x6jzKpqeuw

https://youtu.be/V_7NQkhR1Ac

Io non posso obbligarti ad ascoltare le "canzonette" se a te non vanno ma ti consiglio di ascoltarti anche musica che va oltre la musica colta ed il jazz perchè scoprirai che anche li sono stati composti dei pezzi notevoli: Frank Zappa, De Andrè, Battisti...  io li considero musicisti degni di essere ascoltati... poi i gusti sono gusti

tu dici che è l'orecchio è il modo per poter distinguere un musicista bravo da uno non bravo, ma questo non è un metodo oggettivo e quindi rimane nel campo delle opinioni e sensazioni personali, secondo me invece la bravura del musicista dipende da quale compito gli è stato assegnato:
la bravura del primo violino di un'orchestra sinfonica è diversa dalla bravura che deve avere un violinista jazz, ma tutti e due devono avere delle competenze e rispettare "delle regole", e non è facile fare il violino di spalla e nemmeno fare il violinista jazz...
così come non è facile fare il sassofonista nella musica da ballo...
Vedi già non ascoltare altri linguaggi musicali significa, per me, chiudersi in una campana di vetro, e privarsi di molta bella musica (non mi riferisco ad Allevi in particolare).
  
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Reply #4 - 19. Dec 2017 at 17:39
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andreavezzoli wrote on 19. Dec 2017 at 17:19:
Vedi già non ascoltare altri linguaggi musicali significa, per me, chiudersi in una campana di vetro, e privarsi di molta bella musica (non mi riferisco ad Allevi in particolare).


Andrea, ti devo smentire su questa tua ultima affermazione. Il fatto che, in questi ultimi anni, io sia attratto quasi esclusivamente dalla musica colta e dal jazz non significa che non frequenti e, soprattutto, non abbia frequentato in passato, altri linguaggi musicali.

Lo so che rischio di finire fuori tema, però stai parlando con una persona estremamente curiosa, che nella sua vita ha ascoltato di tutto e di più: musica leggera italiana, rock (da ragazzino impazzivo per i Genesis e i Queen), heavy-metal (Led Zeppelin, Metallica, Angra, Dream Theater). Poi mi sono "evoluto" o se preferisci "raffinato" - in concomitanza con i miei studi musicali - frequentando la musica jazz di Miles Davis, di Chet Baker, di John Coltrane, di Bill Evans, di Thelonius Monk, di Chick Corea, di Keith Jarrett, di Brad Mehldau, di Joshua Redman, ecc. E, ovviamente, la musica c.d. classica.

Tuttora ascolto bluegrass (vi consiglio a questo proposito di ascoltarvi i Punch Brothers o i Carolina Chocolate Drops, Rhiannon Giddens, Bela Fleck) o musicisti particolari come Buckethead.

Tutto questo per dirti che le "contaminazioni" le conosco perfettamente e, spesso, tale concetto è usato impropriamente. Nel senso che, in assoluto, tutta la musica è contaminazione: lo stesso J. S. Bach utilizzava come "forme" musicali danze o balli popolari (courante, giga, ecc.).   

Tutte queste righe noiose e lievemente autobiografiche per dirti che non mi chiudo in nessuna campana di vetro. Tutt'altro. Semplicemente, com'è normale che sia, faccio delle scelte. Come le facciamo tutti.
  
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andreavezzoli
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #5 - 19. Dec 2017 at 17:47
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Sei tu che hai scritto che ben venga se la musica classica non viene contaminata...
Però sono contento che hai gusti musicali per certi aspetti vicini ai miei, anch'io ascolto spesso i genesis, Chick Corea...
  
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Orfeo
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Reply #6 - 19. Dec 2017 at 19:04
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andreavezzoli wrote on 19. Dec 2017 at 17:47:
Sei tu che hai scritto che ben venga se la musica classica non viene contaminata...
Però sono contento che hai gusti musicali per certi aspetti vicini ai miei, anch'io ascolto spesso i genesis, Chick Corea...


Sì, ribadisco che la musica classica è bene che non venga contaminata in alcun modo. Mi spiego meglio: tutto dipende da cosa intendi per contaminazione. Io la intendo come ti ho spiegato prima, come inevitabile influenza di "modelli" esterni (siano essi danze, balli, inni, canti e via discorrendo) nelle composizioni: e non a caso ho fatto l'esempio di Bach, le cui forme musicali si basano, appunto, su danze e balli. La contaminazione tra generi musicali, invece, la trovo spesso pratica discutibile e, talvolta, di cattivo gusto: con qualche eccezione, ovvio, come le piacevoli interpretazioni bachiane di Jacques Loussier.
  
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Reply #7 - 19. Dec 2017 at 19:49
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In realtà, per come la vedo almeno, il travaso di musica popolare nella musica colta non è una contaminazione ma una nobilitazione. La prima cosa che mi viene in mente sono le mazurke di Chopin. Dal semplice al raffinatissimo senza perdere o meglio conservando tracce dello spirito originale. Nobilitazione appunto. e credo che non ci sia opera umana spiritualmente più elevata che questa pratica se fatta da grandissimi autori.

Tutti i russi o quasi sono poi molto legati al popolare. Mussorgsky tantissimo per esempio.

L'operazione contraria invece da raffinato a pop è quasi sempre una degradazione infinita. Si pensi ai vari anonimi veneziani che hanno infestato gli anni 70.

Oltre a Loussier, visto che siete appassionati, un caso  bello ma raro è quello dei Genesis che hanno attinto molto dal classico, per esempio Steve Hackett che ha ridotto per chitarra una partita per violoncello di Bach.
Mentre EL&P hanno fatto carne di porco dei quadri di Mussorgsky. (E c'è chi si vanta per gli accostamenti a Keith Emerson,,, ma lasciamo perdere ... )

  
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Reply #8 - 19. Dec 2017 at 19:59
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La parola "nobilitazione" non mi piace perchè è come dire: la musica popolare ha valore solo se viene "nobilitata da Chopin..." come se la musica popolare avesse bisogno dei grandi compositori per essere vera musica, la musica popolare è musica anche senza che venga utilizzata dai grandi compositori. Sono i grandi compositori che devono dire grazie alla musica popolare per quello che gli ha dato in termini di linguaggio musicale, senza la musica popolare non sarebbe esistito il "Boris", Bartok ha basato la sua vita sulla musica popolare: si tratta invece di contaminazione, perchè elementi di musica colta e musica popolare si fondono per creare qualcosa di nuovo.

  
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Reply #9 - 19. Dec 2017 at 20:36
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Quote:
Si pensi ai vari anonimi veneziani che hanno infestato gli anni 70.


Pianozero, ti meriti un aneddoto realmente capitatomi, a proposito di anonimo veneziano (ovvero l'Adagio dal Concerto di Marcello per Oboe e Archi).
Sono in negozio da Ricordi, un giorno, e ci incontro un conoscente che sta acquistando il CD del brano suddetto. Incuriosito gli chiedo:
Ti piace la musica classica adesso?
Mi risponde:
No, ma ascoltando questo brano mi ricordo del bellissimo film.
Chiuso.
Passa qualche mese e - toh! - ancora una volta incontro da Ricordi quel conoscente. Saluti vari, di circostanza, poi gli chiedo:
Ascolti sempre quel CD?
Risposta:
Certo, però adesso mi sono dimenticato del film e mi gusto con piacere la musica...




  
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Reply #10 - 19. Dec 2017 at 21:18
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Michele Marvulli wrote on 19. Dec 2017 at 20:36:
Quote:
Si pensi ai vari anonimi veneziani che hanno infestato gli anni 70.


Pianozero, ti meriti un aneddoto realmente capitatomi, a proposito di anonimo veneziano (ovvero l'Adagio dal Concerto di Marcello per Oboe e Archi).
Sono in negozio da Ricordi, un giorno, e ci incontro un conoscente che sta acquistando il CD del brano suddetto. Incuriosito gli chiedo:
Ti piace la musica classica adesso?
Mi risponde:
No, ma ascoltando questo brano mi ricordo del bellissimo film.
Chiuso.
Passa qualche mese e - toh! - ancora una volta incontro da Ricordi quel conoscente. Saluti vari, di circostanza, poi gli chiedo:
Ascolti sempre quel CD?
Risposta:
Certo, però adesso mi sono dimenticato del film e mi gusto con piacere la musica...






oppps Maestro, credo di aver fatto un errore, intendevo Rondò Veneziano, ovvero quelli che facevano queste cose qui a cavallo tra pop e barocco per intenderci :
https://www.youtube.com/watch?v=gDJ688Jo40Q
https://www.youtube.com/watch?v=W1c8QzDYITU
https://www.youtube.com/watch?v=G0guT_qSfJU

L'episodio in sè è positivo, io stesso mi sono avvicinato alla musica di Mahler attraverso  anche il cinema di Visconti!

  
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Reply #11 - 19. Dec 2017 at 21:33
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andreavezzoli wrote on 19. Dec 2017 at 19:59:
La parola "nobilitazione" non mi piace perchè è come dire: la musica popolare ha valore solo se viene "nobilitata da Chopin..." come se la musica popolare avesse bisogno dei grandi compositori per essere vera musica, la musica popolare è musica anche senza che venga utilizzata dai grandi compositori. Sono i grandi compositori che devono dire grazie alla musica popolare per quello che gli ha dato in termini di linguaggio musicale, senza la musica popolare non sarebbe esistito il "Boris", Bartok ha basato la sua vita sulla musica popolare: si tratta invece di contaminazione, perchè elementi di musica colta e musica popolare si fondono per creare qualcosa di nuovo.



Certo, ma personalmente non vedo sinceramente una connotazione negativa nel termine in questione.  L'oggetto della nobilitazione non è necessariamente "ignobile". Anzi... E' solamente "semplice e poco articolato". Allora sarebbe altrettanto sbagliato usare il termine "colta" per distinguere la musica classica da quella popolare.
  
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Reply #12 - 19. Dec 2017 at 23:58
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Orfeo wrote on 19. Dec 2017 at 19:04:
Sì, ribadisco che la musica classica è bene che non venga contaminata in alcun modo. Mi spiego meglio: tutto dipende da cosa intendi per contaminazione. Io la intendo come ti ho spiegato prima, come inevitabile influenza di "modelli" esterni (siano essi danze, balli, inni, canti e via discorrendo) nelle composizioni: e non a caso ho fatto l'esempio di Bach, le cui forme musicali si basano, appunto, su danze e balli. La contaminazione tra generi musicali, invece, la trovo spesso pratica discutibile e, talvolta, di cattivo gusto: con qualche eccezione, ovvio, come le piacevoli interpretazioni bachiane di Jacques Loussier.


Tutti i compositori, chi più chi meno, hanno influenzato e sono stati influenzati.

Tu dici: "la musica classica è bene che non venga contaminata in alcun modoHuh

Per come vedo io la musica (e l'arte in genere), ciò non ha nessun senso. La musica non si può sempre "inscatolare" in categorie ben definite. La necessità di classificare nasce unicamente da un'esigenza di voler capire i fenomeni e di poterne analizzare le caratteristiche. I criteri secondo i quali si classifica mutano nel tempo. In arte, molto spesso, i confini fra un genere e l'altro, sono molto labili.
E chi stabilisce cosa si può "contaminare" e cosa no?


Una curiosità:
tu come classifichi ad es. le musiche di Prokofiev, o di Stravinsky?

  
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andreavezzoli
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #13 - 20. Dec 2017 at 14:25
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Per Orfeo:
io non vedo nulla di male in quello che il M° Reverberi fece creando il gruppo rondò Veneziano, era un'operazione dichiaratamente commerciale, che ha avvicinato alla musica strumentale molte persone, parte di queste persone probabilmente hanno iniziato ad ascoltare anche Vivaldi, Marcello...
poi che questa musica abbia uno scarso valore (se confrontata con la vera musica barocca) sono d'accordo.
  
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Re: Sulla musica classica, Allevi, Bocelli & C.
Reply #14 - 20. Dec 2017 at 16:10
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andreavezzoli wrote on 20. Dec 2017 at 14:25:
Per Orfeo:
io non vedo nulla di male in quello che il M° Reverberi fece creando il gruppo rondò Veneziano, era un'operazione dichiaratamente commerciale, che ha avvicinato alla musica strumentale molte persone, parte di queste persone probabilmente hanno iniziato ad ascoltare anche Vivaldi, Marcello...
poi che questa musica abbia uno scarso valore (se confrontata con la vera musica barocca) sono d'accordo.


Andrea, capisco bene le tue parole. Da quello che mi dici e dalla lettura degli interventi precedenti, però, temo di non essere stato chiaro nel mio pensiero. E chiedo scusa a tutti  per la mia mancanza di chiarezza.

Faccio questa constatazione: non ho nulla contro le c.d. "contaminazioni" che io chiamo impure (ossia il mischiare i generi, producendo degli "ibridi"), contro le operazioni più o meno commerciali, nulla contro i vari Allevi, Einaudi, Bocelli. Però bisogna intendersi. Se si parla di musica c.d. classica e si discute degli aspetti puramente artistici ed astratti, del valore assoluto della musica, necessariamente bisogna lasciare fuori la musica di "consumo" o commerciale che dir si voglia: come già detto, non si può confondere la lana con la seta.
Se invece vogliamo parlare della musica in modo più generale e più lieve, senza astrazioni teoriche e particolari pretese artistiche, ovvio che si può discutere di tutto, del Rondò veneziano, di Allevi, di Einaudi e di Bocelli.

Personalmente il Rondò veneziano non mi piace per nulla (come non mi piacciono Allevi, Einaudi e Bocelli), ma se i suddetti musicisti, come sostieni te Andrea, aiutano ad avvicinarsi alla musica classica (io ne dubito, ma mai dire mai...), ben vengano. L'importante è non considerarli per quello che non sono.
  
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