Normal Topic Gnossiennes, se manca la misura. (Read 323 times)
pianozero
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Gnossiennes, se manca la misura.
28. Dec 2017 at 22:20
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Satie, il gran burlone francese, ci ha regalato queste perle senza misura, nel senso che non sono divise nella scrittura nelle convenzionali battute cui viene attribuito un tempo.

Essendo pezzi  semplici non è difficile venirne a capo. Tuttavia mi chiedo qual è il vero punto della questione? Se non abbiamo la divisione in misure e non abbiamo un tempo da seguire, l'unico appiglio che ci resta  per il solfeggio è attribuire una durata ad ogni nota a seconda della sua grafia. Ciò che resta impossibile da stabilire è l'accento. Il tempo forte e quello debole. Per cui l'autore stesso  alla fine si fida dell'esecutore cui demanda il tutto, ma mi chiedo se a rigore ciò sia possibile. Cioè la scrittura fatta in questo modo ha senso o è assolutamente incompleta e "disonesta"? Noto poi che alcune composizioni sono effettivamente divise in convenzionali battute, la 5 per esempio , un po' più complessa nel numero di  note e nella suddivisione. Perché quella sì e le altre no?  Huh

Poiché questa è musica d'arredamento come Satie stesso la definiva, il significato di questa scrittura può essere in sé una indicazione , ovvero "da suonare in modo piatto e senza particolari accenti"? Magnifiche per altro   e super ironiche   le indicazioni d'interpretazione che costellano il pentagramma  Smiley

Che gran personaggio Satie.
  
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pianozero
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Re: Gnossiennes, se manca la misura.
Reply #1 - 15. Oct 2018 at 21:40
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217 visualizzazioni, zero risposte. Un altro record dell'enigmatico Satie!
  
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strimpella
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Re: Gnossiennes, se manca la misura.
Reply #2 - 16. Oct 2018 at 18:58
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pianozero wrote on 28. Dec 2017 at 22:20:
...
Poiché questa è musica d'arredamento come Satie stesso la definiva, il significato di questa scrittura può essere in sé una indicazione , ovvero "da suonare in modo piatto e senza particolari accenti"? Magnifiche per altro   e super ironiche   le indicazioni d'interpretazione che costellano il pentagramma  Smiley

Che gran personaggio Satie.



La prima volta che ne ho letta qualcuna non mi ero posto tanti problemi... ho soltanto pensato che, in sostanza, l'indicazione era: "suonatela come vi pare" e nella mia ignoranza ho cercato di dare un qualche significato al ritmo, visto che non viene nemmeno suggerito... poi leggendo "prélude de la porte héroique du ciel" - dedicato a sè stesso - ho capito che non ci doveva essere nessun ritmo... anzi... socchiudere gli occhi e lasciarsi trascinare dalle note...

Io non so come si debba suonare, ma forse il punto è proprio questo, dal momento che l'autore non era interessato che qualcuno ascoltasse...

Ecco un link che mi sembra utile:
https://www.musicoff.com/articolo/erik-satie-et-la-musique-dameublement

Shocked Huh Undecided
  

sbagliando s'impara... forse...
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andreavezzoli
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Re: Gnossiennes, se manca la misura.
Reply #3 - 16. Oct 2018 at 19:57
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Si tratta di alea controllata, in cui il compositore lascia all'esecutore la scelta di uno o  più parametri della composizione.
Sul problema degli accenti: non tutta la musica ha bisogno di accenti deboli o forti (alcuni compositori addirittura scrivono in partitura "senza alcun accento").
  
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10dita
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Re: Gnossiennes, se manca la misura.
Reply #4 - 16. Oct 2018 at 23:27
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Gent.mi, a parte il "monello" Satie, vorrei ricordar l'antico:

Louis Couperin- Prélude non mesuré d minor

Piccole notizie: Preludio non misurato

"L'ispirazione dei Preludi non misurati e la notazione senza barre di misura e senza simboli ritmici sono di derivazione liutistica: le ritroviamo nei Preludi di Lebègue, d'Anglebert, Marchand, Le Roux e Rameau. Soltanto Le Roux usa, come L. Couperin, la notazione in tutte S.; gli altri intercalano valori minori che facilitano la comprensione del movimento agogico.
Linee sinuose e molto lunghe indicano l'ambito armonico su cui poggia il passo corrispondente. Altre, più brevi, che abbracciano due o tre note al massimo, servono a mettere in evidenza le appoggiature, le tierces coulées, i gruppetti o altre piccole fioriture. Anche le note d'armonia che vanno tenute sono chiaramente indicate dalle linee.
Nonostante la loro apparente indeterminatezza, queste linee costituiscono dunque un grande aiuto nella comprensione del testo e sono ricche di suggerimenti per l'interprete, al quale spetta il compito di strutturare la composizione a proprio gusto e giudizio.
"

Da "Il clavicembalo" di Bellasich-Fadini-Leschiutta-Lindley, EDT/MUSICA (pag. 151)

Cordiali saluti
  
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