Hot Topic (More than 10 Replies) Pianoforte verticale WICKIE?? (Read 1140 times)
admant
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W Pianoforum!

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Pianoforte verticale WICKIE??
12. Feb 2018 at 12:15
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Salve Salve a tutti,

premetto che lo stesso messaggio l'ho postato su diversi forum alla ricerca di notizie su questo pianoforte sconosciuto.
Cerco qualsiasi informazione riguardante la marca di pianoforti WICKIE
Il piano mi è stato fatto visionare da alcuni amici, sfortunatamente ha la tavola rotta ed è probabilmente inutilizzabile ma la meccanica è conservata bene, anche perché è un piano recente. Soprattutto il mobile è molto bello e originale, disegnato negli anni 50/60 e ha il coperchio che si apre a soffietto. Sul telaio non c'è nessun'altra informazione che il nome, non saprei dove altro guardare.
La meccanica è Frizmuller, se non mi sbaglio italiana, brevetto depositato nel 1955 a Torino dalla SAMINA snc di cui non si trova più nulla.

Vi ringrazio in anticipo e complimenti per il forum.

Antonio
  
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^ka^
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W Pianoforum!

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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #1 - 12. Feb 2018 at 15:47
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Ciao, lo so che non ti sono di aiuto ma neanche wikipedia riporta Wickie come costruttore di pianoforti
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_piano_manufacturers#W
  
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admant
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W Pianoforum!

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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #2 - 13. Feb 2018 at 15:12
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Da quel che mi dicono sarebbe stato realizzato da un artigiano e non da una casa costruttrice. L'unica speranza è trovare qualcuno che ha un piano simile che mi dice dove lo ha comprato, in che anni. È così strano nell'era di internet non trovare niente di niente, non ci sono più abituato  Smiley

Ciao
  
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^Fra^
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #3 - 14. Feb 2018 at 08:44
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Durante la seconda guerra mondiale, e anche per diversi anni dopo la guerra, i ricambi e le forniture tecniche per i pianoforti erano venuti a mancare perché in Germania tutte le fabbriche erano state riconvertite alle forniture belliche.
Nella numerazione Bechstein per esempio, possiamo trovare pianoforti degli anni 40 che differiscono solo di qualche numero nella matricola rispetto a pianoforti costruiti a fine anni 50, questo perché la fabbrica riaprì tardi e con nuove maestranze, dal momento che nel frattempo le vecchie erano venute a mancare.  Questo  determinò un calo di qualità nella produzione dei pianoforti nei primi anni dalla riapertura, non solo per Bechstein, ma anche di altre case. Si possono riscontrare per esempio meccaniche piazzate non a regola d'arte, che rendono la tastiera molto faticosa etc..

(mai acquistare un pianoforte post bellico, semmai saltare direttamente agli anni 60, questo è il messaggio...)

In questo contesto la SAMIMA (Società Anonima Meccanica Istrumenti Musicali Affini) che i tecnici anziani ancora ricordano, aveva deciso di produrre lei stessa le componenti delle meccaniche. In Italia le meccaniche si producevano già prima della guerra (Anelli produceva le per esempio) e quindi non bisogna sorprendersi. La qualità era anche discreta, ma ovviamente non paragonabile a Renner o Schwander).

A chi la SAMIMA forniva le meccaniche? Ai tecnici non di certo, perché durante la guerra si erano abituati a lavorare senza ricambi e a riparare tutto (il legno si può sempre riparare); rimanevano quindi i piccoli artigiani, che erano persone scappate via dalle varie fabbriche FIP, Piatino, Berra etc. che costruivano pianoforti nei sotto scala e nelle cantine, con modelli di fonderia per telaio a volte copiati (o trafugati, tanto non è che si trattasse di grandi progetti, erano quasi tutti sbagliati) a cui applicavano uno stampino con un altri nomi (nomi che non venivano nemmeno benissimo, magari con le lettere un pò storte come si vede nella tua foto); Meglio se il nome era di assonanza straniera, perché così il pianoforte era più vendibile. A volte si dimenticavano di metterlo e il telaio rimaneva senza nome. Il legno era spesso quello delle casse di imballo con cui i tedeschi spedivano i pianoforti (perchè gli artigiani vivevano di sola costruzione ma rivendevano anche pianoforti di altre marche).
Qualcuno provò anche a fare anche le tavole armoniche di compensato (e funzionavano, vedi Berra).

Probabilmente il tuo pianoforte viene da qualche sotto scala di Torino. Per capirlo bisogna vederlo dietro, aprendo le antine: se sono di pioppo è certamente un legno che tedeschi o inglesi non hanno (perché da quelle parti fa più freddo) e che non sono mai venuti prendere in Italia.

Insomma bisogna vederlo per dire di più anche sulla effettiva qualità o provenienza...da dove arriva esattamente e da chi è stato fatto non lo sapremo mai, salvo trovare qualche firma o data.

  
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Michele Marvulli
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #4 - 16. Feb 2018 at 10:27
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Buongiorno ^Fra^.
Seguo con molto interesse i suoi preziosi interventi tecnici, dai quali traspare evidente una competenza fuori dal comune. Non le nascondo che ho anche imparato qualcosa che prima non avevo mai saputo. Ma voglio parlarle un poco di me. Mi accostai, bambino, per puro caso al pianoforte. Ce n'era uno in casa (verticale, naturalmente) non troppo voluminoso che i mie familiari tenevano in gran conto; quando ne pronunciavano la marca il loro volto si faceva serissimo e pomposo: "E' un Mola" dicevano e tutti intorno gli altri, compenetrati dalla importanza dell'annunzio, esclamavano: "Ah!". In realtà quel pianino doveva essere stato acquistato ai primi del novecento, se non nell'ottocento addirittura. Era talmente malandato che non riusciva più nemmeno a mantenere un'accordatura sufficiente; credo che fosse sempre un tono e mezzo più basso. Quando più tardi entrai al Liceo Musicale Piccinni di Bari, pareggiato ai Regi Conservatori d'Italia, si dovette sostituirlo necessariamente. Ebbi così in dono un bestione di strumento alto e lucido: un C. Berra! All'epoca (eravamo a cavallo tra gli anni trenta e quaranta) mio padre era un funzionario del Banco di Napoli e guadagnava circa 1000 Lire al mese. Era uno stipendio dignitoso, ma bisogna anche ricordare che a quei tempi solo il genitore maschio lavorava e quella cifra riusciva appena a mantenere una famiglia in modo dignitoso. Il bestione costava 7200 Lire! Mio padre - poveraccio - dovette firmere 72 cambiali con scadenza mensile di 100 Lire ognuna...
Poi arrivò la terribile guerra da cui noi, gente del sud, uscimmo fortunosamente qualche settimana dopo del famigerato 8 settembre. Arrivarono gli alleati ma purtroppo con loro anche la Am-Lira, moneta d'occupazione che provocò da un giorno all'altro un effetto d'inflazione devastante! Con 100 lire si poteva comprare a malapena qualche chilo di pane. Tempi terribili naturalmente anche per i poveri bancari che rimasero per mesi ancorati alle loro ormai miserevoli 1000 Lire! Ricordo di un loro sciopero selvaggio che durò mesi; alla fine gli stipendi vennero aggiornati e papà potette in un colpo solo liberarsi di quel lungo debito.
Quel C. Berra mi tenne compagnia una vita, malgrado la mia incoscienza infantile che una volta mi consigliò di lubrificare certi perni della meccanica con olio da macchine da cucire. Ricordo ancora gli urli del mio accordatore, un bravissimo amico, quando dovette faticare non poco per eliminare l'olio che si era espanso nel legno..."Animale!" - mi sgridò - "qui si mette la grafite, non l'olio!" Su quel bestione feci tutti i miei studi: lo usai per preparare esami, Concerti, Concorsi. Me ne separai (un po' a malincuore) all'età di 35 anni per acquistare un codino Petrof (135 cm.).

Una piccola curiosità: quella C iniziale che precedeva Berra ho sempre creduto che stesse ad indicare "Carlo". Quando ne ho parlato nelle mie note di studio l'ho chiamato sempre così. Ma ora, dai vostri discorsi tecnici apprendo che invece stava per Cesare...che figuraccia...Si, ma ai miei tempi non era così facile come oggi procurarsi le informazioni. Dov'era Google? E dov'era Wikipedia? Tse...
Forse l'ho annoiata con questa mia lunga tiritera. Vorrà scusarmene?
Cordialità.
  
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^Fra^
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #5 - 16. Feb 2018 at 16:24
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Buonasera Maestro,

dove ho scritto Cesare? Se l'ho scritto, non me ne sono accorto.

Anche io ho sempre saputo che si chiamasse Ing. Carlo Berra, quel costruttore lì.

Per un certo periodo firmava i suoi pianoforti con il nome I. C. Baer (l'anagramma, a parte la R doppia, è facile da fare...). Poi i Fascisti promulgarono una legge che proibiva di marchiare i prodotti italiani con nomi di assonanza straniera, fu per prima la ditta Anelli a promuovere questa battaglia.

Tutti onesti pianoforti da studio questi citati, anche se oggi credo che i Mola e i Berra non sono pianoforti su cui investire per un restauro, salvo che non si tratti di strumenti di famiglia con un gran valore affettivo.



  
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Michele Marvulli
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #6 - 16. Feb 2018 at 18:15
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^Fra^, sinceramente non ricordo, ma quando si è parlato di tutti i pianoforti qualcuno ha scritto proprio Cesare.Tuttavia adesso sarà facilissimo arrivare al nodo; basterà fare un salto in Wikipedia e il problema sarà risolto. Quel Berra di cui parlo si comportò egregiamente per circa 25 anni. Quando si studia a livello professionale purtroppo quei poveri strumenti finiscono massacrati. Ma il mio sembrava fatto di acciaio per quanto risultava robusto. Grazie per la risposta e complimenti per tutte le cose di cui ci tiene al corrente con estrema professionalità.
  
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pianozero
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #7 - 17. Feb 2018 at 14:01
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http://www.lieveverbeeck.eu/pianoforti_italiani_b.htm

al link sopra vengono riportati tre Berra. uno dei quali è Cesare.

Un caro saluto a voi.
  
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Zabrina
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #8 - 17. Feb 2018 at 15:24
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A questo punto, Maestrissimo, non credo proprio che abbia fatto una figuraccia, visto che la "faccenda Berra" sembra essere intricata assai...  Huh

Ad ogni modo, grazie per il suo racconto. Non soltanto la storia di un pianoforte, ma uno spaccato storico. Non riesco davvero ad immaginare uno stipendio di 1.000 lire al mese... soprattutto se penso che stiamo parlando di un'epoca neanche tanto lontana, e lo dimostra il fatto che Lei è qui a raccontarcelo.

Bellissimo racconto  Smiley
  
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Michele Marvulli
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #9 - 17. Feb 2018 at 18:17
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Carissima, nel 1943 (anno dell'armistizio e successiva liberazione) avevo 14 anni, dunque non è difficile ricordare. La lira, in metallo, era già un grande valore; avevamo tutta una serie di monetine, da un centesimo a cinquanta centesimi (questa, se non ricordo male, d'argento). Eppoi non ricordi quella famosa canzone che ancora circola talvolta nei Festivals  "Se potessi avere mille lire al mese"?
  
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Zabrina
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W Pianoforum!

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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #10 - 18. Feb 2018 at 10:48
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Certo, la canzone la ricordo Smiley
ma un conto è sentire la canzonetta di un festival, altro conto è leggere il racconto di un vissuto dal quale traspaiono emozioni, sacrifici e l'amore infinito di un padre che firma 72 cambiali pur di assecondare la passione del figliolo.

Oltre ad essere stato baciato dalla dea Euterpe, lei ha un dono incredibile per la scrittura.
  
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ibachnew
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #11 - 19. Feb 2018 at 00:00
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Cesare, Carlo o “Giovanni”?
agli antenati l’ardua risposta … oppure vedere
http://pianofortibergamini.it/pianoforti-baer/
Bergamini infatti, oltre a distribuire gioelli [Steinweg e Steingraeber] produce e commercializza i pianoforti C.Baer di oggi
fra l’altro oltre a lavorare per varie istituzioni musicali sono anche i fornitori del Baer118 [credo] sistemato da alcuni anni in libero uso nell’atrio della stazione ferroviaria di Porta Nuova
piu’ recente la collocazione, sempre in libero uso, di un Baer175 all’IKEA di Collegno che si trova nella cintura di Torino a pochi km dalla sede di Bergamini Pf [Pianezza]
  
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^Fra^
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Re: Pianoforte verticale WICKIE??
Reply #12 - 19. Feb 2018 at 08:05
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Il costruttore di cui si parlava, quello noto a tutti i tecnici per i pianoforti verticali che si trovano ancora in giro oggi e costruiti dai primi 900 in poi, si chiamava CARLO, e non ci sono dubbi.

Un pò tutti i costruttori hanno avuto una loro storia, una loro dinastia che parte dal nonno e passa per varie ramificazioni di parentado.



  
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