Hot Topic (More than 10 Replies) Dove si sposta lo sguardo del pianista (Read 338 times)
Zabrina
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Dove si sposta lo sguardo del pianista
01. Sep 2018 at 23:42
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Davvero curioso questo aggeggio!

Una videocamera collegata agli occhiali di chi suona in grado di indicare precisamente gli spostamenti dello sguardo dell'esecutore Shocked


What Does a Pianist See?
  
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pianozero
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #1 - 01. Oct 2018 at 23:07
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Oh davvero interessante, in particolare la parte relativa alla lettura- IL maestro impiega solo il 17% del tempo a guardare i tasti la sua allieva 42%.

Io credo credo di starci  ben oltre il 50%.

Concetto sul quale lavorare
  
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Monez
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #2 - 07. Oct 2018 at 23:08
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Molto interessante questo tema.

La mia insegnante di conservatorio insisteva sul fatto che le mani devono  "sapere" dove si trovano sulla tastiera e che l'apporto  visivo serve solo nei "salti" anticipando di una frazione di secondo il movimento.

Ad oggi mi trovo che se guardo "troppo" la tastiera su un pezzo già  studiato, sbaglio Huh Grin

Diversa è  la fase di analisi del pezzo dove si cerca la diteggiatura ideale, qui l'aiuto dello sguardo è, nel mio caso, imprescindibile.
  
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Monez
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #3 - 11. Oct 2018 at 23:15
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Approfitto di questo thread per condividere con voi un video del pianista giapponese (se non sbaglio) NobuyukiTsijii.

https://youtu.be/KgPXOW5bpZk

Al di là della valutazione della sua interpretazione (non ho le basi per farne un'analisi critica), mi affascina il fatto che un ragazzo cieco dalla nascita possa arrivare a questi livelli.

Non mi capacito di come faccia a studiare un nuovo pezzo.
So che esistono spartiti in Brail, ma senza l'apporto dello sguardo sulla tastiera in fase di studio, diventa veramente complicato.

  
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vecchiobambino
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #4 - 12. Oct 2018 at 00:33
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Bellissimo link.
Uno dei miei insegnanti di pianoforte insegnava anche all'Istituto per ciechi. Non gli ho mai chiesto come facesse, ma mi diceva che un suo allievo suonava meravigliosamente l'improvviso op.90 n.3.

I salti si possono fare alla cieca, anzi è un utile esercizio.

Si può suonare anche al buio. Una volta ho continuato a suonare senza accorgermi che fosse buio, non aveva nessuna importanza [ma non mi importa neppure che sia finita la pagina, preferisco imparare a memoria il pezzo...sì lo so che sono pigro  Smiley].
  
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pianozero
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #5 - 12. Oct 2018 at 07:53
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Non mi stupisco di nulla. Le capacità di adattamento umane sono incredibili. Faccio un esempio: c'è un giocatore di golf sudafricano che gioca a livelli quasi professionali (cioè handicap 0) su una gamba sola! l'altra gamba l'ha persa diversi anni fa!
E' un caso che lascia esterrefatti perché fare uno swing completo con  sufficiente precisione, equilibrio e velocità per giocare  quel livello  è cosa assolutamente difficile per qualsiasi normodotato.

Tornando a quanto dice Monez "La mia insegnante di conservatorio insisteva sul fatto che le mani devono  "sapere" dove si trovano sulla tastiera e che l'apporto  visivo serve solo nei "salti" anticipando di una frazione di secondo il movimento", questo è il mio grande cruccio. Ho iniziato a suonare il pianoforte troppo tardi (40 anni compiuti) e temo che questa sia una capacità che si sviluppa da giovani, quando lo strumento tende a diventare quasi una protesi di se stessi. . Io l'avevo quasi raggiunta (non del tutto ma quasi ) con la chitarra che è stato il mio primo strumento tra i 13 e i 20 anni, ma vedo che oggi senza uno sguardo alla tastiera trovare i tasti mi è difficile, di qui i problemi anche di lettura (molto più complessa sul piano che non con la chitarra che necessita di un solo pentagramma). La chitarra per altro ha una forma molto più riconoscibile, la si abbraccia e offre una percezione più nitida, diversamente dal pianoforte impersonale e omogeneo da questo punto di vista, per il quale basta spostarsi di un centimetro sulla sedia  già siamo in una posizione diversa con distanze dai tasti diverse.

Da dire anche che non mi esercito molto in tal senso, preferisco sempre prendere un pezzo e memorizzarlo un po' alla volta. D'altra parte so che Zabri ha raggiunto buoni risultati pur iniziando da adulta come me, quindi volendo forse ci si arriva pure. Ho anche poche scuse.
  
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andreavezzoli
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #6 - 12. Oct 2018 at 17:36
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Monez wrote on 11. Oct 2018 at 23:15:
Approfitto di questo thread per condividere con voi un video del pianista giapponese (se non sbaglio) NobuyukiTsijii.

https://youtu.be/KgPXOW5bpZk

Al di là della valutazione della sua interpretazione (non ho le basi per farne un'analisi critica), mi affascina il fatto che un ragazzo cieco dalla nascita possa arrivare a questi livelli.

Non mi capacito di come faccia a studiare un nuovo pezzo.
So che esistono spartiti in Brail, ma senza l'apporto dello sguardo sulla tastiera in fase di studio, diventa veramente complicato.



Non è l'unico esempio di pianisti non vedenti di altissimo livello, conosci il grande jazzista Art Tatum?


Tornando al tema principale del topic, che è molto interessante, aggiungerei che il non guardare la tastiera è una cosa che si acquisisce naturalmente dopo anni di studio, è un qualcosa che nasce a livello mentale: non avete mai provato a studiare/ripassare un pezzo mentalmente lontano dal pianoforte?, io spesso lo faccio quando compongo un pezzo per pianoforte e non ho a disposizione lo strumento, ecco la stessa cosa avviene per non guardare la tastiera deve arrivare un input mentale che ci porta a automatizzare certe cose.


  
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Zabrina
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #7 - 12. Oct 2018 at 23:08
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pianozero wrote on 12. Oct 2018 at 07:53:
ma vedo che oggi senza uno sguardo alla tastiera trovare i tasti mi è difficile, di qui i problemi anche di lettura...


E se fosse il contrario? Forse è proprio perché esegui senza leggere che ti sei abituato a suonare guardando le mani. È inevitabile, penso  Huh

È una supposizione  Huh

Penso, ad esempio, a quando facevo tantissimi errori (di note) per il semplice fatto che, guardando lo spartito, non riuscivo a stimare in modo corretto la distanza fra i tasti e il tipo di movimento che dovevo fare. La cosa si assesta da sé nel momento in cui, invece di imparare a memoria le note, si memorizza il movimento necessario, ovvero si impara a "sentire" di quanto si deve allargare o spostare la mano.


  
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Zabrina
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #8 - 12. Oct 2018 at 23:15
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pianozero wrote on 12. Oct 2018 at 07:53:
D'altra parte so che Zabri ha raggiunto buoni risultati pur iniziando da adulta come me, quindi volendo forse ci si arriva pure. Ho anche poche scuse.


Non mi sopravvalutare. È anche vero che io affronto un repertorio molto meno complesso del tuo  Smiley
  
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10dita
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #9 - 13. Oct 2018 at 00:38
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Da "Lo Zen e il tiro con l'arco" di Eugen Herrigel (ed. Adelphi, pag.78/79/80):

<<[…]Così l'arciere colpisce il bersaglio senza aver mirato esternamente-meglio non glielo so dire.>>
Per quanto questo paragone mi desse da pensare, senza però che riuscissi a comprenderlo fino in fondo - qualcosa dentro di me non voleva placarsi e mi impediva di continuare ad esercitarmi con cuor leggero. Una obiezione, che nel corso delle settimane si fece sempre più precisa, mi salì finalmente alle labbra. E chiesi: <<Non si può almeno supporre che dopo decenni d'esercizio lei, involontariamente e con la sicurezza di un sonnambulo, tenda l'arco e incocchi la freccia in modo che senza aver consapevolmente mirato colpisca il bersaglio,  anzi, lo debba necessariamente colpire? >>.

Il Maestro, ormai abituato alle mie fastidiose domande, scosse la testa. <<Non voglio negare >> disse dopo una pausa di silenzio e
di riflessione << che in ciò che lei dice possa esserci qualcosa di vero. Mi metto pure 'di fronte' al bersaglio, così che necessariamente lo vedo, anche se non mi rivolgo verso di esso volontariamente. Ma d'altra parte so che tale vista non basta, non decide, non spiega nulla, perché io vedo il bersaglio come non lo vedessi >>.

<< E allora dovrebbe colpirlo anche con gli occhi bendati >> mi sfuggì detto. Il Maestro mi fissò con uno sguardo che mi
fece te mere di averlo ferito, quindi disse:
<< Venga stasera! >>.

Presi posto davanti a lui su un cuscino. Mi porse il tè, ma non parlò. Così rimanemmo seduti per molto tempo. Non si sentiva che
il canterellare dell'acqua che bolliva sui carboni accesi. Finalmente il Maestro si alzò e mi fece cenno di seguirlo. La sala degli esercizi era tutta illuminata. Il Maestro mi disse di piantare nella sabbia davanti al bersaglio una candelina di quelle usate contro le zanzare, lunga e sottile come un ferro da calza, ma non di accendere la luce nella sala dove era il bersaglio. Era così buio che non potevo neppure distinguerne i contorni, e se il minuscolo puntino di fuoco non si fosse tradito avrei forse potuto indovinare il luogo dove stava il bersaglio, ma non trovarlo con esattezza. Il Maestro 'danzò' la cerimonia. La sua prima freccia partì dalla luce piena verso la profonda notte.

Dal suono dell'impatto riconobbi che aveva colpito il bersaglio. Anche la seconda freccia lo colpì. Quando ebbi fatto luce nella sala del bersaglio, scoprii con mio profondo stupore che la prima freccia era confitta nel centro, mentre la seconda aveva scheggiato la cocca della prima freccia, fendendone per un tratto l'asta, prima di conficcarsi accanto a essa nel centro. Non osai estrarre le due
frecce separatamente, ma le riportai insieme al bersaglio. Il Maestro le considerò attentamente. << Il primo colpo >> disse poi
<< non È stato, lei dirà, una cosa straordinaria, perché‚ la sala del bersaglio da decenni mi è così familiare che anche nel buio più fitto dovrei sapere dove si trova il bersaglio.
Può darsi - e non voglio cercare delle scuse. Ma la seconda freccia, che ha colpito la prima - che ne dice? Ad ogni modo so che
non sono 'io' a cui si può attribuire quel colpo. 'Si' è tirato e 'Si' è colpito. Inchiniamoci davanti al bersaglio come davanti a Buddha!>>.


Meditiamo Roll Eyes

Cordiali saluti
  
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10dita
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #10 - 15. Oct 2018 at 12:21
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pianozero wrote on 12. Oct 2018 at 07:53:
Non mi stupisco di nulla. Le capacità di adattamento umane sono incredibili.

Gent.mo, codesto è vero.

Ma prescindendo da ciò, se concesso, io rimango sempre convinto che fatte le debite proporzioni è il Talento (chiamalo come vuoi: predisposizione, etc...) che alla fine entra in giuoco e permette prestazioni di rilievo.

In gioventù mia lieta mi capitò di far un corso estivo con un Maestro non vedente; persona sicuramente preparata e con capacità, ma dal punto di vista esecutivo le carenze erano assai evidenti e la performance più che nella "norma".
Dirai: ma è già molto per un non vedente!

Certo! Ma se prendiamo le esibizioni sopra citate, e di altri dal Talento superiore, paragon non v'è!

Cordiali saluti

  
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pianozero
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #11 - 15. Oct 2018 at 21:26
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10dita wrote on 13. Oct 2018 at 00:38:
Da "Lo Zen e il tiro con l'arco" di Eugen Herrigel (ed. Adelphi, pag.78/79/80):

“ 'Si' è tirato e 'Si' è colpito. >>.[/b]”

Meditiamo Roll Eyes

Cordiali saluti

Toccante e sicuramente da interiorizzare
Era Carmelo Bene che diceva che il grande giocatore di calcio è colui che si fa giocare a calcio. Potremmo dire quindi anche il bravo pianista è colui che si fa suonare dal pianoforte. La riflessione è importante. Ancora più importante sarebbe raggiungere quella conoscenza (familiarità la chiama splendidamente  il Maestro) che permetta speculazioni meravigliose come questa.


10dita wrote on 15. Oct 2018 at 12:21:
Ma prescindendo da ciò, se concesso, io rimango sempre convinto che fatte le debite proporzioni è il Talento (chiamalo come vuoi: predisposizione, etc...) che alla fine entra in giuoco e permette prestazioni di rilievo.





certo non è da tutti, estremizzavo il concetto estendendolo al genere umano intero così come si direbbe che "l'uomo è capace di andare sulla luna";  chi lo ha permesso è una  piccolissima rappresentanza
  
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pianozero
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #12 - 15. Oct 2018 at 21:37
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Zabrina wrote on 12. Oct 2018 at 23:08:
La cosa si assesta da sé nel momento in cui, invece di imparare a memoria le note, si memorizza il movimento necessario, ovvero si impara a "sentire" di quanto si deve allargare o spostare la mano.




certo; questo se lo hai imparato è fondamentale, come dicevo sopra ero arrivato a capire questo movimento con il mio primo strumento ... strumento madre mi viene da dire.
Complimenti davvero per aver saputo fare questo da adulta, lo trovo di incoraggiamento. E quanto dici è sicuramente verissimo cioè che il fatto di guardare la tastiera è conseguente alla mancata lettura. E alla fine torniamo sempre lì---
  
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Zabrina
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Re: Dove si sposta lo sguardo del pianista
Reply #13 - 17. Oct 2018 at 00:06
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pianozero wrote on 15. Oct 2018 at 21:37:
certo; questo se lo hai imparato è fondamentale, come dicevo sopra ero arrivato a capire questo movimento con il mio primo strumento ... strumento madre mi viene da dire.
Complimenti davvero per aver saputo fare questo da adulta, lo trovo di incoraggiamento.


Aspetta, un momento...  Huh
È una capacità che migliora molto gradualmente. Sicuramente ora ho meno bisogno di guardare la tastiera rispetto a qualche tempo fa, ciò non significa che non abbia mai bisogno di guardare, anzi  Tongue

Quello che cerco di fare, nel momento in cui imposto un brano, è quello di capire quali sono i passaggi in cui ho veramente bisogno di gettare uno sguardo alla tastiera e quali sono invece i passaggi in cui, lavorandoci, lo posso evitare. In quest'ultimo caso allora, a volte, occorre dedicare qualche minuto al passaggio in questione per studiare e "sentire" il movimento necessario senza l'aiuto dell'occhio.

Insomma, a parer mio, il "non guardare" è una cosa che può avvenire già naturalmente in alcuni passaggi (dipende dal grado di esperienza), ma che si può anche studiare coscientemente in altri.

Dai, che il Maestro Marvulli ti aspetta  Cheesy Cheesy Cheesy
  
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