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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 17862 times)
tgdigit
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Argh !

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Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
30. Dec 2018 at 16:43
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Ho provato a rispondere a questa domanda cercando in rete dei pezzi interessanti (e per nulla di difficile ascolto), per pianoforte (ma non solo), di alcuni famosi autori di musica classica contemporanea, che non vuole essere una risposta esaustiva alla domanda (giacché non ritengo di essere un esperto del “settore”), ma uno spunto per una discussione aperta e per dei contributi aggiuntivi, accompagnati da brevi descrizioni.

Luciano Berio - "Wasserklavier" (1965)

Citazione da http://www.ilcorrieremusicale.it/2011/05/21/luciano-berio-e-il-pianoforte/:
“Wasserklavier, del 1965, indaga gli aspetti simbolici e le suggestioni che possono essere legate al concetto di acqua, specie in relazione con gli strati “sommersi” della memoria: di qui l’utilizzo di materiale armonico derivato dall’Impromptu op. 142 n. 1 di Schubert e dall’Intermezzo op. 117 n. 2 di Brahms. Il risultato è di toccante nostalgia, anche grazie ad un attento ed originale studio sul timbro dello strumento, di cui si rievocano alcuni tratti salienti (in particolare derivati dal pianismo di Chopin, Debussy e Skriabin) con grande maestria ed originalità.”

Video: https://www.youtube.com/watch?v=aUANffW3EkQ


Giacinto Scelsi - Un Adieu (1978)

Citazione da https://sentireascoltare.com/rubriche/giacinto-scelsi-la-vita-in-una-sola-nota/:

“Scelsi continuò a comporre fino a poco prima di morire e la sua ultima composizione, oltre ad assumere il carattere del commiato sin dal titolo (Un Adieu), ritorna significativamente al pianoforte solo, quasi a voler chiudere un cerchio. Il cerchio più grande.
Se ne va così, con un poetico e raccolto addio, in maniera quasi mistica, il “compositore di una nota sola” come qualcuno lo ha definito, chiudendo i contatti con il mondo il giorno 8.8.88 e gli occhi il giorno dopo.”

Video: https://www.youtube.com/watch?v=5cxi7ztTakc


Salvatore Sciarrino – “Anamorfosi” (1980)

Brano di carattere dichiaratamente ironico in quanto fonde insieme il brano di Ravel “Jeux d’eau” e la canzone popolare “Singin’ in the Rain”.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=yCcqkFTvwAI


Niccolò Castiglioni – Come io passo l’estate (1983)

Citazione da http://www.mitosettembremusica.it/sites/mitosettembremusica.it/files/programmi/2...
“Come io passo l’estate (1983) è il vero e proprio diario musicale di un escursionista montano, con titoli come Arrivo a Tires, La Fossa del Lupo, Andiamo al rifugio Bergamo e via discorrendo. A proposito delle ore passate in valle o in vetta, Castiglioni una volta disse: «Quando percorrevo in lungo e in largo la Valle di Tires con ogni sorta di passeggiate, mi pareva che dal fondo del torrente, che sussurrava musicalmente, meraviglioso nel silenzio dei boschi e dei gioghi montani, cantasse e salisse dal fondovalle (come una esalazione o una nebbia arcana) la voce dei grandi mistici del Medioevo: Sant’Anselmo, San Bonaventura, Enrico Suso, San Bernardo...». Dal punto di vista musicale, questa «suite per pianisti principianti» è fra le partiture più amabili che Castiglioni abbia mai scritto. Troneggia l’affetto del compositore per il mondo musicale passato, e per una lingua tanto snobbata dal modernismo quanto amata dai cuori semplici”

Video: https://www.youtube.com/watch?v=OTdNKY3o4l8


Franco Donatoni - “Sweet Basil” per trombone e big band (1993):

“Jazz immaginario” (cit. autore) di un compositore contemporaneo.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=gilSio6XhC4


Carlo Boccadoro - Succede ai pianoforti di fiamme nere (2011)

Citazione da https://www.recensito.net/archivio/9-musica/9859-roma-il-pianista-giuseppe-alban...

“Un compositore che chiede al pianoforte e al pianista l’impossibile stupefacente; è lo stesso Boccadoro a parlarci del suo nuovo pezzo: “Succede ai pianoforti di fiamme nere è il titolo di un quadro di Enzo Cucchi, maestro della transavanguardia. È stato dipinto nel 1983 e raffigura un pianoforte in fiamme, che brucia dentro un vulcano, circondato da figure misteriose. Mi sono sempre chiesto che musica potrebbe suonare quel pianoforte, salito chissà come fino alla bocca di quel vulcano. Finalmente è arrivata l’occasione per immaginarlo, per farlo”. E Albanese, che lo interpreta in prima assoluta, così ne parla: “La difficoltà esecutiva del brano è enorme, sono ventisei pagine di puro inferno! Nella scrittura le fiamme sono evidenti, sono ritratte attraverso i trilli nella regione grave della tastiera: è come un crepitio. È un pezzo pieno di contrasti e dinamiche estreme con un martellamento ossessivo. E’ come se Il pianoforte impazzisse, e comunque è tutto utile, funzionale, non c’è l’ornamento o l’abbellimento inutile”.”

Video: https://www.youtube.com/watch?v=mYuMMKpi_UU
  

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10dita
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #1 - 03. Jan 2019 at 00:50
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Gent.mo, hai posto una domanda molto interessante, e direi vitale.

Gli ascolti (bellissimi  Roll Eyes Smiley)  che hai proposto son sicuramente "per nulla di difficile ascolto", almen per chi ha una certa esperienza e contezza di Musica: senza far i saccenti, ovvio!

Pur io non posso definirmi "un esperto del “settore”", e quando sento Artisti di altissimo livello (ad es. Pollini) eseguire con tanta maestria e convinzione opere che pur al mio orecchio (abbastanza "allenato": mai abbastanza, mi rendo conto!) risultano "ostiche", mi pongo seriamente dei "problemi"! E un dubbio mi assale: allor son io che non "ricevo" Huh Undecided Embarrassed

Codesto dubbio sempre mi prende quando non "ricevo" il "messaggio" che sia musicale o altro.

Quel "riusciamo" ha dei lati "oscuri" che dovrebbero esser sviscerati!
Sempre se si vuol "capire", e non ridurre l'ascolto ad una mera esperienza passiva o (peggio!) di autocompiacimento: cose "pericolosissime"!

Il discorso è apertissimo e difficile.

Grazie per aver aperto codesto topic Smiley

Cordiali saluti
  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #2 - 03. Jan 2019 at 11:42
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10dita wrote on 03. Jan 2019 at 00:50:
Gent.mo, hai posto una domanda molto interessante, e direi vitale.

Gli ascolti (bellissimi  Roll Eyes Smiley)  che hai proposto son sicuramente "per nulla di difficile ascolto", almen per chi ha una certa esperienza e contezza di Musica: senza far i saccenti, ovvio!

Pur io non posso definirmi "un esperto del “settore”", e quando sento Artisti di altissimo livello (ad es. Pollini) eseguire con tanta maestria e convinzione opere che pur al mio orecchio (abbastanza "allenato": mai abbastanza, mi rendo conto!) risultano "ostiche", mi pongo seriamente dei "problemi"! E un dubbio mi assale: allor son io che non "ricevo" Huh Undecided Embarrassed

Codesto dubbio sempre mi prende quando non "ricevo" il "messaggio" che sia musicale o altro.

Quel "riusciamo" ha dei lati "oscuri" che dovrebbero esser sviscerati!
Sempre se si vuol "capire", e non ridurre l'ascolto ad una mera esperienza passiva o (peggio!) di autocompiacimento: cose "pericolosissime"!

Il discorso è apertissimo e difficile.

Grazie per aver aperto codesto topic Smiley

Cordiali saluti

Bravissimo, infatti prendo spunto dalle tue considerazioni con delle domande, perché risposte certe non ho  Smiley.

La musica cos'è se non comunicare con i suoni?

Il compositore vuole comunicare qualcosa, il mezzo che utilizza è il suono.

Però chi l'ha detto che la musica che compone deve essere "facile", "orecchiabile"?
I suoni devono tutti stare dentro delle regole prescritte, diciamo, di "consonanza"? E per quale motivo?

Non sarà che componendo una bella melodia in questo modo il messaggio viene coperto, smarrito, sovrascritto?

Il messaggio forse c'è, ma non è in superficie, come lo è il bel suono.

Non sarà che, per pigrizia mentale (ascolto passivo), molti di noi si fermano a questa bella superficie, tradendo la volontà del compositore?

Ma allora la melodia non sarà una gabbia per l'artista?

L'artista sarà allora libero di esprimere il proprio pensiero quando si libererà dalla forzata ricerca di una bella melodia?

Sarà forse più chiaro il suo pensiero quando non sarà più mascherato dal bel suono?

Questo richiede lo sforzo intellettuale da parte di chi ascolta, di capire il messaggio.

Allora in sintesi si tratterebbe di capire la musica?

Vogliamo provarci?

Per esempio
  

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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #3 - 03. Jan 2019 at 14:26
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Interessantissima discussione Smiley

Personalmente ritengo che la musica non debba per forza comunicarci qualcosa, ci sono pezzi bellissimi che li ascolto non perché mi comunicano qualcosa ma perché ascoltandoli provo soddisfazione al di la di quello che pensava il compositore (penso per esempio alle fughe di Bach,ai quartetti di Haydn o all'op.119 di Brahms). La musica è un linguaggio autonomo, e solo se rimane autonoma dalle altre arti (pur avendo punti di contatto e contaminazioni) può raggiungere, secondo me, le vette più alte.
Da compositore posso dirvi che il problema vero è che per anni alcuni compositori hanno messo davanti a tutto la sperimentazione fine a se stessa ignorando le importanti lezioni del passato, e ignorando pure certe questioni fisiologiche del suono: il nostro orecchio prova piacere con la consonanza perché è costruita su certi  rapporti matematici, la dissonanza a senso se rapportata con la consonanza oppure se emancipata da essa ma nel momento in cui la dissonanza si emancipa allora c'è bisogno che altri parametri musicali (timbro, ritmo... forma) siano trattati dal compositore in maniera da generare  nell'ascoltatore curiosità, l'esempio più importante di questo a mio avviso è la "sagra della primavera" di Stravinsky.
Non dimentichiamoci però che in America la consonanza (se pur organizzata secondo nuovi schemi) non è mai stata dimenticata, compositori come Copland, Bernstein, e successivamente Reich e Glass hanno dimostrato come si potesse scrivere musica nuova utilizzando elementi del passato semplicemente riorganizzando il modo di trattarli.
A proposito propongo alcuni ascolti:





  
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10dita
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #4 - 04. Jan 2019 at 00:56
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andreavezzoli wrote on 03. Jan 2019 at 14:26:
Personalmente ritengo che la musica non debba per forza comunicarci qualcosa, ci sono pezzi bellissimi che li ascolto non perché mi comunicano qualcosa ma perché ascoltandoli provo soddisfazione al di la di quello che pensava il compositore (penso per esempio alle fughe di Bach,ai quartetti di Haydn o all'op.119 di Brahms). 

Gent.mo, codesto è proprio il modo di ascolto più "pericoloso" Grin

Quello che Adorno definiva:
"...il tipo dell'ascoltatore emotivo che nulla vuol sapere intorno alla musica e preferisce abbandonarsi al suo flusso sonoro...".

Quella che io ho definito "esperienza passiva o (peggio!) di autocompiacimento".

Quando verghi ciò: "ritengo che la musica non debba per forza comunicarci qualcosa", credo ci sia un grandissimo equivoco su cosa si intende per comunicare...qualcosa...in...Musica.

Ma lo sappiamo, le parole son fallaci.

Argomento che ci porterà lontano penso.

Cordiali saluti

PS
tgdigit wrote on 03. Jan 2019 at 11:42:
Vogliamo provarci?
Per esempio


Ottimo Smiley
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #5 - 04. Jan 2019 at 16:02
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Quello della comunicazione è un argomento vasto che ci potrebbe portare molto lontano e anche fuori tema, proviamo allora a ridurre le nostre considerazioni all'essenziale?

Siamo d’accordo che la musica è un linguaggio, perciò non possiamo obiettare che non comunichi qualcosa (forse in alcuni casi, ma, in generale, deve comunicare qualcosa, anche perché è difficile non comunicare davvero qualcosa  Smiley), altrimenti non la potremmo neanche definire linguaggio.

Ora, cosa comunica la musica?
Anche qui mi avvalgo della riduzione all’ essenzialità: Ci comunica emozioni? In generale certo che si!

La musica comunica emozioni

Detto questo, il problema dell’”ascolto emotivo” contiene delle sfumature e delle differenze, cioè la definizione di Adorno intendeva una cosa, mentre la dichiarazione di andreavezzoli, credo che intenda un’altra cosa (del resto mi sembra proprio strano che un compositore, conoscendo le forme musicali, non ascolti, diciamo, in modo “evoluto”, passatemi il termine).

Ascolto è il piacere di seguire l'evolversi di una composizione riconoscendone gli elementi fondanti
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #6 - 04. Jan 2019 at 17:14
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Io non intendo assolutamente un "ascolto passivo" anzi, per me l'ascolto musicale, per poter provare "soddisfazione" deve essere consapevole, il grado di consapevolezza dipende da chi ascolta se è "esperto" oppure è un ascoltatore che non ha alcuna preparazione musicale.
Consapevolezza di cosa?: forma, ritmo,timbro, armonia...  chi non ha preparazione musicale avrà comunque consapevolezza se un determinato pezzo musicale (per esempio) è ritmicamente "danzabile" o meno oppure se una melodia ritorna nel corso del pezzo...
Però ritengo che l'errore che venga spesso fatto quando si parla di musica è quello di classificare un pezzo  secondo il grado di "profondità"  dei contenuti musicali, la musica è variazione, sviluppo, forma questo a prescindere dai contenuti musicali utilizzati, quindi se vogliamo che la musica contemporanea venga ascoltata dovremmo "indirizzare" l'ascoltatore non preparato al riconoscimento delle metamorfosi del materiale di base, capire per esempio se c'è una variazione timbrica, oppure se una determinata figura musicale parte dal grave e poi, più o meno gradualmente sale verso l'acuto, se una melodia è prima affidata ad uno strumento e poi ad un altro.
Altrimenti si rischia di ragionare in modo empirico e soggettivo, o peggio ancora cercando di dare un significato extramusicale (filosofico) alla musica. La musica può evocare contenuti extramusicali ma deve rimanere autonoma altrimenti perde tutta la sua peculiarità
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #7 - 04. Jan 2019 at 17:30
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tgdigit wrote on 04. Jan 2019 at 16:02:
Quello della comunicazione è un argomento vasto che ci potrebbe portare molto lontano e anche fuori tema, proviamo allora a ridurre le nostre considerazioni all'essenziale?

Siamo d’accordo che la musica è un linguaggio, perciò non possiamo obiettare che non comunichi qualcosa (forse in alcuni casi, ma, in generale, deve comunicare qualcosa, anche perché è difficile non comunicare davvero qualcosa  Smiley), altrimenti non la potremmo neanche definire linguaggio.

Ora, cosa comunica la musica?
Anche qui mi avvalgo della riduzione all’ essenzialità: Ci comunica emozioni? In generale certo che si!

La musica comunica emozioni

Detto questo, il problema dell’”ascolto emotivo” contiene delle sfumature e delle differenze, cioè la definizione di Adorno intendeva una cosa, mentre la dichiarazione di andreavezzoli, credo che intenda un’altra cosa (del resto mi sembra proprio strano che un compositore, conoscendo le forme musicali, non ascolti, diciamo, in modo “evoluto”, passatemi il termine).

Ascolto è il piacere di seguire l'evolversi di una composizione riconoscendone gli elementi fondanti


La musica è un linguaggio? si ma è un linguaggio autonomo che a differenza di altri linguaggi non ha bisogno di essere decodificato, o meglio ognuno di noi lo decodifica in modo soggettivo, mentre se alla stazione annunciano un ritardo di 5 minuti del treno tutti quelli che conoscono l'italiano/inglese capiscono che dovranno aspettare per salire sul treno se io  invece ascolto una fuga di Bach posso decodificare la musica ma in modo soggettivo (qualcuno si rilassa, un altro sente un ritmo che lo fa ballare, il compositore percepisce il fluire della struttura musicale e del contrappunto, mentre un altro può, ascoltando, provare gioia, qualcun altro potrebbe evocare immagini... o ricordi); capite come il problema della definizione "linguaggio musicale" sia molto complesso.

Sulle emozioni in musica: non è la musica che ci emoziona ma siamo noi che, in base al nostro grado di consapevolezza, in base al nostro vissuto, in base al nostro stato d'animo, proviamo emozioni evocate dalla musica. Se la musica trasmettesse veramente emozioni allora tutti, ascoltando lo stesso brano, proverebbero le stesse emozioni.  Quindi il lato emotivo dell'ascolto musicale è fondamentale ma non è dovuto solo alla musica ma anche al contesto e a chi ascolta.

[b]Tornando alla musica contemporanea:[/b] l'intento di alcuni compositori potrebbe non essere quello di emozionare ma di evocare qualcosa attraverso la musica (un paesaggio, evocare musica proveniente da luoghi lontani o da tempi passati...).


  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #8 - 04. Jan 2019 at 17:48
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Tornando alla musica contemporanea:

Schoenberg - Un sopravvissuto di Varsavia

A me fa venire i brividi, a voi no? Non ci credo.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #9 - 05. Jan 2019 at 20:15
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  con una sola nota Smiley
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #10 - 06. Jan 2019 at 12:16
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andreavezzoli wrote on 05. Jan 2019 at 20:15:
  con una sola nota Smiley

"Musica ricercata" di Ligeti, molto molto interessante  Smiley.

11 brani che si basano su una progressione di note, da 2 il primo (La e Re, tonica e dominante), a 12 l'ultimo.

Tutti i brani sono molto belli e significativi.

A me affascina molto il 7° per l'ostinato eseguito dalla mano sinistra, completamente a se stante rispetto alla destra, come fosse un altro strumento, un nastro preregistrato e mandato in loop.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #11 - 06. Jan 2019 at 19:14
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Ancora in tema di Ligeti e di indipendenza ritmica:

  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #12 - 09. Jan 2019 at 01:28
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Gent.mi, e di codesto brano che mi dite  Questioning :

Boulez sonata n.2 (1st mov.)

QUI

Ricordo un pubblico, proprio ad un concerto di Pollini, assai sconcertato, e sconcertato è dir poco Cheesy

Cordiali saluti
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #13 - 09. Jan 2019 at 13:46
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Posso essere d'accordo sullo "sconcerto" ma è pur vero che il pubblico non può aspettarsi sempre le "solite" opere da repertorio, altrimenti si creerebbe una sorta di "stasi" musicale in cui non si valorizza più la musica contemporanea solamente per non "disturbare" il pubblico, è pur vero che il pubblico paga per entrare ad un concerto di Pollini, ma l'obbiettivo dell'arte non è solo quello di fare spettacolo e di compiacere il pubblico ma anche  quello di trovare nuove strade.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #14 - 10. Jan 2019 at 13:27
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Mi viene da pensare che sia meglio procedere, lasciatemi dire, per gradi: sento che c'è un salto troppo ampio tra Ligeti e Boulez.

Ci vogliamo provare?
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #15 - 10. Jan 2019 at 15:18
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tgdigit wrote on 10. Jan 2019 at 13:27:
Mi viene da pensare che sia meglio procedere, lasciatemi dire, per gradi: sento che c'è un salto troppo ampio tra Ligeti e Boulez.

Ci vogliamo provare?

Anzi, sarebbe meglio dire, differenza tra questi brani, perchè, al contrario, ci avviciniamo se prendiamo altra produzione di Ligeti appartenente al mondo dell'esperienza elettronica con Karlheinz Stockhausen, se non quando abbandona melodia, armonia e ritmo, per concentrarsi invece puramente sul timbro del suono, vedi ad esempio:

Atmosphères (1961)
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #16 - 10. Jan 2019 at 16:40
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10dita wrote on 09. Jan 2019 at 01:28:
Gent.mi, e di codesto brano che mi dite  Questioning :

Boulez sonata n.2 (1st mov.)

QUI[url=http://www.gifanimate.com/data/media/102/musica-immagine-animata-0094.gif]h...[/url]

Ricordo un pubblico, proprio ad un concerto di Pollini, assai sconcertato, e sconcertato è dir poco Cheesy

Cordiali saluti


Però se il pubblico non si documenta prima di andare al concerto, anche perchè non parliamo degli anni '50, credo, oggi ci metti un secondo a cercare su wikipedia e magari anche approfondisci. Se invece vai con l'atteggiamento dell'ascolto passivo che si diceva sopra...

Wikipedia: "Composta nel 1948, ed eseguita per la prima volta nel 1950, grazie anche all'interessamento e sostegno di John Cage, fu la composizione che per prima diede risonanza e fama mondiale a Boulez come compositore.[3] Si sviluppa in quattro movimenti per una durata totale di circa mezz'ora. Presenta un andamento assai più articolato ed estremo rispetto alla prima sonata e momenti di notevole virtuosismo esecutivo. La composizione si richiama in modo sorprendente allo "Hammerklavier" di Beethoven, oltre a presentare un "tema BACH". La sviluppo si rifà alla classica struttura della "forma sonata" con esposizione, sviluppo e ricapitolazione.

Il primo movimento "Extremement rapide - Encore plus vif" (Estremamente rapido, ancora più vivace) è il momento di massima violenza e virtuosismo, mentre il secondo "Lent" (lento), si abbandona a momenti lirici e melodici. Il terzo movimento "Modere, presque vif"(Moderato, poi quasi vivace) è ridotto ad una lunghezza di circa tre minuti e si configura come uno "scherzo" con variazioni sul tema. Molto articolato è invece il quarto movimento "Vif - Tres modere... Tres librement..." (Vivace - Molto moderato. Assai libero..) che presenta una fuga dodecafonica, un rondò e una coda.[1]"
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #17 - 13. Jan 2019 at 23:09
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Per arrivare a Boulez credo sia meglio partire dalla dodecafonia e perciò da Schoenberg.

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Dodecafonia

"Nel periodo storico che va dagli ultimi decenni dell'Ottocento ai primi del Novecento, si assistette a un progressivo allargamento dell'uso della dissonanza nelle composizioni musicali. Tale tendenza (denominata in modo eloquente emancipazione della dissonanza) è evidente in compositori di estrazione culturale eterogenea quali Franz Liszt, Richard Wagner, Johannes Brahms, Richard Strauss, Alexander Skrjabin, Claude Debussy, Maurice Ravel, Béla Bartók, Igor Stravinskij, Ferruccio Busoni, oltre allo stesso Schönberg, e comportava un progressivo infittirsi della trama armonica, con l'impiego di accordi sempre più densi. Fu soprattutto l'esasperato cromatismo del Tristano e Isotta(composto da Wagner tra il 1857 e il 1859) a contribuire per primo alla dissoluzione della tonalità tradizionale.
Dagli accordi di tredicesima, nei quali le sette note della tonalità sono tutte presenti, si passò a introdurre note estranee alla tonalità, dapprima giustificate attraverso artifici armonici noti (le modulazioni) — ma combinati tra loro in maniera sempre più massiccia e imprevedibile — poi introdotte prescindendo dalla logica tonale fino a raggiungere il totale cromatico, vale a dire la compresenza delle dodici note all'interno dello stesso spazio musicale o dello stesso agglomerato sonoro (che non si può più, d'ora in avanti, definire accordo vero e proprio)."

Da https://it.wikipedia.org/wiki/Arnold_Schönberg

"La dodecafonia o, come Schönberg amava definirla, "metodo di composizione con dodici note poste in relazione soltanto l'una con l'altra", prevede che tutti e dodici i suoni della scala cromatica appaiano lo stesso numero di volte, affinché nessun suono prevalga sugli altri. Le composizioni non sono pertanto basate sulla tonica e non presentano più la struttura gerarchica tipica del sistema tonale.
I principi fondamentali quindi sono:
•      Uso del totale cromatico: la scala diatonica è sostituita da quella cromatica; è quindi previsto l'uso di tutti e dodici suoni disponibili nella divisione dell'ottava secondo il temperamento equabile.
•      Onde evitare la prevalenza di suono sugli altri, bisogna che nessuno di essi si ripeta prima che tutti gli altri siano comparsi. All'inizio viene quindi stabilita una serie, per fissare l'ordine in cui le note devono succedersi in quella determinata composizione.
•      Per evitare un'eccessiva uniformità si può ricorrere ad alcuni artifici, come l'utilizzo della versione retrogradata della serie originale, o l'inversione di questa (con tutti gli intervalli disposti per moto contrario), o ancora l'inversione della versione retrogradata. Si ottengono così quattro ordini principali della serie. In più, è possibile trasporre la serie originale e le sue tre "versioni" su tutti i restanti 11 gradi della scala cromatica.
La successione degli accordi costruiti sui gradi IV, V e I di una scala maggiore o minore (formula cadenzale) fornisce all'ascoltatore il senso della tonalità di un brano. Sostituendo l'accordo di tonica con un altro grado della scala (o, magari, con un accordo di un'altra tonalità), si ottiene una cadenza evitata.
Modulazioni e cadenze evitate sempre più frequenti ed ardite hanno portato storicamente ad un affievolimento del senso tonale. Anche perché se in un brano di cinque minuti la ripetizione del tema iniziale nella stessa tonalità può essere percepito come un “tornare a casa”, in uno molto più lungo non produce lo stesso effetto. Paradossalmente proprio il massimo sviluppo del sistema tonale (fine del diciannovesimo secolo) ha coinciso con l'inizio della sua crisi.
Intorno al 1920 Arnold Schönberg creò il sistema dodecafonico, che, se da una parte è figlio della crisi del sistema tonale (da cui quindi, in un certo senso, discende), dall'altra vi si contrappone, avendo come obiettivo quello di dare a tutte le note della scala cromatica la stessa importanza (mentre il sistema tonale è gerarchico, nel senso che ogni nota ha un peso diverso a seconda che sia tonica, dominante, ecc.)."

Bisogna specificare che Schoenberg arriva alla dodecafonia molto gradualmente, allora forse anche noi dovremmo arrivarci molto gradualmente.

Si può tracciare questo percorso attraverso i seguenti brani, a partire dallo stile tardo romantico, fino ad arrivare alla piena dodecafonia:

















  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #18 - 14. Jan 2019 at 13:27
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Una visione della storia della musica troppo graduale secondo me produce l'effetto contrario a quello di avvicinare le persone alla musica "non tonale" anche perché all'ascoltatore medio i termini "retrogrado", "inversione" e "serie" non dicono nulla. L'ascoltatore medio invece ha, secondo me, più facilità nel riconoscere "ritmi" e "timbri" che questioni legate all'armonia, far per esempio vedere video in cui si vedono quale/quali strumenti stanno suonando è a mio avviso più importante che non cercare di dare informazioni che il più delle volte vanno poi perdute.
Non esiste una vera gradualità nel passaggio dalla tonalità alla dodecafonia, è vero che Schoenberg  ha avuto 2 fasi creative prima di arrivarci ma allo stesso tempo altri compositori sono passati di colpo all'emancipazione della dissonanza  come per esempio Charles Ives, senza troppi passaggi.
Lo stesso Alban Berg costruiva le serie dodecafoniche dandogli un senso "paratonale" come per esempio nel concerto per violino dove la serie è una progressione che poi viene completata con le note mancanti del totale cromatico.

Ascoltare una messa di Machaut e subito dopo una sequenza di Berio, poi un corale di Bach e perchè non poi un bel valzer di Strauss e dopo Palestrina  potrebbe essere il metodo per far capire all'ascoltatore medio che non esiste solo la musica tonale, altrimenti ci vorrebbero anni (se utilizzassimo il metodo progressivo d'ascolto) e senza la garanzia del risultato. Nella vita le cose non accadono sempre gradualmente, ci sono improvvisi traumi, uragani, terremoti ecco la musica è più o meno questo.

  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #19 - 14. Jan 2019 at 14:08
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Credo che un ascoltatore medio difficilmente navighi questo sito  Smiley

Qui tutti più o meno conosciamo già la musica, ma è probabile che ci attiri poco la musica contemporanea (me compreso), spero di aver reso il senso di ciò che intendo dire, senza equivoci  Smiley.

Di Ives e Berg probabilmente scriverò in seguito.
  

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