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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 15757 times)
andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #100 - 13. Feb 2019 at 14:55
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La sequenza per fisarmonica di Luciano Berio, uno dei primi brani di compositori colti per fisarmonica sola!!
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #101 - 14. Feb 2019 at 09:52
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A me piace tantissimo la sequenza per voce. la prima volta che la sentii rimasi senza parole XD
https://www.youtube.com/watch?v=DGovCafPQAE
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #102 - 14. Feb 2019 at 12:36
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Aldo Clementi

Allievo di composizione di Alfredo Sangiorgi, grazie al quale studia la musica della seconda scuola di Vienna e la dodecafonia.
Una delle prime composizione:



Nel 1952 studia sotto la guida di Goffredo Petrassi.
Incontra Bruno Maderna, iniziando così un rapporto che Clementi stesso definirà come "di decisiva importanza".
Altrettanto fondamentali per la sua carriera sono state le esperienze presso lo Studio di Fonologia Musicale della Radiotelevisione Italiana di Milano, dove realizza lavori come Collage 2 (1960):



All'inizio degli anni sessanta è tra i fondatori dell'associazione romana Nuova Consonanza (tuttora attiva), assieme a Mauro Bortolotti, Franco Evangelisti, Domenico Guaccero e Francesco Pennisi.
Associazione culturale musicale senza fine di lucro, che ha lo scopo di diffondere la conoscenza della musica contemporanea italiana e straniera, con particolare riferimento alla valorizzazione della nuova musica.

Si interessa particolarmente alle arti visive, a tal proposito crea un corrispettivo dell'arte informale con opere quali gli Informel,



le due Varianti



ed i Reticoli,


Brani dove il denso contrappunto cromatico (nella Variante A utilizza fino a 144 parti sovrapposte) costituisce una sorta di continuum multistrato, in cui ogni singola voce viene affogata in una grande macchia in continuo movimento; Per questo motivo il linguaggio musicale di Clementi è spesso paragonato ai dripping di Jackson Pollock e alle sculture in movimento, Mobiles di Alexander Calder.

Successivamente, già dagli anni settanta Clementi evolve il suo linguaggio utilizzando materiali sempre più diatonici, spesso provenienti da opere del passato e ponendo sempre maggiore attenzione alle costruzioni armoniche.



Tipico della produzione matura è l'uso costante del rallentando, quasi a voler far emergere una sorta di "ingrandimento" progressivo degli artifici contrappuntistici, palesandone in modo esplicito il loro intrinseco funzionamento.

  

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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #103 - 14. Feb 2019 at 16:04
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Aldo Clementi è un compositore che sicuramente ha la sua importanza e per certi versi un suo fascino, mi domando però se il ritorno all'utilizzo di materiali diatonici nell'ultima parte della sua carriera non sia una sorta di ammissione sottointesa di una sorta di "errore" da parte delle avanguardie... prendere materiali di opere del passato e assemblarli a mo di collage è forse un modo per far fronte ad una mancanza di idee? un modo per non ammettere direttamente che l'orecchio vuole la sua parte??

Cioè credo che, pur rispettando la figura di Aldo Clementi, ci sia un limite oltre il quale non si possa più parlare di musica forse... mi riferisco soprattutto alle opere di musica elettronica, e mi fa ancor più pensare il fatto che questi compositori hanno per anni "ostacolato" i loro colleghi che per scelta utilizzavano ancora il linguaggio tonale/modale o che comunque cercavano nella comunicatività un loro percorso, partiture che non venivano  nemmeno guardate a concorsi solo perchè non erano conformi ad una certa estetica...

  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #104 - 14. Feb 2019 at 17:24
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andreavezzoli wrote on 14. Feb 2019 at 16:04:
Aldo Clementi è un compositore che sicuramente ha la sua importanza e per certi versi un suo fascino, mi domando però se il ritorno all'utilizzo di materiali diatonici nell'ultima parte della sua carriera non sia una sorta di ammissione sottointesa di una sorta di "errore" da parte delle avanguardie... prendere materiali di opere del passato e assemblarli a mo di collage è forse un modo per far fronte ad una mancanza di idee? un modo per non ammettere direttamente che l'orecchio vuole la sua parte??

Cioè credo che, pur rispettando la figura di Aldo Clementi, ci sia un limite oltre il quale non si possa più parlare di musica forse... mi riferisco soprattutto alle opere di musica elettronica, e mi fa ancor più pensare il fatto che questi compositori hanno per anni "ostacolato" i loro colleghi che per scelta utilizzavano ancora il linguaggio tonale/modale o che comunque cercavano nella comunicatività un loro percorso, partiture che non venivano  nemmeno guardate a concorsi solo perchè non erano conformi ad una certa estetica...


Non si è trattato di una banale mancanza di idee  Smiley (tieni conto che non stiamo parlando di un compositore minore), se approfondisci scopri che non si tratta di un generico ritorno alla tonalità, ma di un percorso di ricerca in ambito dodecafonico che usa la tonalità per esplicarsi.

Infatti la musica di Aldo Clementi attraversa varie fasi, mutando solo in superficie e apparenza, non già in profondità e sostanza.
Egli stesso ne suggerisce una divisione in cinque fasi (vedi i video che ho linkato):

1. apprendistato (1944-1955);

2. strutturalismo (1956-1961), che inizia con il trasferimento a Milano, per studiare con Bruno Maderna e coincide con la frequenza dei Ferienkurse di Darmstadt;

3. informale materico (1961-1964), materismo statico attorno a un cluster, continuo totale cromatico, costante vibratilità: matasse ondulate di fili dodecafonici;

4. a-formale ottico (1966-1970), sotto l'influsso della pittura di Dorazio e di Vasarely e della optical-art: la matassa di fili dodecafonici viene rettificata;

5. polidiatonìa (1970-2010) basata su segmenti melodici spesso desunti da capolavori modali e tonali (dalla stele di Sicilo a Stravinski), che vengono simultaneamente intonati nelle differenti voci in diverse tonalità: la sovrapposizione polifonica restituisce quindi il totale cromatico dodecafonico.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #105 - 14. Feb 2019 at 19:27
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Da compositore conosco bene la musica di Aldo Clementi continuo ad avere forti dubbi sulla sua musica... non facciamoci condizionare da ciò che é scritto su i libri e Wikipedia, spesso certe critiche positive sono scritte da musicologo compiacenti.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #106 - 14. Feb 2019 at 20:23
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andreavezzoli wrote on 14. Feb 2019 at 19:27:
Da compositore conosco bene la musica di Aldo Clementi continuo ad avere forti dubbi sulla sua musica... non facciamoci condizionare da ciò che é scritto su i libri e Wikipedia, spesso certe critiche positive sono scritte da musicologo compiacenti.

Non hai letto che la definizione è dello stesso autore  Smiley.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #107 - 14. Feb 2019 at 20:50
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Allora anch'io potrei scrivere della mia musica è farmi passare per genio...  il compositore può scrivere quello che vuole sulla sua opera poi è il risultato che conta.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #108 - 14. Feb 2019 at 21:24
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andreavezzoli wrote on 14. Feb 2019 at 20:50:
Allora anch'io potrei scrivere della mia musica è farmi passare per genio...  il compositore può scrivere quello che vuole sulla sua opera poi è il risultato che conta.

Questo si chiama processo alle intenzioni... Smiley

Comunque il tuo personale giudizio negativo rimane valido.

A me invece la definizione dell'autore sembra coerente con la sua musica (si tratta sempre di opinione, sia ben chiaro  Smiley).
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #109 - 15. Feb 2019 at 12:52
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Infatti si tratta di opinioni Wink però io piuttosto che ascoltare la musica di Aldo Clementi preferisco mille volte pezzi come questo che non ha nulla da invidiare a molti pezzi "colti" sia per costruzione che per inventiva improvvisativa... e poi sono musicisti straordinari... ed anche questi pezzi fanno parte della musica contemporanea.



  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #110 - 15. Feb 2019 at 12:59
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Ascoltate l'assolo del sassofonista a 5:44 dopo un improvvisazione Blueseggiante di Metheny gradualmente si va verso un clima più complesso melodicamente e ritmicamente, con cromatismi tutto questo improvvisando e creando un percorso strutturale logico, con richiami al tema così come accade in un tema e variazioni o in una passacaglia (Webern?) solamente che ai concerti di Metheny c'è quasi sempre tutto esaurito e la gente ha il sorriso mentre a certi concerti tetri, tristi, lugubri della cosiddetta avanguardia sempre sia vietato ridere e scherzare e provare emozioni positive Smiley

La mia è una sorta di provocazione per incentivare questa interessante discussione e mettere al confronto due aspetti della contemporaneità musicale.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #111 - 15. Feb 2019 at 13:09
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andreavezzoli wrote on 15. Feb 2019 at 12:59:
Ascoltate l'assolo del sassofonista a 5:44 dopo un improvvisazione Blueseggiante di Metheny gradualmente si va verso un clima più complesso melodicamente e ritmicamente, con cromatismi tutto questo improvvisando e creando un percorso strutturale logico, con richiami al tema così come accade in un tema e variazioni o in una passacaglia (Webern?) solamente che ai concerti di Metheny c'è quasi sempre tutto esaurito e la gente ha il sorriso mentre a certi concerti tetri, tristi, lugubri della cosiddetta avanguardia sempre sia vietato ridere e scherzare e provare emozioni positive Smiley

La mia è una sorta di provocazione per incentivare questa interessante discussione e mettere al confronto due aspetti della contemporaneità musicale.

Difatti stavo per risponderti, poi ho letto che la tua è una provocazione...allora ho rinunciato  Smiley.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #112 - 15. Feb 2019 at 13:54
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Rimane il fatto che questi musicisti che suonano con Metheny sono straordinari Smiley
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #113 - 15. Feb 2019 at 18:04
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André Jolivet

Iniziò ad interessarsi all'atonalità dopo aver ascoltato le musiche di Arnold Schönberg.

Divenne l’unico allievo di Edgard Varèse, con il quale approfondì le sue conoscenze riguardanti i sistemi di composizione atonali e l'orchestrazione.

Nel 1936 assieme ai compositori Olivier Messiaen, Daniel Lesur e Yves Baudrier, fondò il gruppo "La jeune France", con il quale promosse manifestazioni dedicate alla nuova musica.

la Prima sonata per pianoforte, composta nel 1945, mostra il tentativo di unire gli universi compositivi del tonale e dell’atonale.



Negli anni cinquanta e sessanta André Jolivet compose numerosi concerti solistici con orchestra per strumenti quali la tromba, il pianoforte, il flauto, l'arpa, il fagotto, il violoncello e le percussioni; questi lavori denotano tutti un uso virtuosistico degli strumenti solistici.







Fu anche uno dei pochi compositori che scrissero per le Ondes Martenot, uno strumento elettronico a tastiera inventato in Francia nel 1928 da Maurice Martenot.



  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #114 - 15. Feb 2019 at 21:55
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Un altro grande da tenere in considerazione facendo un panorama sulla musica contemporanea questo è un genio!!!!  Smiley che si beve molti compositori dell'avanguardia messi assieme, solo improvvisando!
  
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Reply #115 - 15. Feb 2019 at 23:34
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Perchè vuoi mettere in competizione il jazz di Petrucciani con la musica di cui qui si parla?

Non c'è una competizione  Smiley
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #116 - 16. Feb 2019 at 14:15
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Ehi, se vogliamo prenderci qualche "licenza poetica" ed andare un istante fuori dai binari mi unisco anche io e suggeriscol'ascolto del concerto per piano ed orchestra di Keith Emerson Cheesy. Spettacolare ( nel terzo tempo si avverte anche quel non so che del signore degli anelli nel tema.  Grin) . Buon ascolto
https://www.youtube.com/watch?v=0IIKrbVy4w8
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #117 - 16. Feb 2019 at 15:28
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tgdigit wrote on 15. Feb 2019 at 23:34:
Perchè vuoi mettere in competizione il jazz di Petrucciani con la musica di cui qui si parla?

Non c'è una competizione  Smiley


Non sto mettendo in competizione ma solamente cercando di far capire come la contemporaneità sia molto vasta e che sono da tenere in considerazione anche (e a volte sopratutto) queste espressioni musicali, perché se c'è qualcosa che si può "incolpare" al mondo della musica contemporanea intesa come avanguardia è quello di aver per troppo tempo snobbato certi linguaggi musicali o averli utilizzati solo per schernirli... per esempio in Petrucciani c'è un utilizzo della tonalità che dimostra come questo modo di organizzare l'armonia non sia morto (come invece molti vogliono e hanno voluto farci credere), quindi ascoltando alternativamente brani di musica "colta" e altre forme di espressione secondo me si può capire meglio la contemporaneità musicale, perchè si creano degli intrecci dei rimandi.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #118 - 16. Feb 2019 at 15:51
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Andrea infatti la cosa migliore è non chiudersi mai ad un solo stile, linguaggio..... Ascoltare di tutto. Ed infatti, come hai detto tu, la nostra realtà porta alle inevitabili contaminazioni di vari linguaggi gli uni con gl ialtri ( cosa che a mio avviso non può che portare benefici alla sperimentazione).
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #119 - 17. Feb 2019 at 16:51
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Perché non c’è competizione? Anzi, al contrario, c’è collaborazione  Smiley, e dove non c’è collaborazione, in genere, c’è convivenza pacifica.

Cerco di spiegarmi.

Faccio un po' di ordine:
Sto tentando di fare un excursus storico, perciò pian pianino arrivare a date vicine ai giorni nostri, infatti di Pat Metheny, l’occasione per parlarne sarà (ma ormai che ci siamo lo anticipo qui) a proposito di Steve Rieich e in particolare il brano Electric Counterpoint per chitarra elettrica e nastro magnetico del 1987:



C’è stato un importante sodalizio tra Steve Reich (importante compositore del minimalismo) e Pat Metheny in quegli anni.
Aggiungo l’interessantissimo lavoro successivo di Pat Metheny stesso “Zero Tollerance for silence” (1994):



Lontano anni luce da certi brani zuccherosi e prolissi e dagli assoli chilometrici a cui il chitarrista del Missouri ci aveva abituati in precedenza, qui Metheny sembra condensare senza nessuna concessione melodica le frequentazioni e le esperienze maturate con Ornette Coleman e Steve Reich, alla ricerca di un suono caotico e allo stesso tempo possente e evocativo.”

Dice Pat Metheny:
“… Sono assolutamente stanco della tirannia del tempo, ho passato più di trentacinque anni con bassisti e batteristi. Ho cercato d’ottenere un suono puro, senza alcuna tirannia. …”

“Quando uscì questo disco venne salutato da critiche che andavano dalla stroncatura feroce a balbettio imbarazzato: chi se la poteva mai immaginare una inversione così radicale e improvvisa? Metheny fino ad allora era stato per la maggior parte del pubblico un chitarrista quasi easy listening, in grado di allietare con le sue melodie assolati pomeriggi estivi. Eppure i sintomi erano nell’aria, Rejoicing e quel Song X di qualche anno prima non erano dischi facili e, anche se pluriacclamati dalla critica jazz, non erano stati digeriti dalla maggior parte dei suoi fans. Ma questo è un pugno sullo stomaco lanciato a una distorsione feroce, nessuna concessione, nessuna trattativa, nessuna diplomazia, nessun compromesso. Una forte impronta di pensiero, forse uno sgarbo alla casa discografica, un segnale di libertà artistica, una cura perfetta alla routine quotidiana, Zero Tollerance for Silence è tutto questo e oltre: una sottile linea rossa di confine. Onore a Metheny per aver saputo valicarla.”

Citazioni di Andrea Aguzzi da https://neuguitars.com/2018/03/10/il-pat-metheny-che-non-ti-aspetti-minimalismo-
noise-e-john-zorn/

Andrea Aguzzi è il Blogger di NEUGUITARS dove segue in particolare la musica per chitarra contemporanea: https://neuguitars.com/

E' cofondatore della netlabel AlchEmistica dedicata alla musica classica e contemporanea.
E' autore dei libri:
Chitarre visionarie. Conversazioni con chitarristi alternativi
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