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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 15693 times)
andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #180 - 04. Mar 2019 at 16:41
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Non volete accettare un'idea diversa dalla vostra, espressa  tra l'altro da parte di un compositore, cercando di oggettivare qualcosa di empirico come la musica, cioè cercate di oggettivare il fatto che siccome qualcuno ha scritto della musica di quel tipo allora per forza quella musica ha valore, come se il valore della musica stia più in quanto scrivono i musicologi (o quello che c'è scritto su wikipedia) piuttosto da quello che è la realtà all'ascolto.

Faccio una domanda?: come considerate la musica di Nino Rota (quella da camera e sinfonica) , al suo tempo era considerato antiquato da parte della maggior parte dei suoi colleghi... però la sua musica ha più valore di certe altre cose composte nella sua epoca...
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #181 - 04. Mar 2019 at 18:04
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Dai , ragazzi...non scaldiamoci inutilmente. Ci stiamo confrontando su determinati argomenti. Nulla più . Andrea il problema è un altro a mio avviso. Innanzitutto nessun compositore accetterebbe di non mettere in pratica le sue teorie, per il semplice fatto che ognuno ritiene importante o comunque interessante il proprio lavoro. Ho difficoltà ad immaginare qualche compositore componga volutamente cose inutili. Se qualcuno svolge delle ricerche è perchè ritiene che possano dare dei frutti . E se quella persona ha i mezzi per poter far eseguire i pezzi perchè non dovrebbe ? chi siamo noi per dire a qualcuno :" ehu, metti su carta le tue idee e basta. Si suona solo ciò che è utile al 100%". Chi è nelle condizioni di poter affermare questo semplicemente leggendo le teorie su carta?  Prendiamo busoni per esempio ed il suo trattato di estetica musicale. Nella parte dedicata al teatro lui descrive in maniera dettagliata come dovrebbe essere l'opera contemporanea attaccando in maniera diretta i veristi. Ora, non sarebbe più interessante mettere in pratica le proprie teorie? chi , leggendo il suo trattato, potrebbe ritenere che li suo teatro sia alla pari di quello di puccini e soci? Non è forse guardando il suo Arlecchino che ci rendiamo conto che la sua estetica musicale nel teatro ( a mio avviso) ha una sua logica ed ottiene un risultato moolto interessante ed apprezzabile?
Inoltre per la musica funziona in maniera diversa: i brani sperimentali vanno eseguiti altrimenti uno che ne sa del risultato? Ti sei mai chiesto se schoenberg avesse ragionato in questo modo dove saremmo ora? con 1000 trattati di musica dodecafonica e nessun brano scritto? non è forse scrivendo e mettendo in pratica le teorie che ci si rende conto della loro effettiva validità?
Concludendo riassumo in pochi punti:
1) nessuno sa in anticipo cosa potrebbe servire in futuro . Ho fatto l'esempio di Cascioli perchè ritengo che quel brano , scritto con tecniche dodecafoniche teorizzate da Hauer, sia un ottimo esempio di come si possa usare al megli oquelle teorie. Ma è solo grazie ad hauer che ci ritroviamo con brani simili. E dubito che avrebbe attirato l'attenzione semplicemente scrivendo un trattato e senza mettere in musica le sue idee.
2) A chi spetta il compito di decidere cosa serve e cosa no? ci sono mille polemiche per le scelte delle giurie ai concorsi di composizione, figurati se si dovesse istituire un "ministero della verità musicale" col compito di impedire la diffusione di brani secondo chissà quale criterio ( le ricerche scientifiche son diverse. una volta confutata una teoria è confutata. punto. )
3) Quale compositore, con i mezzi necessari, rinuncerebbe a far eseguire i propri pezzi ritenuti importanti ed innovativi? Nessuno. E' la storia che fa una selezione ( per fortuna)
4) Quante volte capita a noi compositori di non essere sicuri del risultato ottenuto prima della messa in esecuzione? Petrassi , quando sentì l'esecuzione di un suo brano eseguito in america ( non ricordo dove) rimase inorridito a tal punto che lo modificò completamente e lo trasformò in quello che sarebbe divenuto il suo settimo concerto per orchestra. Evidentemente sulla carta gli sembrava funzionasse ma all'ascolto non fu così.....
  
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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #182 - 04. Mar 2019 at 18:47
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Su questo sono totalmente d'accordo Smiley :
però sei d'accordo anche tu che non si può considerare tutto quello che viene composto oggi come capolavoro o comunque considerarlo di valore, e che troppo spesso i musicologi hanno falsato la storia delle musica creando giudizi faziosi e non obbiettivi spesso appoggiandosi a partiti politici (non faccio nomi per non creare polemiche).
Io ritengo che certi compositori abbiano fatto la furbata di nascondersi dietro la sperimentazione per comporre musica a caso... e posso pure portare esempi concreti, che poi dietro queste furbate ci sia la provocazione, ci sia  un pensiero posso essere d'accordo ma mi domando: basta il pensiero perché dei rumori o dei suoni diventino una composizione?
la musica è pensiero, ma non tutto il pensiero è musica, secondo me  questa è una delle contraddizioni del  novecento musicale in cui si è arrivati addirittura a considerare più importante un pensiero estetico che non la musica in se.

  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #183 - 04. Mar 2019 at 20:55
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Ma che alcuni compositori abbiano più "visibilità" grazie a chissà quale aggancio è normale. è sempre successo e sempre succederà. il punto è che non siamo noi a poter valutare i risultati delle loro sperimentazioni. saranno le generazioni future a farlo. Un brano lo si può lodare e lo si può criticare . Basta avere un pò di fantasia e qualcosa di positivo o negativo sempre lo trovi. Riguardo la "furbata" di alcuni compositori....bisogna vedere sempre la carriera complessiva del compositore in questione. se io scrivo solo brani con pernacchie e rumore di piatti rotti uno potrebbe avere qualche dubbio sulle mie capacità compositive, ma se uno dovesse anche realizzare lavori più "tradizionali" allora si potrebbe valutare tale sperimentazione come una tappa nella sua carriera. Io personalmente ho sempre apprezzato quei compositori che abrbacciavano diversi stili. Io stesso , quando ho voglia e tempo di farlo o su commissione, scrivo con linguaggi già consolidati. Così come, quando ho un'idea strana in testa , cerco di costruire qualcosa senza ovviamente sapere cosa ne uscirà.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #184 - 05. Mar 2019 at 00:04
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Grazie per i Vostri interventi, molto, molto interessanti.

A tal proposito pubblico un video di Alessandro Solbiati, compositore contemporaneo (questo davvero contemporaneo) dal titolo "Fidarsi della contemporaneità senza paure e pregiudizi":



Ho raccolto qui alcune frasi che interessano da vicino la nostra discussione:

Solbiati:
”Molte volte ho assistito al fatto che in momenti di crisi della casa editoriale di musica leggera ci si mette insieme e si cerca di capire cosa può volere il pubblico. E’ una operazione di marketing, ben fatta, ma non la chiamino creatività musicale. Devo costruire un oggetto che piaccia subito, che passi subito, così subito, che dopo 10 volte sono stufo di sentirlo e passo ad un altro, perché se il pubblico si ferma su quello non riesco a vendere l’oggetto successivo.”

“Quando noi ascoltiamo musica del XIX secolo, ascoltiamo il 30% della produzione di 40 compositori su circa 50-60.000.
30% perché, ad esempio, non ascoltiamo tutto Beethoven, 30% è già un numero molto elevato della sua produzione.
La musica circolante nell’800 non era quella di Beethoven, era quella anche di altri 59.999 compositori.

Anton von Diabelli, il musicista alla moda della Vienna del 1820 (non era Beethoven), decise di fare una fotografia della realtà musicale della Vienna del 1820. Prese un suo "temino" e lo diede ai 50 compositori più noti dell’epoca (50 dei più noti, non tutti), chiedendo di fare variazioni su questo tema. Tra i 50 c’era Beethoven. Nel giro di 20 anni le variazioni di Diabelli divennero quelle di Beethoven, le altre sono state tutte dimenticate.
Tra i 50 autori c’era Schubert, un decenne Liszt, Kalkbrenner, tutti gli altri oggi praticamente sconosciuti.
Ho avuto l’occasione di ascoltare tutte le variazioni dei 50 autori (ad esclusione di Beethoven), sono risultate noiosissime, sembravano tutte uguali.
Però la musica contemporanea del 1820 era quella, non la musica di Beethoven.”

“Quando si dice – la musica contemporanea è brutta, la musica del passato è bella-, becchiamo un concerto medio di musica del 1820 e un concerto medio di musica contemporanea e vediamo chi ne esce vivo”.

“La musica è sempre stata "brutta" nella media (un buon artigianato quando va bene), la musica che rimane, grazie al filtro del tempo, è poca, pochissima.”

“Amare la musica significa avere il coraggio di ascoltarne tanta, magari riascoltarla. Non è vero che richiede competenza, richiede tempo”.

“Schoenberg, Webern e Berg sono i diretti eredi del Romanticismo e in Berg lo si sente. Il concerto per violino e orchestra di Berg fa piangere, però bisogna ascoltarlo 3 o 4 volte. Se non si capisce questo significa che non si vuole accettare la complessità”.

“Non c’è nessuna frattura nella storia della musica, nella musica da Brahms a Berio, ci sono mille piccoli passi, tutti i compositori nati nel XX secolo hanno alle spalle la tradizione, hanno studiato composizione e fanno il loro umile passo successivo.”

“Non è vero che il pubblico non accetta la musica contemporanea, se usata bene, nella percentuale giusta di tempo, scegliendo i pezzi e gli accostamenti.
Ho sentito un concerto a Roma dove c’era un pezzo per orchestra di Franco Donatoni e una sinfonia di Sibelius. Donatoni ha avuto 20 volte più applausi di Sibelius con richiesta di bis.
A un ragazzino delle scuole medie sarebbe più facile far ascoltare una musica elettronica di oggi, piuttosto che Chopin perché ha l’orecchio più abituato a sentire la musica elettronica, bisognerebbe semplicemente avere il coraggio di farlo.”
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #185 - 05. Mar 2019 at 08:35
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L'ultima frase è interessante. Dimostra che anche un compositore del calibro di Solbiati parla di un "orecchio abituato", vale a dire un orecchio che è stato a contatto con una certa realtà musicale e la "digerisce " più facilmente. NUlla di diverso da quello che si è detto qui . La gente assimila più facilmente quei linguaggi che sono più vicini a lei, mentre peer cose completamente diverse ha bisogno di più tempo. Anche un notturno di Chopin o una fuga di bach può annoiare la persona non abituata. Ci siamo dimenticati del pregiudizio secondo cui "la musica classica fa addormentare"?
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #186 - 05. Mar 2019 at 13:59
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Seconda parte del video di Solbiati, pieno anche questo di spunti interessantissimi:



Solbiati:

Propone all’ascolto le 6 bagatelle per quartetto d’archi di Webern (1909).

“E’ una composizione di 110 anni fa. Non è musica contemporanea, ma nella coscienza collettiva, al contrario, questa è considerata musica contemporanea.
Sarebbe come dire che Kokoschka è pittura contemporanea.”

“Negli anni 1905-1914 avvengono delle violente trasformazioni in tutti i campi.
Nelle scienze si perdono delle certezze fondamentali: l’inesistenza della materia (perché è costituita per lo più da vuoto) e il tempo che non è costante (teorizzato da Einstein). Sono le 2 certezze che avevano fatto da pilastri della cultura occidentale.
Nelle arti figurative Picasso passa dal periodo figurativo del 1905 al cubismo del 1910. In soli 5 anni.
In politica abbiamo la prima rivoluzione in Russia del 1905.
In musica nell’asse viennese Schoenberg capisce che la via espressiva della composizione tonale (ne aveva già composta di bellissima e avrebbe potuto benissimo continuare) era finita, non poteva più dire nulla.”

“Le 6 bagatelle durano circa 4 minuti, si tratta di una vera e propria dieta rispetto al gigantismo tardo-romantico delle grandi sinfonie da 90 minuti, le grandi orchestre di 130 elementi, ecc. come una stella che collassa e diventa un buco nero, però, come il buco nero, enormemente concentrata di energia, in cui ogni suono esplica se stesso e non ci può essere null’altro che lo spieghi.”



Dopo l’ascolto c’è la descrizione di ogni bagatella dal minuto 27:50 in poi, a dimostrare la fisionomia ben definita sul piano espressivo, ma estremamente concentrata.

“Nel 1913-1923 Schoenberg capisce che questa riduzione estrema della materia sonora lo porterà al silenzio. Così compie un gesto estremamente coraggioso, smette di scrivere per 10 anni, scrive il più importante trattato di armonia tonale della storia, in cui riassume il percorso di 300 anni di tonalità. Poi, nel 1922-23 per poter comporre inventa la dodecafonia e si immagina, in modo utopico, che debba essere la tecnica successiva alla tonalità.”

“Cosa succede dopo? La musica degli anni 50 rimarrà sempre di difficile ascolto, la serializzazione della musica, diventato infine serialismo integrale, non c’è tematismo, questo rende difficile l’ascolto, non c’è figuralità nella musica, non chiarificazione dell’evento sonoro che perciò non si percepisce, diventa angoscia.”

“Pierre Boulez del 1984 (“Dèrive”). Qui c’è figuralità nella musica, chiarificazione dell’evento sonoro che si percepisce e che ha una direzione. Boulez riconquista fiducia nelle “retoriche”  del suono, dando mezzi per utilizzare la memoria, cioè per percepire le strutture formali della musica. Non è Boulez che è impazzito, è la musica che ha fatto altri passi avanti, attraversando quel che è successo prima.”



Dal minuto 44:00 il maestro ne fa la descrizione.

“Questo è un pezzo che inserisce tranquillamente a fianco di qualsiasi altro brano, di Debussy, ad esempio, perché arriva, perché qui è rinata la fiducia nella chiarezza dell’evento sonoro, nella sua storia, nel suo comparire e nella sua evoluzione.”
“La mia generazione compositivamente è nata in quel periodo, io ho cominciato a scrivere nel 1978, pochi anni prima di questo pezzo. Io ho studiato con Franco Donatoni che ha iniziato negli anni 50, estremamente coinvolto con l’avanguardia più “dura”, ma quando l’ho conosciuto io la sua musica era infinitamente più, fatemi dire, “ascoltabile”.

Dal minuto 52:30 parla di un suo pezzo, descrive il primo degli interludi per pianoforte come un suono di campane:



“Perché parlo di fidarsi della contemporaneità, perché la musica d’oggi che ritiene di ereditare un percorso del pensiero musicale europeo, che ritiene che ci sia coerenza in questo percorso passo dopo passo attraverso la storia, ha un enorme ventaglio di possibilità di tecniche timbrico-articolative. Non è più una musica “contro”, una musica che deve evitare qualcosa. Non è una musica neoclassica che vuole tornare indietro, ma questa volontà di dire con evidenza le cose porge la mano a chi ascolta.
Questo non vuol dire “quindi è bella musica”, rimane il fatto che è fortemente iniquo il paragone tra la nostra conoscenza della musica storica e la musica contemporanea. Ricordiamoci sempre che noi della musica dell’800 ascoltiamo solo il 30% della produzione di 40 compositori su un totale di 60.000. Il paragone dovrebbe essere fatto, se vogliamo essere equi, tra TUTTA la musica dell’800 e TUTTA la musica di oggi."
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #187 - 05. Mar 2019 at 14:01
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Solbiati conclude aggiungendo:

“Perché parlo di fidarsi della contemporaneità, perché la musica d’oggi che ritiene di ereditare un percorso del pensiero musicale europeo, che ritiene che ci sia coerenza in questo percorso passo dopo passo attraverso la storia, ha un enorme ventaglio di possibilità di tecniche timbrico-articolative. Non è più una musica “contro”, una musica che deve evitare qualcosa. Non è una musica neoclassica che vuole tornare indietro, ma questa volontà di dire con evidenza le cose porge la mano a chi ascolta."

"Questo non vuol dire “quindi è bella musica”, rimane il fatto che è fortemente iniquo il paragone tra la nostra conoscenza della musica storica e la musica contemporanea. Ricordiamoci sempre che noi della musica dell’800 ascoltiamo solo il 30% della produzione di 40 compositori su un totale di 60.000. Il paragone dovrebbe essere fatto, se vogliamo essere equi, tra TUTTA la musica dell’800 e TUTTA la musica di oggi."

"Perché non c’è storia della musica nelle scuole? In assenza di storia della musica certo che nessuno va ad ascoltare Berio, perché dovrebbe?. Nelle arti figurative tutti sanno che bene o male Monet è venuto dopo Goya, perché la scuola lo dice. Perché si può portare il Romanticismo alla maturità classica e non conoscere il nome di Schumann, senza conoscere un’opera di Verdi? Forse (opinione personale) perché se ci fosse una certa cultura musicale certe cose si venderebbero meno?”
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #188 - 05. Mar 2019 at 15:46
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Sull'ultimo pensiero sono d'accordissimo. Come mai si insegnano tutte le forme d'arte nelle scuole tranne quelle potenzialmente sfruttabili al fine del commercio? ( ovvero musica e cinema). Questo dovrebbe un pò far riflettere :/
  
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Michele Marvulli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #189 - 05. Mar 2019 at 17:09
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Quote:
Perché si può portare il Romanticismo alla maturità classica e non conoscere il nome di Schumann, senza conoscere un’opera di Verdi? Forse (opinione personale) perché se ci fosse una certa cultura musicale certe cose si venderebbero meno?”


Mi scusi, la frase evidenziata in giallo non riesco a comprenderla nel suo esatto significato. Vorrebbe essere così gentile di chiarirlmela?

Grazie
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #190 - 05. Mar 2019 at 17:27
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Michele Marvulli wrote on 05. Mar 2019 at 17:09:
Quote:
Perché si può portare il Romanticismo alla maturità classica e non conoscere il nome di Schumann, senza conoscere un’opera di Verdi? Forse (opinione personale) perché se ci fosse una certa cultura musicale certe cose si venderebbero meno?”


Mi scusi, la frase evidenziata in giallo non riesco a comprenderla nel suo esatto significato. Vorrebbe essere così gentile di chiarirlmela?

Grazie

Per "vendere certe cose" intende la musica di consumo.

Le frasi che ho riportato sono solo una parte di contenuto, molto interessante ascoltare tutta la registrazione originale.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #191 - 05. Mar 2019 at 17:49
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"musica di consumo?"
Ahimè, Abbastanza rattristante come definizione...a ben vedere: la stessa che si usa per i prodotti alimentari o per i materiali attinenti alla manutenzione di servizi sanitari...
  
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Reply #192 - 05. Mar 2019 at 19:00
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Solbiati nel precedente video dice:
”Molte volte ho assistito al fatto che in momenti di crisi della casa editoriale di musica leggera ci si mette insieme e si cerca di capire cosa può volere il pubblico. E’ una operazione di marketing, ben fatta, ma non la chiamino creatività musicale. Devo costruire un oggetto che piaccia subito, che passi subito, così subito, che dopo 10 volte sono stufo di sentirlo e passo ad un altro, perché se il pubblico si ferma su quello non riesco a vendere l’oggetto successivo.”

E' la realtà della musica da vendere al grande pubblico, musica "usa e getta", prodotto di consumo.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #193 - 05. Mar 2019 at 20:19
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Di massima sono d'accordo con quanto dice Solbiati, però attenzione che su 100 canzoni composte appositamente per vendere 3 o 4 sono brani che meritano una certa attenzione ci sono, così come molti compositori all'epoca di Mozart scrivevano musica di qualità discutibile e solo poche opere, in percentuale, sono sopravvissute alla filtro della storia.
Quindi se è vero che la musica commerciale può in qualche modo "rovinare" il mondo musicale perché crea un pubblico passivo allo stesso tempo è pur vero che non si può dare la colpa solo alla musica "commerciale" per la crisi della cultura, e nemmeno dare la colpa alla mancata divulgazione.
Forse prima di cercare di far "capire" la musica sperimentale dovremmo riuscire a far ascoltare ed apprezzare la musica di Bach e questo vale anche per molti addetti ai lavori che non comprendono fino in fondo l'importanza della musica di Bach se non a scopi didattici.
Lo stesso Solbiati afferma il pubblico va in qualche modo preso dal verso giusto e che certa musica va "somministrata" a piccole dosi come se fosse una medicina amara.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #194 - 05. Mar 2019 at 21:07
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andreavezzoli wrote on 05. Mar 2019 at 20:19:
Lo stesso Solbiati afferma il pubblico va in qualche modo preso dal verso giusto e che certa musica va "somministrata" a piccole dosi come se fosse una medicina amara.

No, Solbiati non dice questo.

Dice che la musica, chiamiamola d'arte, è sempre stata una cosa difficile e poco seguita in tutte le epoche.
La musica contemporanea è sempre esistita, anche all'epoca di Bach che tanto citi.

Il pubblico ha sempre preferito musica, chiamiamola disimpegnata, in tutte le epoche.
Probabilmente anche all'epoca di Bach.

Dice che è ovvio che sia così altrimenti non si sarebbe chiamata disimpegnata.

All'epoca di Beethoven mentre lui era impopolare, il musicista più seguito era Diabelli.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #195 - 05. Mar 2019 at 22:23
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Credo che stiate dicendo tutti delle verità: è vero che la musica sperimentale e contemporanea va somministrata apiccole dosi a chi non è del mestiere, è vero che anche un bach andrebbe spiegato ed è altrettanto vero che ci sono musiche create con fini commerciali che spesso vengono scambiate per lavori di alta qualità da chi non ha una profonda cultura o semplicemente vengono più apprezzate di opere ben più importanti. Come uscirne fuori? semplice: riavvicinando il pubblico alla cultura musicale mediante le scuole.  Educando all'ascolto così come si fa con l'osservazione di capolavori d'arte da michelangelo a Van gogh. Di quest'ultimo se non erro è uscito un film di recente. Instagram era pieno di storie con persone pronte ad elogiare questo lavoro dedicato al grande pittore. In quant sarebbero andati a vedere un film su debussy? o prokofiev? Il punto di fondo è uno a mio avviso: insegnare alla gente come si ascolta la musica in modo da renderli consapevoli di ciò che stanno ascoltando. DOpo ognuno ascolti ciò che preferisce. Mi piace pensare che un vero cultore della musica non si chiuda mai ad un solo genere e scelga cosa ascoltare in base a tanti fattori. Così come un grande appassionato di cucina apprezzerebbe di certo sia un piatto cucinato da Cracco in persona, sia un bel panino con la porchetta se si trovasse ad una sagra di paese. ma saprebbe distinguere la qualità artistica dei due piatti. "Consapevolezza" è la parola su cui concentrarsi. Il resto verrà da sè.....
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #196 - 06. Mar 2019 at 12:27
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Duriel wrote on 05. Mar 2019 at 22:23:
Mi piace pensare che un vero cultore della musica non si chiuda mai ad un solo genere e scelga cosa ascoltare in base a tanti fattori. Così come un grande appassionato di cucina apprezzerebbe di certo sia un piatto cucinato da Cracco in persona, sia un bel panino con la porchetta se si trovasse ad una sagra di paese. ma saprebbe distinguere la qualità artistica dei due piatti. "Consapevolezza" è la parola su cui concentrarsi.

Esatto, ripeto è solo un problema culturale, più sai, meglio è e meno pregiudizi hai.

I pregiudizi sono una brutta bestia, frutto sempre di ignoranza, nel senso nobile del termine, sia ben chiaro. Meno si conosce, più ci si arrocca su poche certezze che creano una visione distorta della realtà. E' triste ma è così.

Consapevolezza è un bel termine, consapevolezza va a braccetto con conoscenza, la consapevolezza del giusto valore/peso di ciò che si ascolta la si raggiunge dopo aver fatto tutto il percorso, dopo aver fatto la fatica (enorme, non c’è dubbio) di aver ascoltato “tutto”, senza pregiudizi.

Guardare un’opera d’arte, come dice giustamente Solbiati, richiede pochi secondi, fino a 1-2 minuti se ci fermiamo proprio ad osservarla.

Ascoltare un’opera musicale richiede invece molto più tempo, si parla per certe opere di ½ ora, 1 ora o più solo per il primo ascolto. Poi, per giudicare l’opera, un solo ascolto non basta. Ascoltare richiede inoltre sforzo di memorizzazione, di ricostruzione, di smontaggio e rimontaggio, ecc.

Ascoltare musica è molto faticoso, impegnativo e richiede molto tempo.

Ritengo però che se uno ama la musica debba farlo, non ci sono scorciatoie.

Se la mia professione fosse quella del musicista, mi sentirei obbligato a fare questo percorso, non mi fermerei agli studi di Conservatorio.

A maggior ragione, e sottolineo a maggior ragione, se in particolare la mia professione fosse quella del compositore.

Faccio l’esempio riportato da Solbiati:
“Io non amo per niente la produzione dell’ultimo Nono (Luigi Nono), è fatta più di silenzi che di suoni e non mi ci ritrovo assolutamente. Il quartetto di Nono l’ho ascoltato una decina di volte e posso affermare con convinzione che io “non lo sopporto”. I pezzi degli anni ’50 invece sono pezzi molto importanti. Il “canto sospeso” è un pezzo di grande importanza e di grande bellezza."

Se volessi fare il compositore di musica contemporanea farei un danno a me stesso se non facessi la fatica di conoscere a fondo la musica che mi ha preceduto.

Con questo intendo dire:
Via via che la musica che ascolto è vicina al mio tempo dovrei approfondire la conoscenza.

Mi spiego ancora meglio: Dovrei conoscere quanto più possibile i “60.000” compositori vicini al mio tempo belli o brutti che siano, senza ignoranti pregiudizi, e, sia ben chiaro, per “conoscere”, intendo dire fare la fatica di cui ho parlato sopra!

E’ naturale che posso raggiungere la consapevolezza dopo aver fatto questo faticoso percorso.

Come dice Solbiati: "Vogliamo, dopo aver fatto il percorso a cominciare da Bartok-Berg-Schoenberg-Webern-Stockausen-Boulez in avanti, dire con cognizione di causa chi siamo noi oggi? Altrimenti diciamo, scioccamente, che Vasco Rossi (per dirne uno) è un uomo (musicale) d’oggi mentre Beethoven è stato l’uomo dell’inizio ‘800. Ci va bene questa proporzione? Se ci va bene abbiamo un’idea un po' “magrina” dell’uomo di oggi."

E’ naturale che posso raggiungere la consapevolezza di un giudizio vero solo dopo aver fatto questo faticoso percorso.

Solbiati dice che forse dopo 50 ascolti si raggiunge una qualche consapevolezza della musica delle avanguardie degli anni ’50, a causa di un problema che è strutturale a quella musica.

Provate ad ascoltare dal minuto 48:48 il secondo video di Solbiati.

Provate a fare questa fatica  Wink.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #197 - 06. Mar 2019 at 13:55
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Su questo non sono molto d'accordo:

è vero bisogna conoscere anche la musica composta oggi per poter fare il compositore sono d'accordo, sarebbe sbagliato conoscere solo Monteverdi e Palestrina e non conoscere Ligeti o Donatoni per esempio, però siccome anche il più bravo tra noi compositori non ha il tempo materiale per ascoltare tutto di tutti (anche perché poi giustamente dobbiamo dedicarci a comporre e non solo ad ascoltare) è necessario operare una sorta di selezione consapevole e talvolta inconsapevole determinata da:

1) poetica musicale che si vuole portare avanti
2) gusto personale (che è fondamentale per farsi uno stile)
3) involontariamente quelli che sono stati i nostri insegnanti (composizione, lettura della partitura... organo complementare) hanno influenzato  e influenzano il nostro modo di vedere la musica perché in qualche modo ci hanno passato qualcosa del loro percorso e questo è un bene.

Poi sul fatto che servano 50 ascolti per raggiungere la consapevolezza non sono assolutamente d'accordo.
A mio avviso poi ritengo che partendo da Bartok e tralasciando tutto quello c'è stato prima si rischi di perdersi molti spunti e idee che potrebbero venire dall'ascolto e dell'analisi per esempio di Gesualdo, Ockeghem... Machaut...
Personalmente trovo che leggendo al pianoforte o ascoltando con la partitura molta musica polifonica del '400/'500 si possono trovare spunti per comporre musica contemporanea così come suonandosi ogni giorno Bach, mentre, a mio avviso, trovo che ascoltare Cage, se pur possa essere importante dal punto di vista storico, non possa allo stesso modo stimolare i compositori semplicemente perché quella musica è arrivata ad un limite invalicabile oltre il quale non c'è più musica.
Quando qualche novello compositore mi chiede consigli io gli dico: suonati Bach e ascolta Ockeghem e Desprez...i quartetti di Beethoven e poi ascolta più tanta musica possibile arrivando anche ai giorni d'oggi ma ricordati che quello che può darti (in termini di apertura mentale ai meccanismi della musica)  Bach è molto di più di quello che può darti l'ascolto di molta musica fatta oggi.

Questo non significa non ascoltare i vari Sciarrino, Montalbetti... ma semplicemente crearsi una mente aperta alle novità attraverso la musica del passato e cercando di apprendere, non tanto un linguaggio o apprendere degli stilemi, ma apprendere dei meccanismi che permettono di vagliare tutte le possibili combinazioni ed elaborazioni che un materiale di base qualsiasi può dare.
  
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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #198 - 06. Mar 2019 at 13:56
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Aggiungo: s Smiley si si deve fare molta fatica si vuole comprendere la musica così come si deve far fatica per raggiungere tutte le cose che danno vera soddisfazione.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #199 - 06. Mar 2019 at 14:08
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andreavezzoli wrote on 06. Mar 2019 at 13:55:
Poi sul fatto che servano 50 ascolti per raggiungere la consapevolezza non sono assolutamente d'accordo.

A mio avviso poi ritengo che partendo da Bartok e tralasciando tutto quello c'è stato prima si rischi di perdersi molti spunti e idee che potrebbero venire dall'ascolto e dell'analisi per esempio di Gesualdo, Ockeghem... Machaut...

Ok, condivido quanto hai scritto, tranne i 2 particolari sopra:

Solbiati dice che forse dopo 50 ascolti si raggiunge una qualche consapevolezza della musica delle avanguardie degli anni ’50, a causa di un problema che è strutturale a quella musica.

Provate ad ascoltare dal minuto 48:48 il secondo video di Solbiati.

Provate a fare questa fatica
altrimenti si potrebbe equivocare quanto ho scritto Wink

E poi chi ha detto di tralasciare la musica prima di Bartok? E per quale bizzarro motivo?

Il resto lo condivido  Smiley.
  

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