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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 17944 times)
andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #200 - 06. Mar 2019 at 14:28
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Intendo dire che Solbiati prende come punto di riferimento Bartok come ipotetico punto di partenza per ascolti "contemporanei" e in parte questo potrebbe essere vero, però faccio un esempio e "la grande fuga" di Beethoven? non potrebbe essere il vero punto di partenza, se la ascoltiamo possiamo trovare numerosi momenti in cui vengono anticipati elementi novecenteschi?

Ho riascoltato Solbiati a 48:48 : alla fine afferma la stessa cosa che penso io, che dopo gli anni '50 c'era bisogno di ritrovare degli elementi riconoscibili (figure) a cui aggrapparsi all'ascolto dimostrando che ciò che governa la musica in ultimo è sempre l'orecchio.
C'era bisogno di arrivare ad un certa astrusità per poi ricostruire una musica "ascoltabile" ? non lo so ma penso che i vari Boulez, Nono abbiano capito che c'era bisogno di un ritorno all'uso di certe figure musicali (arpeggi, scale, trilli...) riconoscibili ma nel mentre loro capivano questo in USA nasceva il minimalismo che ha fatto capire come a volte non serve andare a complicarsi la vita per trovare nuove strade, ma che spesso basta guardarsi indietro più che guardare in avanti, solo così  ci si può proiettare nel futuro.
E' un po' come quelle persone che per spiegare un concetto usano tante parole aggrovigliate, arriva un'altra persona e con un termine solo risolve il problema del tipo: "conoscete quella cosa elettronica che serve per regolare il traffico attraverso i colori verde, giallo e rosso? e che è posto a molti incroci pericolosi" e l'altro: "non potevi dire semaforo che facevamo prima?"


  
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10dita
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #201 - 06. Mar 2019 at 14:35
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Gent.mi, ho lo ardire di intromettermi (forse pur OT Undecided) in codeste interessanti e dotte discussioni.

Mi chiedo, e Vi chiedo:

quando un compositore che opera oggidì scrive opere di cotal diversa fattura:

Ballata notturna di Chopin

Contaminazione di pura Follia

Quale la motivazione?

Cito codeste opere, perché abbiam l'autore molto attivo su questo bellissimo topic Smiley

Cordiali saluti
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #202 - 06. Mar 2019 at 15:00
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andreavezzoli wrote on 06. Mar 2019 at 14:28:
C'era bisogno di arrivare ad un certa astrusità per poi ricostruire una musica "ascoltabile" ?

C'era bisogno si  Smiley, lo dice giustamente lo stesso Solbiati, bisognava fare tutto il percorso, per poi ritrovare un fondamento importante. La musica che ne è seguita però non è più quella della precedente epoca, sia ben chiaro, ma si è ritrovata trasformata ed arricchita da questo percorso  Wink.
  

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Duriel
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #203 - 06. Mar 2019 at 15:09
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Visto che sono chiamato in causa rispondo subito , e ringrazio il gentilissimo 10Dita per aver fatto "pubblicità" ai miei due lavori Tongue ( a cui spero darete un vostro giudizio. Ci tengo molto ad avere la vostra opinione).
Iniziamo con il prim brano: La ballata notturna di Chopin. La nascita di questo brano è semplice:tempo fa ebbi alcuni problem alle mani e  per puro caso conobbi una ragazza in conservatorio che mi consigliò un medico molto bravo di firenze. Grazie a lei ho potuto riprendere a suonare ( seppur, ahimé non mi sono più ripreso del tutto) e per sdebitarmi, essendo un eccellente pianista e che amava chopin, le scrissi questo brano. Poi, vabbè provai anche a mandarlo a qualche concorso di composizione con risultati molto positivi. ma il punto è: lo scrissi in questo stile per una persona che amava il linguaggio dell'800.
Contaminazione di pura follia invece è n discorso diverso. Ho provato a scrivere un brano giocando su due elementi: la contrapposizione di figure completamente diverse tra loro ( che si "contaminavano" appunto), e l'uso dei tasti vuoti ( se non sbagli osi chiaman così) del pianoforte per meglio giocare su quegli "aloni" di risonanza che generano. Poi ovviamente il pezzo ha assunto una sua forma  ( con tanto di ripresa finale , seppur in piccola parte) e quindi ha trovato altri elementi su cui poggiarsi. Ma l'idea è partita da 2 cose:
1) Il giocare con determinati contrasti ( come si evince subito dalla prima battuta del brano)
2) elaborare i tasti vuoti del pianoforte e vedere cosa ci esce. ( non so se la registrazione rende al meglio questi passaggi ma purtroppo questa avevo, fatta tra l'altro con un vecchio cellulare). Contaminazione si può definire un brano che ho scritto per "sperimentare" qualcosa che non avevo mai usato prima ( ero al terzo anno di composizione e molte cose erano ancora nuove per me).
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #204 - 06. Mar 2019 at 15:12
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Per rispondere ad Andrea posso dire che ,a mio avviso, l'unico problema della musica "contemporanea" del passato è il atto di essersi preoccupati talmnte anto di innovare il linguaggio da non accorgersi di aver lasciato il pubblico molto indietro. Come un docente che per terminare il programma non si accorge degli alunni fermi al primo argomento. Il minimalismo , questa necessità di lavorare con pochi elementi, credo che sia una diretta conseguenza del, come hai detto tu, ingarbugliamento generato dalla "troppa" sperimentazione.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #205 - 06. Mar 2019 at 15:13
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10dita wrote on 06. Mar 2019 at 14:35:
Gent.mi, ho lo ardire di intromettermi (forse pur OT Undecided) in codeste interessanti e dotte discussioni.

Mi chiedo, e Vi chiedo:

quando un compositore che opera oggidì scrive opere di cotal diversa fattura:

Ballata notturna di Chopin

Contaminazione di pura Follia

Quale la motivazione?

Cito codeste opere, perché abbiam l'autore molto attivo su questo bellissimo topic Smiley

Cordiali saluti

Bentornato 10dita, mi piacerebbe che altri partecipassero attivamente invece che limitarsi a leggere...qui nessuno di noi detiene il verbo  Smiley.
  

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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #206 - 06. Mar 2019 at 15:49
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Duriel wrote on 06. Mar 2019 at 15:12:
Per rispondere ad Andrea posso dire che ,a mio avviso, l'unico problema della musica "contemporanea" del passato è il atto di essersi preoccupati talmnte anto di innovare il linguaggio da non accorgersi di aver lasciato il pubblico molto indietro. Come un docente che per terminare il programma non si accorge degli alunni fermi al primo argomento. Il minimalismo , questa necessità di lavorare con pochi elementi, credo che sia una diretta conseguenza del, come hai detto tu, ingarbugliamento generato dalla "troppa" sperimentazione.


Ecco, questo significa che il pubblico è importante per chi compone, forse a Boulez non interessava di avere un pubblico e non si è preoccupato di questo perché pensava: "io sperimento perché voglio farlo se qualcuno mi vuole seguire bene altrimenti..."
ma poi è uscita la necessità dei compositori di farsi ascoltare da qualcuno di, in qualche modo, comunicare qualcosa.

Una forma musicale dove secondo me si può osare un po' di più e in qualche modo trovare un equilibrio tra sperimentazione e linguaggi del passato è il tema con variazioni dove, utilizzando un tema riconoscibile, o comunque di facile ascolto si può gradualmente avvicinarsi a territori inesplorati avendo come punto fermo il tema, in questo modo il pubblico verrà condotto gradualmente ad esplorare nuovi paesaggi musicali quasi senza accorgersene.
E' su questo che sto lavorando in alcune mie composizioni.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #207 - 06. Mar 2019 at 15:54
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Il tema e variazioni in effetti può far molto da questo punto di vista. Cmq ritornando a Boulez forse lui aveva un'altra motivazione: più che dire "sperimento perchè voglio farlo" magari è giusto dire "sperimento perchè SENTO DI DOVERLO fare", nel senso che sentiva l'obbligo di dare il proprio contributo in questo campo per far progredire il linguaggio musicale. E nel far ciò si è talmente concentrato su questo risultato da dimenticarsi del pubblico.
p.s. non credo che esista compositore che non voglia pubblico.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #208 - 06. Mar 2019 at 16:11
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Per il Boulez degli anni '50 era così e per tutti i compositori di quel periodo, dopo, lo stesso Boulez cambia (uscendone però arricchito, cioè non si tratta di un tornare indietro, è un andare avanti, arricchiti dall'esperienza!!!), come dice Solbiati dandone una precisa spiegazione (vedi II video dal minuto 41:25).

“Pierre Boulez del 1984 (“Dèrive”). Qui c’è figuralità nella musica, chiarificazione dell’evento sonoro che si percepisce e che ha una direzione. Boulez riconquista fiducia nelle “retoriche”  del suono, dando mezzi per utilizzare la memoria, cioè per percepire le strutture formali della musica. Non è Boulez che è impazzito, è la musica che ha fatto altri passi avanti, attraversando quel che è successo prima.”

“Questo è un pezzo che si inserisce tranquillamente a fianco di qualsiasi altro brano, di Debussy, ad esempio, perché arriva, perché qui è rinata la fiducia nella chiarezza dell’evento sonoro, nella sua storia, nel suo comparire e nella sua evoluzione.”
“La mia generazione compositivamente è nata in quel periodo, io ho cominciato a scrivere nel 1978, pochi anni prima di questo pezzo. Io ho studiato con Franco Donatoni che ha iniziato negli anni 50, estremamente coinvolto con l’avanguardia più “dura”, ma quando l’ho conosciuto io la sua musica era infinitamente più, fatemi dire, “ascoltabile”.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #209 - 06. Mar 2019 at 20:34
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Luigi Dallapiccola

Le radici del secondo novecento musicale in Italia



Dal minuto 13:45 al minuto 44:20
In particolare si parla del brano "Sex carmina Alcaei" per soprano e 11 strumenti del 1943 che prende a modello compositivo l’ultimo Bach dell’arte della fuga usando la tecnica dodecafonica.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #210 - 07. Mar 2019 at 12:22
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Bruno Maderna

Le radici del secondo novecento musicale in Italia



Dal min 44:20 al minuto 1:09:10

Guida all’ascolto di: Quadrivium (1969), l’opera più bella di Maderna.

Solbiati: “La narratività di Maderna, l’uso che fa dell’orchestra dando comportamenti, ruoli ben specifici alle famiglie di strumenti, come nella commedia dell’arte (gli archi fanno grandi note tenute, i legni “pullulano”, l’oboe canta, gli ottoni a volte pullulano, a volte grandi note tenute come gli archi, è lo stesso uso che fa Mozart in orchestra, le percussioni a volte scintillanti di vibrafono, celesta, ecc, a volte legnose e secche della marimba), l’importanza di creare un evento sonoro espressivo. Maderna ha traghettato “il melodizzare” dai difficili anni ’50 alla generazione successiva con la fiducia del fare musica. Maderna in questo senso ha fortemente influenzato i compositori della mia generazione. Quadrivium è un’opera che non si può non conoscere.”
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #211 - 07. Mar 2019 at 13:27
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Giacinto Scelsi

Le radici del secondo novecento musicale in Italia



Dal min 1:09:10 fino al termine

“Negli ultimi 15 anni i giovani compositori hanno spostato il centro di interesse dal pensiero compositivo (che è pensiero delle relazioni tra i suoni tipico della tradizione europea),a comporre dando attenzione al suono in sé. Ed ecco che le idee di Scelsi della composizione del 1959 (Quattro pezzi per orchestra) su una nota sola riemerge oggi.
I compositori di musica spettrale a partire dagli anni ’70 (Gerard Grisey) hanno sentito un padre in Scelsi, colui che aveva un interesse centrale in un’altezza e delle conseguenze che ne derivano.”

Lo spettralismo vuole esplorare lo spettro dei suoni armonici.
Gerard Grisey, nell’opera Partiels (1975) scrive gli armonici di un mi grave suonato da un trombone.



Pierluigi Billone nato nel 1960 concentra il suo interesse compositivo sulla contemplazione di un’altezza, sull’indagine intorno ad un suono.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #212 - 07. Mar 2019 at 19:36
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Duriel wrote on 06. Mar 2019 at 15:09:
Iniziamo con il prim brano: La ballata notturna di Chopin. La nascita di questo brano è semplice:tempo fa ebbi alcuni problem alle mani e  per puro caso conobbi una ragazza in conservatorio che mi consigliò un medico molto bravo di firenze. Grazie a lei ho potuto riprendere a suonare ( seppur, ahimé non mi sono più ripreso del tutto) e per sdebitarmi, essendo un eccellente pianista e che amava chopin, le scrissi questo brano. Poi, vabbè provai anche a mandarlo a qualche concorso di composizione con risultati molto positivi. ma il punto è: lo scrissi in questo stile per una persona che amava il linguaggio dell'800.
Contaminazione di pura follia invece è n discorso diverso. Ho provato a scrivere un brano giocando su due elementi: la contrapposizione di figure completamente diverse tra loro ( che si "contaminavano" appunto), e l'uso dei tasti vuoti ( se non sbagli osi chiaman così) del pianoforte per meglio giocare su quegli "aloni" di risonanza che generano. Poi ovviamente il pezzo ha assunto una sua forma  ( con tanto di ripresa finale , seppur in piccola parte) e quindi ha trovato altri elementi su cui poggiarsi. Ma l'idea è partita da 2 cose:
1) Il giocare con determinati contrasti ( come si evince subito dalla prima battuta del brano)
2) elaborare i tasti vuoti del pianoforte e vedere cosa ci esce. ( non so se la registrazione rende al meglio questi passaggi ma purtroppo questa avevo, fatta tra l'altro con un vecchio cellulare). Contaminazione si può definire un brano che ho scritto per "sperimentare" qualcosa che non avevo mai usato prima ( ero al terzo anno di composizione e molte cose erano ancora nuove per me).

Gent.mo, grazie per le delucidazioni.

Duriel wrote on 06. Mar 2019 at 15:09:
  ( a cui spero darete un vostro giudizio. Ci tengo molto ad avere la vostra opinione).

Io non son un compositore, e la mia opinione non può che esser molto "falsata".

Perdona lo ardir (forse hai già accennato Undecided):
visto che codesti brani son stati premiati, dalla commissione giudicante è stata vergata una "motivazione"?

Ti confesso che sarei molto curioso di aver contezza di ciò Smiley

Cordiali saluti
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #213 - 07. Mar 2019 at 20:21
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Purtroppo non ci fu una "motivazione ufficiale" . L'unica cosa che sono riuscito ad ottenere è stato un giudizio personale su entrambi i brani da parte di un membro della giuria che mi ha spiegato cosa andasse e cosa no su entrambi i brani . é stato molto utile perchè è andato sul tecnico e mi ha fatto notare una "debolezza" in un passaggio del brano più contemporaneo che mai sarei riuscito a cogliere da solo. Comunque il concorso di Albenga è aperto a qualsiasi stile ( anche del passato). Probabilmente hanno valutato principalmente la solidità del pezzo in se e poi ( come specificato nel bando) il livello di difficoltà ( non doveva superare un livello da compimento inferiore di pianoforte). Quando presentai la mia toccata per pianoforte alla terza edizione mi diedero un terzo premio e , sempre quel membro della giuria, mi disse che l'elevata difficoltà del brano non mi aveva permesso di ricevere di più. Quindi ritengono tale fattore molto importante per il giudizio finale.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #214 - 12. Mar 2019 at 10:22
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Musica per pianoforte di compositori italiani contemporanei



00:30 - Alessandro Solbiati: Fête
08:16 - Ivan Fedele: da Etudes Australes "Platea di Weddell" "Cape Horne"
20:05 - Luca Mosca: Rime arabe
33:03 - Marco di Bari: Studi sul naturalismo integrale n. 6
38:59 - Sandro Gorli: Il Mulino di Amleto
49:04 - Salvatore Sciarrino: Perduto in una città d'acque
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #215 - 12. Mar 2019 at 17:35
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Sentieri selvaggi:

http://sentieriselvaggi.org/il-progetto/

Sentieri selvaggi nasce nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto con lo scopo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Il debutto dell’ensemble a Milano registra il tutto esaurito. Fin dall’esordio i concerti di Sentieri selvaggi si caratterizzano per le informali presentazioni parlate di ogni brano. Sentieri selvaggi stringe nel corso degli anni collaborazioni con i più importanti compositori della scena internazionale, come David Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe, Fabio Vacchi, che scrivono partiture per l’ensemble o gli affidano le prime italiane dei loro lavori. Accanto a loro il gruppo promuove e diffonde una nuova generazione di compositori italiani quali Carlo Boccadoro, Francesco Antonioni, Silvia Colasanti, Giovanni Mancuso, Mauro Montalbetti e Giovanni Verrando.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #216 - 12. Mar 2019 at 22:53
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Beh, che dire.......hanno un repertorio davvero interessante. A tal proposito cito anche un altro ensemble spesso diretto da Boccadoro e cioè Altrevoci ensemble (http://www.altrevociensemble.it/public/index.asp?where=19) che porta avanti il medesimo obiettivo di diffondere la musica contemporanea. A mio avviso è sempre un bene vedere degli ensemble simili impegnarsi nella diffusione di questo tipo di musica. Con i tempi che corrono divenda sempre più difficile farsi capire dal pubblico se il pubblico non ha voglia di sentire qualcosa di "diverso" dal solito :/
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #217 - 12. Mar 2019 at 23:32
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Vorrei ringraziare tutti voi per questa panoramica di idee-stimoli-proposte  molto interessanti!
Io sono solo una ascoltatrice, e per orientarmi un po’ meglio nella marea di informazioni e affermazioni ho provato la funzione “print” per tenere raccolte tutte le cose qui scritte, solo che ci vorrebbe  qualcuno più bravo di me  che sistemasse tutto questo materiale in modo più fruibile da parte di  noi  imbranati. Possiamo sperare in  qualche volenteroso volontario  ?
Grazie ancora e continuate ! Smiley
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #218 - 13. Mar 2019 at 11:43
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Annesin wrote on 12. Mar 2019 at 23:32:
Vorrei ringraziare tutti voi per questa panoramica di idee-stimoli-proposte  molto interessanti!
Io sono solo una ascoltatrice, e per orientarmi un po’ meglio nella marea di informazioni e affermazioni ho provato la funzione “print” per tenere raccolte tutte le cose qui scritte, solo che ci vorrebbe  qualcuno più bravo di me  che sistemasse tutto questo materiale in modo più fruibile da parte di  noi  imbranati. Possiamo sperare in  qualche volenteroso volontario  ?
Grazie ancora e continuate ! Smiley

Benvenuta nel Forum e grazie mille per l'interesse che hai manifestato  Smiley

Non mi è ben chiaro come vorresti fosse organizzato il materiale qui presente; trattandosi di un Forum l'organizzazione non può essere che quella cronologica dei partecipanti ad un argomento aperto.

Se sei interessata ad una sorta di storia della musica contemporanea, gli interventi che ho inserito seguono, in linea di massima, una linea storica.
I video presenti sono una sorta di personale scelta come indicazione per una guida all'ascolto.

Naturalmente tutto questo senza la pretesa di voler esaurire l'argomento o tracciare una approfondita analisi storica.

E' pur sempre un Forum e dunque non dovrebbe essere un soliloquio in un ambiente vuoto, ma quanto più possibile partecipato e ricco di contributi  Wink.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #219 - 13. Mar 2019 at 13:59
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Grazie! E' giustissimo che il Forum abbia l'andamento da... forum ma per gli inesperti come me, che vorrebbero ripercorrere  lentamente tutto il vostro discorso, riesce  difficile racapezzarsi  fra le cose dette (e contraddette!) e le mille sollecitazioni. Penso di riprendere i vari interventi, estraendo  affermazioni, riflessioni e  suggerimenti di ascolto per poterli  seguire con calma, cioè con i ritmi (lenti!) che mi servono per  assimilare qualcosa... Mi metterò al lavoro ! Cool Ancora grazie a tutti voi.
  
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