Page Index Toggle Pages: 1 ... 10 11 [12] 13 14 15 Send Topic Send Topic Print Print
Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 19491 times)
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #220 - 13. Mar 2019 at 14:52
Print Post Print Post  
Interessante escursus storico sul minimalismo americano:

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
andreavezzoli
Global Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2407
Joined: 04. Mar 2010
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #221 - 13. Mar 2019 at 14:53
Print Post Print Post  
Annesin wrote on 13. Mar 2019 at 13:59:
Grazie! E' giustissimo che il Forum abbia l'andamento da... forum ma per gli inesperti come me, che vorrebbero ripercorrere  lentamente tutto il vostro discorso, riesce  difficile racapezzarsi  fra le cose dette (e contraddette!) e le mille sollecitazioni. Penso di riprendere i vari interventi, estraendo  affermazioni, riflessioni e  suggerimenti di ascolto per poterli  seguire con calma, cioè con i ritmi (lenti!) che mi servono per  assimilare qualcosa... Mi metterò al lavoro ! Cool Ancora grazie a tutti voi.


Da compositore mi permetto di dare un suggerimento di un possibile ordine di ascolti per avvicinarsi alla musica contemporanea:

1) Bartok: quartetto d'archi N° 5
2) Stravinsky : la sagra della primavera
3)Schoenberg: Pierrot Lunaire
4)Berg: Suite lirica 
5) Steve Reich: Vermont counterpoint per flauto
6) Ligeti studi per pianoforte
  
Back to top
 
IP Logged
 
Duriel
God Member
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 522
Joined: 06. Dec 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #222 - 13. Mar 2019 at 14:59
Print Post Print Post  
Ciao Annesin. Secondo me la cosa migliore è usare gli ottimi spunti riassuntivi di tgdigit per iniziare a "delineare" una linea guida che vada dagli inizi del 900 ad oggi per poi dar sfogo alla tua curiosità. Molti autori li ho scoperti per caso su youtube. Dopo il primo ascolto andavo subito a cercare qualche accenno biografico su wikipedia o altro per capire chi fossero e in che periodo storico andassero collocati. Se hai difficoltà a seguire qualche linguaggio a cui non sei abituata io ti consiglio di cercare sempre o una partitura da seguire o scegliere i video su youtube con la partitura nel video. Non potrai puntare magari su qualche esecuzione eccezionale ma ne recuperi almeno in chiarezza. Una volta capito il brano potrai scegliere l'esecuzione che più ti aggrada tra le tante in giro.
p.s. per qualsiasi dubbio noi stiamo qua. Se possiamo mettere a disposizione quello che abbiamo studiato lo facciamo volentieri Smiley
  
Back to top
 
IP Logged
 
pianozero
God Member
*****
Offline


Roma

Posts: 1280
Joined: 11. Oct 2011
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #223 - 13. Mar 2019 at 19:53
Print Post Print Post  
mi sto interessando a Solbiati, su Spotify si trovano un po' di cose interessanti. Come ad esempio

Anthos
https://www.youtube.com/watch?v=RSE5zBB-nEM

As if to Land
https://youtu.be/fYIsyq6_3fg

Il Suono Giallo
https://youtu.be/3bZXuPu10QM

Annesin wrote on 12. Mar 2019 at 23:32:
Vorrei ringraziare tutti voi per questa panoramica di idee-stimoli-proposte  molto interessanti!
Io sono solo una ascoltatrice, e per orientarmi un po’ meglio nella marea di informazioni e affermazioni ho provato la funzione “print” per tenere raccolte tutte le cose qui scritte, solo che ci vorrebbe  qualcuno più bravo di me  che sistemasse tutto questo materiale in modo più fruibile da parte di  noi  imbranati. Possiamo sperare in  qualche volenteroso volontario  ?
Grazie ancora e continuate ! Smiley


ribadisco quanto proposto in precedenza ma non raccolto. Ovvero aprire una sottosezione del forum dedicata agli autori di musica contemporanea. Ovviamente questo thread potrebbe rimanere come filo conduttore, ma i singoli autori potrebbero avere ognuno un thread dedicato con biografie, esempi ecc...

sento anche io l'esigenza di fare ordine in questa massa di informazioni interessanti e stimolanti
  
Back to top
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #224 - 13. Mar 2019 at 20:03
Print Post Print Post  
pianozero wrote on 13. Mar 2019 at 19:53:
mi sto interessando a Solbiati, su Spotify si trovano un po' di cose interessanti. Come ad esempio

Anthos
https://www.youtube.com/watch?v=RSE5zBB-nEM

Allora ti consiglio di ascoltare anche Ivan Fedele, troverai molte assonanze:

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #225 - 13. Mar 2019 at 21:24
Print Post Print Post  
"Allenarsi ad ascoltare":

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
andreavezzoli
Global Moderator
*****
Offline


W Pianoforum!

Posts: 2407
Joined: 04. Mar 2010
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #226 - 13. Mar 2019 at 21:41
Print Post Print Post  
pianozero wrote on 13. Mar 2019 at 19:53:
mi sto interessando a Solbiati, su Spotify si trovano un po' di cose interessanti. Come ad esempio

Anthos
https://www.youtube.com/watch?v=RSE5zBB-nEM

As if to Land
https://youtu.be/fYIsyq6_3fg

Il Suono Giallo
https://youtu.be/3bZXuPu10QM

Annesin wrote on 12. Mar 2019 at 23:32:
Vorrei ringraziare tutti voi per questa panoramica di idee-stimoli-proposte  molto interessanti!
Io sono solo una ascoltatrice, e per orientarmi un po’ meglio nella marea di informazioni e affermazioni ho provato la funzione “print” per tenere raccolte tutte le cose qui scritte, solo che ci vorrebbe  qualcuno più bravo di me  che sistemasse tutto questo materiale in modo più fruibile da parte di  noi  imbranati. Possiamo sperare in  qualche volenteroso volontario  ?
Grazie ancora e continuate ! Smiley


ribadisco quanto proposto in precedenza ma non raccolto. Ovvero aprire una sottosezione del forum dedicata agli autori di musica contemporanea. Ovviamente questo thread potrebbe rimanere come filo conduttore, ma i singoli autori potrebbero avere ognuno un thread dedicato con biografie, esempi ecc...

sento anche io l'esigenza di fare ordine in questa massa di informazioni interessanti e stimolanti


Sono d'accordo: però lo spazio ci sarebbe già "spazio compositori" che è riservato ai compositori viventi.
Qui si sta facendo un gran confusione come se più si posta e meglio è, invece servirebbe una logica e qualità non solo quantità di informazioni.
  
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #227 - 14. Mar 2019 at 12:55
Print Post Print Post  
Barbara Hannigan, la musa dei compositori contemporanei:

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #228 - 15. Mar 2019 at 15:25
Print Post Print Post  
Provo a fare un pò di ordine rielencando per anno di nascita i compositori citati nelle pagine precedenti:

Arnold Schönberg       (1874 – 1951) pag. 1

Edgard Varèse             (1883 –1965)  pag. 4

Anton Webern             (1883 –1945)  pag. 2

Alban Berg             (1885 –1935)  pag. 3

André Jolivet             (1905 – 1974) pag. 6

Giacinto Scelsi             (1905 –1988)  pag. 7

Olivier Messiaen       (1908 –1992)  pag. 3

Gian Carlo Menotti       (1911 – 2007) pag. 7

John Cage             (1912 – 1992) pag. 7

Bruno Maderna               (1920 –1973)  pag. 5

György Ligeti             (1923 – 2006) pag. 8

Pierre Boulez             (1925 –2016)  pag. 3

Luciano Berio             (1925 – 2003) pag. 5

Aldo Clementi             (1925 – 2011) pag. 6

Karlheinz Stockhausen (1928 – 2007) pag. 3

Seppure rimangano delle evidenti lacune Smiley, mi piacerebbe completare questa panoramica dei compositori più significativi, aggiungendo almeno altri 2 importanti compositori: Iannis Xenakis e Franco Donatoni.

Posso dire, con i suddetti distinguo, che, dopo questi ultimi, rimangono (finalmente) i veri compositori contemporanei, quelli che sono gli attuali padri della generazione presente, la generazione del 2000.

(per generazione intendo dire gli anni di attività compositiva, non di nascita  Wink).
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #229 - 18. Mar 2019 at 13:53
Print Post Print Post  
Iannis Xenakis (1922 – 2001) compositore, architetto e ingegnere.

Studia composizione con Arthur Honegger e Darius Milhaud, poi con Olivier Messiaen.
E’ il primo a usare i modelli matematici nella musica, come le applicazioni della teoria degli insiemi e della teoria dei giochi.
Usa la musica all’architettura, progettando musica per spazi preesistenti, ma anche spazi per specifiche composizioni musicali e performance, molto orientate all'acustica.

Interessanti considerazioni tratte da Eugenio Trías “Il Canto delle Sirene”, Tropeismi, Marco Tropea Editore, Milano, 2009:

“[…]La coscienza romantica mascherata di postmodernismo, nostalgica dell’artigianato, delle arts and crafts, non può in alcun modo tollerare questa insidiosa e costante intromissione della teoria, della riflessione filosofica e della conoscenza scientifica nelle arti; e meno che mai nella musica (nonostante i prestigiosi precedenti di Philippe Rameau e di Johann Sebastian Bach).
L’antintellettualismo intransigente è responsabile del significativo ritardo con cui la musica recepisce i grandi compositori del nostro secolo, in particolare della seconda metà. Come se pensare, riflettere e conoscere, o introdurre una relazione tra musica e riflessione fosse un delitto. Come se le vecchie tradizioni che apparentavano la musica al quadrivium – fisica, aritmetica, geometria – o al trivium – retorica, grammatica, dialettica – dovessero essere dimenticate o ricordate soltanto come una curiosità storica per appassionati della cultura da museo.
Un musicista con eccessive conoscenze, o che sembra voler rivitalizzare in pieno Ventesimo secolo un enciclopedismo integrale, in cui scienza e arte si congiungono, dove il trivium (grammatica, retorica, dialettica) convive con il quadrivium (astronomia, aritmetica, geometria, musica.), e le lettere classiche con le scoperte scientifiche, deve essere guardato con sospetto.
Questa grande attitudine a unire scienza e tecnica alle lettere, a partire dal duplice progetto vocazionale dell’architettura e della musica, si materializza e incarna in maniera sorprendente in Iannis Xenakis: a un tempo ingegnere, architetto, musicista, studioso della matematica e delle scienze naturali. Nonché buon conoscitore delle rovine che ancora rimanevano della musica greca antica, e dei trattati di quell’epoca che ci sono pervenuti. D’altronde Xenakis era un grande appassionato della cultura greca, arcaica, micenea, omerica; della filosofia presocratica, specialmente pitagorica; del mondo tragico di Sofocle, Eschilo ed Euripide; e della grande filosofia di Platone.
Tale straordinaria dynamis di conoscenza e cultura è forse quanto si finisce sempre per rimproverare a questo grande musicista, a causa delle nostre meschine modalità di ricezione. L’invidia non conosce confini: quando vengono messe in evidenza le proprie lacune, si sviluppa sempre risentimento.[…]”

“[…]I grandi musicisti della seconda metà del Ventesimo secolo mettono in evidenza questa sintonia con i grandi progressi scientifici. Pierre Boulez giustifica il carattere definitivamente incompiuto di molte sue composizioni facendo riferimento all’«universo in continua espansione» delle moderne teorie cosmologiche. Karlheinz Stockhausen parla della necessità di ricreare il quadrivium medievale, e paragona alcuni suoi brani a una costellazione galattica in moto spirale, oppure a orbite di soli e pianeti intorno all’asse centrale di un piano, o, ancora, afferma che si siano generati dalla sintesi di una banda elettromagnetica e strumenti a percussione.
Edgar Varèse anticipò tutto questo quando qualificò come creazione di soli e costellazioni la propria famosa opera Ionization, per orchestra di percussioni. E Iannis Xenakis paragona, nel suo brano elettromagnetico per spettacolo di suono e luce, il mito di Er, il magnifico racconto finale della Repubblica platonica, alla descrizione dell’esplosione di una supernova registrata dalla stampa quotidiana. L’arte, nell’opinione di qualcuno, in queste incursioni teoriche perde la buona pratica artigianale, il carattere di poíēsis artistica senza ambizioni […]L’unico supporto teorico di un’arte ormai condannata risulterebbe essere il gesto diffidente e almeno in apparenza lucido dell’ironia neodadaista. È questa la generale convinzione rispetto alla creazione artistica propria del nostro mondo postestetico e poststorico. Ma un’arte musicale che pretenda di operare la sintesi tra scienza e creazione, tra l’operato artigianale e l’avanzata conoscenza scientifica, o che voglia riportare la musica in linea con i tempi, al livello della matematica e della fisica del Ventesimo secolo, come nel caso della musica di Xenakis, può sembrare inappropriata rispetto all’opinione convenzionale più diffusa. […]”
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #230 - 18. Mar 2019 at 13:55
Print Post Print Post  
“[…]Entrambe, architettura e musica, coordinate nella stessa argomentazione e proporzione – numerica, geometrica, fisica – si biforcano in progetti (architettonici), o in grandi movimenti di masse sonore (musicali), a seconda che in primo piano si ponga lo spazio o il tempo, la quiete o il movimento, la simultaneità o la successione. […]Nella composizione Metastasis, per sessantuno strumenti, si crea un continuum che tende ad annullare – in forma asintotica – l’unità discreta di tempo e altezza (il quarto di secondo temporale / il quarto di tono).
I glissando oscillano nello spazio-tempo dove si congiungono o diffrangono, dove cercano di unirsi in forma di fascio, a partire da ogni singola linea vocale, o dove alla fine si diversificano con aperture graduali, che si allargano, a ventaglio. […]”



“[…]Nel caso del Padiglione Philips, si tratta dell’immagine di uno stomaco che assimila e digerisce persone, e che accoglie al suo interno un numero compreso tra seicento e settecento passanti in un arco di tempo di otto-dieci minuti. Nel Padiglione, gli altoparlanti trasmettono la musica acustica predisposta per la fiera, il Poème électronique di Edgar Varèse, primo brano realizzato con strumenti elettromagnetici di questo grande compositore dalla vita difficile, tragica, sempre tormentata da dolorose traversie. […]”



“[…]L’espressione masse sonore, rappresenta la parola d’ordine di quel grande sognatore della musica del futuro che è stato Edgar Varèse, ed è sicuramente il termine con cui Iannis Xenakis inizia il suo itinerario di creatore e teorico della musica. Xenakis, come lo stesso Varèse, fu soprattutto un grande sinfonista. Entrambi sono figli ed eredi della grande tradizione che ebbe in Ludwig van Beethoven il suo alfiere e in Hector Berlioz la sua figura paradigmatica. […]”

“[…]Con questi mezzi, soprattutto con gli strumenti ad arco, Xenakis inizia la sua titanica sfida alla musica elettroacustica, producendo sonorità e timbri che nei glissando sinusoidali, negli accordi tranciati di netto – come grossolanamente tagliati con un’accetta – dei cluster, o negli accordi saturi che si intrecciano in brusche progressioni ascendenti e discendenti, a volte con un unico strumento, forniscono la risposta più disarmante alla musica elettromagnetica (che lo stesso Xenakis pratica, con grande senso artistico).
In Kottos, una splendida opera per violoncello solista, suggerisce l’immagine della sfida lanciata da un gigante, Kottos, appunto, che affrontò Zeus e ne venne sconfitto: cento braccia, quelle di una grande orchestra in grado di mobilitare masse sonore, ma questa volta a partire da un unico interprete con uno strumento, il violoncello, sottoposto a un’audacissima prova dei propri limiti[…].”

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #231 - 18. Mar 2019 at 13:57
Print Post Print Post  
“[…]viene effettuata una mediazione da parte di un nuovo modo di ragionare nella crisi della scienza della seconda metà del Ventesimo secolo: il pensiero statistico, che si trova all’intersezione tra il determinismo estremo della scienza ottocentesca e la sfida dell’indeterminatezza dei fenomeni legati alla microfisica (come la scoperta della posizione e della velocità dei movimenti degli elettroni).

Xenakis si ispira alla formulazione di questa nuova legge, non causale ma stocastica, per ripensare la musica nel suo complesso, tormentata, come se fosse lo specchio fedele degli avatar della scienza negli anni Cinquanta, e della sua frattura: tra caso e necessità, tra determinazione estrema (seriale) e indeterminatezza aleatoria.
Si correva il rischio di annullare il significato; e non solo per l’irrazionale ricorso al lancio di monete, o di dadi, per risolvere le scelte musicali del compositore, o la sua relazione con l’interpretazione. Iannis Xenakis, in un famoso articolo, spiegava come un rigido serialismo, e la modalità di pensiero determinista che questo implica, estendendo il pensiero seriale a tutti i parametri musicali, finiva con generare proprio il contrario dell’ordine musicale. Ciò che alla fine risulta nella composizione, e ancora di più all’ascolto, è l’assoluta negazione di quanto cercato: un disordine, un caos, una conflagrazione causata proprio dall’impulso iperdeterminista.
Tra questo determinismo e il ricorso rapido al caso, all’«alea», vi era una posizione intermedia; un atteggiamento, un éthos, nella modalità del in media virtus. Si puntava ad avvicinare la musica allo stadio raggiunto in quell’epoca dalla fisica e dalla matematica, e di favorire, di conseguenza, un ragionamento statistico che permettesse di prendere in considerazione, al di là del divisionismo dogmatico di molti orientamenti seriali, le grandi masse sonore, suscettibili di un’analisi non puntuale (o non basata in maniera univoca ed esclusiva su unità minime, come le note e le relazioni tra esse), bensì globale.
Era necessario sostituire la nota isolata, e il suo legame con le altre note, come avveniva con il vecchio contrappunto – linea per linea, «punto contro punto » –, con la congiunzione e la divergenza di piani sonori, quelli di cui parlava Edgar Varèse; piani, superfici, in grado di comporre e costruire solidi, corpi in senso platonico, corpi forse di geometria a proiezione non euclidea; figure, quindi che potevano servire come partitura per composizioni che richiedevano, davanti al pentagramma, o agli «ideogrammi» pittorici della musica aleatoria, nello stile di John Cage, il plastico architettonico a tre dimensioni, suscitando e suggerendo però ciò che è proprio e specifico della musica: il movimento, il tempo, la durata; la mobilitazione di grande masse orchestrali. […]”
“[…]La teoria e la pratica musicale di Xenakis cercavano quindi di mediare tra i due estremi: un asfissiante determinismo, come quello che caratterizza il serialismo integrale, che alla fine generava confusione, entropia, caos uditivo; e, all’altro estremo, un irresponsabile ricorso al caso, alla moneta, al dado, o all’I Ching, che permettevano di trincerarsi dietro un alibi di autoannullamento della composizione (sullo stile di Wittgenstein), come un harakiri creativo, che rappresentava il modo catartico, socratico, di responsabilizzare l’interprete. […]”
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #232 - 18. Mar 2019 at 13:59
Print Post Print Post  
“[…]Xenakis mette al primo posto la massa sonora. In questo modo risponde a una fenomenologia dell’evento sonoro di un’ottica e di una logica assai diverse da quelle che derivavano dalla Seconda scuola di Vienna e sfociate nel serialismo integrale. A entrambi, Varèse e Xenakis, interessava l’assunzione della massa del suono più che la sua decomposizione in unità minime discrete, come nella nuova scala seriale, o la sua diversificazione in base a tutti i parametri musicali. […] Il contrappunto e la polifonia smettevano di essere lineari, di intrecciarsi in note isolate, in linee vocali, o di partire da note affogate nei silenzi (come in Webern). Smettevano di derivare da una saturazione determinista e causale di un’analisi del suono che rende la partitura una sorta di «automa musicale» (del quale parla anche, in riferimento al proprio formalismo matematico stocastico, Xenakis nell’intervista con Françoise Delalande).
Si arriva così alla confusione di tutti i parametri nell’ascolto, lasciando quale unica alternativa al determinismo totalizzante l’ironico procedimento neodadaista, nichilista e deresponsabilizzante, del tiro di dadi o dell’utilizzo dell’I Ching (come fa John Cage).

Iannis Xenakis rappresenta il mēsótes, il termine medio in cui risiede la virtù (in questo caso musicale): quello di una coscienza illuminata che vuole porre la musica all’altezza epistemologica dei tempi, come all’epoca avevano fatto Jean-Philippe Rameau e Johann Sebastian Bach, che la portarono al livello della teoria della gravità e del calcolo infinitesimale attraverso i principi dell’armonia e della tecnica del temperamento equabile.
Ma il tempio della scienza, nella seconda metà del Ventesimo secolo, non è quello di La Place – e del suo genio onnisciente –, o quello di un determinismo causale onnicomprensivo, bensì quello che emerge dalla grande crisi ex abundantia, vera e propria crisi dello sviluppo, indotta dalla teoria della relatività, dagli esperimenti sul corpo nero, dalla microfisica dei quanti e dal «principio di indeterminatezza» di Werner Heisenberg; di fronte allo scossone dell’indeterminatezza, con tutte le sue implicazioni epistemologiche, si sostituiscono le leggi causali con leggi statistiche. […]
Il punctus contra punctum viene superato e trasceso grazie al «piano contropiano». In questo modo si passa dalla superficialità del pentagramma, o dalla linearità coniugata del discorso (omofonico o polifonico), a una specie di corpo solido, di tetrakt˘s, come si trattasse di una partitura espositiva del progetto di composizione realizzata in una forma architettonica, che però incombe sul tempo, o che deve suggerire il movimento che si viene così a disegnare.
In tal modo si aggiunge alla latitudine verticale delle altezze del suono e alla longitudine orizzontale della melodia e del ritmo, o alla misura e periodizzazione della durata, una nuova dimensione, la terza. Le superfici si proiettano nell’aria come se fossero pareti di un corpo dotato di volume, attraverso il tempo, grazie alla mobilità del corpo solido. Un plastico concepito come un progetto architettonico, disegnato hors temps, in un ambito atemporale proiettivo, ma che si limita al foglio, oppure che si proietta attraverso un movimento argomentato nel tempo, en temps, in grado di scindersi in sezioni. […]
Iannis Xenakis appartiene alla stirpe del Beethoven sinfonista, o di Hector Berlioz. Le sue opere inaugurali sono orchestrali. Non sono Klavierstücke (brani per pianoforte) come in Stockhausen; o sonate per piano, come in Boulez; o brani per pianoforte preparato, nello stile di Cage. Con Xenakis torna la grande orchestra. Anticipata in maniera profetica e geniale da quel martire della musica del Ventesimo secolo che è Edgar Varèse.
Nelle sue composizioni l’elemento preponderante non è la relazione tra le note. Non è la nota puntuale che viene presa come unità, né il legame (verticale/ orizzontale) che quella nota ha con le altre, formando accordi o sintagmi, armonie o melodie e ritmi. Nei poderosi argomenti musicali di Xenakis l’unità originaria, la Urform, è una nuvola di suoni che, almeno da Phitoprakta in poi, vengono costruiti a partire da principi stocastici.
Le nuvole si formano in maniera lenta, graduale, per scaricare le masse d’acqua accumulata in uno scroscio improvviso o in una pioggerellina, oppure come un gocciolio tambureggiante sul tendone di un circo o di una tenda da campeggio. […]”

Estratto da Eugenio Trías “Il Canto delle Sirene”, Tropeismi, Marco Tropea Editore, Milano, 2009.
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #233 - 22. Mar 2019 at 14:18
Print Post Print Post  
Franco Donatoni (1927 – 2000)

Allievo di Ildebrando Pizzetti riceve molti consigli nel suo lavoro di compositore da Goffredo Petrassi e Bruno Maderna.

Si può dire che il suo percorso compositivo prima di giungere ad un proprio stile ritraccia (con uno stile personale) la storia della musica moderna/contemporanea, così come accade per molti compositori che hanno lasciato testimonianze importanti nella storia della musica.
Anche come docente definisce un importante percorso formando molti compositori della generazione successiva alla sua, tra i quali:

Pascal Dusapin, (1955)
Armando Gentilucci, (1939 – 1989)
Giuseppe Sinopoli, (1946 – 2001)
Magnus Lindberg, (1958)
Fausto Romitelli, (1963 – 2004)
Esa-Pekka Salonen, (1958)
Claudio Scannavini, (1959)
Luca Mosca, (1957)
Riccardo Piacentini, (1958)
Alessandro Solbiati, (1956)
Javier Torres Maldonado, (1968)
Giulio Castagnoli, (1958)
Giovanni Verrando, (1965)
Stefano Bellon, (1956)
Mauro Cardi, (1955)

La sempre più apprezzata attività didattica conduce Donatoni a tenere corsi e seminari a Berkeley, Città del Messico, Seul, Gerusalemme, Melbourne e altrove.

Nella musica di Donatoni si possono riconoscere differenti periodi: il primo è segnato dal neoclassicismo bartokiano, non esente dall'influenza di Goffredo Petrassi.



In seguito, la frequentazione e gli insegnamenti di Bruno Maderna lo indirizzano verso l’esperienza della dodecafonia e del serialismo. Dice Donatoni a proposito dello stile musicale da lui utilizzato fino ad allora: «mi resi conto che usavo un linguaggio d’accatto dal quale non ero capace di uscire, […] il linguaggio dei miei padri, anzi dei miei nonni».
E’ così che compone una serie di lavori diversissimi e mai davvero amati, Musica per orchestra da camera, scritto per Maderna («il pezzo più brutto della mia vita»)



oppure Tre improvvisazioni per pianoforte («una brutta copia della Seconda Sonata di Boulez»)



Ha l’impressione di subire senza totale partecipazione l’influenza di Maderna, Boulez, Nono, Berio, Stockhausen, «tutta gente che era più avanti di me»: «mi sembravano degli dèi».

La prima parte degli anni sessanta vedranno Donatoni tra i protagonisti dell'Alea (o, come lo stesso Donatoni preferiva dire, dell'Indeterminazione), un mutamento del suo percorso compositivo indotto dall’irruzione nel panorama europeo di John Cage (nel 1958; «lo detestavo perché sentivo che avrebbe distrutto la musica, ma a me capita sempre che quando odio una cosa finisco prima o poi con il cascarci dentro»).

Gli esecutori vengono chiamati a interpretare segni della scrittura musicale non univocamente definiti, divenendo così coautori.



Sintomatico il titolo del Quartetto IV (Zrcadlo), composto nel 1962: Zrcadlo è il nome d’un personaggio della Notte di Valpurga di Gustav Meyrink che ha la proprietà di assumere esteriormente, divenendone specchio, l’aspetto dell’interiorità dell’altro che ha di fronte (a volte radioso, a volte orribile), ossia di ciò che dell’altro non si vede. Gli esecutori, interpretando a proprio modo le indicazioni dell’autore, sono essi stessi Zrcadlo, dando così vita a una realtà sonora ogni volta diversa rispetto alla quale il compositore rimane totalmente indifferente.



Più tardi (fine anni sessanta) estende questo approccio mediante l'utilizzo estremo di procedimenti quali gli automatismi combinatori, volti alla ricerca di un distacco, alla rinuncia alla responsabilità soggettiva dell'atto del comporre: il materiale musicale, viene ‘messo in moto’ mediante processi di lettura automatici, codici univoci inventati dal compositore che procedono però al di là della sua stessa volontà.



Sono questi gli anni da lui definiti del “periodo negativo”, in cui le esperienze legate alla de-composizione porteranno ad una desacralizzazione completa della creatività, ad una dissociazione totale tra materiale e gesto compositivo. Durante questo periodo furono di importanza determinante le suggestioni e le influenze ricevute da autori letterari quali Kafka, Benn, Musil, Beckett.

Dalla metà degli anni settanta, Donatoni ritrova quello che lui stesso chiama “l'esercizio ludico dell'invenzione”, un atteggiamento, quindi, e un rapporto decisamente positivo con la scrittura, il che lo porta a produrre un notevolissimo numero di opere che godranno di un apprezzamento sempre più vasto in campo internazionale.

Capolavoro indiscusso di Donatoni è Duo pour Bruno (1974-75), grande omaggio orchestrale alla memoria di Maderna

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #234 - 22. Mar 2019 at 14:23
Print Post Print Post  
Durante la stesura di Duo pour Bruno, una forte crisi depressiva conduce Donatoni sull’orlo della rinunzia alla propria attività. Solo l’insistenza affettuosa della moglie lo convince a scrivere quello ch’egli ritiene il suo ultimo pezzo, Ash per otto strumenti (1976), appunto ‘cenere’. La scrittura di questo brano invece riaccende la tensione compositiva, risolve la fase acuta della crisi depressiva e apre un nuovo periodo creativo.



I materiali compositivi utilizzati da Donatoni in questa fase sono spesso minimali; essi vengono sottoposti a continui procedimenti di trasmutazione e permutazione tramite l'utilizzo di codici e automatismi miranti alla crescita della cellula originaria, come il comportamento di un organismo vivente.



Negli anni ’80 un controllo tecnico ormai virtuosistico stimola un atteggiamento ludico verso il comporre, questo lo porta a lavori di immediata simpatia, come i brani di ispirazione jazzistica Hot per sassofono e sei esecutori (1989)



oppure Jay per pianoforte e sette ottoni (1992)



La sua scomparsa, avvenuta nel 2000, gli impedisce di portare a termine la sua trascrizione de L'arte della fuga di Johann Sebastian Bach.
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #235 - 22. Mar 2019 at 16:55
Print Post Print Post  
Da qui proseguirò con dei brevi accenni a musicisti più vicini al nostro tempo, quali allievi di Franco Donatoni, come spunto di riflessione per approfondimenti, citando alcuni brani che mi hanno colpito.
  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #236 - 22. Mar 2019 at 16:56
Print Post Print Post  
Armando Gentilucci, (1939 – 1989)

Nato in una famiglia di musicisti, Gentilucci ha studiato composizione a Milano sotto la guida di Bruno Bettinelli e Franco Donatoni.
Dopo essere stato docente nei conservatori di Bolzano e di Milano, dal 1969 alla morte (avvenuta prematuramente nel 1989) ha diretto l'istituto musicale "A.Peri" di Reggio Emilia. Ha affiancato all'attività di musicista quella di critico, saggista e musicologo.

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #237 - 22. Mar 2019 at 16:57
Print Post Print Post  
Pascal Dusapin, (1955)

Studia prima con Olivier Messiaen al Conservatoire national supérieur de musique et de danse di Parigi, poi con Iannis Xenakis, tra il 1974 e il 1978, ed infine con Franco Donatoni.

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #238 - 22. Mar 2019 at 16:59
Print Post Print Post  
Mauro Cardi, (1955)

Formatosi presso il Conservatorio Santa Cecilia a Roma, sotto la guida di Irma Ravinale, Gino Marinuzzi jr., Guido Turchi, si diploma in Composizione, Strumentazione per banda e Musica corale. Nel 1982 consegue il primo riconoscimento internazionale vincendo il Premio Valentino Bucchi con Melos, per soprano e orchestra.

Fondamentale è l’incontro con Franco Donatoni, con cui si perfeziona presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l'Accademia Musicale Chigiana di Siena.
Nel 1984 frequenta i Corsi estivi di Darmstadt.

Ha insegnato Composizione presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze e attualmente insegna Composizione presso il Conservatorio Alfredo Casella de L'Aquila; tiene seminari e laboratori di Composizione in Italia e all’estero.

Es per flauto e pianoforte (2016)

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
tgdigit
Global Moderator
*****
Offline


Argh !

Posts: 890
Joined: 30. Jul 2008
Gender: Male
Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #239 - 22. Mar 2019 at 17:03
Print Post Print Post  
Alessandro Solbiati, (1956)

Ha compiuto gli studi presso il conservatorio "G. Verdi" di Milano dove si è diplomato in pianoforte e in composizione; si è in seguito perfezionato presso l'Accademia Chigiana di Siena sotto la guida di Franco Donatoni.

È docente di composizione presso il conservatorio G. Verdi di Milano.

  

"Se pensi di usare le dita per suonare il pianoforte stai commettendo un grande errore, devi usare le mani."

Piano Masterclass Gyorgy Sebok
Back to top
 
IP Logged
 
Page Index Toggle Pages: 1 ... 10 11 [12] 13 14 15
Send Topic Send Topic Print Print