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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 18020 times)
tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #240 - 22. Mar 2019 at 17:04
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Luca Mosca, (1957)

Ha compiuto gli studi al Conservatorio G. Verdi di Milano, dove si è diplomato in pianoforte, in clavicembalo e in composizione; suoi docenti sono stati Eli Perrotta, Antonio Ballista, Marina Mauriello, Salvatore Sciarrino e Franco Donatoni. È attivo come pianista e clavicembalista, proponendo spesso in concerto programmi composti prevalentemente da musica contemporanea, autori del novecento storico e sue musiche.

Vive e lavora a Venezia, dove è docente di Cultura Musicale Generale e di Analisi musicale presso il conservatorio "Benedetto Marcello".

"Mr. Me" (2003), opera comica in un atto, nella quale non è difficile notare nel suo protagonista ("Mr Minestrony", che si dedica alla politica dopo essersi occupato di spettacolo) una mordace satira di Silvio Berlusconi e del suo governo.

  

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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #241 - 22. Mar 2019 at 17:11
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Riccardo Piacentini, (1958)

Tra i suoi maestri Carlo Pinelli, allievo di Giorgio Federico Ghedini, e Franco Donatoni. Ha inoltre frequentato corsi e seminari con Sylvano Bussotti, György Ligeti, Ennio Morricone, André Richard (al Centro Heinrich Strobel di Friburgo, dove lavorò Luigi Nono) e Karlheinz Stockhausen.

Diplomato nel 1980 in Composizione e Pianoforte, laureato in Lettere con una tesi sui concerti per orchestra di Goffredo Petrassi, è titolare della cattedra di Composizione al Conservatorio di Milano.



Particolarmente attivo come compositore di foto-musica con foto-suoni per sonorizzazioni museali e come pianista del Duo Alterno con il soprano Tiziana Scandaletti, formazione con cui ha girato il mondo tenendo concerti e master-class in oltre quaranta Paesi





  

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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #242 - 22. Mar 2019 at 17:12
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Giulio Castagnoli, (1958)

Dopo aver studiato lettere antiche ed archeologia all'università di Torino, si laurea in storia della musica e si diploma in composizione con Gilberto Bosco, Carlo Pinelli e Ruggero Maghini e in pianoforte con Maria Golia presso il conservatorio G. Verdi di Torino. Si perfeziona poi alla Hochschule für Musik di Friburgo con Brian Ferneyhough (1984/1986) e con Franco Donatoni all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma (1986–1987).

Dal 1984 è docente di composizione al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Raga Rimirar le Stelle, pezzo virtuosistico per violoncello solo:

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #243 - 22. Mar 2019 at 17:13
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Magnus Lindberg, (1958)

Ha studiato presso la Sibelius Academy di Helsinki sotto la guida di Einojuhani Rautavaara e Paavo Heininen, diplomandosi nel 1981. In seguito si è perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donatoni, ai Ferienkurse di Darmstadt con Brian Ferneyhough, ed inoltre con Vinko Globokar e Gérard Grisey a Parigi.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #244 - 22. Mar 2019 at 17:13
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Fausto Romitelli, (1963 – 2004)

Allievo di Umberto Rotondi, si è diplomato presso il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, studiando successivamente presso l'Accademia Chigiana di Siena e presso la Civica Scuola di Musica di Milano con Franco Donatoni.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #245 - 22. Mar 2019 at 17:14
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Giovanni Verrando, (1965)

È stato allievo di Franco Donatoni, Giacomo Manzoni, Niccolò Castiglioni e di Tristan Murail.
È tra i fondatori di Repertorio Zero, associazione non-profit dedita alla diffusione della musica contemporanea.

Insegna composizione alla Scuola Civica di Musica di Milano.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #246 - 24. Mar 2019 at 15:54
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Ho affrontato lo stile Donatoniano analizzando "Ronda" nel mese di Gennaio e devo dire che mi ha davvero colpito. Per comprendere il sistema dietro il codice generatore di materiale musicale ho dovuto buttar sangue ma una volta capito si analizza un singolo pannello in 10 minuti. Per chiunque volesse avvicinarsi a questo autore nella comprensione della sua tecnica compositiva consiglio l'analisi di questo brano. I primi pannelli sono facili da decifrare e ti danno un 'idea chiara del suo metodo compositivo.
  
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la musica"

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #247 - 25. Mar 2019 at 08:32
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Leggendo un romanzo ho trovato questa riflessione sulla musica contemporanea,pensate sia vero?:

" La musica ,quando diventa solo un dialogo tra artisti perde ciò che la rende vitale...se vuole sopravvivere deve riallacciarsi alla vita reale "

  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #248 - 25. Mar 2019 at 09:36
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In parte si. Come è stato già detto in questo topic, se corri troppo con la sperimentazione senza assicurarti che il pubblico ti stia seguendo finirai per ritrovarti isolato con i pochi che sono stati al passo con te ( di solito gente del mestiere).
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #249 - 25. Mar 2019 at 12:46
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scheggiasms wrote on 25. Mar 2019 at 08:32:
Leggendo un romanzo ho trovato questa riflessione sulla musica contemporanea,pensate sia vero?:

" La musica ,quando diventa solo un dialogo tra artisti perde ciò che la rende vitale...se vuole sopravvivere deve riallacciarsi alla vita reale "



A mio parere è una visione estremamente semplicistica e poi sintetizzata così come uno slogan, non è altro che una banalizzazione, una stupidaggine, che, in fondo, replica quello che chi legge vuole vedere scritto (non mi riferisco precisamente a te, sia ben chiaro), per pigrizia mentale ossia per lasciare il lettore comodamente adagiato nei propri convincimenti errati da “industria dell’intrattenimento”, ti spiego perché.

Inutile premettere che stiamo parlando di ARTE, non di un prodotto di consumo, che è tutt’altra cosa.
Perciò , per essere chiari, se ci aspettiamo che una composizione di musica d’Arte sia uguale/simile/faccia il verso ad una composizione, ad esempio, di musica leggera, siamo proprio fuori strada.

Qual è la differenza sostanziale tra prodotto di consumo e prodotto d’Arte (in generale, sia ben chiaro, in quanto le eccezioni alle regole esistono sempre), facciamone il confronto:

Il prodotto di consumo ha lo scopo di essere venduto ad una massa di persone, escludendo tra le proprie finalità, quella di durare nel tempo (altrimenti non si chiamerebbe di consumo), anzi, al contrario, per l’industria di consumo è importante produrre cose sempre diverse e attrarre sempre i consumatori verso oggetti nuovi, che facciano dimenticare e sostituire i vecchi.

Il produttore di oggetti di consumo (che siano relativa a musica, pittura, scultura, cinema, fotografia, ecc. ecc., ma anche qualsiasi altro oggetto, anche di uso comune, come per esempio, uno shampoo per capelli), è obbligato a conoscere le preferenze dei propri consumatori, deve sapere cosa la gente vuole, cosa piace, e deve produrre quello che la gente cerca, altrimenti è destinato a sparire dal mercato.

Parlando di musica, in estrema sintesi, il produttore di oggetti di consumo si chiede cosa la gente vuole sentire.

Il prodotto d’Arte, al contrario, ha tra le sue finalità, quella di durare nel tempo, di segnare la storia, escludendo tra le proprie finalità, quella di essere venduto ad una massa di consumatori, per poi essere velocemente sostituito da un nuovo prodotto da vendere. Puntualizzo il fatto che l’artista vorrebbe si raggiungere una massa di persone, che debbano essere però, per forza di cose, ascoltatori coscienti, non certo consumatori da usa e getta.

Il produttore di oggetti d’arte (che siano relativa a musica, pittura, scultura, cinema, fotografia, ecc. ecc., NON certo qualsiasi altro oggetto, anche di uso comune, come per esempio, uno shampoo per capelli  Smiley), è obbligato ad essere nel suo tempo, a vivere il suo tempo, magari anche a percepire “dove stiamo andando”, è per questo motivo che vuole lasciare un messaggio, una testimonianza, un segno, vuole proporre cosa, a suo modo di vedere, la gente dovrebbe ascoltare/vedere, altrimenti è destinato a sparire dalla storia dell’arte.

Parlando di musica, in estrema sintesi, il produttore di oggetti d’Arte si chiede cosa vorrebbe che la gente sentisse.

Sottolineo che, nel campo dell’Arte, è la storia a stabilire quali sono i segni, gli autori che rimarranno e quali invece spariranno.

Richiamo l’esempio citato nelle pagine precedenti (vedi pag. 10):
La musica circolante nell’800 non era quelle di Beethoven, era quella di altri 59.999 compositori!!!, probabilmente perché quella di Beethoven era giudicata una musica troppo “impegnativa” (tant’è che un oggetto popolare, difficilmente richiede impegno).

Tra questi, Anton von Diabelli era il musicista più popolare della Vienna del 1820, non era certo Beethoven.
Diabelli, dall’alto della sua popolarità, diede ai 50 compositori più noti dell’epoca (tra l’altro oggi, gran parte sconosciuti!!!), chiedendo di comporre delle variazioni su un suo tema. Tra questi 50 c’era anche Beethoven, che, inizialmente, non voleva partecipare alla “gara, poi si cimentò e, come noto, compose non una semplice variazione, ma un vero e proprio “monumento” alle variazioni.
Vent’anni dopo, le variazioni di Diabelli divennero quelle di Beethoven, mentre le altre sono state tutte dimenticate.
Oggi mai e poi mai diremmo che Diabelli sia più popolare di Beethoven!
Ecco che il prodotto d’Arte (e l’autore) entra a far parte della storia.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #250 - 25. Mar 2019 at 12:48
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scheggiasms wrote on 25. Mar 2019 at 08:32:
Leggendo un romanzo ho trovato questa riflessione sulla musica contemporanea,pensate sia vero?:

" La musica ,quando diventa solo un dialogo tra artisti perde ciò che la rende vitale...se vuole sopravvivere deve riallacciarsi alla vita reale "


Permettimi di fare un esempio proprio nel campo dell’industria di consumo (seppure, ribadisco che l’Arte non vuole essere prodotto di consumo):
Se le cose non stessero così è come se, nel campo automobilistico,  oggi qualcuno si ostinasse a produrre auto con lo stile di una carrozza! oppure, alla meno peggio, con lo stile di una Fiat Balilla!
Interesserebbe sicuramente pochi curiosi/appassionati (ricordiamoci che questi prodotti sono necessariamente destinati invece alle masse), nessuno la comprerebbe e tutto morirebbe in pochi giorni (bizzarro autore compreso!).
Sarebbe perciò un’iniziativa assolutamente fuori dal tempo!

Nel campo della musica d’Arte è come se qualcuno si ostinasse a comporre con lo stile di Bach/Mozart/Beethoven/Debussy/Boulez.
Interesserebbe, forse molti (ricordiamoci che questi prodotti NON sono necessariamente destinati alle masse), ma, probabilmente, sarebbe musica dimenticata in breve tempo e non reggerebbe al “filtro” della storia.
Sarebbe perciò un’iniziativa assolutamente fuori dal tempo!

Nel campo dell’arte esiste sempre il corrispettivo prodotto di consumo, prodotto, sia ben chiaro, anche di altissimo artigianato e di apprezzabile professionalità, prodotto, in questo senso, di pregio , ma non di valore artistico.
Poi, ribadisco, esistono le eccezioni.

Esempi: Musica d’Arte e musica leggera, cinema d’autore e cine-panettone, pittura d’autore e pittura di genere,  ecc. ecc.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #251 - 25. Mar 2019 at 13:18
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scheggiasms wrote on 25. Mar 2019 at 08:32:
" La musica ,quando diventa solo un dialogo tra artisti perde ciò che la rende vitale...se vuole sopravvivere deve riallacciarsi alla vita reale "

Gent.ma, già tgdigit ha detto molto, e con lui concordo.

Da par mio dico che: non condivido assolutamente il citato in su nel quoto.

Scrive G. Carli Ballola (in “Beethoven” Ed. Accademia, pag. 175):

“[…] la Sonata op.106 […] è […] una carta […] preziosa, un vero asso nella manica dell’avanguardia contemporanea con cui fare piazza pulita dei più abusati argomenti degli avversari. Se Schönberg e Webern, se Dallapiccola e Nono non hanno ancora conquistato un <<pubblico>>, se le loro opere sono ancora discusse e contrastate, si consolino: perfino la Hammerklavier, creata cento anni prima da un Beethoven, attende ancora il suo pubblico: quel <<pubblico>> che forse non avrà mai, senza cessare  per questo di essere una delle più vertiginose creazioni dello spirito umano.”.

E s'intende "Pubblico", chiaro!

Lo stesso Beethoven scrisse (op. cit.):

<<Eccovi una Sonata>>, avrebbe detto infatti il maestro nel marzo del 1819 all’editore Artaria <<che darà del filo da torcere ai pianisti, quando la suoneranno tra cinqunt’anni>>.

Codesto citato sol per dir una semplice cosa:

se l’Artista (degno di questo appellativo!) vuol crear un’opera d’Arte oltre “la vita reale”, non può assolutamente “preoccuparsi” del “quotidiano”, del pubblico “incolto”, delle “reazioni” etc.

Se Esso, Artista degno, vuol aderire alla “vita reale”, per le ragioni più varie (ad es. riempir il pancino: cosa mica da poco Grin) non starò a criticar, ovvio.

Ma parliamo di cose assolutamente diverse, quasi agli antipodi.

Cordiali saluti



  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #252 - 25. Mar 2019 at 15:01
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Ok, credo sia arrivato il momento di parlare della musica d’oggi, della musica contemporanea davvero.

Articolo: “Le star della musica contemporanea: Sciarrino e Filidei tra i magnifici 10”

https://www.corriere.it/spettacoli/17_gennaio_07/star-musica-contemporanea-sciar...

“[…]la musica d’arte non è finita. Ma cambiata sì, e molto. A darcene la prova l’inchiesta che uscirà martedì su Classic Voice, che ha chiesto a 130 addetti ai lavori, critici, musicologi, direttori artistici, di indicare le migliori composizioni dal 2000 a oggi, e anche i migliori autori. I risultati sono sorprendenti. Perché la contemporanea come siamo abituati a considerarla, ostica, seriale, ideologica, non abita più qui. La musica del Terzo Millennio rinnega il passato, volta pagina, cambia anima. Non più punitiva ma ludica, ambiziosa, provocatoria, persino spudorata. Molto fisica, pronta usare il corpo e gli oggetti quotidiani al posto degli strumenti tradizionali, a reinventare i classici con la tecnologia[…]”

“[…]al primo posto si trova «In Vaine» dell’austriaco Georg Friedrich Haas, ipnotico scontro tra luce e tenebre, da alcuni paragonato per impatto rivoluzionario al quel «Sacre du Printemps» di Stravinskij che fece scandalo nel 1913. E Haas è anche il compositore più votato in una classifica di 74 nomi. Dove tra i primi dieci ci sono due italiani, un maestro quale Salvatore Sciarrino, 69 anni, e un talento in grande ascesa quale Francesco Filidei, 43 anni. Entrambi nella top ten anche dei brani più belli: Sciarrino con «Quaderno di strada», Filidei con «Giordano Bruno». All’undicesimo posto, il terzo italiano, Stefano Gervasoni, 54 anni. Votati anche Fausto Romitelli, Luca Francesconi, Luciano Berio, Pierluigi Billone, Ivan Fedele, Marco Stroppa, Giorgio Battistelli. […]”
  

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Reply #253 - 25. Mar 2019 at 15:03
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Georg Friedrich Haas - "In vain"

  

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Reply #254 - 25. Mar 2019 at 15:03
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Salvatore Sciarrino - Quaderno di strada

  

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Reply #255 - 25. Mar 2019 at 15:04
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Francesco Filidei – Giordano Bruno

  

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Reply #256 - 25. Mar 2019 at 15:04
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Stefano Gervasoni: Gramigna

  

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Reply #257 - 25. Mar 2019 at 15:05
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Fausto Romitelli - TRASH TV TRANCE

  

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Reply #258 - 25. Mar 2019 at 15:05
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Luca Francesconi - Insieme, per ensemble (2014)

  

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Reply #259 - 25. Mar 2019 at 15:06
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Luciano Berio: Stanze (2003)

  

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