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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 17996 times)
tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #260 - 25. Mar 2019 at 15:06
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Pierluigi Billone: Mani.Long (2001)

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #261 - 25. Mar 2019 at 15:06
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Ivan Fedele: Air on Air (2018)

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #262 - 25. Mar 2019 at 15:07
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Marco Stroppa, gla-dya (2014)

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #263 - 25. Mar 2019 at 15:07
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Giorgio Battistelli, Lezioni di suono



“[…] il rapporto tra lo sguardo e l’ascolto, un noto problema che si deve porre chi scrive musica. Forse se lo deve porre anche chi scrive poesie, chi scrive un romanzo, chi decide di fare un film[…]”
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #264 - 25. Mar 2019 at 15:23
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SETTANT’ANNI SUONATI AL MEGLIO. SANDRO GORLI, MADERNA E I GIOVANI (COMPOSITORI) D’OGGI.

http://www.cultweek.com/rondo-2018/


  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #265 - 25. Mar 2019 at 15:24
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Divertimento Ensemble ha creato, a partire dal 2012, la figura di Compositore in residence presso la stagione Rondò.

http://www.divertimentoensemble.it/compositore-in-residence/
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #266 - 25. Mar 2019 at 15:25
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Giovanni Bertelli

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #267 - 25. Mar 2019 at 15:26
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #268 - 25. Mar 2019 at 15:27
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Vittorio Montalti





  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #269 - 25. Mar 2019 at 15:37
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Ascoltare Oggi

http://www.divertimentoensemble.it/ascoltare-oggi/

[...]finalizzato ad orientare il pubblico ad ascoltare nel modo migliore l'ascolto di quella che normalmente viene definita musica contemporanea[...]



  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #270 - 25. Mar 2019 at 15:48
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Bene,
Forse è arrivato il momento di ringraziare tutti per la partecipazione attiva, ma anche per l’interesse relativo alla semplice lettura di quanto scritto, discusso e dibattuto in queste pagine.

Sarei felice di aver suscitato curiosità e voglia di approfondire in qualcuno di voi; difatti l’idea era quella di disegnare una traccia del sentiero percorso dalla musica a cominciare dai primi anni del ‘900 ad oggi (un periodo lungo un secolo di storia!), al fine di capire come siamo arrivati fino a qui, così da raggiungere una consapevolezza di qual è la musica d’arte che propone il mondo contemporaneo, il mondo musicale che viviamo.

Chiaramente è una traccia, non è un percorso che esaurisce il vasto argomento quale è, quello della musica del primo/secondo novecento e del nuovo secolo.

Perciò le lacune/mancanze sono molte, dal punto di vista storico/sociologico/geografico/antropologico/etc.

Così il presente topic vuole essere un primo, timido approccio ad un argomento così articolato e complesso, uno stimolo a continuare la ricerca o, semplicemente la scoperta di tracce da approfondire e integrare con personali studi.

La domanda era, “Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?”

Direi che potremmo azzardare una risposta affermativa, intendendo dire che è conoscendo, rifacendo il percorso della storia, interessandoci seriamente al contesto in cui siamo vissuti e al contesto in cui viviamo, che riusciamo ad ascoltare in modo consapevole la musica che ci ha preceduto ma anche e soprattutto la musica che viviamo, la musica della contemporaneità.

Un approccio/ascolto consapevole che porta, perché no, anche a critiche consapevoli, cioè costruttive, fondate su argomenti validi. La critica costruttiva serve a rifondare, ricostruire, proporre un’alternativa valida, scevra da atteggiamenti preconcetti, da chiusure mentali e aprioristiche verso la modernità, da ottusi giudizi senza fondamento.

Il messaggio vorrebbe essere il seguente: E’ necessario prima conoscere, fare la fatica di intraprendere tutto il percorso liberi da pregiudizi, se davvero vogliamo giungere ad una minima percezione di un serio giudizio estetico.

Non intendo con questo chiudere il presente topic, mi piacerebbe rimanesse aperto ad accogliere integrazioni/aggiustamenti/considerazioni di chiunque abbia voglia di cimentarsi in questa stimolante avventura.

Mi fa piacere lasciare il testimone al buon AndreaVezzoli con il topic da lui aperto relativo alle monografie contemporanee e non vedo l’ora di leggere le interessanti argomentazioni che vorrà donarci.

Saluto e ringrazio tutti con un “E’ (v)viva la musica contemporanea!”  Wink.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #271 - 05. Apr 2019 at 19:40
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mi sembra doveroso ringraziare tdigit per questo bel thread. Personalmente ho avuto molte informazioni e stimoli all'ascolto.

Sarà per questo che su spotify mi sono imbattuto tra gli altri  in Carlo Galante. Ho ascoltato diverse cose che mi rimandano molto al primo novecento per la verità (forse non nuovissime?) , soprattutto a Shostakovich che ho sempre trovato molto interessante.


Comunque un brano che mette al centro l'arpa in una atmosfera davvero molto gradevole è il seguente. Sarebbe interessante un vostro commento.



  
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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #272 - 06. Apr 2019 at 14:44
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Mi unisco ai ringraziamenti, faccio notare soprattutto che tgdigit ha posto la questione musica contemporanea da un punto di vista molto interessante cioè quella della capacità o meno di ascoltarla.
Personalmente sono d'accordo sulla necessità di una maggiore consapevolezza all'ascolto, dall'altra parte trovo che una parte della risposta alla domanda del topic sia insita nella musica stessa cioè ritengo che il fine ultimo della musica sia l'ascolto e soltanto l'ascolto (insieme all'analisi) può portare ad una maggiore consapevolezza.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #273 - 06. Apr 2019 at 16:43
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Ho letto da qualche parte una notizia che mi sembra abbastanza attinente all'interrogativo che contraddistingue questo thread.
Ve la cito:

Quote:
Una notizia circola da alcuni giorni sulla stampa e sui social. La Deutsche Bahn, cioè la società della ferrovie tedesche, avrebbe manifestato l’intenzione di irrorare certe stazioni della S-Bahn di Berlino (la Stadtschnellbahn, ossia la rete ferroviaria metropolitana) con emissioni di “musica atonale” allo scopo di contrastare ladruncoli, teppisti, alcolizzati e spacciatori che le presidiano.
A detta del portavoce Friedemann Kessler, la musica atonale riuscirebbe indigesta ai più, dunque i lestofanti che bivaccano in stazione, infastiditi, sgombrerebbero il campo e lascerebbero in pace le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano da un capo all’altro della città sulle efficienti ferrovie teutoniche.
La notizia è curiosa: svela da un lato il senso d’impotenza che invade anche i tedeschi nel fronteggiare un problema sociale diffuso nelle società opulente; dall’altro, l’approssimazione con la quale spesso ci si rivolge alla musica. Che l’arte dei suoni abbia un effetto sulla psiche e sui comportamenti lo si sa dai tempi di Platone: ma questo non ne giustifica una strumentalizzazione del tutto impropria, come se fosse un disinfestante.
(Giuseppina La Face
Docente universitaria e musicologa)
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #274 - 07. Apr 2019 at 10:49
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Rispondendo al maestro Marvulli:

sono d'accordo sul fatto che spesso le persone (per ignoranza) ragionino in modo grossolano sulla musica contemporanea, consideriamo anche che il termine "atonalità" vuol dire tutto e niente: come atonale abbiamo sia Berg che Ligeti... che certamente non sono assimilabili armonicamente.
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #275 - 07. Apr 2019 at 10:49
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Michele Marvulli wrote on 06. Apr 2019 at 16:43:
Ho letto da qualche parte una notizia che mi sembra abbastanza attinente all'interrogativo che contraddistingue questo thread.
Ve la cito:

Quote:
Una notizia circola da alcuni giorni sulla stampa e sui social. La Deutsche Bahn, cioè la società della ferrovie tedesche, avrebbe manifestato l’intenzione di irrorare certe stazioni della S-Bahn di Berlino (la Stadtschnellbahn, ossia la rete ferroviaria metropolitana) con emissioni di “musica atonale” allo scopo di contrastare ladruncoli, teppisti, alcolizzati e spacciatori che le presidiano.
A detta del portavoce Friedemann Kessler, la musica atonale riuscirebbe indigesta ai più, dunque i lestofanti che bivaccano in stazione, infastiditi, sgombrerebbero il campo e lascerebbero in pace le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano da un capo all’altro della città sulle efficienti ferrovie teutoniche.
La notizia è curiosa: svela da un lato il senso d’impotenza che invade anche i tedeschi nel fronteggiare un problema sociale diffuso nelle società opulente; dall’altro, l’approssimazione con la quale spesso ci si rivolge alla musica. Che l’arte dei suoni abbia un effetto sulla psiche e sui comportamenti lo si sa dai tempi di Platone: ma questo non ne giustifica una strumentalizzazione del tutto impropria, come se fosse un disinfestante.
(Giuseppina La Face
Docente universitaria e musicologa)

Una sciocchezza colossale questa delle ferrovie tedesche  Smiley che denota profonda ingenuità e soprattutto ignoranza verso un meccanismo noto, quello dell’abitudine all’ascolto, il principio che afferma che più si ascolta una musica (in particolare una musica che non siamo abituati ad ascoltare), più la si apprezza. Tanto colossale che non si otterrà l’effetto voluto, ma anzi, un effetto non voluto (e, a mio parere però, molto positivo), cioè l’abitudine all’ascolto di certa musica da parte di molte, moltissime persone.

Perciò concordo con quanto afferma la musicologa, ma confido anche in un positivo avvicinamento ad una musica tutt’oggi ascoltata da pochi  Wink.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #276 - 10. Apr 2019 at 10:02
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Biennale musica 2019 i maestri e le nuove generazioni

A Venezia dal 27 settembre al 6 ottobre il 63. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, diretto da Ivan Fedele e organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, presenta 16 appuntamenti per un totale di 30 prime esecuzioni: 19 assolute (con 12 commissioni della Biennale) e 11 italiane.

“Dopo i temi trattati nelle due edizioni precedenti, - scrive Ivan Fedele - che riguardavano le relazioni tra musiche e culture del Continente asiatico (2017) e di quello americano (2018) con le esperienze europee di punta, il prossimo Festival si occuperà eminentemente di alcune delle realtà più interessanti (compositori e interpreti) del “Vecchio Continente” il quale resta un punto di riferimento della musica e, in generale, della cultura del nostro tempo. Un continente che non ha cessato di porsi domande cruciali riguardo all’arte e alla sua relazione con il proprio presente e che, ancora oggi, è protagonista di molteplici spinte propulsive che investono gli ambienti artistici di tutto il mondo”.

https://www.labiennale.org/it/news/biennale-musica-2019-i-maestri-e-le-nuove-gen...
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #277 - 11. Apr 2019 at 09:43
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Processi di "saturazione" nella contemporanea

"[…]  si potrebbe dire di essere di fronte ad una nuova frontiera dell'espressionismo nella musica "classica", poichè le dinamiche della musica (anche in comunione orchestrale) riflettono una carica che tende all'esplosione: quello che Lachenmann o Sciarrino avevano intuito in una forma ancestrale sull'enigmaticità dei suoni, trova in Bedrossian o Cendo il completamento del sentiero, che vede l'acquisizione di un potenziale sonoro su cui oggi i giovani compositori stanno tentando di costruire nuove modalità d'espressione […]"

http://ettoregarzia.blogspot.com/2012/12/processi-di-saturazione-nella.html





Biennale Musica 2012 - La saturazione:
"[...] Questa estetica dell'eccesso è assolutamente rispondente alla nostra epoca. La nostra è un'epoca di eccessi, però di segno opposto rispetto agli artisti creativi: sono eccessi implosivi, auto-lesionisti; qui invece l'eccesso è portatore di ottimismo, pur rimanendo nella critica alla presunzione del pensiero occidentale nel voler spiegare ogni cosa[...]"

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #278 - 11. Apr 2019 at 11:36
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Biennale Musica 2012

La musica contemporanea in America, eclettismo, eterogeneità, molteplicità.

Sean Friar, sorgenti sonore inusuali

Yotam Haber, mescolanza tra musica barocca e contemporanea

Mario Diaz de Leon, atmosfere cupe, retaggio di esperienze heavy metal e punk hard-core

Tristan Perich, scelte minimaliste estreme (sinfonie per un solo bit)

Morton Feldman, micro variazioni temporali

Anthony Braxton, improvvisazione/composizione collettiva di matrice jazzistica

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #279 - 12. Apr 2019 at 10:34
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Biennale Musica 2013 – Altra voce, altro spazio

“[…] Le diverse declinazioni della voce, il primo strumento dell’uomo, e dello spazio. Senza spazio non si fa musica (non solo senza tempo). Venezia è il luogo degli spazi, ha una storia di compositori che, partendo dai Gabrieli nel XVII secolo per arrivare ai contemporanei, hanno esplorato questa dimensione in maniera estremamente creativa: Vivaldi con le sue composizione per orchestra “stereofonica” o per solista e 3 violini in eco, per arrivare poi a Maderna e Nono.[…]”

  

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