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Very Hot Topic (More than 25 Replies) Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea? (Read 19261 times)
tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #40 - 22. Jan 2019 at 14:54
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radicchio wrote on 22. Jan 2019 at 14:45:
tgdigit wrote on 22. Jan 2019 at 13:43:
radicchio wrote on 22. Jan 2019 at 13:36:
Tgdigit, posso essere polemico?

No, l'Italia ripudia la guerra, come recita la Costituzione  Smiley

Ahaha! Intendevo una leggera e vaga polemica, non una guerra!
Ma il tuo messaggio è chiarissimo...

Vuoi dire che non hai niente di costruttivo da dirci?
  

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radicchio
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #41 - 22. Jan 2019 at 17:39
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tgdigit wrote on 22. Jan 2019 at 14:54:
radicchio wrote on 22. Jan 2019 at 14:45:
tgdigit wrote on 22. Jan 2019 at 13:43:
radicchio wrote on 22. Jan 2019 at 13:36:
Tgdigit, posso essere polemico?

No, l'Italia ripudia la guerra, come recita la Costituzione  Smiley

Ahaha! Intendevo una leggera e vaga polemica, non una guerra!
Ma il tuo messaggio è chiarissimo...

Vuoi dire che non hai niente di costruttivo da dirci?

Forse hai ragione tu...non ho niente di costruttivo da dire.
  
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10dita
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #42 - 28. Jan 2019 at 00:45
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tgdigit wrote on 17. Jan 2019 at 12:22:
10dita wrote on 17. Jan 2019 at 01:15:
[quote author=445D555A5B4E51465B340 link=1546181017/22#22 date=1547665275]

Immagino che tgdigit si adombrerà, ma corro il rischio dei suoi strali e mi concedo segnalare codesto:

ENNIO MORRICONE-Varianti per Ballista Antonio Canino♮Bruno per due pianoforti e orchestra d’archi.

Il 26 Gennaio 2017 eseguiamo in prima mondiale l'ultimo lavoro di Ennio Morricone

E per quale motivo dovrei adombrarmi caro 10dita?  Smiley

Gent.mo, le parole son sempre fallaci Smiley

In realtà il mio richiamo all'adombramento era riferito alla tua richiesta, più che lecita, di procedere per gradi in codesto bel topic.

Se vuoi, un maldestro tentativo di risponder alla domanda (per nulla banale) del Gentil pianozero:

pianozero wrote on 16. Jan 2019 at 21:01:
Domanda banale; dirò che per me non è ancora chiarissimo cosa s'intenda per musica contemporanea. si fa riferimento da una data in poi, solo a questo ?


Cordiali saluti
  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #43 - 05. Feb 2019 at 13:46
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Olivier Messiaen, compositore, pianista, organista e ornitologo francese.

Dapprima fortemente influenzato dalla musica di Debussy e Ravel.
Si interessò alla metrica greca antica, alla ritmica indiana, all'orchestra gamelan indonesiana.
Le prime composizioni sono gli “Otto preludi” per pianoforte:



Nel 1940 venne fatto prigioniero e internato in un campo di lavoro dove compose “Quatuor pour la fin du temps”:




Dopo la sua liberazione nel 1941, assunse la cattedra di professore di armonia al conservatorio di Parigi, che mantenne fino al pensionamento nel 1978.
Ebbe tra i suoi allievi i compositori Boulez, Stockhausen e Xenakis.
Fu sua allieva anche Yvonne Loriod, celebre virtuosa del pianoforte, poi divenuta sua moglie.

Sperimentò la tecnica dodecafonica e la musica concreta, a tal proposito compose
Timbres-Durées (Timbri-Durate) per nastro magnetico (1952-1953):



Nel 1951 gli venne chiesto di comporre un brano da eseguire per i flautisti che intendevano accedere al conservatorio di Parigi.
Per questa occasione compose Le merle noir (Il merlo) per flauto e pianoforte, la prima opera basata interamente sul canto di un uccello, in questo caso il verso del merlo:



E’ del 1956 l’opera Catalogue d'oiseaux (Catalogo di uccelli) per pianoforte:



Nel 1962 in seguito ad un viaggio in Giappone compose la raccolta Sept haïkaï (Sette haiku) per pianoforte e piccola orchestra, ad imitazione delle sonorità degli strumenti tradizionali giapponesi:



Nel 1972 gli venne commissionata un'opera che celebrasse il bicentenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, ne risultò un’opera monumentale, Saint-François d'Assise:



L'ultima composizione è Éclairs sur l'au-delà... (Bagliori sull'aldilà, 1988-1991) per grande orchestra:


  

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pianozero
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #44 - 06. Feb 2019 at 00:05
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tgdigit wrote on 05. Feb 2019 at 13:46:
Olivier Messiaen, compositore, pianista, organista e ornitologo francese.

Dapprima fortemente influenzato dalla musica di Debussy e Ravel.
Si interessò alla metrica greca antica, alla ritmica indiana, all'orchestra gamelan indonesiana.
Le prime composizioni sono gli “Otto preludi” per pianoforte:



Nel 1940 venne fatto prigioniero e internato in un campo di lavoro dove compose “Quatuor pour la fin du temps”:





Questa in particolare è una grandissima opera. Se la domanda è "riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea" la prova che sia ascoltabilissima e godibilissima almeno per me è l'opera di Messiaen. Qui i tempi in cui c'è il pianoforte mi sembra che siano ripresi nell'Ascension che avevo postato sopra. IL misticismo della prigionia è evidente, come per altra via ovviamente  in certi lavori di Dostojewsky.
  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #45 - 06. Feb 2019 at 10:22
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pianozero wrote on 06. Feb 2019 at 00:05:
tgdigit wrote on 05. Feb 2019 at 13:46:
Olivier Messiaen, compositore, pianista, organista e ornitologo francese.

Dapprima fortemente influenzato dalla musica di Debussy e Ravel.
Si interessò alla metrica greca antica, alla ritmica indiana, all'orchestra gamelan indonesiana.
Le prime composizioni sono gli “Otto preludi” per pianoforte:



Nel 1940 venne fatto prigioniero e internato in un campo di lavoro dove compose “Quatuor pour la fin du temps”:





Questa in particolare è una grandissima opera. Se la domanda è "riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea" la prova che sia ascoltabilissima e godibilissima almeno per me è l'opera di Messiaen. Qui i tempi in cui c'è il pianoforte mi sembra che siano ripresi nell'Ascension che avevo postato sopra. IL misticismo della prigionia è evidente, come per altra via ovviamente  in certi lavori di Dostojewsky.

Hai ascoltato anche gli altri brani?

San Francesco D'Assisi ad esempio, personalmente lo trovo magnifico per la solennità che esprime e, ovviamente, il forte misticismo dell'autore.

Interessante la descrizione della scena:

Atto III
Quadro VII : Le stigmate
La Verna, di notte, in una grotta sotto una roccia a strapiombo, san Francesco è da solo. Viene visualizzata una grande croce. La voce di Cristo, simboleggiato da un coro, si sente quasi continuamente. Cinque fasci di luce partono dalla Croce e colpiscono entrambe le mani, i piedi, e il lato destro di San Francesco, con lo stesso rumore enorme che ha accompagnato il bussare dell'Angelo. Queste cinque piaghe, che ricordano le cinque piaghe di Cristo, sono la conferma divina della santità di Francesco.
  

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Duriel
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #46 - 06. Feb 2019 at 14:03
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Se posso suggerire un ascolto su Messiaen ci sarebbe la sua famosissima sinfonia Turangalila. Splendido pezzo con un'organico impressionante. Allego una versione trovata su youtube che comprende anche la partitura per meglio seguire questo possente capolavoro. Buon ascolto Wink
P.s. salve a tutti Smiley
https://www.youtube.com/watch?v=7-Qh9Tttngk
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #47 - 06. Feb 2019 at 14:58
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Duriel wrote on 06. Feb 2019 at 14:03:
Se posso suggerire un ascolto su Messiaen ci sarebbe la sua famosissima sinfonia Turangalila. Splendido pezzo con un'organico impressionante. Allego una versione trovata su youtube che comprende anche la partitura per meglio seguire questo possente capolavoro. Buon ascolto Wink
P.s. salve a tutti Smiley
https://www.youtube.com/watch?v=7-Qh9Tttngk

Grazie per il doveroso suggerimento all'interno di una panoramica che altrimenti è destinata ad essere piuttosto lacunosa Wink.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #48 - 06. Feb 2019 at 15:02
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Alban Berg

Compositore appartenente alla seconda scuola di Vienna assieme ad Arnold Schönberg e ad Anton Webern.

I suoi lavori cominciano da un approccio alla tonalità che tende a ridurre i vincoli dettati dalle regole della tradizione,



proseguono con l’uso dell'atonalità



e infine delle tecniche dodecafoniche

  

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andreavezzoli
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #49 - 06. Feb 2019 at 15:39
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Su Alban Berg:

potremmo considerarlo il più "romantico" della seconda Scuola di Vienna nel senso che la sua musica, anche quando adotterà la tecnica dodecafonica rimane impermeata da reminiscenze liederistiche che ricordano un certo gusto tonale o quanto meno un gusto per la "melodia". L'utilizzo della TECNICA DEL RESTO (cioè quella tecnica che è basata su un continuo sviluppo ed elaborazione del materiale in cui in ogni sezione c'è del materiale musicale (in frammenti, cioè ciò che RESTA della sezione precedente) di quella precedente sovrapposto al nuovo, una sorta di memoria musicale in cui non esiste invenzione ma solamente elaborazione, spesso basata su unico intervallo.
  
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Duriel
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #50 - 06. Feb 2019 at 16:31
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Di Berg mi ha sempre affacinato il suo concerto per violino ed orchestra. Trattasi di un concerto dove lui usa una serie dodecafonica costruita per terze e che quindi contiene quel "retrogusto" tonale che, a mio avviso è un ottimo esempio di anello di congiunzione tra i due mondi. Interessante scoprire come anche altri compositori abbiano usato questo espediente per rendere la costruzione dodecafonica più "digeribile" ai non addetti ai lavori ( questo ovviamente è una mia opinione personale). Basti pensare al terzo concerto di goffredo petrassi ( dove la serie se non ricordo male, dopo alcune pagine di introduzione, viene mostrata prima agli archi e poi al fagotto) e alla più contemporranea "Trasfigurazione" di Gianluca Cascioli ( ma qui lui usa tecniche dodecafoniche riconducibili ad Hauer e Steinbauer). Buon ascolto a tutti Wink
https://www.youtube.com/watch?v=gd0dMs0MTg8
  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #51 - 07. Feb 2019 at 10:34
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Pierre Boulez

Compositore, direttore d’orchestra e saggista.
Allievo di Olivier Messiaen e René Leibowitz.
Approfondì la tecnica di composizione dodecafonica e fu fortemente influenzato dallo stile weberniano.



La prima sonata si basa su piccole cellule musicali e ampi intervalli che utilizzano tutta la tastiera, con bruschi salti che diventeranno caratteristici anche dei successivi lavori.



Assieme a Karlheinz Stockhausen e Henri Pousseur teorizzò la serializzazione di ogni elemento compositivo: altezze, durata, dinamica, timbro, ecc. , il cosiddetto “serialismo integrale”.
Il procedimento di serializzazione di tutti i parametri musicali ha come conseguenza l’eliminazione di punti di riferimento: la mancanza di ripetizioni e l’assenza di un ordine gerarchico fra i suoni fanno sì che l’ascoltatore si trovi in una situazione di spaesamento, non riuscendo a riconoscere nessun riferimento al sistema tonale.



Il serialismo integrale può essere visto come termine del processo di ampliamento dello spettro sonoro e coloristico inaugurato dal cromatismo wagneriano e proseguito attraverso l’emancipazione della dissonanza nelle opere della Scuola di Vienna.

La rigida razionalizzazione del processo compositivo ha poi incontrato numerose critiche e alcuni tentativi di reazione da parte di importanti musicisti: ad esempio il minimalismo di Philip Glass e di Steve Reich, la musica aleatoria di J. Cage, la tecnica dei “titinnabuli” di Arvo Pärt .

Boulez in seguito scopre la musica di John Cage e si orienta anch’egli verso l'alea.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #52 - 07. Feb 2019 at 14:10
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Il serialismo integrale è un qualcosa che non mi ha mai "colpito" tantissimo. Ritengo che vincolare in maniera così estrema ogni aspetto della musica rischi soltanto di creare delle gabbie artistiche che alla fin fine nessuno potrebbe mai riconoscerne le sbarre. Lo stesso Cage provocava i "discepoli" di questa nuova fede darmstadtiana sottolineando che suonando le note a caso o costruendole con questi principi l'ascoltatore medio non risucirebbe a distinguere la differenza. Sicuramente è un tassello importante per la storia della musica ( specie perchè ha spinto autori come lo stesso Cage a ricercare forme diverse di espressione come appunto l'Alea) ma a mio avviso procedimenti del genere vanno visti più come una "spezia" che come una portata principale. Lo stesso messiaen nel primo tempo del suo quartetto sovrappone una costruzione seriale ( stile talea e color di secoli fa) affidata al pianoforte con una scrittura imitativa del canto degli uccelli affidata al flauto. Lo stesso Cascioli, da me citato prima, usa nella sua Trasfigurazione per orchestra ( come lui stesso descrive sotto il video) diverse tecniche che vanno dalla dodecafonia Haueriana passando per l'armonia orbitale di  Roberto Lupi. In conclusione : importante dal punto di vista storico la scoperta del serialismo integrale ma, nell'attuazione pratica, andrebbe visto più come un espediente una tantum per dare un diverso colore al brano più che  la "portata principale del pranzo".
  
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tgdigit
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #53 - 07. Feb 2019 at 14:28
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Duriel wrote on 07. Feb 2019 at 14:10:
Il serialismo integrale è un qualcosa che non mi ha mai "colpito" tantissimo. Ritengo che vincolare in maniera così estrema ogni aspetto della musica rischi soltanto di creare delle gabbie artistiche che alla fin fine nessuno potrebbe mai riconoscerne le sbarre. Lo stesso Cage provocava i "discepoli" di questa nuova fede darmstadtiana sottolineando che suonando le note a caso o costruendole con questi principi l'ascoltatore medio non risucirebbe a distinguere la differenza. Sicuramente è un tassello importante per la storia della musica ( specie perchè ha spinto autori come lo stesso Cage a ricercare forme diverse di espressione come appunto l'Alea) ma a mio avviso procedimenti del genere vanno visti più come una "spezia" che come una portata principale. Lo stesso messiaen nel primo tempo del suo quartetto sovrappone una costruzione seriale ( stile talea e color di secoli fa) affidata al pianoforte con una scrittura imitativa del canto degli uccelli affidata al flauto. Lo stesso Cascioli, da me citato prima, usa nella sua Trasfigurazione per orchestra ( come lui stesso descrive sotto il video) diverse tecniche che vanno dalla dodecafonia Haueriana passando per l'armonia orbitale di  Roberto Lupi. In conclusione : importante dal punto di vista storico la scoperta del serialismo integrale ma, nell'attuazione pratica, andrebbe visto più come un espediente una tantum per dare un diverso colore al brano più che  la "portata principale del pranzo".

E' un passaggio obbligato, come tu stesso affermi, che ha portato, ad esempio, alla musica aleatoria di Cage.

Ci doveva essere qualcuno che lo abbracciava come "portata principale del pranzo" altrimenti non avrebbe avuto seguito.
Sei daccordo?
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #54 - 07. Feb 2019 at 15:42
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Ah su questo son pienamente d'accordo. Ad oggi tuttavia son sempre più convinto che i brani veramente riusciti in linguaggi così vincolanti siano quelli dove o si creava un mix di più cose insieme ( vedi appunto come ha fatto messiaen o Cascioli) o che si creava una base seriale che lasciasse spazio a richiami tonali o a licenze poetiche ( quali il concerto di berg per la sua costruzione per terze della serie che nonpuò non richiamare le triadi, o il terzo concerto di petrassi ). Poi ovviamente all'epoca non poteva non essere una portata principale. A volte bisogna beccarsi un bel mal di pancia per capire la quantità giusta di un determinato cibo da ingerire XD ( oggi vado per analogie culinarie. Rossini ne sarebbe contento )
  
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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #55 - 07. Feb 2019 at 15:58
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Karlheinz Stockhausen

Tra i più significativi compositori del XX secolo, ma anche teorico e saggista, conosciuto per il suo lavoro sulla musica elettronica, sull'alea, sulla composizione seriale e sulla spazializzazione in musica (tecnica compositiva, volta ad organizzare lo spostamento fonico nello spazio attraverso più orchestre).

Compone non solo creando nuove forme di musica ma anche inserendo nuovi segni innovativi nel campo della notazione musicale. Come docente universitario ed autore di numerose pubblicazioni sulla teoria della musica, attraverso le sue attività per la radio e grazie a più di 300 proprie composizioni ha partecipato in modo significativo a modificare la musica del XX secolo.

Durante il periodo degli studi musicali diventa un assiduo frequentatore dei corsi di estetica ed analisi musicale di Messiaen.
Diviene una delle figure più carismatiche della scuola di Darmstadt.
Le sue prime composizioni, come per esempio Choral, sono ancora tradizionali.



Giunto nella città tedesca di Darmstadt nella seconda metà degli anni’50, Stockhausen è stato uno dei più importanti realizzatori della rivoluzione postweberniana, insieme a Boulez e Nono, dopo essersi formato con maestri del calibro di Olivier Messiaen e Darius Milhaud.

La parola d’ordine, allora, era distruggere: tagliare i ponti con un passato in cui non ci si voleva più riconoscere e nel quale veniva compreso anche Schoenberg, maestro delle avanguardie. Anche lui, ancora troppo legato alle forme della tradizione classica, ai parametri espressivi dell’inizio del secolo, diventa la vittima di una volontà distruttiva che si pone l’obiettivo di fare tabula rasa di tutto ciò che è stato. L’unico a salvarsi, in questo atteggiamento ultra radicale è il solo Webern e la sua idea di serialismo integrale (applicato, quindi, non solo alle altezze bensì a tutti i parametri della musica). La melodia scompare totalmente e tutto il lavoro di composizione si concentra sullo spazio sonoro e sul timbro. Un procedimento simile all’astrattismo in pittura, dove scompare la figura per lasciare il posto al colore, all’intensità e alla profondità del tratto.

Il risultato è una musica decomposta, scientificamente calcolata, controllata in tutte le sue parti. Ma è anche una musica che non segue più il cammino della discorsività tematica, risultando incomprensibile a chi non ne conosce i presupposti programmatici.

Il “puntillismo”, stile risultato dalla radicalizzazione delle tecniche seriali di Webern, si manifesta, negli anni Cinquanta, in composizioni nelle quali schizzi di suono isolati sono disseminati nello spazio senza soluzione di continuità e dove l’unica sequenza riscontrabile è quella derivata dall’alternanza dei timbri. Sono concepite in questo senso alcune opere del ventenne Stockhausen: Kreuzspiel, per oboe, clarinetto basso, pianoforte e percussione (1951)



e Kontra-Punkte per dieci strumenti (1952).



Già in queste prime opere la materia sonora è lacerata in ogni dove, violentata, imprevedibile, lontana dalle alchimie di calcolo di Boulez.

A dimostrazione di questa sua visione “libera” dello strutturalismo, egli è il primo ad allontanarsene, aprendo alle tecniche aleatorie le possibilità compositive ed esecutive dell’opera.
Esempi lampanti di questo nuovo approccio sono Zeitmasse e il Klavierstück XI (undicesimo di una lunga serie di brani per piano disseminati lungo parte della sua carriera), nei quali la casualità si manifesta nella possibilità di scelta lasciata all’esecutore riguardo alla successione di elementi pre-composti.



Un procedimento che venne definito “alea controllata” e che aveva poco a che vedere con la liberazione totale del suono ad opera di John Cage ,alla cui base c’era solo un progetto e tutto era lasciato alla casualità legata all’ambiente.
  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #56 - 07. Feb 2019 at 16:00
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La necessità di liberarsi da strutture molto rigide sta anche alla base di una scelta fondamentale nella carriera del musicista: quella di avvicinarsi agli strumenti elettronici. La frequentazione dello Studio für Electronische Musik di Colonia, sin dalla sua fondazione, nel 1951, e quindi, la possibilità di sperimentare con le nuove tecnologie di generazione del suono, rappresentò per Stockhausen un fondamentale passo in avanti verso la liberazione della musica dalla morsa, ormai troppo stretta, del sistema dodecafonico. Poter ottenere tutti i suoni possibili e intervenire sui parametri a piacimento diventava per il compositore tedesco la realizzazione di un sogno, che si materializzerà presto nel capolavoro Gesang Der Jünglinge (1955-56).



In un quarto d’ora, quest’opera contiene già tutte le premesse della musica del futuro: interventi su nastro magnetico (genitori del campionamento), generazione elettronica del suono, attenzione alla proiezione del suono (tramite l’utilizzo di altoparlanti disseminati nello spazio). La musica elettronica, per la prima volta ha un linguaggio proprio, così come “la dimensione spaziale , stereofonica, è ormai un elemento acquisito al linguaggio elettronico, insieme alla tendenza di organizzare il suono in fasce o agglomerati timbrico-metrici” (Andrea Lanza).

L’abbandono del purismo materico che aveva contraddistinto il periodo iper-strutturalista, si trasforma, attraverso questi passaggi, in una concezione sincretica del comporre che portò Stockhausen, ma non solo, a sperimentare con agglomerati sonori diversi, come nel caso di Kontakte (1958-60),



Telemusik (1966) Hymnen (1966-70), monumentale opera di due ore basata sugli inni nazionali.



Il principio della “spazializzazione” del suono, derivato direttamente dalla musica elettronica è alla base, invece, della Gruppen-Technik, una complessa tecnica compositiva, volta ad organizzare lo spostamento fonico nello spazio attraverso più orchestre (ognuna con il suo direttore e dislocate nello spazio) ideata da Stockhausen e sperimentata per la prima volta in Gruppen (1957).



Negli anni Sessanta e, soprattutto nei Settanta, il lato più mistico, più ascetico del compositore di Colonia, prende decisamente il sopravvento, sulla scia della fascinazione per lo Zen, attraverso le dilatazioni temporali di Momente (1961-1965), le esplorazioni timbriche e i richiami alle pratiche orientali di Stimmung (1968), Mantra (1970) e Inori (1974). La sistematica esplorazione dell’immaginario cosmico, del quale la musica diviene emanazione (Tiekreis, Sternklang, letteralmente “suono delle stelle”), trova il culmine nel monumentale work in progress di Licht,iniziato nel 1978 e destinato, nel progetto iniziale a comprendere sette opere teatrali per ciascuno dei giorni della settimana.

  

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #57 - 07. Feb 2019 at 22:34
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Se dobbiamo accennare alla musica elettronica credo sia giusto citare Edgar Varese ed il suo capolavoro "Deserts". Per non parlare del percorso innovativo portato avanti dall'autore stesso che , seppur vincolato a strutture del passato figlie del contrappuntismo più rigoroso all'inizio della sua carriera ( fu allievo di Busoni e nelle sue opere più "giovanili" si vede) cerca comunque di rendere il timbro il vero protagonista del brano. A tal proposito cito "Ionisation", brano composto per soli strumenti a percussione ( vi è anche un pianoforte ma usato unicamente in maniera percussiva). In questo brano si evince chiaramente una struttura molto vicina alla fuga tradizionale ( riconoscibili i ritmi che contraddistinguono quello che sarà il soggetto ed il controsoggetto, nonchè evidentissimo il "pedale" sonoro sulla fine del brano che richiama appunto il classico pedale finale della fuga).
Dopo circa 16 anni ( vado a memoria) da Ionisation ritorna sulla scena con appunto "Deserts": brano strumentale che contiene alcuni "intermezzi" elettronici che, se non ricordo male, furono aspramente fischiati alla prima dell'opera. In seguito capitò spesso di eseguire tal brano senza gli intermezzi elettronici. Qui a mio avviso Varese trova finalmente la sua strada svincolandosi definitivamente dalle forme classiche del passato. Vi lascio i link per gustarvi entrambi i brani da me citati.
p.s. scusate la piccola parentesi che ci fa tornare indietro nel tempo ma ritenevo fosse importante almeno citare quest'autore  Tongue
https://www.youtube.com/watch?v=wClwaBuFOJA

https://www.youtube.com/watch?v=Q__g0tgC2wE
  
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W Pianoforum!

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #58 - 08. Feb 2019 at 00:30
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Bene bene bene,
Questi brani di musica "contemporanea", fondamentalmente rifiutano la tonalità, siamo d'accordo? Alcuni più, alcuni meno.
Non vi sembra che, per questo motivo, finiscano tutti per assomigliarsi?
  
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andreavezzoli
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W Pianoforum!

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Re: Riusciamo ad ascoltare la musica contemporanea?
Reply #59 - 08. Feb 2019 at 00:50
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Assomigliarsi direi di no, nel senso che lo stile è riconoscibile e c'è differenza tra un pezzo e l'altro, direi piuttosto che sono esperimenti che non hanno portato a nulla, è bastato l'avvento del minimalismo per spazzare molte di queste "scoperte" e dimostrare come la musica debba essere autonoma dall'aspetto estetico inteso come rifiuto del passato.
Per esempio definire capolavori certi pezzi mi sembra esagerato, basta ascoltare un mottetto di Bach per ristabilire il vero valore della musica che non sta nella sperimentazione e nemmeno nella provocazione.
  
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