Hot Topic (More than 10 Replies) Esprimere il senso dell'addio (Read 359 times)
tgdigit
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Esprimere il senso dell'addio
19. Dec 2019 at 11:52
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Lebewohl (addio), i primi 3 accordi della sonata di Beethoven "Les adieux" op. 81a.

Esprimere l’idea poetica di un brano


Anche secondo Peter Frankl (dal minuto 5:30)


Esprimere il senso dell’addio:

Con una sorta di distacco emotivo, un evento che osserviamo dall’esterno

Pollini


Kissin


Oppure con molta partecipazione, un addio che ci appartiene

Arrau


Gilels


In tutti i 4 esempi il terzo accordo è sempre interpretato come un cambiamento emotivo: Appena marcato da Pollini con un leggero ritardo sul terzo accordo e la nota del basso leggermente più in primo piano, più marcato da Arrau per la differenza dinamica tra il primo e il terzo accordo, da Gilels per il leggero ritardo prima del terzo accordo che crea attesa, da Kissin per il costante diminuendo dal primo al terzo accordo e un ritardo ancora più ampio.

Ora un’interpretazione anche questa che esprime distacco emotivo ma che non mi convince perché sul terzo accordo non esprime il cambiamento emotivo, cioè rimane sullo stesso piano emozionale del primo:

Backhaus


Un’interpretazione invece molto emozionale, marcato il primo accordo, meno marcato il secondo, totalmente diverso il terzo accordo, non marcato, il basso più in primo piano e leggermente in ritardo.

Ashkenazy


E chissà quante altre interpretazioni potremmo trovare su questi soli primi 3 accordi della sonata  Wink.
  

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andreavezzoli
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #1 - 21. Dec 2019 at 13:11
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Trovo interessante questo post perché mi permette di esprimere una mia visione sul rapporto tra musica e stati d'animo: pensare che un singolo accordo o una serie di accordi possa esprimere uno stato d'animo travisa, a mio avviso, quello che è l'arte  musicale cioè un'arte autonoma in cui possono essere "evocate" atmosfere ed emozioni, ma senza che queste emozioni sia contenute nella musica ma, sono evocate da essa in modo differente tra un ascoltatore e l'altro.                                                            Ciò che invece possiamo secondo me analizzare guardando questi video è fondamentalmente il rapporto tra tensione e risoluzione degli accordi e di come ogni pianista da peso diverso ad un determinato accordo all'interno della struttura musicale.  Le prima 3 note della sonata in questione sono armonizzate con le cosiddette "quinte dei corni" che  arrivano sul sesto grado (cadenza d'inganno)., come se il pezzo fosse già iniziato da qualche parte, e come se  fossimo all'interno di un paesaggio alpestre dove da lontano sentiamo 2 corni suonare, ma non sappiamo dove e come hanno iniziato. Il carattere evocativo di questa prima cadenza, secondo me non ha bisogno di chissà quale "sofferenza" ma semplicemente ha bisogno che venga assecondato il decorso naturale degli accordi: 1)equilibrio 2)elemento che crea tensione (dominante) e 3)risoluzione sul sesto grado, tensione che non viene dissipata del tutto come invece avverrebbe con una cadenza perfetta sul primo grado.  L'accordo perno che deve essere messo in leggera evidenza è la dominante che essendo qui senza la terza 
  da quel carattere evocativo tipico della cultura mitteleuropea, quel senso di apertura dato dalla quinta vuota risolve sul sesto grado, non serve nient'altro: siamo solo all'inizio del percorso, percorso che è giù iniziato, qui secondo me compare  il concetto di viandante tanto caro anche e sopratutto a  Schubert.                                  Il viandante vede le cose con apparente distacco, non ha una metà ben precisa, vagabonda alla ricerca di qualcosa di inspiegabile. Beethoven spesso ricorre ad inizi di questo tipo in cui la musica sembra già iniziata. Tutto questo discorso però non deve influire più di tanto sull'esecutore, che deve mettere in luce solamente il decorso naturale degli accordi che potranno evocare o meno nell'ascoltatore stati d'animo, immagini,...
  
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #2 - 22. Dec 2019 at 11:16
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Fortuna che hai premesso che questa è una tua opinione personale   Roll Eyes.

Dici: “pensare che un singolo accordo o una serie di accordi possa esprimere uno stato d'animo travisa, a mio avviso, quello che è l'arte musicale cioè un'arte autonoma in cui possono essere "evocate" atmosfere ed emozioni, ma senza che queste emozioni sia contenute nella musica”

Peccato che qui è il compositore tedesco che scrive in modo chiaro ed inequivocabile, scandendo pure le tre sillabe della parola “Lebewohl” sopra i primi 3 accordi della sonata !!!

Ma hai guardato lo spartito???

Le emozioni possono essere contenute, eccome, nella musica!
Il compito dell’interprete è quello di saper leggere e trasmettere queste emozioni presenti nello spartito.

Ma poi chi l’ha detto che la musica debba essere per forza e solo un’arte autonoma???

Se fosse vero quel che pensi dovremmo buttare via tutta la musica d’opera, liederistica, corale, ecc. Comprese le cantate, messe e corali del compositore che tanto ami.
Tanto è tutta sbagliata !!!

Qui sono stati scritti capolavori assoluti e c’è una stretta connessione tra parole e musica.
Proviamo ad esempio a pensare alla musica di Verdi, quanto la musica esprime il senso profondo delle parole!

La spiegazione armonica dei 3 accordi era già stata data da Prosseda nel primo video, che ho la sensazione che tu non abbia guardato.

Comunque, Andrea, non si ferma tutto lì, cioè all’esplicitazione meccanica dei rapporti armonici presenti in partitura.
Con questa affermazione stai sminuendo il lavoro dell’interprete, stai negando un’intera categoria di artisti, riducendo il loro lavoro ad un’asettica e aggiungo banale attività da laboratorio di manuale di armonia e stai anche negando il messaggio poetico degli autori, stai negando un’intera letteratura musicale.

Il fatto, in sostanza, è che la musica non è tutta così come tu la descrivi, perciò spero che ti ricreda da posizioni così assolutiste  Wink.
  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #3 - 22. Dec 2019 at 16:54
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Vedi, io non affermo che dalla musica non possano essere evocate emozioni, ma che questa evocazione sia insita nella musica stessa senza bisogno che l'interprete vada a cercare l'ispirazione chissà dove, perché tutto è li scritto nella pagina musicale. Se anche  Beethoven non avesse sillabato la parola "Lebewohl" sotto le prime 3 note questa sarebbe comunque una sonata capolavoro.

Ho visto il video di Prosseda, concordo con lui fin quando non tira in ballo una questione puramente soggettiva: lo stato d'animo.

L'interprete a mio avviso ha un grande compito: restituire la pagina musicale mettendone in luce la struttura, è attraverso questa struttura e dai rapporti armonici, rapporti ritmici... che l'ascoltatore potrà eventualmente "emozionarsi" o meno. Se però perdiamo di vista gli aspetti oggettivi della musica rischiamo di finire nel campo della filosofia,filosofia che è utile per capire la musica dal punto di vista storico e culturale, ma che deve essere subordinata agli elementi oggettivi quando si fa musica suonando.

Il rapporto tra parola è musica, a mio avviso, è utile per dare al compositore un punto di partenza per poi  concepire la musica, per suggerire una forma e un decorso armonico (tensione armonica, per esempio, quando si raggiunge il climax testuale) e per creare una retorica che può essere utile per gestire il materiale musicale.
Prendiamo per esempio il Rigoletto: avrebbe lo stesso effetto emotivo sull'ascoltatore se la musica non fosse stata scritta da Verdi? probabilmente no, il libretto ha suggerito al compositore una struttura, ha suggerito l'orchestrazione.

Quindi credo che la parola sia fondamentale per la musica, ma come punto di partenza.
  
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #4 - 22. Dec 2019 at 17:57
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Mi dispiace constatare che sei dello stesso avviso e confermi quello che pensavo  Shocked.

Secondo te tre sillabe scritte su tre ben distinti accordi che risuonano con il termine “addio” sono solo tre fredde sillabe e non cambiava nulla anche se Beethoven non le avesse scritte  Roll Eyes.

Ti è perciò indifferente il testo, non si spiega perché Beethoven lo abbia scritto.

Mettiamo che l’autore per assurdo avesse scritto “Ciao” allora, non cambiava nulla per te?

Oppure non sarà mica che la differenza tra “ciao” e “addio” ce l’hai presente anche te?  Smiley

Visto che hai seguito il video di Prosseda ti sarai accorto che l’analisi armonica è solo la base su cui si costruisce un’interpretazione.
Un’interpretazione è come una costruzione fatta su più piani di un edificio, dove la base, o una parte della base, è l’analisi armonica.

Interpretare non significa solo e semplicemente mettere in luce gli aspetti armonici e ritmici, ma c’è anche altro, è un’attività più complessa ancora, ma mi confermi che non sei d'accordo.

Così facendo neghi la gran parte delle interpretazioni, perché sono tutte basate su una costruzione ben più complessa di quella che intendi te.

Potremmo anche togliere il termini "estetica" ma a questo punto anche "interpretazione" da questa sezione, perchè mi par di capire che la intendi come "fuffa" (se ho colto il significato che dai alla parola filosofia)  Smiley.

Devo sottolineare poi che nessuno ha detto che questi elementi che tu chiami oggettivi, debbano andare persi.

Su Verdi, mi spiace, ma ti sbagli, ripeto, il testo non è banalmente un punto di partenza su cui costruire la musica. Verdi tratta il testo punto per punto, si potrebbe dire parola per parola.
Perciò la musica non segue, come pensi, una sua strada, prendendo il testo solo come spunto, ma, attenzione, neanche segue pedissequamente il testo, al contrario, va oltre la semplice lettura del testo, ne esprime, come ti dicevo sopra, il suo significato profondo (e anche qui, caro Andrea, dipende dall’inteprete coglierlo!!!). Ecco che parole e musica si fondono in un capolavoro.

Ti invito a tal proposito a seguire qualche prova d’orchestra, ad esempio di Riccardo Muti, dimenticando però la tua personale opinione circa gli interpreti...   
  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #5 - 22. Dec 2019 at 18:22
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Secondo me il termine interprete significa decodificare un linguaggio, e la musica è un linguaggio che ha le sue regole (che variano a seconda dell'epoca e dello stile); è partendo da queste regole che noi possiamo poi raggiungere l'effetto di evocare uno stato d'animo, che è un effetto che dovrebbe venire spontaneamente perché insito nella musica stessa.
Però la domanda che ti faccio è questa: pensi che tutti gli uditori (musicisti o meno) ascoltando questi 3 accordi proveranno necessariamente  il senso dell'addio?
io personalmente quando ascolto questa sonata penso a tutt'altro, anche sapendo della parola scritta da Beethoven, penso al senso del bello, penso ad un percorso, a dei luoghi... penso di essere un viandante che esplora i luoghi che la musica ci fa conoscere.

Penso anche che, pur avendo rispetto per Prosseda e per gli altri musicisti, posso avere il diritto di avere un'opinione diversa da loro, perché comunque un mio percorso di studi l'ho fatto e adesso devo andare avanti con le mie gambe, leggo e ascolto volentieri ciò che dicono questi musicisti, ma poi mi faccio una mia idea personale, ed è quello che dovremmo fare tutti: ragionare con la nostra testa.

Rispetto la tua opinione, ma non la condivido perché la mia esperienza personale mi ha portato a vedere la musica in modo diverso, anch'io molti anni fa credevo che la musica dovesse trasmettere delle emozioni univoche, ma poi ho capito che il bello è che ognuno di noi percepisce emozioni diverse dallo stesso brano musicale, è utile sapere che Beethoven abbia scritto la parola addio? Si, da un punto di vista storico, ma da un punto di vista musicale questo potrebbe addirittura distogliere l'interprete dalle ragioni oggettive della musica che deve trascendere l'eventuale spunto emotivo del compositore.



  
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #6 - 22. Dec 2019 at 18:45
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Rispondo alla domanda, come posso pensare questo? Dovrei essere nella testa di tutti per rispondere.

Posso presumere, perciò presumo che non tutti lo percepiscano nello stesso modo e me lo spiego proprio perché ci sono diversi livelli di conoscenza della musica (lo dico senza pregiudizi), e per la stessa ragione non siamo tutti posti nello stesso livello di conoscenza, non abbiamo tutti la stessa sensibilità musicale, ed è questo il motivo per cui la percepiamo in modo diverso.

In generale posso dire che sta lì la differenza, che nel nostro caso è data dal percorso di studi diverso. Il tuo di carattere compositivo, mentre il mio di carattere interpretativo. E’ per questo che non concordiamo nella stessa opinione. Anch’io rispetto la tua opinione  Smiley però mi spiace il fatto che io includo la tua visione, quella del compositore, mentre tu escludi la mia, quella dell’interprete, ribadisco è una posizione troppo assolutista la tua e, dal mio punto di vista, limitante.
  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #7 - 22. Dec 2019 at 19:13
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Non ho mai escluso il punto di vista dell'interprete Smiley, solo che definisco questa figura in modo diverso da come la concepisci tu: se tutti gli interpreti sapessero fare in modo corretto l'analisi del pezzo il 99% del lavoro sarebbe fatto, rimane l'1% che è quello che Pollini ha definito più volte "imponderabile", senza questo 1% non ci sarebbe la musica, e in questo 1% ci metterei anche l'addio in Beethoven, che però ritengo non debba distogliere l'attenzione dalla musica.
Ritengo che ci siano molti che pensano più allo stato d'animo che il compositore voleva (forse) esprimere  che non all'aspetto oggettivo.
Cioè quello che penso è che questo discorso possa rischiare di far distogliere l'attenzione dagli aspetti oggettivi.
  
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Reply #8 - 22. Dec 2019 at 19:26
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Così va bene  Smiley.

Abbiamo raggiunto un punto di incontro, solo che per me non è l'1% ma di più, tipo il 10%-20%.

Ok per il fatto che sia necessaria la sua presenza (anche fosse per assurdo dell' 1%, fa una grande differenza!  Smiley)

Comunque non stiamo qui a misurare l'imponderabile  Smiley.
  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #9 - 22. Dec 2019 at 19:49
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Infatti è proprio questo che volevo dire Smiley
che essendo un qualcosa di imponderabile, e quindi  non potendo essere misurato, ed essendo un elemento soggettivo, diventa difficile da "insegnare" e "spiegare"  e allo stesso tempo ritengo che questo fattore emerga da solo dalla musica senza bisogno di sforzi (ovviamente con lo sforzo esecutivo) in quell'interprete che è già predisposto, e se guardiamo bene questo fattore è già presente nella struttura e nell'armonia: per me per esempio l'inizio di questa sonata non è un inizio, ma è una sorta di fotografia di qualcosa che è già cominciato.
  
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #10 - 04. Jan 2020 at 20:43
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Gent.mi, avete già vergato belle parole, e vedo che avete "raggiunto un punto di incontro" Smiley

Quindi, probabilmente non v'è più altro da dire.

Quello che scrivo è del tutto irrilevante ormai, ma lo vergo istesso Cheesy

E non uso nemmen parole mie (son pigro Grin).

Allor, dice  G. Scuderi (in "Beethoven. Le sonate per pianoforte"- franco muzzio & c. ed.- pag. 172) riferendosi alla sonata sopra discussa:

"L'unità organica di concezione non solo tecnica, ma spirituale, è evidente. [...] La sonata ha quindi davvero una visione poemica  e ha, perciò, un vero valore programmatico.".

Non per nulla ogni movimento ha un suo "recitato":

L'Addio, L'Assenza, Il Ritorno.

Mi perdoni il Grande Sordo se scrivo in lingua italica Embarrassed

Capirai Tongue Già Beethoven protestò con l'editore Breitkopf & Härtel per aver pubblicato la sonata con i "recitati" in francese!

Scrive Beethoven (Lettera a Breitkopf & Härtel- in op. cit.):

"[...] Vedo che ha fatto incidere altri esemplari con il titolo francese. Perché? Lebewohl  è tutt'altra cosa che: Les Adieux; ...".

D'altra parte il "problema" delle suggestioni extra-musicali è sempre stato in qualche modo presente e assillo dei compositori, ricordiamo che "espediente" usò Debussy nei suoi (... Préludes) ?

Cordiali saluti

  
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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #11 - 11. Jan 2020 at 18:42
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10dita wrote on 04. Jan 2020 at 20:43:
D'altra parte il "problema" delle suggestioni extra-musicali è sempre stato in qualche modo presente e assillo dei compositori...

Capisco cosa intendi dire ma non concordo del tutto con quanto affermi, a mio parere non si tratta di semplici “suggestioni extra-musicali”, anzi, al contrario, ritengo si tratti di “intenzioni intra-musicali”, in quanto interessano l’estetica del sentimento.

Cito qui un’interessantissima conferenza di Giovanni Bietti e riporto alcune frasi che ho trovato significative:
“La musica da sempre è stata considerata uno dei mezzi più profondi di esplorazione dell’animo umano.
In epoca barocca si parla di musica degli affetti.
Alla fine del 700 e gran parte dell’800 si parla di musica dei sentimenti.
Nell’ultima parte del XIX secolo si parla di musica degli stati d’animo.

Nel 1640-1650 nasce la teoria del teatro musicale, come emanazione di ciò che sente un personaggio durante una rappresentazione che normalmente è “recitativo”. In tal modo il canto è inteso come espressione dei sentimenti di un personaggio e recitativo come espressione del dialogo tra i personaggi.
Le arie del 600,700 e 800 esprimono gioia, dolore, tristezza, rabbia, ecc. in strettissima similitudine con la musica di consumo di oggi.
Attenzione, l’approfondimento psicologico del personaggio per l’estetica barocca degli affetti non esiste.
Il carattere del personaggio per il compositore è semplicemente il mezzo attraverso il quale il compositore mostra la successione, la “costellazione degli affetti”, cioè la gamma degli affetti in musica.

Nella seconda metà del 700 si passa ad un’estetica completamente capovolta, cioè da un’estetica della rappresentazione ad un’estetica dell’espressione.
Per Carl Philipp Emanuel Bach il compositore deve esprimere tutto se stesso in una composizione. Ciò che conta non è la rappresentazione ma quello che i personaggi provano, i suoi sentimenti.
Perciò è sentimentale ciò che esprime sensazioni di delicatezza, di poesia, di malinconia, di nostalgia.
La musica strumentale barocca molto spesso ha un solo tipo di gesto musicale (un solo affetto) che organizza l’intera composizione. I pezzi di Bach suonano in questo modo.
Le composizioni strumentali di Mozart invece hanno più di un affetto, spesso contrastante che organizza la composizione.
Questa è a grandi linee la differenza tra l’estetica dell’affetto, cioè dell’unità nella varietà barocca e l’estetica del sentimento tardo settecentesco e ottocentesco in cui l’affetto non è semplicemente individuabile, ma è mobile, dialettico.

Beethoven è il maestro di questa arte della trasformazione del sentimento anche quando usa un solo materiale tematico.
Quello che il compositore barocco avrebbe trattato facendo due arie diverse per Verdi è un’unica aria, nel corso della quale il personaggio cambia stato d’animo. La drammaturgia dell’opera, soprattutto italiana di fine settecento ma soprattutto dell’opera ottocentesca almeno fino agli anni ’60 è basata su questo continuo dualismo: all’interno di un’aria, di un duetto, abbiamo prima uno stato d’animo riflessivo (il cantabile), poi succede qualcosa che fa cambiare stato d’animo al personaggio e perciò segue una seconda parte di carattere totalmente contrastante (la cabaletta).

L’espressione stato d’animo arriva verso la fine dell’800, viene usata per definire la musica di Richard Wagner.
Wagner nel ’48, epoca rivoluzionaria, legge Schopenhauer e si innamora delle sue idee.
Secondo Wagner la musica può esprimere cose che vanno al di là dei sentimenti, delle sensazioni, al di là del mondo fisico, è una metafisica.
Sostiene che nell’opera precedente c’è una tale prevalenza della musica che il dramma finisce in secondo piano. Secondo lui tutti gli elementi del dramma devono avere la stessa importanza. L’opera d’arte totale, dove confluiscono tutte le espressioni dell’arte.
Nel Tristano e Isotta Wagner dice che l’arte del Tristano è l’arte della transizione sottile e graduale. Non c’è più neanche il passaggio da uno stato d’animo ad un altro. I personaggi attraversano decine di stati d’animo in successione. Il duetto del secondo atto del Tristano comincia nell’esaltazione più accesa e finisce con il desiderio di morte più profondo, passando però attraverso il languore, la tenerezza, la volontà eroica di fuggire, la rassegnazione, l’odio per il mondo, la speranza che la notte li avvolga e continui per sempre. Il duetto dura 50 minuti!
Wagner usa tanti temi quanti sono gli stati d’animo. La musica non ha mai un momento di quiete, di riposo. Ogni meta raggiunta è l’inizio di un nuovo desiderio.
Per il compositore dell’800 il sentimento è dialettico, riesce a comprenderlo in una forma, per Wagner no, è inafferrabile, c’è bisogno di molto più tempo di 10 minuti di una forma classica."
  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #12 - 11. Jan 2020 at 18:44
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"Erwartung op. 17 di Arnold Schoenberg è come l’estrema distillazione in chiave espressionista dell’idea dello stato d’animo wagneriano, cioè della continua transizione da un’emozione ad un’altra, fino al delirio.”

  

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Re: Esprimere il senso dell'addio
Reply #13 - 12. Jan 2020 at 02:27
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tgdigit wrote on 11. Jan 2020 at 18:42:
10dita wrote on 04. Jan 2020 at 20:43:
D'altra parte il "problema" delle suggestioni extra-musicali è sempre stato in qualche modo presente e assillo dei compositori...

Capisco cosa intendi dire ma non concordo del tutto con quanto affermi, a mio parere non si tratta di semplici “suggestioni extra-musicali”, anzi, al contrario, ritengo si tratti di “intenzioni intra-musicali”, in quanto interessano l’estetica del sentimento.

Gent.mo, non credo d'esser molto distante dal sentir tuo.

E ricordo sempre cosa scrisse il Grande Sordo nella Sinfonia "Pastorale" (n. 6 Op. 68):

"Più espressione del sentimento che pittura".

Ergo... Roll Eyes

Grazie per il tuo citato nel Reply #11 - yesterday at 18:42 Smiley

Cordiali saluti
  
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Reply #14 - 12. Jan 2020 at 10:10
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10dita wrote on 12. Jan 2020 at 02:27:
tgdigit wrote on 11. Jan 2020 at 18:42:
10dita wrote on 04. Jan 2020 at 20:43:
D'altra parte il "problema" delle suggestioni extra-musicali è sempre stato in qualche modo presente e assillo dei compositori...

Capisco cosa intendi dire ma non concordo del tutto con quanto affermi, a mio parere non si tratta di semplici “suggestioni extra-musicali”, anzi, al contrario, ritengo si tratti di “intenzioni intra-musicali”, in quanto interessano l’estetica del sentimento.

Gent.mo, non credo d'esser molto distante dal sentir tuo.

E ricordo sempre cosa scrisse il Grande Sordo nella Sinfonia "Pastorale" (n. 6 Op. 68):

"Più espressione del sentimento che pittura".

Ergo... Roll Eyes


Ok, infatti è di questo che si parla del senso, del sentimento dell'addio, NON è la descrizione di un immagine, ma di un sentimento  Smiley.

E' il sentire di chi viene lasciato, non è la descrizione del viandante che parte, in questo non sono daccordo con quanto scrive Andrea. E' il punto di vista contrario, non di chi parte ma di chi rimane.

Poi questo viene risolto musicalmente come abbiamo detto, certo, ma la descrizione del sentimento (anzi dei sentimenti, poichè ce ne sono altri nel corso del brano) è netta.

Beethoven insiste anche sul termine esatto da usarsi "Lebewohl" e non "Les adieux" come invece aveva indicato l'editore: «Vedo che avete fatto incidere altri esemplari col titolo francese. Perché? Lebewohl è tutt'altra cosa di Les adieux: il primo non si dice di cuore che a una sola persona; l'altro, a un'intera assemblea, a un'intera città [...]» [9 ottobre 1811].

Inoltre il primo movimento doveva essere intitolato: "L'addio. Vienna il 4 maggio 1809 per la partenza di Sua Altezza Imperiale il venerato arciduca Rodolfo". Anche qui gli editori non seguirono le sue indicazioni.

Beethoven scrisse: «[...] la dedica all'Arciduca non c'è più e poiché non sono stati affatto riprodotti anno, giorno e data come li avevo scritti, in futuro dovrete obbligarvi per iscritto a lasciar inalterate tutte le intestazioni come le metterò io.» [9 ottobre 1811].
  

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